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[Reseña] Ranieri, M. (Ed.). Populism, media and education: challenging discrimination in contemporary digital societies.
Es una reseña de la obra: Ranieri, M. (Ed.). (2016). Populism, media and education: challenging discrimination in
contemporary digital societies. London: Routledge.It's a review of the work: Ranieri, M. (Ed.). (2016). Populism, media and education: challenging discrimination in contemporary digital societies. London: Routledge
Numero 70 della rivista online Form@re
Uno dei temi dominanti nell’attuale dibattito sui fini e gli ambiti di intervento della media education contemporanea riguarda, senza dubbio, il concetto di media literacy e il suo rapporto con nozioni affini, come quello di digital literacy o anche di information literacy. Queste espressioni non sono nuove, ma recentemente hanno ricevuto grande attenzione da parte degli organismi internazionali (ad esempio, UNESCO e Unione Europea) e del mondo accademico.
Da un lato, la rapida evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione insieme all’emergere di nuove forme di espressione e produzione culturale, di «new literacies» (Gee, 2003; Jenkins et al., 2006), hanno sollecitato un interesse crescente verso la ridefinizione delle forme di alfabetizzazione oggi necessarie per partecipare attivamente alla società della conoscenza (Calvani et al., 2010). Parallelamente, una ricca produzione legislativa volta a favorire lo sviluppo di nuove forme di alfabetizzazione legate ai media ha caratterizzato l’attività degli organismi internazionali. Solo per citare alcune iniziative promosse a livello europeo, negli ultimi cinque anni l’Unione si è più volte pronunciata sulla necessità di interventi orientati ad accrescere il grado di alfabetizzazione mediale e digitale dei cittadini europei (Celot e Tornero, 2008; Ranieri, 2010) e allo stesso tempo ha promosso il rinnovamento e ampliamento del quadro delle competenze di base, introducendo la competenza digitale tra quelle fondamentali per la vita (Unione Europea, Raccomandazione del Consiglio e del Parlamento 2006/962/CE).
Da queste iniziative la media literacy sembra emergere come la capacità di sviluppare competenze culturali, critiche e creative mentre la digital literacy si riferisce alla capacità di utilizzare i media digitali per trovare, valutare, produrre e scambiare l’informazione, e comunicare in network collaborativi allo scopo di partecipare alla cosiddetta «società della conoscenza» o «società dell’informazione». In particolare, per quanto riguarda la digital literacy, vari autori sottolineano sempre più la natura complessa di questo concetto che risulta dall’integrazione di dimensioni che coinvolgono processi cognitivi di alto profilo e consapevolezza etica (si veda ad esempio Calvani, Fini e Ranieri, 2010, e anche in questa rivista Calvani, Fini e Ranieri, 2009: http://formare.erickson.it/wordpress/?p=67).
Un’altra questione ancora dibattuta concerne la relazione tra media e digital literacy (comunque si arrivi a definirle) e media education. In questo caso sembra esserci una crescente condivisione dell’idea che la media education può essere definita come il processo di insegnamento e apprendimento sui/con i media, mentre la media literacy ne è il risultato, ovvero quella competenza di «lettura» e «scrittura» dei media che si viene ad acquisire nel corso di questo processo (Buckingham, 2006; Cappello, 2009)
Questi elementi insieme hanno riacceso con vivacità il dibattito intorno ai seguenti quesiti: che cosa intendere con il concetto di media literacy? Esso si differenzia o si sovrappone con altre literacies come la digital o l’information literacy? Qual è il suo rapporto con il concetto di media education? Perché promuovere lo sviluppo di media literacy? Come insegnare questa competenza e con quali strumenti valutarla?
Molti di questi interrogativi sono stati al centro delle innumerevoli sessioni e tavole rotonde che si sono susseguite a Karlstad (Svezia) nel giugno 2010 in occasione del World Summit on Media for Children and Youth (http://www.wskarlstad2010.se). Nell’intento di valorizzare almeno parte di quanto emerso nel corso del summit su questi temi, abbiamo invitato alcuni relatori a raccogliere le loro riflessioni intorno alla media literacy e alla sua collocazione nei curricula formali e nelle politiche educative, prestando particolare attenzione ai loro contesti nazionali.
Questo numero è stato quindi realizzato grazie alla collaborazione degli studiosi che hanno risposto al nostro appello. Si apre con un contributo di Renee Hobbs dal titolo Empowerment e protezione:
strategie complementari per la digital e media literacy negli Stati Uniti, dove la studiosa americana, fondatrice del Media Education Lab presso la School of Communications and Theater della Temple University (Philadelphia, U. S. A.), introduce un’articolata definizione del concetto di digital e media literacy e mostra come un’educazione volta a favorire queste competenze costituisca una strada principe non solo per l’empowerment delle persone, ma anche per la loro protezione. Lontano da visioni stigmatizzanti dei media e da posizioni protezionistiche, Hobbs indica chiaramente come la media literacy education debba svolgere un ruolo chiave nel favorire lo sviluppo di atteggiamenti attivi e responsabili nei riguardi dei media e fa il punto su quanto viene fatto attualmente nel Nord America.
