1,721,094 research outputs found

    Avanguardie costruttiviste nell'opera di Vittorio Benussi

    Full text link
    Avant-garde Constructivism in Vittorio Benussi’s Work - During the last century there were various epistemological debates in the scientific community that asserted paradigmatic revolutions, now representative of various schools of thought in contemporary Psychology. This paper aims to underline the importance of a number of issues in Vittorio Benussi’s work concerning epistemological discourse. It also tries to highlight the potential interconnections between some of the results of his research and constructivist thought. The purpose is to show the intellectual completeness of a scholar who combined rigour and creativity, enhancing the possibility for a dialogue between the separate fields of Psychology and Philosophy

    L'agire terapeutico: Le Teorie sul Cambiamento tra Rappresentazioni Sociali e Individuali

    Full text link
    This work aims to explore the social representations linked to the change phenomenon, within a social-constructionist research paradigm (Farr & Moscovici, 1984). In particular we tried to explore those meaning dimensions through which people establish how a psychological problem can be structured and solved (Duncan & Miller, 2000). The articulation of these dimensions gives birth to what we call, in literature, a “change theory”, meaning a symbolic system that organizes the (therapeutic) knowledge in order to: 1)define the nature of a hypothetical problem; 2) suppose its possible causes; 3)suggest the strategic lines in order to obtain its modification. These meaning configurations have been investigated on different levels of psychological and psychotherapeutic training, with the purpose of showing the role of the social-generative processes in the development of specific forms of knowledge and in order to make clear the points of reciprocity between the “scientific” and the “common sense” change theories. Concerning this point, we singled out that the research does not deal with the change process itself, but with the processes of meaning ascription that the various actors put into practice in order to configure the change; this is why we gave them the possibility of expressing what they really meant when using this term. This work is based on the social representation theory (Farr & Moscovici, 1984) and on the goal directed action theory (Von Cranach et. al.,1992; Von Cranach, et al., 1986). The clinical praxis is therefore configured in terms of an activity structured in actions oriented through partially conscious and socially-originated cognitions (Von Cranach, 1992). The research, therefore, is based on the assumption that the therapeutic acting is led by the intentional activity of a person and it is oriented through a means-goal scheme; moreover we presume that strategies and goals are selected starting from a symbolic system that is borrowed from the reference group. It has been relevant for this work the distinction made by Von Cranach (1992) between social representations (RS) and individual social representations (RSI): while the first ones have been defined as a supply of ordinate knowledge, made abstract and standardized by a social group, the second ones are the cognitive component of a single individual that includes an idiosyncratic knowledge that doesn’t derive from the RS of the reference group. The Rsi are located onto different levels on the knowledge structure and do not necessarily configure as original products tout court: they often make use of conceptual repertoires borrowed from different psychological models or also from other types of knowledge. We mainly want to point out, in this research, the way these knowledge systems are structured and organized. These systems are the basis of the therapeutic acting and they mingle a knowledge that is specific to various psychotherapeutic orientations with other implicit aspects derived from the participation of the therapists to the institutional praxis and to the common sense of a culture. In particular the structure of the knowledge is investigated and rebuilt through various interlinked dimensions : 1)social (cultural) representation: it is the set of meanings shared by various groups on the basis of a common sense knowledge; 2)hegemonic social representation linked to the school of thought one belongs to: it is the set of meanings generated by a specific group defined through the theoretic orientation followed by its members; 3) conventional individual social representation: it is the set of meanings generated by a minor part of a group that are somewhat matching to those produced by a different group; 4)privatized individual social representations: it is the set of relevant meanings that the individual expresses and that are not formalized in the studied symbolic universe. These can be considered as new models for the clinical intervention, as justification narrations for the eclectic practices, as integrations between different operative models, etc. This work is articulated into five main issues that are strongly interlinked.Entro un paradigma di ricerca socio-costruttivista (Farr & Moscovici, 1984), il lavoro propone un’esplorazione delle rappresentazioni sociali connesse al fenomeno del cambiamento. Nello specifico si è tentato di esplorare quelle dimensioni di significato attraverso cui le persone si orientano nello stabilire come un problema di ordine psicologico possa strutturarsi e risolversi (Duncan & Miller, 