1,721,007 research outputs found
Collaborazione come consulente scientifico all’allestimento di una sala del Museo multimediale di Barga (intervento registrato su video, febbraio 2017) e alla realizzazione di un audiovisivo. .
Raffaele Savigni ha collaborato alla predisposizione di un audiovisivo per il museo multimediale di Barga mediante un'intervista ed un intervento registrato (febbraio 2017), nel quadro di una collaborazione con l'Università di Pisa, Dipartimento delle Arti (al quale è stato commissionato l'allestimento della sala sui personaggi storici, tra cui Matilde di Canossa), ed in particolare con la prof.ssa Sandra LIschi, la prof.ssa Andreina Di Brino, il prof. Paoletti. Successivamente ha presentato questa esperienza nell'ambito del primo convegbno italiano sulla "Public History" che si è tenuto a Ravenna dal 5 al 9 giugno 2017, con una relazione su "La storia nei musei, nelle mostre e nei percorsi espositivi"
I trattati “adversus Graecos” di Enea di Parigi e Ratramno di Corbie
Il contributo analizza i trattati elaborati da Enea vescovo di Corbie e Ratramno monaco di Corbie, elaborati nell'ambito della polemica insorta nell'867-868 tra la Chiesa di Roma (sostenuta dalla Chiesa franca) e quella di Costantinopoli dopo l'elezione del patriarca Fozio e su sollecitazione di paopa Niccolò I. Vengono analizzati i vari argomenti della polemica, dal "Filioque" alla questione del primato del vescovo di Roma. Si tratta di una ricerca del tutto originale, in quanto questi testi non erano sinora analizzati in modo puntuale; essa è stata condotta con un approccio metodologicamente innovativo, coniugando la storia delle dottrine teologiche con quella delle istituzioni ecclesiastiche e con un'attenzione particolare alle sfumature del lessico teologico e politico-ecclesiastico
La vita di Santa Zita: contesto storico e rielaborazioni agiografiche,
Santa Zita è diventata nel Novecento la patrona delle domestiche. Ma la originaria Vita latina, redatta presumibilmente all'inizio del Trecento nell'ambiente della canonica di San Frediano, la presenta anzitutto come una santa della carità, pronta a oltrepassare i doveri della sua condizione per aiutare i poveri, e come una contemplativa, immersa nella preghiera. Il suo culto è stato diffuso soprattutto grazie all'iniziativa della famiglia Fatinelli, presso la quale Zita aveva prestato servizio, e di cui il saggio evidenzia il ruolo significativo svolto nella vita economica e politica di Lucca.
La serva lucchese viene collocata nel quadro della diffusione di modelli di santità laicale e femminile, come quelli di cui sono portatrici Verdiana da Castelfiorentino e Cristiana da Santa Croce, che presentano alcuni tratti comuni. Viene inoltre analizzata la rielaborazione del modello originario di santa Zita nei volgarizzamenti di età moderna, nonché l'immagine trasmessa da altre fonti, come le cronache cittadine. In età moderna la figura di Zita viene progressivamente identificata col modello della santa serva, mentre altri motivi agiografici passano in secondo piano.In the 20th century, Saint Zita became the patron saint of maids and domestic servants. However, her Latin Vita presents Zita primarily as a charity saint, ready to go beyond the duties of her condition to help the poor, and as a contemplative saint, immersed in prayer. Presumably, the Vita was written at the beginning of the fourteenth century, in milieu of the parish church of San Frediano, and her cult was promoted by the Fatinelli family, the family where Zita was a maid. This paper highlights the significant role played in the economic and political life of Lucca of the Fatinellis. The hagiographic proposal of the Vita of this Luccan maid can, thus, be read within the framework of contemporary lay and feminine hagiographical models, as for Verdiana da Castelfiorentino and Cristiana da Santa Croce, who have some common features with Zita.
