122,023 research outputs found
Chronic THC exposure during adolescence : long term consequences on the adult behevior and neurochemical correlates
Prefazione a Marco Realini (a cura di), La scienza delle vetrine: Analisi dei rischi della conservazione (Roma: CNR Press, 2016)
Prefazione Riccardo Pozzo «Il concetto, l’organizzazione e il funzionamento dei musei sono categorie completamente da innovare per rispondere adeguatamente all’attuale domanda sociale di fruizione delle risorse culturali» . Così recita la descrizione del quinto sottoprogetto, «Museologia e museografia», del Progetto Finalizzato CNR per i Beni Culturali approvato dal CIPE il 28 giugno 1995 con un finanziamemtno di 115 miliardi di lire per il quinquennio 1996-2000. Non a caso, dunque, il presente volume curato da Marco Realini nasce nel quadro della collaborazione strategica tra il CNR e il Laboratorio Museotecnico Goppion Spa, siglata dall’accordo di ricerca congiunta del 14 ottobre 2013 per l’analisi dei rischi connessi alla conservazione del patrimonio in ambiente espositivo. Ogni contributo dà conto dello stato dell’arte, nella convinzione che il corretto progetto di una vetrina da museo debba partire dai dati scientifici che assicurano la conservazione del patrimonio stesso. «Innovazione sociale e culturale» è un sintagma divenuto di uso corrente negli ultimi anni per via del nome scelto dallo European Strategy Forum Research Infrastructures per il gruppo di lavoro che si occupa delle infrastrutture per le scienze umane e sociali . In sé e per sé, l’innovazione significa creazione di nuovi prodotti e servizi che portano sul mercato una nuova idea. Oggi si è d’accordo che la ricerca di base sia sì curiosity driven, ma abbia al contempo un impatto traslazionale, poiché è il trasferimento di conoscenze a rendere possibile l’innovazione, che è product driven, in quanto genera nuovi prodotti e linee di produzione. L’innovazione è competenza dei consigli delle ricerche di tutto il mondo, che sono assai diversi dalle università e dalle accademie, che risalgono rispettivamente al Medioevo e le accademie al Rinascimento. Le università hanno come missione l’insegnamento e i professori sono però liberi di insegnare e fare ricerca su cosa piace loro di più; mentre le accademie furono istituite dai re che volevano che degli scienziati vivessero a corte averli per avere risposte su questioni di loro, dei re, interesse. I consigli delle ricerche, invece, furono istituiti attorno alla prima guerra mondiale per ottenere risultati di rilevanza strategica per i loro paesi. Le scienze umane e sociali si studiano al CNR da poco più di mezzo secolo, dalla riforma degli enti di ricerca firmata dal romanista Riccardo Orestano, Decreto Legge 2 marzo 1963, n. 283. Da quel momento il CNR ha reso possibile una travolgente evoluzione del contesto scientifico delle scienze umane e sociali, che ha messo capo a importanti scoperte tecnologiche, un esempio per tutti sono le biblioteche digitali, che al CNR sono attive dal 1964, e ad altrettanto importanti applicazioni industriali, e qui l’esempio da fare riguarda l’evoluzione delle tecniche di restauro degli artefatti con la quale il CNR permise al paese di reagire con efficacia ai disastri provocati al patrimonio culturale dall’alluvione di Firenze del 1966. È il caso di ricordare che il CNR nel 1971, con il Professor Sabatino Moscati, fece partire il progetto finalizzato ai beni culturali e che da allora noi al CNR abbiamo prestato un appoggio e una passione a 360 gradi sulla questione dei beni culturali. Importa sottolineare che al centro di queste ricerche è stato l’oggetto sociale, materiale o immateriale, ma sempre posto da una persona, cosa che richiede oggi un ripensamento rispetto agli sviluppi della tecnologia. Non si tratta di verificare se le macchine funzionino, si tratta di vedere invece quali siano le domande che l’essere umano pone nel suo cammino sulla via humanitatis. La conoscenza, la conservazione e la fruizione del patrimonio non solo sono funzionali alle politiche d’integrazione, ma promuovono anche la crescita culturale, economica e sociale. Si pensi alla conoscenza e alla conservazione di contesti culturali e di artefatti, all’archeologia post-bellica, alla realtà virtuale e alla museografia sostenibile , l’impatto delle quali dà come risultati: a) rendere il patrimonio culturale lo strumento per azioni di diplomazia scientifica e culturale; b) proteggere e promuovere la diversità culturale; c) documentare, conservare, monitorare, fruire il patrimonio, e infine e) proteggerlo da minacce ambientale e antropiche nel Medio Oriente e nel Nord Africa. La Milan Declaration on Culture