2000). L’articolazione di queste dimensioni da luogo a ciò che, in letteratura, viene definita una “teoria sul cambiamento”, cioè un sistema simbolico che organizza la conoscenza (terapeutica) in modo da:definire la natura di un ipotetico problema; supporne le possibili cause (in termini di ragioni della sua persistenza); suggerire le linee strategiche (in termini di mezzi-fini) e le condizioni adeguate per ottenere la sua modificazione. Queste configurazioni di significato sono state indagate a diversi livelli della formazione in psicologia e psicoterapia, con l’obiettivo sia di mostrare il ruolo dei processi socio-genetici nel generare forme di sapere specialistico, sia di evidenziare i punti di reciprocità tra teorie “scientifiche” e teorie di “senso comune” sul cambiamento. Attraverso questa ricerca, quindi, si è voluto perseguire quanto Moscovici riteneva prioritario per le scienze sociali, ovvero un’investigazione che dettagliasse il modo in cui gli individui descrivono i fenomeni e contribuiscono a generarli nella vita quotidiana. Ecco perché la ricerca non si occupa del processo di cambiamento in sé, quanto dei processi di significazione che i diversi partecipanti agiscono al fine di configurare il cambiamento, lasciando ad essi, quindi, la possibilità di esprimere cosa effettivamente intendono quando utilizzano questo termine. La ricerca fa riferimento alla teoria delle rappresentazioni sociali (Farr & Moscovici, 1984) e alla teoria dell’azione diretta a scopo (Von Cranach et. al.,1992; Von Cranach, et al., 1986). In funzione di queste, la prassi clinica viene a configurarsi nei termini di un’attività strutturata in azioni finalizzate attraverso cognizioni parzialmente coscienti e di origine sociale (Von Cranach, 1992). La ricerca muove cioè dal presupposto che l’agire terapeutico sia regolato dall’attività intenzionale delle persone e venga orientato, in modo più o meno consapevole, attraverso uno schema mezzi-fini. Strategie ed obbiettivi terapeutici vengono inoltre selezionati a partire dal sistema simbolico che viene mutuato dal gruppo di riferimento, quindi in funzione della matrice di significati attraverso la quale viene solitamente configurata la realtà problematica e vengono prodotte anticipazioni per un suo (eventuale) cambiamento. Rilevante per il presente lavoro è la distinzione euristica operata da Von Cranach (1992) tra rappresentazioni sociali (RS) e rappresentazioni sociali individuali (RSI): mentre le prime sono state definite come una provvista di conoscenze ordinate, rese astratte e standardizzate di un gruppo sociale, le seconde costituiscono la componente cognitiva del singolo individuo che contempla anche un sapere idiosincrasico non derivato dalle RS del gruppo di riferimento, o comunque non rilevante per esso. Le RSI contengono cioè saperi che l’individuo mutua da altri contesti simbolici traducendoli, grazie ad una atto creativo, in espedienti conoscitivi per la sua attività. Infatti, le RSI si trovano locate a differenti livelli della struttura di conoscenza e non si configurano necessariamente come produzioni originali tout court: queste sfruttano spesso i repertori linguistico-concettuali mutuati da differenti modelli della psicologia o, anche, da altri settori del sapere. A questo riguardo, è opportuno inserire un’ulteriore distinzione tra RSI convenzionali e RSI privatizzate: mentre le prime si costituiscono come elementi condivisi su cui esiste un elevato accordo all’interno della collettività di un gruppo (seppur differente dal gruppo di riferimento dell’individuo che esprime la rappresentazione), le seconde comprendono elementi significativi solo per l’individuo, non possedendo alcuna rilevanza nell’ambito del più ampio contesto sociale. Ciò che si vuole mettere in luce nella presente ricerca è il modo in cui vengono strutturati e organizzati questi sistemi di conoscenza che sostengono l’agire terapeutico e che intrecciano, a diversi livelli di generazione delle RSI, i saperi specifici dei vari orientamenti psicoterapeutici con altri impliciti, derivati dalla partecipazione dei clinici alle pratiche istituzionali e, più in generale, al senso comune di una cultura. Nello specifico, la struttura di conoscenza verrà investigata e ricostruita su più dimensioni interconnesse: 1)rappresentazione sociale (culturale): è l’insieme dei significati condivisi dai diversi gruppi sulla base di un sapere di senso comune, collettivo, definito culturalmente; 2)rappresentazione sociale egemonica della scuola di appartenenza: è l’insieme dei significati condivisi da uno specifico gruppo definito in funzione dell’orientamento teorico seguito dai suoi componenti; 3)rappresentazione sociale individuale convenzionale: è l’insieme dei significati generati da una parte minoritaria di un gruppo che, in qualche misura, sono sovrapponibili alle produzioni discorsive e alle logiche concettuali congruenti a quelle di un gruppo differente da quello di appartenenza; 4)rappresentazione sociale individuale privatizzata: è l’insieme dei significati rilevanti che il partecipante esprime e che non trovano formalizzazione nell’universo simbolico rilevato dall’insieme empirico della ricerca. Queste possono emergere come configurazioni inedite di modelli psicologici per l’intervento clinico, come narrazioni di giustificazione e legittimazione di pratiche eclettiche, come integrazioni tra modelli operativi differenti, ecc. L’articolazione della ricerca si sviluppa attorno a cinque studi principali fortemente intrecciati tra di loro