Later, the story of Saint Zita was presented in vulgar translations (from the modern age), and in other sources (e.g. the city chronicles). The paper analyzes the progressive shifting from the original model of a saint of charity and prayer, towards that of the holy servant, which let other hagiographical themes in the background
Sandonnini Nicola
La voce illustra sinteticamente, sulla base di un'indagine su fonti anche inedite, il percorso culturale e la carriera ecclesiastica di Nicola Sandonnini, esponente di una famiglia della Garfagnana, divenuto nel 1465 vescovo di Modena e poi dal 1479 di Lucca, ed incaricato da papa Paolo II di missioni diplomatiche in Francia e in Bogogna
L'argomentazione storica, 1. Dalla rinascita dell'Europa all'età dell'assolutismo
Il volume presenta un quadro storiograficamente aggiornato della storia dell'Europa medievale dall'XI al XV secolo, con un ricco corredo di fonti ed una scelta di passi tratti dalla storiografia più significativa, L'attenzione è rivolta non solo ai tradizionali temi di storia politica, ma anche all'immaginario, all'iconografia, alle rappresentazioni mentali, alla storia culturale e religiosa, alla storia sociale e del clima; e vengono presi in considerazione anche aspetti spesso trascurati dalla manualistica corrente, come la storia dell'Europa orientale, del mondo islamico e dell'Asia. Vengono inoltre evidenziate le questioni aperte
Ellero e l’Appennino forlivese tra tardoantico e Medioevo
Ellero di Galeata e l’Appennino forlivese tra tardoantico e Medioevo
II saggio analizza la Vita (redatta probabilmente all’inizio dell’VIII secolo) di sant’Ellero di Galeata, che dopo un’iniziale esperienza eremitica fondò una comunità monastica in prossimità di una villa tardoantica riconducibile alla figura di Teoderico. Le vicende dell’abbazia e della valle del Bidente vengono ricostruite in relazione al contesto sociale e politico dell’esarcato e ai caratteri peculiari delle società appenniniche. Il territorio di Galeata, che si rese autonomo rispetto alla diocesi di Forlimpopoli, divenendo nel XV secolo un nullius, era caratterizzato da significativi contatti culturali non solo con la città di Ravenna (dalla quale proveniva la famiglia di Olibrio), ma anche con il versante toscano dell’Appennino, e in particolare con il Casentino, al quale la valle del Bidente era collegata mediante strade percorse da eserciti e da pellegrini. Dalla Tuscia proveniva Ellero, e in quella regione si diffuse il culto del santo, il cui nome originario, Ylarius, divenne qui Hellerus. Alla fine dell’ottavo secolo dall’abbazia dipendevano già diversi ospedali appenninici destinati all’accoglienza dei pellegrini. Dall’XI secolo il monastero acquisì il controllo di numerosi castelli. Solo nel 1438 esso fu inserito nella congregazione camaldolese, della quale facevano già parte, dall’XI-XII secolo, altre comunità monastiche della valle.This essay analyzes the Life of Hilary of Galeata, probably written at the beginning of the 8thcentury. Saint Hilary, a hermit since his youth, founded a monastic community in Valley of the Bidente, near a Late antique villa whose history was connected with Theodoric. The analysis aims at a reconstruction of the history of the abbey and the valley with attention both to the political and social context of the Hexarcate, and to the specific characteristics of the mountain community of the Apennines. In fact, the area of Galeata had a strict cultural relationship with Ravenna (hometown of the family of Olibrius), as well as with the Tuscan side of the Apennines (especially the Casentino valley, due to roads well frequented by armies and peregrines). In the 15thcentury this area attained the rank of nullius, gaining its autonomy from the diocese of Forlimpopoli. Also, Hilary himself was from Tuscia, and in Tuscia, where his cult was diffused, his name changed from Ylarius to Hellerus. The abbey held jurisdiction over some hospitals for peregrines in the Appenines (since the end of the 8thcentury), and over many castles (since the 9th), but only in 1498 it became part of the Camaldolese congregation, while many other monastic communities of the same valley had been absorbed already in the 11th-12t
Vie d’acqua, ponti, mulini in Valdinievole nel Medioevo: la documentazione lucchese
Il contributo analizza le ve di comunicazione terrestri ed acquatiche tra Lucca e la Valdinievole nel Medioevo, ed in particolare le testimonianze relative alla psca ed aa presenza di ponti e mulini ed ala riscossione di pedaggi. Viene utilizzata un'ampia documentazione archivistica inedita, e vengono pubblicati in Appendice i documenti più significativi.
