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    Le secteur A

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    Villedieu Françoise, Rizzo Giorgio. Le secteur A. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 107, n°1. 1995. pp. 459-474

    Bolli su terra sigillata italica in contesti del 64-68 d. C. a Roma

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    Rizzo Giorgio. Bolli su terra sigillata italica in contesti del 64-68 d. C. a Roma. In: Epigrafia della produzione e della distribuzione. Actes de la VIIe Rencontre franco-italienne sur l'épigraphie du monde romain (Rome, 5-6 juin 1992) Rome : École Française de Rome, 1994. pp. 257-275. (Publications de l'École française de Rome, 193

    Bolli su terra sigillata italica in contesti del 64-68 d. C. a Roma

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    Rizzo Giorgio. Bolli su terra sigillata italica in contesti del 64-68 d. C. a Roma. In: Epigrafia della produzione e della distribuzione. Actes de la VIIe Rencontre franco-italienne sur l'épigraphie du monde romain (Rome, 5-6 juin 1992) Rome : École Française de Rome, 1994. pp. 257-275. (Publications de l'École française de Rome, 193

    Philosophical Exercises. Inquiries into phenomenology and philosophy of language

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    This book discusses different topics from phenomenology to philosophy of language; the topics discussed belong to different areas of philosophy even if it is possible to find a fil rouge that enables the reader to achieve a transversal point of view. If we consider the idea of a basic antireductionism common to the topics of this book,we can see that a diversity of themes with wich we are concerned disappears in favor of a certain homogeneity of sense which pervades the arguments treated

    Spaces. A Phenomenological Investigation

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    If we want to investigate, from a phenomenological point of view, the notion of space, we cannot start from nowhere. For our “interest” in space is, as a matter of fact, guided by the exhibition of that lowest layer of space on which other kinds of spaces are grounded. This means also that, when our theoretical or practical motivations change, others features of space come into play. For this reason, it has a sense to speak of space only in a plural form: “spaces”. If our concern with space is purely descriptive, we cannot avoid to think that “space” and “thinghood”, as Husserl remarks in his Lectures of 1907, are essentially linked. Such essential finding, however, holds only if the space we investigate is perceptually given. Other features of our surrounding world come into play when we adopt, for example, an “existential” turn of investigation. In this case, space is not more given as a system of coordinates- filled by things- relative to our lived body. Much more, it is given as a “region”, even an “atmosphere”, in relation to which we can feel at home or in a condition of uncomfortableness

    Lettura analitica della fenomenologia

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    Questo saggio si propone di ricercare sul campo, a partire cioè da specifiche tematiche, quali quelle relative al "significato" di una espressione, motivi proficui di dialogo e di dibattito tra due grandi regioni o stili del filosofare, l'analitico ed il fenomenologico, la cui presupposta reciproca incomunicabilità o peggio ancora incompatibilità risulta sempre più un dogma infondato e inconcepibile alla luce di una certa idea del filosofare

    ESERCIZI FENOMENOLOGICI

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    Ogni giudizio, anche il più formale, si caratterizza come il risultato di un processo di trasformazione di quella "certezza originaria" (Urglaube) mediante cui realizziamo la nostra aderenza elementare al mondo. Logica dell'esperienza ed esperienza della logica tuttavia non sono poli distanti ed escludentesi reciprocamente, perché il rapporto tra piano precategoriale e categoriale della coscienza è qui inteso nel senso di una "infiltrazione reciproca"

    Grammatica dell'interno.La filosofia della psicologia di Wittgenstein

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    Tra le priorità di Wittgenstein non vi è soltanto quella di chiarire i nostri concetti filosofici, ma anche, come in una seduta psicoanalitica, quella di smascherare gli errori categorali sottesi ad un uso improprio degli stessi:imparare ad usare nozioni come “pensare”, “immaginare”, “ricordare”, “sentire” richiede un investimento pratico piuttosto che teoretico. L’idea che la filosofia si riduca a una sorta di sapere parassitario evolutosi intorno al senso comune ignora il fatto che, proprio sull’esempio di Wittgenstein, quest’ultimo spesso spaccia per verità scientifi che ciò che, sotto la lente di ingrandimento dell’analisi filosofica, risulta essere solo una modifi cazione del paradigma linguistico in cui tali presunte verità sono presentate: il mondo dell’inconscio “scoperto” da Freud è un’esempio illuminante dell’abbagliamento prodotto da tale deragliamento ideologico. Filosofare dunque somiglia più all’affinamento di un particolare modo di vedere le cose che ad una investigazione che pretenda di carpirne la struttura segreta: è un’attività di superficie piuttosto che di scavo: se sono in un bosco alla ricerca di funghi, non mi interessa conoscerne la struttura biologica, ma invece riconoscerne la morfologia-colore, forma, odore- al fine, per esempio, di poterli impiegare per uso alimentare. A coloro che dichiarano l’impossibilità logica da parte di un soggetto di poter constatare l’oggetto privato posseduto da un altro ( pensiero, immagine, sensazione), si può rispondere che, anche ammessa quest’impossibilità, non si vede perchè se un soggetto ha una scatola con uno scarafaggio dentro, per rimanere ancorati al famoso esempio di Wittgenstein, non possa istituire una serie di comparazioni con scarafaggi pubblici, collocati all’esterno della scatola. L’indispensabilità di un quadro pubblico di riferimento non implica necessariamente che gli oggetti privati debbano essere pubblici. L’unica clausola debole che deve poter esser presupposta ad ogni considerazione sulla legittimità di un linguaggio o di un oggetto privato è che di questi si possa parlare solo dopo che sia stato istituito, precedentemente, un gioco linguistico radicato in un contesto pubblico. Da questo punto di vista, allora, per quanto possibile, un linguaggio privato risulterebbe parassitario o secondario rispetto a un linguaggio pubblico; questi giochi linguistici secondari sono ampiamente previsti ed ammessi da Wittgenstein, per esempio, in alcune sezioni di "Zettel

    Orizzonte e indessicalità dal punto di vista fenomenologico

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    Il concetto di "orizzonte" ci pone di fronte ad una questione teoretica rilevante: come può la coscienza essere consapevole, al livello dell'evidenza doxastica, di ciò che non è tematico o intuitivo

    Questioni fenomenologiche: tra eidos e factum, genesi e storia

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    In questo saggio si tenta, con un approccio simile a quello di Derrida, di conciliare l'esigenza strutturalista con quella genetica del metodo trascendentale, puntando non sull'iterabilità del noema, così come avviene nella variazione eidetica, ma sulla genesi di questo a partire da uno strato più profondo ed anteriore di senso che precede ogni cultura. L'eidos fenomenologico, in questa prospettiva, non ha nulla di platonico perché non è preesistente ad ogni atto soggettivo; esso ha dunque una storia che è quella di una proto-idealizzazione realizzata a partire da un mondo realmente percepito. Il factum poi da cui prende le mosse questa idealizzazione non è qualcosa di meramente casuale, perché fin dall'inizio essa è un prodotto eidetico: ogni genesi infatti produce il fatto secondo regole razionali e non causali. Il mondo insomma da cui l'analisi eidetica prenderebbe le mosse non è il risultato di una genesi casuale, ma il prodotto di una genesi trascendentale che può confondersi con una genesi ideologica
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