    The Challenge of Migratory Flows in the Mediterranean Sea to Psychology: A Single Case Study from a Social Constructionist Perspective

    No full text
    The involuntary migratory flows from Africa to Europe have raised new theoretical and methodological challenges for psychologists who find themselves managing the critical situations of migrants at the borders. Among other factors, the psychological distress experienced by some of them appears to be strongly conditioned by religious beliefs which, in turn, makes it difficult to diagnose and treat them properly according to the tradition of Euro-American psychology. Indeed, the risk is to apply western medical and psychiatric categories to the mental health issues of migrants, missing the meaning that the expressed distress could be acquired within a different cultural framework. The present contribution describes a clinical case developed in a migrant camp in Italy, initially framed as “hallucinatory psychosis”. After the deconstruction of this diagnostic label, a few therapeutic practices will be outlined. These are derived from the Dialogical Self Theory and from the social constructionist concept of Multi-Being, which are considered particularly suitable for understanding psychological distress in a multicultural setting and for planning interventions in troubled situations of involuntary migration

    La rappresentazione sociale della crisi economica a livello societale e contestuale. Un’analisi su quotidiani e interviste.

    No full text
    La crisi economica globale è un fenomeno ormai ampiamente dibattuto nei discorsi quotidiani, per questo l’approccio delle rappresentazioni sociali (Moscovici, 1961; 1976) si presta a essere un modello teorico appropriato per studiarla da una prospettiva psico-sociale. Mediante la comunicazione si generano le rappresentazioni; questa può avvenire a un livello societale, attraverso i media, ma anche a un livello contestuale e individuale dove la rappresentazione è generata dall’interazione o dal dibattito interno (Castro & Batel, 2008). In uno studio precedente abbiamo riposto l’attenzione sulla rappresentazione sociale della crisi economica costruita da quotidiani italiani, soffermandoci su un livello societale. I principali risultati emersi veicolano letture della crisi come un evento spesso naturalizzato contro cui non è possibile fare nulla, se non subirlo o tentare di arginarlo. Si intende presentare in questa sede uno studio successivo in cui è stata indagata la rappresentazione della crisi economica a partire dalla costruzione da e fra individui. Sono state condotte oltre 40 interviste episodiche (Flick, 2014) da fine 2014 a inizio 2016, coinvolgendo partecipanti bilanciati per genere ed età (giovani, adulti e anziani). Tramite l’età si è operazionalizzata una diversa distanza dall’oggetto “crisi” (Abric, 2001), a partire dall’idea che differenti momenti della vita siano legati a un differente rapporto con il mondo del lavoro, aspetto fortemente connesso alla situazione di crisi (Fortunato, 2013). Le domande erano volte a rispondere all’obiettivo di indagare il contenuto della rappresentazione, come questa venga oggettivata attraverso il linguaggio metaforico ed esplorare il senso di agency. Emergono da un lato voci che esprimono insicurezza e impotenza, dall’altro letture critiche e propositive. Verranno approfonditi i risultati tenendo conto delle diverse variabili considerate e evidenziando analogie e contrasti delle rappresentazioni emerse nei due studi

