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    Lenti a Mezzogiorno. L’immaginario bloccato nella classe dirigente meridionale

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    Il capitolo si concentra su che cosa pensano di fare, dato lo stato delle cose a Sud, i membri della classe dirigente meridionale. In prima battuta, abbiamo provato a tracciare una sorta di “bilancio partecipato” o, per meglio dire, “percepito” della crisi e della stagione del localismo virtuoso. Ci siamo cioè chiesti, al di là degli indicatori socioeconomici e socioculturali “oggettivi”, quale diagnosi i componenti della classe dirigente meridionale tracciano sulla condizione del Mezzogiorno. In secondo luogo, dato lo scenario, come essi vedono il futuro del Sud. Quali strategie e quali politiche, a loro avviso, occorrerebbe adottare per risollevare le sorti del Mezzogiorno. Al di là del merito politico-ideologico-intellettuale, la forza delle visioni, la loro coerenza, la capacità di render conto della realtà, di mobilitare e guidare le energie in una direzione compatibile con i vincoli esistenti contribuiscano in misura rilevante a determinare la condizione del Mezzogiorno

    Buonanotte Mezzogiorno. Economia, immaginario e classi dirigenti nel Sud della crisi

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    “Sud, alzati e cammina!”. L’esortazione evangelica ha ispirato le politiche condotte negli ultimi trent’anni nel Mezzogiorno. Le politiche del “localismo virtuoso” (Franco Cassano), fondate sull’idea che lo sviluppo di un territorio dipenda essenzialmente dall’auto-attivazione dei suoi attori. Il volume, frutto di una lunga ricerca condotta dalle Università di Bari, Messina e del Salento, traccia un bilancio di questa stagione, nonché degli effetti della Lunga Recessione globale iniziata nel 2008. Sul piano economico, i risultati appaiono sconfortanti. Sul piano culturale, si registra la sostanziale scomparsa del Sud dalla dieta mediatica nazionale. Il rinnovato protagonismo nelle forme di auto-rappresentazione che sembra controbilanciare questo evento non si sostanzia, tuttavia, nella costruzione di un punto di vista autonomo, finendo piuttosto per disperdersi nel grande calderone della società dello spettacolo. La classe dirigente meridionale sembra riconoscere il fallimento, ma continua per inerzia a scommettere sullo stesso paradigma fin qui egemone. È questo il punto più preoccupante emergente dall’indagine. Non il ristagno del Sud, quanto la scarsa fiducia, manifestata dai membri della sua classe dirigente, che il sentiero da essi stessi indicato possa condurre effettivamente verso una forma di rinascimento. La crisi di “visione” precede e consolida la crisi reale

    La regolazione istituzionale dell’energia e del valore. Politiche di modernizzazione anti-riflessiva nella società del dopo-sviluppo

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    The essay focuses on the transformations of the subject in the transition from the social-democratic era to neoliberalism, combining the perspective of Bataille’s general economy with Simmel's sociology of value. Against the widespread thesis according to which the neoliberal turn is a further step along the unilinear modern path towards the «free search for value», the author argues that neo-horizontalism responds to the breakdown of the projective logic towards value adopted by the subject during the thirty glorious years. In order to reactivate social dynamism, the neo-horizontal regime sets up, on the one side, a mobilizing precarization device that places the subject back in a «servile» situation of subjection to his own vital needs, where the reflexive distance between subject and object needed for value is abolished; on the other side, the same subject is diluted in the frame of a neo-communitarian sociality aimed at the extermination of value. In this sense, a «de-thinking subject » emerges as the protagonist of the contemporary social scene

    TINA al Sud. Requiem per l’alternativa mediterranea

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    Sono passati solo quindici anni dall’uscita de L’alternativa mediterranea1 . Eppure, sembra un secolo. A posteriori, si può dire che l’ambiziosa impresa culturale portata avanti dai compianti Franco Cassano e Danilo Zolo, che con quel volume volevano sancirne la maturità riflessiva e al contempo dare il «la» alla sua implementazione socio-politica, è probabilmente finita il giorno stesso della pubblicazione. Il saggio ne esplora le ragioni esterne nonché i limiti interni della prospettiva

