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    Boccaccio’s Biographical Tributes to Petrarch

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    The article reconsiders the opinion expressed by G. Billanovich concerning the relationship between Boccaccio’s ‘Sermo de vita et moribus domini Francisci Petracchi de Florentia’ and Petrarch’s letter ‘Ad Posteritatem’. The detailed analysis of the two texts, and of the circumstances that led the authors to their respective compositions in the ’40s and ’50s of the fourteenth century, shows that the letter to posterity was not written along the lines of the ‘Sermo’ in order to respond to and correct Boccaccio’s claims, but that it was composed independently and has no relation to the ‘Sermo’, if not indirectly. In the second part of the article the ‘Sermo’ is compared with two further biographical portraits that Boccaccio dedicated to Petrarch in the ‘De montibus’ and the ‘Genealogie deorum gentilium’. The scope of this comparison is to evaluate the points of convergence and divergence regarding contents and approach of the ‘Sermo’, which was written before the two poets knew each other personally, and the other two texts, composed after the establishment of their friendship

    Roberto Minucci: un allievo di Poliziano da Firenze a Londra

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    Nel contributo è ricostruito, con molti elementi di novità, il profilo bio-bibliografico di un membro dell’influente famiglia filomedicea volterrana dei Minucci, Roberto di Bartolomeo († 1508). Cognato di Raffaele Maffei, Minucci fu 'adiutor' di Angelo Poliziano a Firenze e protonotario apostolico e commissario papale in Inghilterra a fianco di Adriano Castellesi da Corneto. In appendice è offerto il testo di due epistole inedite: una, in volgare, di Tita Minucci Maffei al fratello Roberto e una, in latino, di Lorenzo il Magnifico a Raffaele Maffei.Relying on a wealth recently discovered information, this article sketches the bio-bibliographical portrait of Roberto of Bartolomeo Minucci († 1508), a member of the influential and pro-Medicean Minucci family from Volterra. Brother-in-law of Raffaele Maffei, Roberto was Poliziano’s 'adiutor' in Florence as well as papal protonotary and commissarius in England together with Adriano Castellesi da Corneto. The appendix offers an edition of two hitherto unpublished epistles: one in the vernacular from Tita Minucci Maffei to her brother Roberto, the other in Latin from Lorenzo the Magnificent to Raffaele Maffei

    "Sachella, Bartolomeo"

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    Bartolomeo Sachella (ca. 1380-1450), frottolista e copista milanese: voce per il "Dizionario Biografico degli Italiani", con diversi elementi di novità sul personaggio

    Petrarch and the Reading of Cicero’s De natura deorum in the ms. 552-2 of the Médiathèque du Grand Troyes

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    Il ms. 552-2 della Médiathèque du Grand Troyes (France), una delle più ricche raccolte ciceroniane del Trecento, commissionato probabilmente dalla veronese famiglia della Scala ad un atelier dell’Italia del Nord finemente decorato da splendide miniature, appartenne a Francesco Petrarca (1304-1374). Dal tempo della sua acquisizione, intorno agli anni ’40 del Trecento, l’umanista lasciò sui margini di questo codice centinaia di annotazioni di varia tipologia: ci sono postille che commentano lo stile dell’oratore, appunti sul contenuto religioso dei trattati, paragoni tra i precetti ciceroniani e la retorica medievale, rinvii ad altri autori, correzioni apposte al testo in un intenso impegno filologico. Il presente contributo offre una panoramica delle postille petrarchesche più interessanti, tuttora inedite, al primo libro del De natura deorum. Il raffronto tra queste annotazioni e le opere petrarchesche, in particolare il trattato De sui ipsius et multorum ignorantia, è determinante per valutare il notevole peso che ebbe in Petrarca la lettura dell’autore latino.One of the richest collections of Ciceronian works of the XIVth century, the ms. 552-2 of the Médiathèque du Grand Troyes (France), belonged to Petrarch (1304-1374). Probably a gift from the Scaliger family, the codex was made in a workshop of northern Italy and decorated with several beautiful miniatures. By the time of its acquisition (c. 1342), the Troyes manuscript, containing the bulk of Cicero’s philosophical and rhetorical treatises, became one of the most vital books owned by the humanist because its margins are packed with thousands of glosses of different meanings and typologies: they point out oratorian stylistic devices (with parallels between Roman and Medieval techniques), draw Petrarch’s attention to religious themes, create links to parallel texts, correct the scribe’s errors, in an attentive philological effort. This corpus of glosses has never been published or entirely analysed even if several studies of marginalia have shown how crucial is this particular aspect of Petrarchan research. The article presents some of the annotations to the first book of the De natura deorum. The comparison of these notes with passages of Petrarch’s works, in particular the treatise De suis ipsius et multorum ignorantia, is decisive for evaluating the degree to which the reading of the Roman author was fruitful

    Un esemplare della 'Institutione di tutta la vita de l’homo nato nobile' (1545) di Alessandro Piccolomini donato a Giulia Da Ponte