    Social representations of dementia. A qualitative inquiry into perspectives of people with dementia, professionals, and informal caregivers

    No full text
    Using a theoretical framework that underscores the social dimension of meaning-making processes, this study delved into the social representations of dementia in the Italian context and the personal meanings expressed by three distinct groups of participants. The study involved ninety-two episodic interviews with people living with dementia and those who had provided care as professionals or informal caregivers. The collected data underwent various types of analysis. A hierarchical descending analysis was initially conducted using IRaMuTeQ to elucidate the lexical worlds that form the shared idea of dementia. This was followed by a more interpretative thematic analysis using Atlas.ti. The results reveal the diverse perspectives of the groups in articulating the contents of social representations, which can guide actions in the care and management of the disease

    On Acting Against One's Best Judgement: A Social Constructionist Interpretation for the Akrasia Problem

    No full text
    Akrasia is a philosophical concept meaning the possibility to perform actions against one’s best judgement. This contribution aims to clarify this phenomenon in terms of a social construction, stating it as a narrative configuration generated by an observer. The latter finds himself engaged in justifying a “problematic” line of action with regard to specific cultural beliefs referring to the self, the others and the behaviour. This paper intends to make explicit the assumptions underlying the traditional definitions of akrasia when, paradoxically, an agent performs an action not in accordance with his/her best judgement. In the transition from modern to post-modern psychology, we here propose an interpretation of the phenomenon in psychological terms, envisaging akrasia as a narrative form functional to the identity processes and to the social dynamics of the structures of contemporary societies. Implications in the psychological practice will be taken into account

    When Therapists Do Not Know What to Do: Informal Types of Eclecticism in Psychotherapy

    Full text link
    Eclecticism usually arises from the perception of one’s own theoretical model as being inadequate, which may be the case in situations of therapeutic stalemate. In need of new strategies, therapists criticize their own approach and take eclectic knowledge onboard. The goal of this qualitative study is to explore basic elements of this informal knowledge, with reference to the theory of social representations and points of view. Episodic interviews were conducted with 40 therapists. Results confirmed that clinical knowledge often turns eclectic, showing different styles of reorganization; a so- cial co-evolution model will be pointed out to explain this personalization of one’s own approach. The results achieved might contribute to the amelioration of the therapeutic awareness of one’s own knowledge structure and the use of eclecticism in carrying out therapies, leading to significant benefit in treatment effectiveness

    Invecchiare bene in tempi di crisi. Punti di vista euritmici attraverso i posizionamenti con l’Alter

    No full text
    L’aumento della longevità e della possibilità di trascorrere la terza, quarta e quinta età relativamente in buona salute sembra oggi favorire le condizioni per vivere un buon invecchiamento, nonostante permangano idee autolimitanti che lo connotano come periodo di vita di mero declino. Se da un lato l’OMS sostiene agende volte a favorire un invecchiamento attivo della popolazione, pochi studi sono stati svolti per cogliere come gli anziani siano in grado di maturare un punto di vista euritmico sul proprio invecchiamento in un contesto politico e sociale caratterizzato dalla crisi economica. Riferendoci alla teoria delle Rappresentazioni Sociali e utilizzando una metodologia qualitativa, il lavoro analizza trenta interviste episodiche condotte con anziani in Italia. Il fine è quello di ricostruire i principali temi che definiscono un buon invecchiamento e i posizionamenti da cui gli interlocutori costruiscono il proprio punto di vista in chiave euritmica. I risultati mostrano che, nel vivere e ragionare sull’invecchiare bene, gli anziani sottolineano in vari modi: diponibilità di risorse; presenza di stati mentali positivi; stili di vita funzionali a una migliore vita quotidiana; coinvolgimento in attività. Il confronto con l’Alter evocato nei resoconti (giovani precari o persone in difficoltà) sembra essere il principale organizzatore dei punti di vista usati per interpretare il proprio invecchiamento in termini vantaggiosi. A partire da questi posizionamenti, emergono tre dimensioni bipolari: autonomia/dipendenza; fragilità/non fragilità; fortuna/sfortuna. Il testo si chiude con riflessioni sulle potenzialità, ma anche sui limiti, che l’attività di ricerca può avere nel promuovere costruzioni della realtà più funzionali e socialmente rilevanti
    corecore