as an Instrument of Dialogue among Peoples adottata all’unanimità dai ministri della cultura di ottanta paesi a conclusione della conferenza internazionale del 31 luglio-4 agosto 2015 organizzata dal MiBACT in Expo2015 a Milano afferma che: «Cultural Heritage is the mirror of history, civilization and of the society, which is expected to protect it. Cultural Heritage, both tangible and intangible, is also the essence of identity, the memory of peoples and their past and present civilizations. It expresses, at the same time, universally recognized values of tolerance, dialogue, and mutual understanding...the work of man and his extraordinary talent must be protected and preserved for the benefit of future generations» . A Bruxelles, l’approccio strategico alla diplomazia culturale ha fatto valere la diversità culturale come parte integrante dei valori dell’Unione Europea. La Joint Communication to the European Parliament and the Council: Towards an EU Strategy for International Cultural Relations (8 giugno 2016) dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza indica i seguenti cinque principi guida: «(a) Promote cultural diversity and respect for human rights. (b) Foster mutual respect and intercultural dialogue. (c) Ensure respect for complementarity and subsidiarity. (d) Encourage a cross-cutting approach to culture. (e) Promote culture through existing frameworks for cooperation» . L’attuale crisi dei migranti e dei rifugiati ha chiarito con terrificante efficacia quanto sia urgente per le amministrazioni locali, regionali, nazionali e internazionali metter mano a politiche di innovazione sociale e culturale a vantaggio dei nuovi cittadini, per accoglierli con piena dignità. La grande sfida è il passaggio dalla data science alle data humanities. L’Unione Europea ha riconosciuto la necessitò di fornire strutture avanzate per ricerca di frontiera sull’innovazione sociale e culturale. L’obiettivo principale è considerare gli aspetti scientifici e tecnologici del settore, offrendo soluzioni innovative alle sfide sociali del nuovo millennio. Di fatto, peraltro, anche i ricercatori delle scienze umane e sociali sono confrontati ogni giorno con masse enormi di dati e con una crescente complessità in contesti altamente interdisciplinari. Pensiamo a tecnologie abilitanti quali: «NFC-Near Field Communication; CRM-Content Rights Management; contents-aware networks (fruition and enjoyment); low-latency networks (warning and security); and huge-bandwidth networks (augmented reality)». L’obiettivo del volume curato da Marco Realini è mettere a disposizione di lettori, esperti, e tecnici soluzioni top-rate per museografia sostenibile e sistemi espositivi avanzati. Al momento, sei infrastrutture di ricerca per «Social and Cultural Innovation» sono pronte e funzionanti e tra queste, E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science), che crea sinergie per un approccio multidisciplinare all’interpretazione, conservazione, documentazione e management del patrimonio culturale . Il volume è un contributo di sostanza e qualità per la realizzazione del grande progetto italiano di guidare la ricerca europea per la scienza del patrimonio culturale
N-acetyl-L-cysteine ethyl ester (NACET) as a potential therapeutic strategy for the prevention and treatment of Age-related Macular Degeneration
Age-related macular degeneration (AMD) is a multifactorial progressive chronic ocular disease. Genetics, environmental insults, and age-related issues are risk factors for the development of the disease. Dysfunction of retinal pigment epithelium (RPE) is involved in AMD and oxidative stress in RPE is one of the major causes of the etiopathogenesis of AMD. Therefore, the introduction of antioxidants may represent one of the most effective ways to delay the onset of AMD. Glutathione (GSH) is a key player in the detoxification of xenobiotics, their metabolites and of reactive oxygen species (ROS) and consequently many drugs are currently in use as GSH enhancers. N-acetyl-L-cysteine ethyl ester (NACET) is a lipophilic and cell permeable GSH prodrug that has been proposed to delay AMD progression. Here, we reported an RNA-seq transcriptome analysis of human Retinal Pigment Epithelial cells (ARPE-19) and described for the first time that NACET induces transcriptional activation of nuclear factor erythroid 2-related factor 2 (NRF2) target genes. NRF2 is a transcription factor that allows the maintenance of redox homeostasis by binding to the antioxidant responsive elements (ARE) in the upstream promoter region of many antioxidative genes and thereby inducing their transcription. By means of HPLC analysis, RT-qPCR, Western