Lucca e Matilde di Canossa tra storia e mito
La mostra di documenti matildici, codici e libri antichi (organizzata presso la Biblioteca statale di Lucca, con la collaborazione del Comune di Lucca, dell'archivio strico diocesano, della biblioteca capitolare e dell'archivio di Stato di Lucca) è stata inaugurata l'8 novembre 2016 e si è conclusa il 5 dicembre successivo
Cultura, linguaggi politici e società nell’alto medioevo
Il contributo analizza gli studi condotti negli ultimi decenni sulla cultura, i linguaggi politici e la società cristiana dell'Alto Medioevo, evidenziando il ruolo marginale di tali ricerche nella medievistica italiana,e l'esigenza di sviluppare filoni di ricerca (talora già avviati e poi abbandonati, talora emergenti tra gli studi d'oltralpe) sull'ecclesiologia, sulle controversie teologiche, sullʼesegesi biblica. La società carolingia percepiva se stessa come Ecclesia, ossia come una società guidata dai valori cristiani, nella quale i sacramenti scandivano le principali tappe della vita ed i ruoli sociali dei re, dei conti, dei padri di famiglia si configuravano come ministeri "pastorali". I linguaggi politici ed economici ed i processi di costruzione della memoria storica, delle identità etniche e politiche e dello spazio (percepito come uno spazio incentrato su luoghi sacri) erano dominati dal richiamo ai principi cristiani. Al tempo stesso il termine ecclesia è stato sempre più sistematicamente utilizzato, a partire dal IX secolo, per designare non solo la comunità cristiana, ma soprattutto l'edificio sacro in cui si riunivano i fedeli: si andava delineando il "Medioevo delle cattedrali", mentre si definiva in termini più precisi una territorialità ecclesiastica.This paper analyzes how Italian scholarly literature on the early Middle Ages, produced over the last forty years, focuses on culture, political languages, and Christian society. This analysis highlights the marginal role of such researches within the Italian medieval studies, and the need to sustain the study of ecclesiology, theological controversies and biblical exegesis, as it happens in the wider European area (where some of these research fields have already been searched and abandoned, some are just emerging now). The Carolingian society perceived itself as Ecclesia, namely as a society guided by Christian values, in which the sacraments marked the main stages of life, and the social roles of kings, counts, and fathers of families were understood and shaped as religious duties. The reference to Christian principles were dominated a wide range of fields: political and economic languages, processes of construction of historical memory, as well as of ethnic and political identities, and of space (often perceived as defined by sacred places). But at the same time, starting from the ninth century, the concept of ecclesia has been increasingly used to designate not only the Christian community, but mainly the sacred building where the faithful gathered. The "Middle Ages of the Cathedrals" was born, while an ecclesiastical territoriality was defined in more precise terms
The Roman Veronica and the Holy Face of Lucca: parallelisms and tangents in the formation of their respective traditions
In the thirteenth century the civic cult of the Holy Face became the symbol of the libertas of Lucca. Several bishopric indulgences show the importance of worship of the Holy Face and its central role in defining the identity of the city. According to the Legend, Nicodemus sculpted the Face on the image left by Christ’s body on the veil (velamen) used as His funeral shroud. Gervase of Tilbury added that the cloth that covered the whole body of Jesus was placed inside the Holy Face, near the relics of the Passion. He connects the Holy Face to the Veronica and to other images of Christ.
The manuscript 490 of the Biblioteca Capitolare Feliniana, copied in the late 8th or early 9th century, includes the Cura sanitatis Tiberii. A manuscript of Rabanus Maurus’ figured poem De laudibus Sanctae Crucis is preserved in Lucca; however its local origin is unlikely.
Romano Silva has underlined the symmetry between the location of the Holy Face in St. Martin's Cathedral of Lucca and that of the Veronica in St Peter’s, both on the right of the entrance; and Emperor Charles IV from Bohemia, who freed citizens of Lucca from the domination of Pisa in 1369, appreciated both cults, and promoted their spread in Prague. The decoration of a manuscript of the confraternity of the Holy Cross, linked to the St. Luke's hospital, reflects the integration between the public devotion to the Holy Face and the new spirituality focused on the devotion to the suffering Christ, and on charity towards the poor.
A vernacular version of the Legend, published in Lucca in 1586 and immediately recalled, ends with a reference to the Veronica. The Veronica is represented in two 16th century petitions addressed to the pope by the habitants of Alessandria and Montpellier, and preserved in Tuscan Archives.
Instead, I have not found in Luccaʼs medieval iconography references to the Veronica or to the related cycle of Pontius Pilate; and Veronica is not mentioned in Luccan liturgical calendars. In Lucca, the strong rooting of the worship of Volto Santo may have stopped the influx of the Roman Veronica.
Lucca, in fact, while declaring its loyalty to the Church of Rome, already had its own Holy Face, perceived as the solid foundation of the city’s cultural and political identity
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