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    Rete Grandi Impianti

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    Il tema dei network tra imprese è al centro del dibattito aziendale e manageriale da oltre quarant’anni. Nonostante gli studi che hanno ampiamente decantato le opportunità offerte dal fare rete, le imprese hanno talora esitato nell’avviare concreti processi aggregativi. Il lavoro offre alcune evidenze empiriche relative al fenomeno delle reti di imprese attraverso lo studio di un caso aziendale

    Linea Marmo

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    Il tema dei network tra imprese è al centro del dibattito aziendale e manageriale da oltre quarant’anni. Nonostante gli studi che hanno ampiamente decantato le opportunità offerte dal fare rete, le imprese hanno talora esitato nell’avviare concreti processi aggregativi. Il lavoro offre alcune evidenze empiriche relative al fenomeno delle reti di imprese attraverso lo studio di un caso aziendale

    Gli assetti proprietari delle società quotate: evidenze empiriche in Italia, negli Stati Uniti e in Germania

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    Gli assetti proprietari rappresentano un elemento costitutivo dei modelli di corporate governance. Il lavoro si propone di verificare l’esistenza – o meno – di processi evolutivi orientati a far convergere gli assetti proprietari delle imprese verso un modello “unitario”. A tal fine il lavoro presenta un’analisi quantitativa sviluppata su un campione di società quotate nei mercati finanziari italiano, statunitense e tedesco. L’indagine è condotta osservando il grado di concentrazione della struttura azionaria e la composizione della compagine azionaria. Dalle evidenze empiriche si evincono precisi segnali che confermano il processo di convergenza in corso, ma che evidenziano anche come tale processo risulti tuttora significativamente influenzato dal contesto economico, culturale e politico di riferimento

    “PROPRIETÀ” VERSUS “CONTROLLO”: POLITICHE DI BILANCIO NELLA DELIMITAZIONE DELL’AREA DI CONSOLIDAMENTO IN ITALIA E NEGLI STATI UNITI

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    Gli IAS/IFRS e gli US GAAP definiscono l’area di consolidamento facendo riferimento al principio del controllo, secondo l’approccio principles-based. L’approccio principles-based è stato accolto solo recentemente dal FASB, che sta abbandonando l’approccio rules-based.Il lavoro è volto a contribuire al dibattito rules- versus principles-based standard con riguardo alla delimitazione dell’area di consolidamento. Le analisi empiriche condotte su società quotate italiane e statunitensi dimostrano che: i) le società tendono ad applicare l’approccio rules-based anziché l’approccio principles-based; ii) le capogruppo statunitensi tendono a porre in essere politiche di bilancio volte a escludere alcune società dall’area di consolidamento

    Il modello di organizzazione, gestione e controllo nei gruppi di imprese: riflessioni a partire due casi studio

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    Il Modello di organizzazione gestione e controllo è uno strumento della governance aziendale orientato a prevenire la commissione di comportamenti illeciti. Nei gruppi di imprese, al Modello è attribuita la funzione di salvaguardare l’impresa non solo dal rischio di commissione di reati, ma anche dal rischio di propagazione della responsabilità amministrativa ad altre imprese del gruppo. La rilevanza del tema per i gruppi di imprese ha recentemente attirato l’interesse della dottrina economico-aziendale, con l’obiettivo di proporre soluzioni di articolazione del Modello coerenti con le diverse strutture di gruppo. Il lavoro si propone di esaminare l’adozione – rectius, la differenziazione – dei Modelli nell’ambito dei gruppi strategici. A tal fine è stata condotta una ricerca qualitativa attraverso lo studio di due casi. Dalle evidenze empiriche si evince come alcuni elementi del Modello siano mantenuti “comuni”, mentre altri si prestino ad una sostanziale differenziazione tra le imprese del gruppo. In entrambi i casi esaminati si nota inoltre un incremento del grado di differenziazione tra i modelli organizzativi delle unità del gruppo

    "Proprieta" e "controllo" nelle scelte di consolidamento. Evidenze empiriche in Italia e negli Stati Uniti

