4,819 research outputs found

    Frequency weightings of hand-transmitted vibration for predicting vibration-induced white finger

    No full text
    Objective – To investigate the performance of four frequency weightings for hand-transmitted vibration to predict the incidence of vibration-induced white finger (VWF). Methods – In a longitudinal study of vibration-exposed forestry and stone workers (n=206), the incidence of VWF was related to measures of vibration exposure expressed in terms of 8-h frequency-weighted energy-equivalent r.m.s. acceleration magnitude (A(8)) and years of follow-up. To calculate A(8), the r.m.s. acceleration magnitudes of vibration were weighted by means of four frequency weightings: (i) Wh (the frequency weighting specified in ISO 5349-1:2001); (ii) Wh-bl (the band-limiting component of Wh); (iii) Whf (a frequency weighting based on finger vibration power absorption); and (iv) WhT (a frequency weighting based on a Japanese study of VWF prevalence). The relations of VWF to alternative measures of vibration exposure were assessed by the generalised estimating equations (GEE) method to account for the within-subject dependency of the observations over time. Results – Data analysis with a GEE logistic model and a measure of statistical fit suggested that A(8) calculated by weighting the tool r.m.s. accelerations with Wh-bl gave better predictions of the cumulative incidence of VWF than the other alternative measures of daily vibration exposure. Values of A(8) derived from the currently recommended ISO frequency weighting Wh produced less good predictions of the incidence of VWF than those obtained with frequency weightings Whf or WhT. Conclusions – This prospective cohort study suggests that measures of daily vibration exposure which give relatively more weight to intermediate and high frequency vibration are more appropriate for assessing the probability of VWF

    Studio della funzione neurosensitiva periferica in una coorte di igienisti dentali.

    No full text
    Introduzione: Diversi studi epidemiologici riportano un’associazione tra esposizione a vibrazioni mano-braccio (HTV) ad elevata frequenza generate da strumenti odontoiatrici e insorgenza di disturbi neurosensitivi periferici, quali alterazioni della sensibilità vibro e termotattile. Obiettivi: Valutare la funzione neurosensitiva periferica in una coorte di studenti in igiene dentale esposti a vibrazioni mano-braccio ad elevata frequenza generate da ablatori piezoelettrici. Materiali e metodi: Le soglie termotattili caldo/freddo espresse in °C e le soglie vibrotattili a 31.5 Hz e 125 Hz in dB (ref. 10-6 ms-2) sono state misurate a livello della parte volare delle falangi distali del II dito (nervo mediano) e del V dito (nervo ulnare) di entrambe le mani in un gruppo di 30 igienisti dentali esposti a HTV e in un gruppo di controllo di 52 soggetti non esposti ad agenti fisici o chimici con potenziale neurotossico. Nel gruppo degli esposti, la funzione neurosensitiva è stata rivalutata a 2 anni. L’esposizione alle vibrazioni è stata stimata in termini di accelerazione ponderata in frequenza normalizzata ad un periodo di lavoro di 8 ore [A(8) in ms-2 r.m.s.]. I valori così ottenuti sono stati analizzati statisticamente. Risultati: Non si sono evidenziate differenze statisticamente significative per le soglie vibrotattili e per le soglie termotattili tra il gruppo degli esposti e quello di controllo. Nel gruppo degli igienisti dentali, non sono state rilevate differenze significative tra pre- e post-esposizione e nel periodo di follow up, per entrambe le soglie di percezione. Conclusioni: Questo studio non ha rilevato alterazioni della funzione neurosensitiva periferica in un gruppo di igienisti dentali esposti a vibrazioni mano-braccio ad elevata frequenza

    MALATTIE PROFESSIONALI DELL’APPARATO MUSCOLOSCHELETRICO NEI LAVORATORI DELLA SANITÀ IN FRIULI VENEZIA GIULIA

    No full text
    Malattie professionali dell’apparato muscoloscheletrico nei lavoratori della sanità in Friuli Venezia Giulia. Introduzione: Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle denunce di patologie muscolo-scheletriche degli arti superiori e del rachide negli operatori della sanità (I). Il riconoscimento del nesso causale con l’attività lavorativa è reso complesso dalla multifattorialità dell’eziopatogenesi (II). Metodi: nell’ambito del progetto regionale proposto dall’INAIL-FVG e dalla Direzione Centrale Salute il gruppo di lavoro dei Medici Competenti delle Aziende Sanitarie della Regione ha creato una griglia per la raccolta dei dati clinici e lavorativi ed extra-lavorativi per individuare delle modalità condivise di accertamento del nesso di causa nelle malattie professionali. Sono stati individuati i lavoratori (276 casi) delle Aziende Sanitarie con segnalazione di patologie osteoarticolari legate alla movimentazione di carichi ed al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, di sospetta origine professionale, denunciate dal 2009 al 2013. I medici competenti durante la visita medica periodica hanno raccolto gli items previsti che sono stati digitalizzati ed elaborati con il programma SPSS versione 20. Risultati: La maggior parte delle malattie professionali deriva dalle aziende ospedaliere provinciali con una netta preponderanza di soggetti di sesso femminile (86%) , tra i 40 e 55 anni di età, che si occupano di assistenza e movimentazione del paziente, ovvero Operatori-Sociosanitari (OSS) e infermieri. Il distretto ‘rachide’ ha un ruolo dominante: la percentuale maggiore delle denunce riguarda l’ernia discale lombare (65%), seguita dalle spondilodiscopatie lombari (10%). Il 50% dei lavoratori aveva un BMI < 24 al momento dell’intervista ma nel 22% dei casi vi era un incremento ponderale rispetto ai 20 anni di età e nel 40 % dei casi rispetto ai 10 anni prima della denuncia. Il 55% dei soggetti riferiva un pregresso traumatismo con maggior coinvolgimento dell’arto superiore o inferiore. Suddividendo i lavoratori con patologie a carico del rachide e degli arti superiori sulla base del rischio relativo alla movimentazione pazienti, si nota come siano stati denunciati in prevalenza soggetti con rischio medio-basso (70%) e anzianità lavorativa inferiore a 10 anni. Discussione: I risultati ottenuti indicano il questionario elaborato come uno strumento adeguato a guidare il medico nella valutazione del nesso causale. Si prevede una semplificazione nel numero di variabili in modo da diffondere la scheda per l’utilizzo da parte dei medici competenti e di Patronato, ma anche agli specialisti di riferimento e ai medici curanti. Tale strumento potrebbe essere adattato ad altri settori lavorativi, al fine di individuare nel migliore dei modi il nesso causale in questa tipologia di probabile origine professionale
    corecore