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A Preliminary Analysis of the Romanization in the "Vocabulario da Letra China"
The Spanish Dominican friar is generally recognized as the author-compiler of a Chinese- Spanish dictionary, often referred to as Vocabulario de Letra China con la Explicacion Castellana. Francisco Diaz’s dictionary has been preserved up to the present in a certain number of copies; the one which can be considered the oldest extant copy, today preserved in Krakow, reveals a very complex structure in terms of stratification (emendation, augmentation, etc.) and it cannot be superficially considered an original. Some clues present in the Romanization and in the organization of the lemmas make us think to a somewhat direct connection between Trigault’s Xiru Ermu zi and the compilation of the Vocabulario; if this last hypothesis could be proved, Diaz’s work would represent another fundamental link in the historical chain of the Romanization of Chinese language
Il contributo dei gesuiti allo studio dei dialetti Wu
Dopo la ricostituzione della Compagnia di Gesù e l’inizio della sua nuova missione in Cina, nell’area del Jiangnan, la politica linguistica dei gesuiti si adattò alle nuove esigenze. Iniziò lo studio sistematico dei volgari locali, le principali varietà dei dialetti Wu, e compilarono opere che hanno solo parzialmente attirato l’attenzione degli studiosi. Questo breve articolo intende offrire una panoramica del contributo gesuita allo studio dei dialetti Wu nel periodo che va dal loro arrivo a Shanghai (1842), fino all’espulsione dei missionari stranieri avvenuta negli anni Cinquanta
Catechisti e capi laici delle comunità nella storia della Chiesa in Cina. Prospetto storico e documenti
Questo studio presenta le figure dei catechisti (xiansheng) e dei capi delle comunità (huizhang) nella storia della Chiesa in Cina. Attraverso l’analisi di fonti storiografiche, documenti d’archivio, fonti lessicografiche missionarie e fonti normativo-giuridiche, si offre un quadro terminologico dell’argomento e si de-lineano l’origine, lo sviluppo e l’istituzionalizzazione di questi due diversi – ma strettamente connessi – ministeri laici fondamentali per la comprensione della storia delle missioni cinesi. Partendo dalle prime esperienze alla fine del XVI se-colo, passando per un periodo di consolidamento tra i secoli XVIII e XIX, fino alle decisioni conciliari del concilio nazionale cinese del 1924 e del concilio Vaticano II, si mette in luce l’importanza dell’apporto dato dai laici alla fondazione, alla sopravvivenza e alla crescita della Chiesa in Cina.CATECHISTS AND LAY COMMUNITY LEADERS IN THE HISTORY OF THE CHURCH IN CHINA Historical Overview and documents
This study presents the figures of catechists (xiansheng) and community lead- ers (huizhang) in the history of the Church in China. Through the analysis of his- toriographic sources, archival documents, missionary lexicographic sources and juridical sources, this study offers a terminological frame of the subject and outlines the origin, the development and the institutionalization of these two dif- ferent – but closely connected – secular ministries, which are fundamental to the understanding of the history of the Chinese missions. Starting from the first experiences at the end of the 16th century, through a period of consolidation between the 18th and 19th centuries, up to the decisions of the Chinese Na- tional Council of 1924 and the Second Vatican Council, this paper aims to high- light the importance of the contribution given by the Chinese lay Christians to the foundation, the survival and the growth of the Church in China
I gesuiti in Cina: attività nelle province e nella capitale e sviluppo delle comunità cristiane
La breccia nella Muraglia: quando “espugnammo” la lingua cinese
