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Levels and congener profiles of polybrominated diphenyl ethers (PBDEs) in Zebra mussels (D. polymorpha) from Lake Maggiore (Italy)
Several congeners of polybrominated diphenyl ethers (PBDEs) were monitored in 14 different sampling stations of Lake Maggiore, the second largest Italian lake in regard to surface, volume and average depth, using the sentinel-organism Zebra mussel (Dreissena polymorpha). Results revealed a moderate contamination with ∑PBDE levels (BDE-17, -28, -47, -66, -71, -85, -99, -100, -138, -153, -154, -183, -190 and -209) ranging from 40 to 447 ng g−1 lipid weight which are similar to those found in environments polluted by deposition or atmospheric transport. The general order of decreasing congener contribution to the total load was BDE-47 > -99 > -100 > -209, which closely reflected patterns observed in mussels collected in freshwater ecosystems worldwide.
This study shows the first data of PBDE contamination in freshwater invertebrates from Mediterranean basin
Improvements in the analysis of decabromodiphenyl ether using on-column injection and electron-capture detection
During the development of a method to determine polybrominated diphenyl ethers (PBDEs) using GC/MS-MS equipped with a programmed temperature vaporizer (PTV) injector, a dramatic decrease in sensitivity to decabromodiphenyl ether (BDE-209) occurred and lack of sensitivity and repeatability was observed. An alternative method using GC/ECD equipped with an on-column injector was evaluated for this congener optimizing pre-column and column length. A coated retention gap (50 cm of length, 0.53 mm I.D., 0.15 mu m d(f)) connected to a short capillary column (7 m of length, 0.32 mm I.D., 0.25 mu m d(f)) showed the better sensitivity and repeatability. Finally, a double system based on the programmed temperature vaporizer injector/MS detector (for tri- to hepta-BDEs) and on-column injector/electron-capture detector (for BDE-209) was evaluated using two candidate certified materials (fish muscle tissue and river sediment)
Contamination by polybrominated diphenyl ethers of sediments from the Lake Maggiore basin (Italy and Switzerland)
Polybrominated diphenyl ethers (PBDEs) are characterized by chemical properties and toxicological profiles similar to other POPs (persistent organic pollutants) included in the EU Priority Pollutant List (2455/01/CE). However, limited data have been available for these compounds thus far for Italian freshwater abiotic matrices. Lake Maggiore basin, a heavily industrialized and densely populated area, was selected for studying PBDE contamination in Italy. PBDEs and OCs (organochlorine compounds) in the basin were quantified by analysing both sediment cores collected in 2005 from the lake and grab samples from the main tributaries and the emissary. Fourteen PBDEs, from tri-BDE to hepta-BDE congeners and BDE209, were compared with some organochlorine POPs (PCBs and DDTs) characterizing Lake Maggiore basin contamination. Analyses of tri-to hepta-BDEs, PCBs and DDTs were undertaken by GC-MS/MS, while BDE-209 was analysed by GC/ECD. Results showed a dominant presence of BDE-209 (>95% of ΣBDE) and limited amounts of BDE-47, BDE-99, BDE-100, BDE-153 and BDE-154. Lake core profiles highlighted a decreasing trend in PCB concentrations starting from the year 2000, while PBDEs showed greater concentrations after the beginning of the 1990s (up to 30 ng g-1 d.w.). Among the tributaries, the Bardello and Boesio rivers were the most PBDE-contaminated (up to 290 ng g-1 d.w.)
Lamotrigina nel disturbo bipolare a cilci rapidi: follow-up a otto anni
Introduzione. La gestione a lungo termine del paziente con disturbo bipolare a cicli rapidi pone alcuni problemi
nella pratica clinica. È stata dimostrata la scarsa efficacia terapeutica del litio. Per ottenere risultati di rilievo in termini
di miglioramento della sintomatologia è necessario talvolta l'utilizzo contemporaneo di più stabilizzanti dell'umore. Lamotrigina
viene da tempo utilizzata con beneficio nel disturbo bipolare, tuttavia non è chiaro se sia efficace anche nel trattamento
dei cicli rapidi. Il caso. Esponiamo il caso di una paziente con diagnosi di disturbo bipolare a cicli rapidi trattata con
lamotrigina. Nei precedenti vent'anni di malattia la paziente aveva intrapreso senza successo numerosi trattamenti. Lamotrigina
è stata introdotta a una dose iniziale di 25 mg/die e gradualmente aumentata fino a 150 mg/die. Viceversa, il valproato di
sodio è stato interrotto. La paziente era peraltro in terapia con 1-tiroxina in quanto affetta da tiroidite cronica autoimmune.