Josè Manuel Pérez Tornero, Oralia Paredes e Núria Simelio propongono due interessanti contributi. Il primo offre una panoramica ben sintetizzata sulle politiche dell’Unione Europea circa la media e digital literacy, offrendo nuovi spunti e idee al dibattito sulle differenze e somiglianze concettuali e metodologiche tra le due. Il secondo descrive brevemente la storia e la situazione attuale della media literacy in Spagna. Prevedibilmente si tratta di una situazione molto simile a quella italiana: tutti i soggetti interessati (educatori, organismi regolatori, industria dei media, società civile) sono in qualche modo consapevoli dell’importanza della media literacy e, tuttavia, le azioni mancano generalmente di coordinamento e pianificazione. Diversamente dall’Italia, però, la media literacy sembra essere entrata nell’agenda politica e pubblica in modo più evidente. Infatti, una recentissima legge (Ley General de la Comunicación Audiovisual, 2010) ha ufficialmente riconosciuto la necessità che le «autorità pubbliche e i fornitori di servizi audiovisivi e della comunicazione contribuiscano alla media literacy dei Cittadini» (art. 6). Vi si richiede inoltre il Consiglio nazionale dell’audiovisivo (istituito con la stessa legge) produca «un rapporto annuale sui livelli di media literacy usando gli indicatori predisposti dalla Commissione Europea e/o altri indicatori che il Consiglio riterrà più appropriati» (art. 6f).
Sol-Britt Arnolds-Granlund, ricercatrice della Faculty of Education presso la Åbo Akademi University (Vasa, Finlandia), presenta un articolo intitolato La Media Literacy nella prospettiva finlandese, nordica ed europea, nel quale si sofferma sui significati attribuiti alla competenza mediale nel contesto finnico e sulla sua integrazione nei programmi scolastici, restituendo un quando complessivo — seppur sintetico — dell’approccio nordico alla media education.
Il numero si conclude con due contributi delle curatrici. Gianna Cappello si concentra sulla necessità che le attività di media education condotte in classe integrino l’analisi critica dei media con la produzione creativa così da ridurre il divario tra educazione formale e vissuti extrascolastici degli studenti. Attraverso questa integrazione la media education (e l’educazione i genere) può risultare più efficace dal punto di vista pedagogico in quanto gli studenti vengono messi in grado di esplorare e «giocare» con i «piaceri» delle loro esperienze mediali quotidiane e al tempo stesso capire le condizioni che fanno di tali piaceri una costruzione sociale.
Maria Ranieri, infine, in «Internauti non si nasce, ma si diventa!» Un percorso media-educativo per la scuola secondaria di prima grado, si sofferma sul concetto di credibilità e sulle nuove sfide poste da Internet e dai media digitali a questo riguardo, e presenta un’esperienza di educazione alla comprensione critica dell’informazione digitale realizzata in una scuola secondaria di primo grado. L’esperienza, seppur limitata nel tempo e nel numero di soggetti coinvolti, è indicativa del grande lavoro che resta ancora da fare. In linea con altre indagini di più ampia portata, gli studenti mostrano di possedere molte ingenue credenze sul funzionamento di Internet e sul problema della credibilità delle fonti.
Bibliografia
Buckingham D. (2010) Il futuro della media literacy nell’era digitale. Sfide per la politica e per la pratica, «Media Education. Studi, ricerche, buone pratiche», n. 1, pp. 27-38
Buckingham D. (2003), Media Education: Literacy, Learning and Contemporary Culture, Cambridge, Polity Press, trad. it. Media Education. Alfabetizzazione, apprendimento e cultura contemporanea, Trento, Erickson, 2006).
Calvani A., Fini A. e Ranieri M. (2009), Gli ambiti e le dimensioni della competenza digitale: la proposta del progetto Digital Competence Assessment, «Form@re», n. 62, Maggio-Giugno 2009.
Calvani A., Fini A. e Ranieri M. (2010), La competenza digitale nella scuola. Modelli e strumenti per promuoverla e svilupparla, Trento, Erickson.
Cappello G. (2009), Nascosti nella luce. Media, minori e media education, Milano, FrancoAngeli.
Celot P. e Tornero J.M.P. (2008), Media Literacy in Europa. Leggere, scrivere e partecipare nell’era mediatica, Roma, Eurilink, Eurispes.
Gee J. P. (2003), What Video Games Have to Teach Us about Learning and Literacy, New York, Palgrave Macmillan.
Jenkins H., Clinton K., Purushotma R., Robison A. J. e Weigel M. (2006), Confronting the Challenges of Participatory Culture: Media Education for the Twenty-first Century, MacArthur Foundation.
