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Downton Abbey. Il fascino sfacciato dell’aristocrazia
Downton Abbey, che è andata in onda dal 2010 al 2015 in sei stagioni, ha mobilitato un immaginario molto vasto e, come dimostra il sequel cinematografico uscito nel 2019, continua a riscuotere ampio interesse, a conferma della tendenza oggi dilagante al recupero del passato, specie di quello a cavallo tra tardo Ottocento e primo Novecento. Il volume affronta le molteplici connessioni della serie con la storia culturale, la tradizione letteraria e alcuni filoni cinematografici e televisivi, proponendo una riflessione sull’orchestrazione del racconto, sugli sfondi e i contesti culturali, sulle ripercussioni attuali nel costume e nel marketing e sulle appropriazioni narrative e crossmediali dell’universo di Downton Abbey. Il volume è strutturato in tre parti. La prima riguarda le logiche e gli influssi che caratterizzano la narrazione: dalle dinamiche della serialità al rapporto con il grande romanzo realista e la saga edoardiana, a quello con film come Gosford Park o con serie come Upstairs/Downstairs; la seconda parte mette a fuoco la rappresentazione di cruciali costanti e metamorfosi culturali relative all’identità britannica, alla storia primo-novecentesca, alla svolta tecnologica e alle questioni di genere; la terza parte verte sulle vaste risonanze della serie nella cultura popolare, dal turismo nei luoghi del racconto, che diventano palcoscenico di nuove narrazioni, all’estrapolazione delle ricette, sino alla proliferazione di fanfiction e cosplay
Il "Sogno" fra spettacolo, potere, politiche di genere
Il volume presenta alcuni fra i più significativi saggi scritti nel Novecento sulla commedia shakespeariana "A Midsummer Night’s Dream", che ha avuto un duraturo successo mondiale sia sulle tavole del palcoscenico e sugli schermi cinematografici, sia sulle pagine della critica letteraria e teatrale. I saggi contenuti nella raccolta sono stati selezionati e tradotti con l’intenzione di rendere più accessibile a un pubblico di lettori italiani una serie di riflessioni divenute centrali nella storia del teatro e della critica shakespeariani. In tal senso, il volume può essere visto come uno strumento di indagine in grado di recuperare all’interno del "Sogno" shakespeariano una nuova articolazione di segni e di orizzonti di senso. Risultano, così, evidenziate alcune problematiche cruciali che il testo focalizzava già alla fine del Cinquecento e che oggi riconosciamo ancora vicine alla nostra sensibilità politica e culturale. Pertanto sono stati privilegiati saggi intimamente connessi ai temi individuati nel titolo - sogno, gioco, potere - tre ambiti rivisitati alla luce delle teorie sulla festa e sul carnevale, sulla differenza e sul desiderio sessuali, sul potere politico e sul sogno utopico
Feste e intrattenimenti per Elisabetta I Tudor
Il volume presenta un testo spettacolare ideato e messo in scena per la regina Elisabetta I Tudor durante il progress estivo del 1591. Con la magnificenza che si addice a una sontuosa festa di corte rinascimentale, il conte di Hertford riceve la sovrana nella sua residenza di Elvetham, che trasforma in uno straordinario palcoscenico naturale. Su un laghetto a forma di mezzaluna creato apposta per l’occasione e nei giardini rigogliosi che circondano il palazzo si avvicendano ninfe e tritoni, fate, divinità marine e spiriti dei boschi che, tra pantomime, naumachie e fuochi d’artificio rappresentano la regalità in tutto il suo splendore. In una successione fantasmagorica di simboli e allegorie Elisabetta viene invitata a ricomporre i mille riflessi della sua immagine nella grandiosa icona della Vergine Imperiale e della mitica “regina delle fate”. Con lei la gloria e la potenza della nazione e della sua intraprendente e invincibile flotta vengono celebrate in una magnifica rappresentazione che regala al regno di Albione i caratteri della fiaba nazionale
Digital Memory: Risks and Emergencies
Will the archives of our future resemble Babel’s library imagined by Borges? A never-ending library, containing all existing books, but in which the research of a consistent and complete text might be impossible? The mere accumulation of documents, made easier by the digital writing techniques, could actually make such a paradox become a reality. We are aware that, if compared with that of paper, the obsolescence of digital memory is much quicker, and that the rapid changes in hardware and software prevent us from using a lot of archived data. This volume, "Digital memory: risks and emergencies", illustrates the features that might cause emergencies and risks to long-term conservation. Each of the archives, spanning different geographical areas and more than thirty years, that have at some point risked total or partial loss, is relevant for the analysis of important cultural and technological problems
Elvetham
Il volume presenta un testo spettacolare ideato e messo in scena per la regina Elisabetta I Tudor durante il progress estivo del 1591. Con la magnificenza che si addice a una sontuosa festa di corte rinascimentale, il conte di Hertford riceve la sovrana nella sua residenza di Elvetham, che trasforma in uno straordinario palcoscenico naturale. Su un laghetto a forma di mezzaluna creato apposta per l’occasione e nei giardini rigogliosi che circondano il palazzo si avvicendano ninfe e tritoni, fate, divinità marine e spiriti dei boschi che, tra pantomime, naumachie e fuochi d’artificio rappresentano la regalità in tutto il suo splendore. In una successione fantasmagorica di simboli e allegorie Elisabetta viene invitata a ricomporre i mille riflessi della sua immagine nella grandiosa icona della Vergine Imperiale e della mitica “regina delle fate”. Con lei la gloria e la potenza della nazione e della sua intraprendente e invincibile flotta vengono celebrate in una magnifica rappresentazione che regala al regno di Albione i caratteri della fiaba nazionale