Il progressivo incremento nel dosaggio di lamotrigina ha determinato in breve tempo un notevole miglioramento'della sintomatologia,
con riduzione dei cicli rapidi. Attualmente, a otto anni dall'inizio della terapia, la paziente riferisce una condizione
di benessere ed eutimia duratura nel tempo. Conclusioni. Sulla base delle evidenze osservate nel caso suddetto, il trattamento
con lamotrigina appare efficace nel trattamento del disturbo bipolare a cicli rapidi. Nonostante il nostro risultato sia
limitato, è auspicabile che studi futuri possano approfondire ed eventualmente confermare il ruolo di questo farmaco nella
gestione del disturbo
TLR response pathways in NuLi-1 cells and primary human nasal epithelial cells
Abstract not availableClare Cooksley, Eugene Roscioli, Peter John Wormald, Sarah Vreugd
Lamotrigina nel disturbo bipolare a cicli rapidi: follow-up a otto anni
La gestione a lungo termine del paziente con disturbo bipolare a cicli rapidi pone alcuni problemi nella pratica clinica. È stata dimostrata la scarsa efficacia terapeutica del litio. Per ottenere risultati di rilievo in termini di miglioramento della sintomatologia è necessario talvolta l'utilizzo contemporaneo di più stabilizzanti dell'umore. Lamotrigina viene da tempo utilizzata con beneficio nel disturbo bipolare, tuttavia non è chiaro se sia efficace anche nel trattamento dei cicli rapidi. Il caso. Esponiamo il caso di una paziente con diagnosi di disturbo bipolare a cicli rapidi trattata con lamotrigina. Nei precedenti vent'anni di malattia la paziente aveva intrapreso senza successo numerosi trattamenti. Lamotrigina è stata introdotta a una dose iniziale di 25 mg/die e gradualmente aumentata fino a 150 mg/die. Viceversa, il valproato di sodio è stato interrotto. La paziente era peraltro in terapia con 1-tiroxina in quanto affetta da tiroidite cronica autoimmune. Il progressivo incremento nel dosaggio di lamotrigina ha determinato in breve tempo un notevole miglioramento'della sintomatologia, con riduzione dei cicli rapidi. Attualmente, a otto anni dall'inizio della terapia, la paziente riferisce una condizione di benessere ed eutimia duratura nel tempo. Conclusioni. Sulla base delle evidenze osservate nel caso suddetto, il trattamento con lamotrigina appare efficace nel trattamento del disturbo bipolare a cicli rapidi. Nonostante il nostro risultato sia limitato, è auspicabile che studi futuri possano approfondire ed eventualmente confermare il ruolo di questo farmaco nella gestione del disturbo
Concentrations and trophic interactions of novel brominated flame retardants, HBCD, and PBDEs in zooplankton and fish from Lake Maggiore (Northern Italy)
Following the release of the international regulations on PBDEs and HBCD, the aim of this study is to evaluate the concentrations of novel brominated flame retardants (NBFRs), including 1,2-bis(2,4,6-tribromophenoxy) ethane (BTBPE), decabromodiphenyl ethane (DBDPE), hexabromobenzene (HBB), and pentabromoethylbenzene (PBEB), in an Italian subalpine lake located in a populated and industrial area. The study investigated specifically the potential BFR biomagnification in a particular lake's pelagic food web, whose structure and dynamics were evaluated using the Stable Isotope Analysis. The potential BFR biomagnification was investigated by using the trophic-level adjusted BMFs and Trophic Magnification Factors (TMFs), confirming that HBCD and some PBDE congeners are able to biomagnify within food webs. Comparing the calculated values of BMFTL and TMF, a significant positive correlation was observed between the two factors, suggesting that the use of BMFTL to investigate the biomagnification potential of organic chemical compounds might be an appropriate approach when a simple food web is considered
Trattamento con mirtazapina in un caso di malattia di behcet con sintomi psichiatrici: follow-up a 24 mesi.
