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Fabbrica di Sant’Alessandro. Regesto documentario
a cura di G.M. Cagni e F. Repishti, in 'Barnabiti studi', 19 (2003
Maffiolo da Giussano, architetto e notaio
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Girolamo della Porta detto Novarino
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Antonio Bodio da Lonate, magister a muro
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Lazzaro Palazzi, scultore e architetto
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Un glossario del paesaggismo contemporaneo
Un glossario è una raccolta di vocaboli che necessitano
di una spiegazione, elencati in ordine alfabetico e seguiti
dalla trattazione del loro significato o da altre riflessioni.
Un glossario del paesaggismo contemporaneo è
quindi una raccolta di alcune voci, scelte tra quelle
più in uso, che, nel loro insieme, offrono un quadro
orientativo, sebbene polisemico, di questo termine,
circoscrivendolo, e saldandolo alla contemporaneità.
Le voci sono state compilate dagli studenti del corso di Storia
del paesaggismo contemporaneo tenuto nel 2021 alla Scuola
di Architettura, Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni
del Politecnico di Milano
Architetti e ingegneri a Milano tra Quattrocento e Cinquecento
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Giovanni de Patriarchi da Argegno, pittore e architetto
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Michel Desvigne and urbanité à venir
Contemporary landscape architecture of the “French school”, whose theoretical pivot is supported, among others, by the studies of Augustin Berque, Pierre Donadieu and Alain Roger, and which includes the heterogeneous operational contributions of Gilles Clément, Bernard Lassus, Michel Corajoud, and Michel Desvigne, has emerged in all its importance in recent decades, especially in the development of large-scale urban projects. It must also be noted that, in the recent past, this new line of thought has received fundamental contributions with regard to the concept of environment (Tissier 1996), of space (Bachelard 1961), of milieu (from Paul Vidal de la Blache to Augustin Berque) or of espace (Lévy 1999). Also reflections developed by geography of “naturalist” inspiration, capable of going beyond the description and elaboration of typologies, aimed at underlining and highlighting the recurrent frequency of structures, have constituted a further decisive contribution (Repishti 2008, pp. 33-38)
Martino Dell'Acqua e l'ars mensoria
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
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