Performing Rituals of Self-Narration: Benjamin Zephaniah’s Storytelling
The article focuses on Benjamin Zephaniah and his choice of performance poetry as a militant artistic practice, which led him to gain a prominent position in the British cultural contemporary panorama. His controversial position within mainstream culture is analysed considering the performative character of literature intended as an event, and exploring the condition of the contemporary postcolonial writer, who is becoming more and more a literary celebrity. Zephaniah narrates himself and his art on multiple platforms and by making use of different media, trying to transfer a shared past (and present) through storytelling performances which operate not much as a form of archive, but as a form of empowered repertoire
Il "Sogno" di Shakespeare. Spettacolo, potere, politiche di genere
Il volume presenta alcuni fra i più significativi saggi scritti nel Novecento sulla commedia shakespeariana "A Midsummer Night’s Dream", che ha avuto un duraturo successo mondiale sia sulle tavole del palcoscenico e sugli schermi cinematografici, sia sulle pagine della critica letteraria e teatrale. I saggi contenuti nella raccolta sono stati selezionati e tradotti con l’intenzione di rendere più accessibile a un pubblico di lettori italiani una serie di riflessioni divenute centrali nella storia del teatro e della critica shakespeariani. In tal senso, il volume può essere visto come uno strumento di indagine in grado di recuperare all’interno del "Sogno" shakespeariano una nuova articolazione di segni e di orizzonti di senso. Risultano, così, evidenziate alcune problematiche cruciali che il testo focalizzava già alla fine del Cinquecento e che oggi riconosciamo ancora vicine alla nostra sensibilità politica e culturale. Pertanto sono stati privilegiati saggi intimamente connessi ai temi individuati nel titolo - sogno, gioco, potere - tre ambiti rivisitati alla luce delle teorie sulla festa e sul carnevale, sulla differenza e sul desiderio sessuali, sul potere politico e sul sogno utopico
L'eredità di Mnemosine. Tecnologie della scrittura e della memoria nella letteratura contemporanea
Il saggio propone una riflessione sulla trasformazione della memoria culturale e della scrittura del ricordo che la rivoluzione tecnologica digitale ha contribuito a generare nel mondo contemporaneo. Reti di comunicazioni sempre più fitte collegano le regioni più distanti. La radio e la televisione trasmettono i loro programmi via satellite, in tutto il mondo, alla velocità del pensiero e senza pausa. La capacità di archiviazione dei nuovi elaboratori fa saltare i confini della memoria culturale. Il flusso delle immagini televisive rende obsoleta la scrittura come principale metafora della memoria; le nuove tecnologie informatiche si basano su un diverso tipo di scrittura, quella digitale, che nella sua forma fluida non ha più nulla a che fare con la vecchia gestualità dello scrivere e non mette più a fuoco la differenza fra ricordo e oblio. Il discorso si sviluppa intorno ad alcuni esempi tratti dalla narrativa contemporanea inglese e anglo-americana che si incentrano sull’idea di archivio e sui meccanismi che contribuiscono alla sua creazione o negazione. Da "The Handmaid's Tale" (1985) di Margaret Atwood, in cui i ricordi del vecchio mondo libero che riaffiorano nella protagonista vengono segretamente registrati su nastri magnetici per sfuggire alla censura di un regime totalitario che condanna la memoria, e poi decifrati e reinterpretati centinaia di anni più tardi da un archivista dell’università di Cambridge; a "Galatea 2.2" (1995) di Richard Powers, una versione computerizzata del mito di Pigmalione in cui l’opera d’arte viene sostituita da un computer progettato per imitare la mente umana e destinato ad imparare in dieci mesi la letteratura; a "The Powerbook" (2000) di Jeanette Winterson che racchiude, nell’infrastruttura di un computer e delle sue funzioni di creazione e memorizzazione, passato, presente e futuro, tra narrazioni che prendono vita e personaggi della storia che alla vita ritornano
Technology and the Human Experience
We are in a technological age, and technology is now so powerful that we define ourselves and our world in relation to it. The changes we have experienced in the past decades in science and technology have modified also our beliefs and the “human-centred” view of the universe we have inherited from the past, thus bringing us into a “post-human” condition. This essay aims at exploring the relationship between technology and the representation of the self in the contemporary world, and the radical revision of the process by which identity is constructed. The use of tools has changed the human mind, altered the human body, and reshaped human identity. Now at the dawn of the 21st century, a new generation of machines that can aid or even mimic human physical and mental capabilities, in questioning the centrality of man in the world, is going to radically change humanity
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