    Les dérives de la civilisation. Elias à Disneyland

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    Pendant des décennies, l’usine fordiste a été la forge majeure de l’individu moderne, consciente et participative propre aux sociétés occidentales. Est-ce que les nouvelles citadelles enfermées de la consommation de masse produisent encore ce type d'individu? Voici la question centrale autour de laquelle se développe cet exercice d'observation participante sur la condition existentielle des guest et des employés de Disneyland Paris. Le site est placé dans une trajectoire de dé-modernisation : à Disney-ville se crée un nouveau modèle de communauté reposant sur la séparation et matérialisé dans la contradiction fonctionnelle entre la scène et les coulisses: la première est le royaume de la magie, de l'émotion, de la dé-différenciation, de l’hétéronomie, de la consommation, de l’esprit communautaire ; dans les coulisse on retrouve le domaine de la tempérance, de la discipline, de la rationalité, de l'efficacité

    Il pluriversalismo meridiano. Un progetto incompiuto

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    Il successo de Il pensiero meridiano ha ampiamente travalicato ogni confine disciplinare (a proposito di indiscipline), imponendosi da subito come una sorta di manifesto per la rinascita civile e politica del Sud. Il primo paradosso è che di Mezzogiorno, nel libro, si parla poco o punto. Il secondo è che la sua portata intellettuale è stata oscurata dalla sua stessa fortuna critica

    Qual è la direzione? Per una critica non moralistica delle classi dirigenti meridionali

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    In molti considerano la bassa qualità della sua classe dirigente un elemento determinante del sottosviluppo del Mezzogiorno. E se, invece che una causa del malessere del Sud, gli atteggiamenti delle classi dirigenti meridionali fossero l’effetto di una condizione strutturale, socioeconomica e politica del Meridione, rispetto alla quale gli attori mettono in atto delle strategie di ripiego, spesso perverse? In quest’ottica, poiché la struttura è determinata anche dalle visioni che si hanno del mondo, è fondamentale capire quali siano quelle espresse da chi è alla testa del Mezzogiorno

    Dov’è la libertà? Per un’analisi comparata della genealogia e delle funzioni dei neoliberalismi.

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    In questo saggio proponiamo un’analisi comparata della genealogia e delle funzioni dei differenti tipi di liberalismo che si sono avvicendati o sovrapposti nel corso della modernità. Dopo aver tracciato una preliminare distinzione analitica tra dimensione politico-valoriale e strutturazione regolativa, viene riconosciuta nel liberalismo classico una prima forma di traduzione delle istanze emancipatorie inscritte nello spirito della modernità. Sebbene il neo-liberalismo propriamente detto appaia solo nei primi anni settanta in Cile, è possibile riconoscerne genealogia e funzione già negli anni venti del Novecento, in contesti politici molto diversi: esso si contraddistingue qui per un’azione di freno all’universalizzazione del processo emancipatorio moderno, promesso dalla logica redistributiva di centricità, su cui si fonda l’alternativa regolativa socialista. Il neoliberalismo degli anni ottanta nei paesi occidentali si pone, invece, come via d’uscita all’esaurimento della parabola della modernità, ovverosia alla sua insostenibilità socio-antropologica. In sintesi, il liberalismo prima traduce, poi frena e, infine, oltrepassa la modernità.Here we suggest a comparative analysis of the genealogy and functions of different types of liberalism appeared during modernity. After a preliminary analytical distinction between political contents and regulatory path, classical liberalism is then recognized as a first form of translation of the emancipatory aspirations inscribed in the spirit of modernity. Although neo-liberalism appears only in the early seventies in Chile, it is possible to recognize its genealogy and function already in the twenties of the twentieth century, within very different political contexts: here it is characterized by a braking action against the universalization of the modern process of emancipation, promised by the re-distributive logic of centricity adopted by the socialist regulatory alternative. Western countries neoliberalism of the 80s, however, shows as a way out from an exhausted modernity. Summing up, liberalism first translates, then slows down and, finally, goes beyond modernity

    (Non) c'era una volta la guerra

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    Il libro raccoglie tre saggi pubblicati parzialmente su Libération, prima, durante e dopo la Tempesta nel Deserto scatenata il 16 gennaio 1991 dalla coalizione guidata dagli Usa contro l’Iraq di Saddam Hussein, dopo che questi aveva invaso il vicino Kuwait nell’agosto dell’anno precedente. Baudrillard prova temerariamente a dimostrare che, sebbene dispiegata, la guerra è strutturalmente impraticabile nelle condizioni date
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