Ranieri M. (2010), La media literacy nei documenti dell’Unione europea, «Media Education. Studi, ricerche, buone pratiche», n. 1, pp. 111-116
Renal Ca2+ and water handling in response to calcium sensing receptor signaling: Physiopathological aspects and role of CaSR-regulated microRNAs
Calcium (Ca2+) is a universal and vital intracellular messenger involved in a diverse range of cellular and biological processes. Changes in the concentration of extracellular Ca2+ can disrupt the normal cellular activities and the physiological function of these systems. The calcium sensing receptor (CaSR) is a unique G protein-coupled receptor (GPCR) activated by extracellular Ca2+ and by other physiological cations, aminoacids, and polyamines. CaSR is the main controller of the extracellular Ca2+ homeostatic system by regulating parathyroid hormone (PTH) secretion and, in turn, Ca2+ absorption and resorption. Recent advances highlight novel signaling pathways activated by CaSR signaling involving the regulation of microRNAs (miRNAs). miRNAs are naturally-occurring small non-coding RNAs that regulate post-transcriptional gene expression and are involved in several diseases. We previously described that high luminal Ca2+ in the renal collecting duct attenuates short-term vasopressin-induced aquaporin-2 (AQP2) trafficking through CaSR activation. Moreover, we demonstrated that CaSR signaling reduces AQP2 abundance via AQP2-targeting miRNA-137. This review summarizes the recent data related to CaSR-regulated miRNAs signaling pathways in the kidney. © 2019 by the author. Licensee MDPI, Basel, Switzerland
Engaging Young People against Discrimination. An action research study in the field of media and citizenship education
Questioning discrimination through critical media literacy : Findings from seven European countries
This paper presents the main findings of an action-research study that took place in seven European countries in order to develop effective educational responses to prevent and combat discrimination. The study entailed the design of media and citizenship education activities, their implementation in the different educational contexts and the evaluation of their effectiveness in raising young people’s awareness of discrimination. The results of the study shed light both on the advantages and constraints of educational practice, variations that often depend on the specific cultural and social context. On the one hand, the analysis and the evaluation of educational experiences suggest that critical media literacy can enable the development of critical reading/ viewing skills as well as acts of participatory and inclusive citizenship that question derogative and essentialist media representations of the Other. On the other hand, the results highlight the difficulty of promoting young people’s awareness of discrimination through active methods of teaching and learning or through media content which is far from young people’s experience, interests and concerns
Protezionismo e diritto del lavoro: un dibattito lungo un anno
Il contributo, oltre a presentare gli scritti raccolti nel Quaderno a seguito di un Seminario di studio organizzato all’Università Magna Græcia di Catanzaro nei giorni 5 e 6 luglio 2019 sul tema Protezionismo e diritto del lavoro, offre qualche riflessione sul tema nella prospettiva giuslavorista. In particolare, gli autori pongono in relazione concetti e fenomeni complessi - quali ad esempio protezionismo, globalizzazione, sovranismo, populismo - mettendo in evidenza le ripercussioni che si determinano nel sistema giuridico e, in specie, nel diritto del lavoro
Protezionismo e diritto del lavoro. Spunti di riflessione
Il volume raccoglie gli scritti di autrici e autori sviluppate a seguito di un seminario svoltosi presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro nei giorni 5 e 6 luglio 2019 sul tema Protezionismo e diritto del lavoro. A fronte delle relazioni di due studiosi si sono raccolti gli interventi di quanti, avendo partecipato al Seminario, volessero dar seguito al dibattito, “bersagliando” le due relazioni. Si è trattato, quindi, di un confronto differito, aperto al contributo di chi, semmai assente per ragioni contingenti, aveva condiviso la scelta del tema e la necessità di tenere vivo il dialogo, seppure a distanza, attraverso una modalità d’intervento singolare e poco praticata nelle discipline giuridiche. Sicché i singoli autori hanno interagito, con reazioni snelle, con gli studi introduttivi, privilegiando uno o più aspetti del tema generale con cui entrare in dialogo e confronto
Analisi di possibili soluzioni da fonte rinnovabile nella climatizzazione residenziale e domestica
L'entrata in vigore delle modifiche al decreto legislativo n.192/2005, apportate dal Dlgs. n.311/2006, le forme di incentivazione economica dei governi, come anche la rinnovata attenzione ai cambiamenti climatici in atto e previsti dagli studiosi per il secolo a venire, spingono fortemente l’uso delle energie da fonte rinnovabile, in luogo di quelle da fonte tradizionale. Il caso della climatizzazione residenziale, in cui spesso le scelte sono affidate al singolo utente e dunque soggette a considerazioni principalmente legate alla immediata disponibilità finanziaria, non sempre recepisce le tendenze generali di orientamento e talvolta rischia di vanificare gli sforzi a livello dei governi degli Stati. La presente memoria offre un’analisi comparativa delle soluzioni legate all’utilizzo nel campo domestico dell’energia solare, geotermica e da biomasse, corredata da esempi applicativi ed analisi economiche relative a ciascuna di queste soluzioni, al fine di individuare una misura dell’appetibilità di soluzioni alternative tra di loro o, talvolta, integrate
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