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    Le scelte in ordine alla delimitazione dell’area di consolidamento possono essere inficiate da politiche di bilancio volte a rappresentare una preordinata performance di gruppo. Gli standard setter internazionali e americani accolgono concezioni di area di consolidamento che discendono da diverse culture contabili e in particolare dalle teorie di gruppo, che ispirano le modalità con cui il gruppo è rappresentato nel bilancio consolidato. Principalmente il perimetro di gruppo può essere delimitato in relazione al criterio della “proprietà” – secondo cui rientrano nell’area di consolidamento le società di cui la capogruppo detiene la maggioranza del capitale sociale – oppure in relazione al criterio del “controllo” – secondo cui le società controllate sono quelle legate alla capogruppo da sostanziali rapporti di dominanza, che possono concretizzarsi attraverso molteplici forme (rapporti contrattuali, patti parasociali, relazioni di business e così via). Lo IASB accoglie il criterio del controllo, mentre il FASB ha adottato fino a qualche anno fa il criterio della proprietà, ma si è recentemente uniformato all’approccio dello IASB. Il lavoro si propone di perseguire i seguenti obiettivi: 1. analizzare l’evoluzione della nozione di controllo accolta dai principi contabili internazionali (IAS/IFRS) e dai principi contabili americani (US GAAP); 2. verificare l’influenza degli standards sulle scelte partecipative, in particolare: a. testare se le imprese sono influenzate dai cambiamenti intervenuti negli standard contabili in tema di bilancio consolidato; b. riscontrare la presenza o meno di comportamenti opportunistici che informano le scelte partecipative. Al fine di perseguire gli obiettivi della ricerca è stata condotta una ricerca empirica attraverso un’analisi statistica descrittiva e inferenziale multivariata delle scelte partecipative operate delle società capogruppo, rappresentate tramite la percentuale di proprietà che ciascuna società quotata rientrante nel campione detiene nel capitale sociale delle proprie società partecipate. L’analisi è stata condotta su due campioni di società quotate: un campione di società quotate italiane e un campione di società quotate statunitensi, nel periodo tra il 2004 e il 2008, anni in cui si sono avvicendati i principali mutamenti nei principi contabili relativi al tema studiato. Le evidenze empiriche confermano l’esistenza di politiche di bilancio attuate attraverso la percentuale di proprietà. Ciò costituisce un segnale sintomatico del fatto che i redattori del bilancio consolidato sono ancorati al criterio della “proprietà” per la delimitazione del perimetro di consolidamento, nonostante le disposizioni dei principi contabili accolgano il criterio del “controllo”. Il lavoro offre spunti di riflessione in merito all’importanza che i redattori del bilancio consolidato attribuiscono alla “proprietà”, inserendosi nel dibattito scientifico che riguarda la preferenza di standard contabili “bright line”, ovvero fondati su regole oggettive qual è il criterio della “proprietà”, piuttosto che “principle based”, ovvero fondati su principi che lasciano spazio a valutazioni soggettive e discrezionali, come accade per l’effetto dell’impiego del criterio del “controllo”.The consolidation area could be affected by aggressive accounting choices aimed to represent a preordered group performance. The International and American standard setters accept different concept about the consolidation area that come down from different accounting culture and, in particular, from the group theories, that inspire the way in which the group has to be represented in the consolidated statement. Basically the consolidation area could be delimited with respect of the “ownership” criteria – which says that all the subsidiaries where the parent company own the majority of the voting right have to be included in the consolidation area – or with respect to the “control” criteria – which says that the subsidiaries that have to be included in the consolidation area are those linked to the parent by substantial relationship of dominance, that could be achieved in multiple ways (contractual relations, corporate agreements, business relations). The IASB follows the control criteria, while the FASB has been adopting the ownership criteria until some years ago, but it has recently uniformed to the IASB approach. The research pursues the following goals: 1. to analyze the evolution of the control notion in the IAS/IFRS and in the US GAAP; 2. to verify the impact of the accounting standards on the ownership choices, in particular: a. to test whether the companies are influenced by the changes occurred in the accounting standard about the consolidation area; b. to discover the extent of opportunistic behavior that inspire the ownership choices. To pursue the goals an empirical research has been carried on through a statistic descriptive and inferential analysis on the ownership choices of the parent companies. These choices are measured by the ownership percentage that each parent company of the sample own in the voting rights of the subsidiaries. The analysis has been carried on two samples of listed companies: a sample of Italian listed companies and a sample of US listed companies, in the period from the 2004 to the 2008, when the main changes on the accounting principle have occurred. The empirical evidence confirms the extent of aggressive accounting realized through the ownership percentage. This signals that companies are more willing to follow the “ownership” criteria, although the accounting standards prescribe the “control” criteria. The research provides insights about the role that companies ascribe to the “ownership” criteria, in the scientific debate concerning the preference to “bright line” standards, as the “ownership” criteria is, rather than “principle based”, that leave space to subjective and discretional choices, as it occurs applying the “control” approach