blot analysis, CRISPR-Cas9 gene editing and luciferase assay, we validated the transcriptome analysis and demonstrated that NACET increases the intracellular level of free cysteine and promotes transcriptional activation of NRF2 target genes through inhibition of NRF2 degradation. Moreover, using transcriptional profiling of retina of young and old mice orally treated with NACET, we showed that NACET rescued 57 genes impaired by aging, many of which have been correlated with retinal dysfunctions. Our study suggests that NACET, as cysteine and GSH precursor and as NRF2 activator, may be a useful tool for the treatment of oxidative stress-related retinal diseases. Although we tested NACET focusing on AMD, we also verified that NACET-induced NRF2 activation is not cell-context dependent, suggesting that NACET may be a promising agent for prevention/treatment of any pathology where oxidative stress is involved
N-Acylethanolamine Acid Amidase contributes to disease progression in a mouse model of multiple sclerosis
N-Acylethanolamine acid amidase (NAAA) deactivates the endogenous peroxisome proliferator-activated receptor-α (PPAR-α) agonist palmitoylethanolamide (PEA). NAAA-regulated PEA signaling participates in the control of peripheral inflammation, but evidence suggests also a role in the modulation of neuroinflammatory pathologies such as multiple sclerosis (MS). Here we show that disease progression in the mouse experimental autoimmune encephalomyelitis (EAE) model of MS is accompanied by induction of NAAA expression in spinal cord, which in presymptomatic animals is confined to motor neurons and oligodendrocytes but, as EAE progresses, extends to microglia/macrophages and other cell types. As previously reported for NAAA inhibition, genetic NAAA deletion delayed disease onset and attenuated symptom intensity in female EAE mice, suggesting that accrued NAAA expression may contribute to pathology. To further delineate the role of NAAA in EAE, we generated a mouse line that selectively overexpresses the enzyme in macrophages, microglia and other monocyte-derived cells. Non-stimulated alveolar macrophages from these NaaaCD11b+ mice contain higher-than-normal levels of inducible nitric oxide synthase and display an activated morphology. Furthermore, intranasal lipopolysaccharide injections cause greater alveolar leukocyte accumulation in NaaaCD11b+ than in control mice. NaaaCD11b+ mice also display a more aggressive clinical response to EAE induction, compared to their wild-type littermates. The results identify NAAA as a critical control step in EAE pathogenesis, and point to this enzyme as a possible target for the treatment of MS
Farmacie e sostegno dell'allattamento materno, un approccio di rete tra operatori sanitari
L'articolo illustra un progetto ideato dall'autore, patrocinato da UNICEF, e attivo su scala nazionale, basato su un approccio di rete tra madri, ostetriche, pediatri e farmacisti in contatto continuo e impegnati a sostenere l'inizio, l'esclusività e la durata dell'allattamento materno
Influence of atmospheric pollutants on the biodeterioration of stone
Studies have been carried out on specimens of Saltrio stone, Carrara and Candoglia marbles, exposed for some years to the polluted atmosphere of Milan. The test specimens, which were directly exposed to the washing away, showed alterations in the form of grey-black stains which were different in dimensions and quantity according to the stone material, while those sheltered showed only a uniform grey deposit of particulate matter. The decay on the exposed specimens has been tested by gravimetric analyses and scanning electron microscopy (SEM) observations. Microbiological investigations evidenced that microorganisms, either chemoautotrophic or photosynthetic, were not present in any sample. On the washed out test specimens, the presence of heterotrophic bacteria was considerable, while the sheltered specimens showed negligible values. Chemical analysis, carried out through gas chromatography–mass spectrometry (GC/MS), of the particulate deposited on the test specimens, evidenced the presence of a wide range of aromatic and aliphatic hydrocarbons and fatty acids. Cultural tests of mixed cultures and isolated strains were carried out by using a mineral medium added with 14 organic compounds, typical representatives of atmospheric pollution, as a sole source of carbon and energy. The results evidenced that the mixed cultures in particular, as well as some of the isolated strains, are capable of using many of the tested molecules (fatty acid, aliphatic compounds, p-xylene)
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