Nello studio della lingua cinese è ormai indispensabile fare uso del Pinyin 拼音, un alfabeto fonetico graficamente basato su quello latino e dotato di specifiche regole ortografiche, quale strumento per trascrivere i suoni delle parole cinesi che, nella loro forma scritta originaria, non offrirebbero altrimenti informazioni dirette sulla pronuncia . Il Pinyin è l’ultimo discendente di una lunga stirpe di sistemi di trascrizione in caratteri latini (diremo romanizzazione) nati e sviluppati per mano degli occidentali nel corso di oltre sei secoli. La storia dei sistemi di romanizzazione per la lingua cinese creati da missionari europei in Cina a partire dalla fine del XVI secolo riflette la complessità dell’ambiente multilinguistico in cui furono fondate le prime missioni cattoliche in Cina. Il primo sistema completo, su base italofona, fu ideato dal gesuita italiano Michele Ruggieri ed utilizzato da lui e dai primi confratelli attivi in Cina, ma cadde poi nell’oblio. Un primo tentativo di imporre un vero e proprio standard di romanizzazione fu quello dei gesuiti italiani Matteo Ricci e Lazzaro Cattaneo nei primi anni del 1600; ad esso seguì un secondo fallimentare esperimento del gesuita belga Nicholas Trigault nel 1626, la cui romanizzazione, seppur di grande valore scientifico, non fu mai adottata dai confratelli. Tuttavia, sembra che i missionari domenicani, tra cui Juan Bautista De Morales e Francisco Diaz, seppero far tesoro del lavoro svolto da Trigault, da cui trassero ispirazione per una romanizzazione adatta agli ispanofoni, che iniziò a diffondersi fin dagli anni ’40 del 1600, iniziando un filone ispanico di romanizzazione. Nei primi anni successivi al 1650, altri gesuiti del Padroado portoghese impiegarono sistemi discendenti da quello di Ricci-Cattaneo, mantenendo una forte aderenza all’ortografia portoghese. Tra questi, il gesuita tridentino Martino Martini, utilizzò questo tipo di romanizzazione per compilare la prima grammatica del cinese mandarino mai pubblicata, adottando in seguito un altro sistema più vicino all’ortografia spagnola che ottenne una vasta diffusione grazie alle opere di divulgazione da egli pubblicate in Europa. Il gesuita polacco Michael Boym impiegò una variante personale del sistema Ricci-Cattaneo, che apparve in alcune pubblicazioni europee basate su suoi scritti, ma che non attecchì come standard tra i confratelli. In seguito, un nuovo filone di romanizzazione legato all’ortografia francese si fece spazio alla fine del 1600, grazie ai contributi di gesuiti francofoni quali Joachim Bouvet e Louis Le Comte. Allo stesso tempo, i missionari di lingua spagnola, spacialmente i domenicani, rafforzarono lo standard spagnolo, in particolare attraverso i lavori linguistici di Francisco Varo. Alcuni tentativi basati sull’ortografia italiana comparvero a cavallo tra gli ultimi anni del 1600 e l’inizio del 1700, come testimoniano le opere manoscritte del francescano Basilio Brollo e di Carlo Orazi da Castorano, ma queste romanizzazioni italofone non divennero mai uno standard diffuso. In seguito, alcuni intellettuali e studiosi europei quali Christian Mentzel, Andreas Muller, Thomas Hyde, Gottfried Wilhelm von Leibniz, Theophilus Siegfried Bayer, ecc., tentarono in varia misura di sviluppare peculiari sistemi di romanizzazione, prevalentemente secondo le ortografie del tedesco o dell’inglese. La vicenda della romanizzazione del cinese è, più in generale, una vicenda di dialogo, identità e rappresentazione: il dialogo tra la Cina e l’Occidente, di fatto, iniziò e continuò grazie al dialogo tra due ‘alfabeti’. Fu proprio questa prima e fondamentale opera di decifrazione e ricodifica a permettere di aprire un canale di osmosi tra la lingua cinese e le lingue europee
La traduzione dalle lingue europee al cinese: l’introduzione dei diritti stranieri
Il presente contributo si propone di ricordare come, quasi quattro secoli fa, il dialogo culturale tra Cina e Occidente iniziò, con reciproco profitto, a coinvolgere gradualmente la sfera del diritto. I testi tradotti o redatti in cinese tra il XVII e il XIX secolo da missionari, diplomatici, funzionari governativi e altri intellettuali, presentarono sistematicamente idee e concetti sconosciuti alla Cina di allora. Già nelle opere più risalenti, è possibile reperire alcuni passi riguardanti, in modo più o meno diretto, l’ambito giuridico, l’arte del governo e la descrizione degli ordinamenti europei. Questi frammenti letterari introdussero in Cina la concezione occidentale del diritto. La traduzione di opere a sfondo giuridico conquistò gradualmente maggior spazio tra i testi tradotti in Cina nell’ultimo secolo dell’impero e nei primi decenni della repubblica, fornendo ai governanti le basi per ridisegnare il proprio sistema giuridico sull’esempio dei contemporanei ordinamenti europei, e portando la Cina ad entrare nella grande famiglia dei sistemi romanistici
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