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    La Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel conserva una copia della terza ristampa dell’'Institutione di tutta la vita de l’homo nato nobile e in città libera' di Alessandro Piccolomini (Venezia, Girolamo Scoto, 1545). Una lettera di dedica scritta a mano sul retro della carta di guardia che precede il frontespizio e due stemmi dipinti sui piatti superiore ed inferiore, finora mai segnalati, chiariscono che si tratta dell’esemplare donato da Prospero Frangipane, fratello del più noto Cornelio Frangipane (1508-1588), giurista e poeta, a Giulia Da Ponte, figlia di Zuan Paolo e moglie di Adriano da Spilimbergo (1511-1541), personalità entrambe al centro della vita culturale della friulana Accademia Spilimberghese diretta da Bernardino Partenio († 1588). La dedicatoria mi ha permesso di ricostruire l’ambiente nel quale nasce il dono, facendo dialogare diverse fonti documentarie quali scambi epistolari, un memoriale, gli inventari delle due ricche biblioteche – oggi disperse – di Zuan Paolo e di Adriano da Spilimbergo e una biografia di anonimo. Nell’articolo fornisco dettagli sul contesto di fruizione dell’opera di Piccolomini, un manuale per l’educazione ispirato a Platone e ad Aristotele, che le testimonanze prese in esame configurano come lettura privilegiata da un pubblico femminile

    In ricordo di Simona Mercuri

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    Il profilo di studiosa di Simona Mercuri (1976-2015), filologa delle Letteratura italiana, viene qui ricostruito dagli anni della formazione presso l’Università della Calabria, a quelli dell’attività di ricerca e docenza presso la medesima istituzione, fino alle esperienze professionali condotte in prestigiosi centri di ricerca internazionali. Attraverso una rassegna critica di tutti i contributi della Mercuri si ripercorrono i filoni di suo interesse, orientati in particolare allo studio della Firenze laurenziana e all’approfondimento di grandi personalità quali Angelo Poliziano, Bartolomeo Fonzio, Giovanni Pico della Mirandola; di tali contributi sono evidenziati gli aspetti fortemente innovativi. In appendice è offerta la bibliografia completa degli scritti della filologa.I reconstruct the scholarly portrait of Simona Mercuri (1976-2015), philologist of Italian Literature, from the years of her education at the University of Calabria (Italy), to the period of her research and teaching at the same institution, until her professional experiences in prestigious international research centres. My review of all of Mercuri’s essays evidences her interests, which were above all Medicean Florence and some important figures of that time, such as Angelo Poliziano, Bartolomeo Fonzio and Giovanni Pico della Pirandola. I point out in particular the highly innovative aspects of these contributions. In the appendix I present the complete bibliography of the philologist’s writings

    Reconstruir una escuela humanista de finales del siglo XV: Angelo Poliziano (1454-1494), profesor en Florencia, y sus discípulos

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    L'articolo presenta alcuni risultati di un ampio progetto di ricerca interdisciplinare su Angelo Poliziano (1454-1494) e i suoi allievi allo 'Studio fiorentino'. Ad un'introduzione sulla vita e sul rapporto di Poliziano con la famiglia Medici, segue una panoramica sulla tipologia dei corsi offerti dal professore all'Università di Firenze e sul suo metodo di insegnamento. La seconda parte dell'articolo si concentra sugli allievi, in particolare sugli studenti stranieri. Al fine di definire il ruolo culturale di tali personalità, di ricostruire le attività di questo straordinario gruppo e di valutare la diffusione del metodo polizianeo oltre i confini geografici e temporali, è esaminato ed interpretato un nutrito corpus di fonti primarie

    Boccaccio e Petrarca tra biografia e autobiografia

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    L’articolo riconsidera il rapporto di dipendenza dell’epistola "Ad Posteritatem" di Petrarca dal "Sermo de vita et moribus domini Francisci Petracchi de Florentia" di Boccaccio, ipotizzato per la prima volta da G. Billanovich. Riproponendo un'analisi parallela dei due testi e valutando le circostanze che, tra gli anni ’40 e ’50 del Trecento, avevano portato gli autori alle rispettive composizioni, l'autrice giunge alla conclusione che la lettera ai posteri non è stata composta sulla falsariga del "Sermo" per rispondere e rettificare le affermazioni di Boccaccio, ma è uno scritto autonomo e relazionabile ad esso solo indirettamente. Nella seconda parte del contributo il "Sermo" è confrontato con gli altri due affreschi biografici dedicati da Boccaccio a Petrarca nel "De montibus" e nelle "Genealogie deorum gentilium", al fine di valutare coincidenze e divergenze di contenuto e di impostazione tra la biografia, scritta prima che i due letterati si conoscessero di persona, e gli altri due testi, successivi al loro incontro.The article reconsiders the opinion expressed by G. Billanovich concerning the relationship between Boccaccio’s "Sermo de vita et moribus domini Francisci Petracchi de Florentia" and Petrarch’s letter "Ad Posteritatem". The detailed analysis of the two texts, and of the circumstances that led the authors to their respective compositions in the '40s and '50s of the fourteenth century, shows that the letter to posterity was not written along the lines of the Sermo in order to respond to and correct Boccaccio’s claims, but that it was composed independently and has no relation to the "Sermo", if not indirectly. In the second part of the article the "Sermo" is compared with two further biographical portraits that Boccaccio dedicated to Petrarch in the "De montibus" and the "Genealogie deorum gentilium". The scope of this comparison is to evaluate the points of convergence and divergence regarding contents and approach of the "Sermo", which was written before the two poets knew each other personally, and the other two texts, composed after the establishment of their friendship
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