Lamotrigina nel disturbo bipolare a cicli rapidi: follow-up a otto anni
La gestione a lungo termine del paziente con disturbo bipolare a cicli rapidi pone alcuni problemi nella pratica clinica. È stata dimostrata la scarsa efficacia terapeutica del litio. Per ottenere risultati di rilievo in termini di miglioramento della sintomatologia è necessario talvolta l'utilizzo contemporaneo di più stabilizzanti dell'umore. Lamotrigina viene da tempo utilizzata con beneficio nel disturbo bipolare, tuttavia non è chiaro se sia efficace anche nel trattamento dei cicli rapidi. Il caso. Esponiamo il caso di una paziente con diagnosi di disturbo bipolare a cicli rapidi trattata con lamotrigina. Nei precedenti vent'anni di malattia la paziente aveva intrapreso senza successo numerosi trattamenti. Lamotrigina è stata introdotta a una dose iniziale di 25 mg/die e gradualmente aumentata fino a 150 mg/die. Viceversa, il valproato di sodio è stato interrotto. La paziente era peraltro in terapia con 1-tiroxina in quanto affetta da tiroidite cronica autoimmune. Il progressivo incremento nel dosaggio di lamotrigina ha determinato in breve tempo un notevole miglioramento'della sintomatologia, con riduzione dei cicli rapidi. Attualmente, a otto anni dall'inizio della terapia, la paziente riferisce una condizione di benessere ed eutimia duratura nel tempo. Conclusioni. Sulla base delle evidenze osservate nel caso suddetto, il trattamento con lamotrigina appare efficace nel trattamento del disturbo bipolare a cicli rapidi. Nonostante il nostro risultato sia limitato, è auspicabile che studi futuri possano approfondire ed eventualmente confermare il ruolo di questo farmaco nella gestione del disturbo
Vulnerabilità allo stress e Night Eating Syndrome nella popolazione generale
La Night Eating Syndrome (NES) è un disturbo dell’alimentazione caratterizzato da scarso appetito durante il giorno, iperfagia serale e insonnia centrale con abbuffate notturne. La sindrome appare collegata a un’alterazione dei ritmi circadiani nell’assunzione di cibo, con riduzione di quest’ultima nella prima parte della giornata e aumento nella seconda metà. L’importanza clinica della NES è collegata con il suo ruolo nello sviluppo dell’obesità. L’obiettivo dello studio consiste nel valutare la vulnerabilità allo sviluppo di NES nella popolazione generale e nell’investigare il possibile ruolo dello stress nella patogenesi di tale disturbo. Metodi. Una popolazione di 514 soggetti sani iscritti all’Università di L’Aquila è stata valutata mediante somministrazione del Night Eating Questionnaire (NEQ) e della Stress Vulnerability Scale (SVS). Sono stati inoltre raccolti i dati socio-demografici e le caratteristiche antropometriche. Risultati. Il 9,3% dei pazienti ha riportato iperfagia serale, mentre il 2,7% abbuffate notturne. È emersa una correlazione tra il punteggio al NEQ e quello alla SVS, in particolare con le sottoscale Tensione e Demoralizzazione. Conclusioni. Lo studio evidenzia una forte associazione tra stress percepito, alterazioni del comportamento alimentare e obesità.ght Eating Syndrome (NES) is an eating disorder characterized by the clinical features of morning anorexia, evening hyperphagia, and insomnia with awakenings followed by nocturnal food ingestion. The core clinical feature appears to be a delay in the circadian timing of food intake. Energy intake is reduced in the first half of the day and greatly increased in the second half. In particular, NES is clinically relevant because of its association with obesity. The aim of the present study was to determine the vulnerability to develop NES in the general population and to investigate the hypothesized role of acute and chronic stress in the pathogenesis of dysfunctional eating behaviors. Methods. The Night Eating Questionnaire (NFQ) and the Stress Vulnerability Scale (SVS) have been administered to 531 adults attending the Department of Science of Health at the University of L'Aquila. Socio-demographic and anthropometric features were collected through a specific questionnaire. Results. 9.3% of patients reported evening hyperphagia, while 2.7% reported nocturnal food ingestion. A negative relationship was instead found between NEQ scores and SVS "lack of social support" subscale. Conclusions. The study confirms the strong association between perceived stress, altered eating behaviors and obesity
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