    Italian compliance programmes in groups of companies

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    Legislative Decree 231/01 introduced corporate criminal liability into the Italian legal system: companies are exempted from the liability if they set up and implement a suitable compliance programme (called ‘Model 231’).Recent statements in the sphere of jurisprudence have drawn attention to these compliance programmes in groups of companies, although the legislation doesnot cover them. By means of empirical evidence this paper investigates the organisational set-ups adopted by companies within groups and the measures drawn up to implement a compliance programme. Special attention is paid to elements of differentiation that make the compliance programme ‘specific’ to each company and therefore more likely to prevent criminal offences

    STANDARD CONTABILI RULES BASED E PRINCIPLES BASED Profili generali ed evidenze empiriche

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    Il dibattito in ordine ai due approcci che informano la regolamentazione dell’informativa di bilancio – l’approccio rules-based e l’approccio principles-based – sta suscitando vivo interesse nella dottrina di financial accounting.Gli standard rules-based sono orientati a fornire regole precise, per definire in modo relativamente puntuale il riconoscimento in bilancio di specifiche operazioni aziendali. Gli standard principles-based, invece, offrono principi e orientamenti più generali volti a guidare, nelle specifichecircostanze, la soluzione del problema contabile da affrontare. Nessuno dei due approcci trova piena condivisione in letteratura, poiché entrambi presentanoprofili di criticità, tra cui l’attitudine a lasciare spazio a politiche di bilancio, nel senso di earnings management sia reale sia contabile. Il volume approfondisce, avvalendosi anche di una ricerca empirica, lo sviluppo del dibattito riguardante la superiorità di standard principles-based rispetto a standard rules-based, focalizzandosi sul tema dell’area di consolidamento, che rappresenta uno dei pochi ambiti in cui il FASB ha recentemente accolto l’approccio principles-based

    L'analisi delle performance delle imprese vicentine

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    I sistemi economici stanno vivendo trasformazioni profonde e repentine, che minacciano nelle fondamenta la capacità di competere delle imprese e, spesso, di interi distretti e territori industriali. Anche l’area del Nord Est in generale (e del Vicentino in particolare) sembra avere oggi esaurito il proprio slancio. Non ci sono dubbi sul fatto che siamo di fronte alla fine di un ciclo di sviluppo e che, per andare avanti, bisogna cambiare alcuni elementi del “motore” che ha generato la grande crescita degli ultimi trent’anni. In questo contesto, ci sono comunque non poche imprese che fanno da “battistrada”: innovano, investono, rischiano, collaborano fra di loro, adottando “modelli di business” innovativi e lungimiranti. Sono le imprese che meritano di essere studiate e conosciute, per creare una maggiore familiarità – culturale, politica, imprenditoriale – con i nuovi modi di “essere” e di “fare impresa”. In questa prospettiva, il volume contiene i risultati di un’indagine empirica multidisciplinare sui fattori di crescita e di competitività delle imprese vicentine, sviluppata attraverso l’impiego congiunto delle “chiavi di lettura” della macro e della microeconomia, della strategia e della finanza aziendale. La ricerca mappa oltre 2.000 aziende manifatturiere lungo un periodo di 5 anni, con l’obiettivo di individuare i “sentieri di crescita quantitativa” perseguiti dalle imprese locali e di indagare quali tra esse abbiano abbinato alla crescita operativa o dimensionale uno sviluppo qualitativo interno della propria organizzazione e, in particolare, grazie a quali meccanismi. L’analisi condotta offre uno sguardo sul futuro del sistema locale: un futuro in cui entrano in scena nuovi paradigmi aziendali, che scardinano i luoghi comuni dei “settori maturi ottimali”, lasciando invece spazio alla “sostenibilità competitiva”, intesa come la capacità delle imprese di affrontare la competizione (nazionale e internazionale) e di reagire in modo tempestivo ai continui cambiament

    Knowledge integration in family SMEs: an extension of the 4I Model

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    This article explores the process of learning and strategic change in small and medium-sized family firms (family SMEs). Organizational learning theory posits that knowledge must be integrated throughout the firm to facilitate strategic renewal. This process occurs in a particular way in family SMEs, according to their specific characteristics. In such firms the family’s role, the company size and the lack of formal procedures and systems strongly affect the process of learning and change. The study applies the 4I model of organizational learning to three case studies and offers empirical support for this model. The article has theoretical implications for variants of the 4I model as applied to family SMEs, and implications for practice related to the family’s role in starting and perpetuating the process of learning and change
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