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Il riallestimento della Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo
Un resoconto dei criteri che sono stati seguiti nelle operazioni di recupero e riallestimento della Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società dell'Università degli Studi di Palermo
Introduzione
Introduction to the volume "Una memoria fragile? Collezioni di calchi in gesso e il loro ruolo di eredità storica tra passato e presente / Fragile Erinnerung? Sammlungen von Gipsabgüsse als historisches Erbe in Vergangenheit und Gegenwart" (Leipzig 2020
La Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società dell'Università degli Studi di Palermo. Storia e catalogo
Il volume presenta, per la prima volta, la storia e il catalogo della Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo. Si tratta di un’importante raccolta di calchi in gesso di sculture antiche, voluta da Antonino Salinas (1841-1914) ai tempi del suo magistero accademico e ora completamente riordinata, grazie a un nuovo allestimento curato dallo stesso autore di questo libro.The volume presents, for the first time, the history and catalog of the Gipsoteca of the Culture and Society Department of the University of Palermo. This is an important collection of plaster casts of ancient sculptures, commissioned by Antonino Salinas (1841-1914) at the time of his academic teaching and now completely rearranged, thanks to a new layout curated by the same author of this book
Premessa
Premessa alla raccolta di studi intitolata "Le gipsoteche didattiche di arte e architettura a Palermo. Recupero, conservazione e fruizione delle collezioni di calchi in gesso
Postilla: una proiezione internazionale per la Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società
Una descrizione del progetto internazionale "Fragile Leitbilder? Sammlungen historischer Gipsabgüsse als Dialogräume der Gegenwart", che ha visto coinvolte la Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo e la raccolta di calchi in gesso dell'Institut für Klassische Archäologie und Antikenmuseum dell'Università di Lipsia in Germania, nell'ambito del programma "Hochschuldialog mit Südeuropa, 2019/2020" (DAAD – Deutsches Akademischer Austauschdienst)
La Gipsoteca del Dipartimento Culture e Società e il valore didattico delle raccolte di calchi in gesso di scultura antica
The recent opening of the Plaster Cast Collection of the Department Cultures and Societies at the University of Palermo, after a long recovery and restoration work, is the starting point for some considerations about today’s possibilities of use of the academic plaster cast galleries of ancient sculpture.
These collections, since their origin devoted to serve as a help for teaching the history of ancient art, and above all the Greek sculpture, are still worthy of interest. First of all they attest an important moment of the scientific history of the subject. But they can be also useful for the present study of ancient art, on condition that we are always aware of the functional and decontextualized nature of the casts compared to the originals they are copies of.
Plaster cast collections, however, have not to be confined to the circle of the scholars, because for the general public too they can be a vehicle for a better understanding of the stone sculpture preserved in the major museums
Pompei all'opera: iconografie romane nella Jone di Errico Petrella
All'interno degli studi dedicati alla storia della tradizione classica, non tutti i possibili campi di ricerca sono stati completamente esplorati. Un argomento scarsamente messo in evidenza è lo scenario delle opere che mettono in scena il mondo greco-romano. Tra le opere di ambientazione classica composte nel corso del XIX secolo, uno dei maggiori successi, anche se oggi quasi dimenticato, fu Jone di Errico Petrella (1813-1877). Il libretto di quest'opera (eseguita per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala, nel 1858) era stato tratto dal celebre romanzo The Last Days of Pompeii di Edward Bulwer-Lytton (1834).Within the studies dedicated to the history of the classical tradition, not every feasible field of research has completely been explored. A topic scarcely attented to by now is the scenery of operas staging the Graeco-Roman world. Among the operas with a classical setting composed during the 19th century, one of the major successes, albeit nearly forgotten today, was Jone by Errico Petrella (1813-1877). The libretto of this opera (performed for the first time in Milan, at La Scala theater, in 1858) had been drawn from the celebrated novel The Last Days of Pompeii by Edward Bulwer-Lytton (1834). Unfortunately, the scene-sketches and the costume-designs of the many settings of Jone staged in the last decades of the 19th century are for the most part lost today. But luckily we have the costume-designs of the premiere in 1858 and all the scene-sketches of a second La Scala setting in 1861. From this material we can deduce that, in line with the practice of contemporary stage painters, the artists in charge of the visual look of the shows did not aim much at creating a historically reliable setting, because their work was basically orientated to the pursuit of a good theatre effect. The stage painters contented themselves with evoking a mannered antiquity, which could not however exclude the reproduction of real ancient buildings, even if this was seldom proper and pertaining to the performed action. Among the drawings of 1861 Jone, albeit fancy to a great extent, we can at least pick out a sketch indicating that its author, the stage painter Carlo Ferrario, took care to re-create a real Pompeian setting
Le gipsoteche didattiche di arte e architettura a Palermo. Recupero, conservazione e fruizione delle collezioni di calchi in gesso
Raccolta di saggi di autori vari sulle gipsoteche didattiche di arte e architettura a Palerm
Il valore dell’alta statura: spunti di riflessione sulla proceritas nelle rappresentazioni storiche romane
Il contributo è dedicato all’impiego iconografico della proceritas, l’alta statura, nell’arte ufficiale
romana. Per indicarne l’importanza, già nella pittura funeraria etrusca è noto l’uso
di raffigurare personaggi diversamente dimensionati. Nell’arte romana tale fenomeno è ben
conosciuto nelle produzioni private mentre è più raro sui monumenti pubblici. In questo tipo
di opere e in analogia al suo significato in Etruria, la proceritas ha la funzione di mettere
in risalto una particolare figura. Così nel rilievo che decora l’Ara Pacis Augusto è leggermente
più alto delle persone che lo circondano. Allo stesso modo sul cosiddetto Altare del
Belvedere conservato ai Musei Vaticani il princeps è raffigurato più alto rispetto agli altri
personaggi scolpiti nel rilievo. L’impiego della proceritas sui monumenti pubblici diviene
più consueto a partire da Traiano. Secondo l’autore tale espediente, pur non essendo sempre
impiegato, non indicava solo le differenze di rango, ma poteva servire per altri scopi, in primo
luogo di natura compositiva. Nei rilievi raffiguranti la sottomissione dei nemici di Roma
esso aveva inoltre una funzione celebrativa, rendendo più evidente il divario tra vincitore
e vinto. Un vero e proprio impiego sistematico della proceritas avvenne solo nell’età di
Costantino, quando l’alta statura dell’imperatore costituì un topos comune a scultura e letteratura
encomiastica
Recensione a: Luigi Sperti, Scultura di Iulia Concordia e Aquileia. Giornata di Studio, Udine, 12 Aprile 2013 (Supplementi alla Rivista di Archeologia 31), Roma, Giorgio Bretschneider Editore 2017, pp. X-163 con figg.
Review to: Luigi Sperti (ed.), Scultura di Iulia Concordia e Aquileia. Giornata di Studio, Udine, 12 Aprile 2013 (Supplementi alla Rivista di Archeologia 31), Roma, Giorgio Bretschneider Editore 2017, pp. X-163 con figg
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