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    Forme e stili della canzone napoletana classica

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    Questo libro presenta un’indagine per parametri e tratti stilistici della canzone napoletana classica. Centinaia di spartiti di brani prodotti tra gli anni ’80 dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale sono stati analizzati attraverso una scheda che ha permesso di individuare le costanti stilistiche per ciascuno dei parametri “notazionabili” (forma, melodia, ritmo, armonia, rapporto testo-musica). Tale studio ha inteso colmare una lacuna evidente nella bibliografia sul tema canzone napoletana, copiosa tuttavia carente dalla prospettiva analitico-musicale. Ne ha permesso la realizzazione la natura ibrida tra musica d’arte e canto popolare delle stesse canzoni napoletane classiche, realizzate in una fase storica in cui esse erano ancora composte su carta pentagrammata a opera di autori di formazione conservatoriale

    Macrostrutture formali della canzone napoletana nell'Ottocento

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    The classic Neapolitan song represented a model for many coeval and later similar genres, such as the “Salon” romance, the tango and the modern Italian song. Of course his influence was favoured by the action of a young and efficient cultural industry, able to construct an international success around songs like Funiculì Funiculà (1880) or ‘O sole mio (1898, on the habanera rhythm). But the wide circulation of this repertoire was also due to artistic factors, to poetic and musical forms brought to perfection in the late 19th century. The verse-and-refrain song form first of all, a macro-structural scheme that was not unknown to the pre-classical Neapolitan songs (for example the famous Io te voglio bene assaje, 1835 ca.); but it became popular only since the 1880s, when it was constantly adopted by authors for the first time professionals, such as Luigi Denza Enrico De Leva, Mario Costa and Salvatore Di Giacomo. These composers and poets, also looking at the cultured tradition, raised the Neapolitan song to a very high stylistic level and developed the verse-and-refrain form, the same that would be afterwards imposed in other repertoires of song

    Il verismo musicale

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    Intorno al verismo musicale è stata prodotta non poca letteratura musicologica, sia in tempi addietro sia in anni più recenti: saggi, articoli e — soprattutto — atti di molteplici convegni tenuti sui maggiori esponenti della cosiddetta 'Giovane Scuola' (Mascagni, Leoncavallo, Cilea e Giordano) o sulle loro opere più importanti (Cavalleria rusticana e Pagliacci su tutte). Ad oggi, però, manca sull'argomento un lavoro monografico capace di sintetizzare e superare i risultati necessariamente parziali di tali variegate ricerche, così permettendo di osservare questo fenomeno della storia della musica integralmente, dai libretti alla messinscena musicale, dal contesto produttivo a quello recettivo. Manca, inoltre, una monografia che parli di verismo musicale senza alcuna lente deformante, senza il filtro ideologico di chi sostiene “a spada tratta” o denigra pregiudizievolmente uno stile operistico da subito risultato molto controverso sul piano della critica. Questo libro, dunque, si propone di colmare tali lacune, cercando di fare un po’ di chiarezza intorno a uno degli eventi più noti e dibattuti di un passato storico-musicale non così remoto. Il volume prevede una suddivisione in due parti, nell'intento di raccontare ed inquadrare storicamente il verismo musicale da un lato e, dall'altro, di fornire al lettore un riscontro concreto delle conclusioni di tipo storico attraverso esempi estratti dalle partiture. Pertanto nella prima parte, di taglio storiografico, è inizialmente proposta una sintetica descrizione del verismo musicale, con una discussione intorno alle problematiche ancora aperte su questo stile. È poi ricostruita l’idea coeva di verismo musicale, al fine di oltrepassare la parzialità di molte letture contemporanee: dallo spoglio delle riviste musicali ed artistiche del tempo affiorano dati sorprendenti, come il fatto che alla data del 1890 (l’anno di Cavalleria rusticana, primo melodramma verista) critici ed estetici stavano discutendo già da tempo circa la possibilità di una realizzazione musicale della poetica verista. È inoltre ripercorsa la nascita della 'Giovane Scuola', i suoi legami con lo stile verista, il suo ruolo nella storia dell’opera di fine Ottocento, ma anche le finalità promozionali di quella che nelle strategie di Sonzogno (il maggiore editore di melodrammi veristi) fu una vera e propria “etichetta” editoriale. In un’appendice alla prima parte, infine, sono trascritti molteplici articoli e saggi critici del tempo, documenti d’archivio mai portati alla luce e fondamentali per l’esatta comprensione del verismo in musica. Nella seconda parte, più specificamente analitico-musicale, il lavoro storiografico trova un’immediata e concreta rispondenza nell'analisi delle partiture. Una breve introduzione delucida i criteri analitici e spiega le ragioni che hanno spinto a selezionare determinate opere dal corposo repertorio verista. A tre melodrammi sono dedicate analisi specifiche (Cavalleria rusticana, Pagliacci, Mala vita), ma in un ultimo paragrafo l’orizzonte analitico è allargato a opere spesso sconosciute e mai oggetto di studio (La Tilda, Maruzza, Il Birichino), eppure degne di considerazione per una serie di ragioni critiche e storiche che il lettore avrà avuto modo di cogliere nella prima parte
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