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Diatesi indoeuropea e verbi di movimento greci: alcune considerazioni sull'intransitività
In the present paper, we examine the opposition between the Greek motion verbs εἶμι and ἔρχομαι, with the aim of accounting for the middle voice of ἔρχομαι. We show that middle voice is selected only when the verb includes a state predicate in its logical structure: this is the case of ἔρχομαι, but not of εἶμι. Evidence is provided and discussed on the relationship between the Indo European middle voice and Unaccusativity, from a functional-semantic perspective
Argument Alternations and Grammatical Roles. At the Syntax/Lexical Semantics Interface
In the present study, we examine the main argument coding systems, in a typological perspective, and address the question of the relationship between semantically based and syntactically based alignments. Also, we propose an explanation of the well-known instability of the argument coding systems across languages, based on the interface between formal (specifically, morphosyntactic) and functional (specifically, semantic) features
Lexical Semantics and Grammatical Categories: Dynamicity in the Noun/Verb Distinction. An fMRI study
What is the critical difference between verbs and nouns that drives verb-selective regions and, in particular, the left posterior middle temporal gyrus (MTG)? In the present study, we test the hypothesis that it is the difference in dynamicity between previously-used verbs (e.g. “to walk” or “to think”) and nouns (e.g. “the table” or “the idea”)
that drives previously-identified verb-selective regions
Principles of categorization: the case of word classes
In the present paper, we present neurocognitive and linguistic data on word class distinction, from both typological and historical perspectives, and show that 1) a superordinate principle of categorization, above the cluster of features defining nouns, verbs and adjectives, functions as an organizing principle of word knowledge in the brain; 2) this principle critically operates in the actualization of grammar, where word class-specific information is crucial to produce and comprehend words in their appropriate context: evidence from neuropsychology and neuroimaging is consistent with results from historical and typological studies on word class distinction; 3) this principle is implemented prototypically: the neural underpinning of word classes reveals the multifactorial and graded nature of categories and, then, parallels typological observations; 4) the combination of neurocognitive evidence with typological and diachronic data makes specific contributions to the debate on the universality of grammatical categories
Sistemi di codifica argomentale: fra semantica e morfosintassi
"preprint" (resoconto breve
The aorist in -ην in Homeric Greek: at the morphosyntax/semantics interface. A thorough analysis of Iliad and Odyssey.
In the present paper, we report the results of a study of all the occurences of the aorist in -ην in Homeric poems. It is shown that the Greek aorist in -ην constitutes a strategy to encode the anticausative member of the causative/anticausative alternation represented in change of state verbs, and the few instances of non-anticausative values (i.e., passive, reflexive and bare temporal) are epiphenomena of either the presence of specific components or the absence of an affected argument in the semantic structure of verb lexemes. Moreover, the relationship between the aorist in -ην, the perfect system and the middle voice is discussed
Il perfetto omerico. Diatesi, azionalità e ruoli tematici
In Omero – verosimilmente per eredità indoeuropea – i media tantum non hanno perfetto: mostreremo che, contrariamente all'opinione vulgata, opposizioni come δέρχομαι : δέδορκα, γίγνομαι : γέγονα sono chiaramente secondarie: epifenomeni di una correlazione semantica, non testimoni di un rapporto paradigmatico primitivo. I media tantum – che rappresentano il nucleo più antico, selezionato lessicalmente, della diatesi media – contengono un predicato di stato, avente come argomento il soggetto, o incorporato nel lessema verbale come primitivo semantico (verbi stativi: ἧμαι, κεῖμαι, etc.) o presente nella struttura logica, nel senso di Dowty (1979) (ἔρχομαι, νέομαι, etc.). In questo libro si cerca di mostrare che, se media tantum e perfetto sono in distribuzione complementare (se, cioè, il perfetto non si forma coi verbi che già rappresentano uno stato del soggetto), la funzione del perfetto doveva essere quella di rappresentare lo stato del soggetto coi verbi che non incorporano tale nozione nel lessema verbale: in sostanza, quella di convertire un processo in uno stato. Il perfetto greco viene tradizionalmente suddiviso in due tipi; e cioè (semplificando una classificazione in realtà più confusa): 1) il cosiddetto perfetto con valore di presente (γέγηθα "gioisco", δέδορκα "ho un determinato sguardo", etc.); 2) il perfetto di stato risultante (πέπηγα "sono piantato", ἔφθορα "sono distrutto, rovinato", etc.). Questa suddivisione, però, non tiene conto del fatto che il primo tipo rappresenta lo stato dell'autore di un evento, il secondo tipo, invece, lo stato dell'entità che subisce gli effetti di un evento: cioè, dell'oggetto della diatesi attiva (φθείρω τὴν πόλιν : ἡ πόλις ἔφθορε). L'interpretazione vulgata attribuisce al perfetto la funzione di significare lo stato risultante dal compimento di un processo. Questa tesi, però, può dar ragione di (alcuni) perfetti del tipo 2, ma non di quelli del tipo 1. L'affermazione di Delbrück (1897: 203) che, ad esempio, μέμυκε avrebbe significato "è entrato nello stato di chi ha levato un muggito e ci rimane" è manifestamente forzata. δέδορκα (δέρκομαι "guardo", "vedo") non designa chi "ha visto qualcosa", ma chi "ha una determinata espressione nello sguardo". E, infatti, Wackernagel (1926) rinuncia a unificare i due tipi in una funzione sovraordinata. In questo studio, mostriamo che le due categorie sono manifestazioni di una stessa funzione. Il quadro teorico di riferimento è fornito dalla semantica verbale di Vendler (1967), integrata con l'analisi dei predicati di Dowty (1979) e con la teoria dei ruoli tematici della Role and Reference Grammar. Muoveremo dall'osservazione, finora trascurata, che i perfetti del tipo 1 appartengono tutti o a verbi monoargomentali inergativi (le activities di Vendler) o a verbi biargomentali atelici, a bassa transitività, nel senso di Hopper & Thompson (1980). Comune ad ambedue è l'assenza di un predicato di stato nella struttura logica sottostante, poiché nessuno dei due designa un cambiamento nello stato di uno degli argomenti. Non lo designano "gioire", "muggire, "gridare", etc., che indicano, semplicemente, un'attività del soggetto e non una sua modificazione; né lo designano verbi biargomentali atelici come "proteggere", "contenere" o "guardare", che – a differenza di un verbo di azionalità telica come "distruggere" – rappresentano un processo che lascia l'oggetto inalterato. Invece, i verbi che forniscono i perfetti del tipo 2 contengono tutti un predicato di stato nella struttura logica, poiché rappresentano processi che modificano lo stato dell'oggetto: l'entità oggetto di "distruggere" passa dall'esistenza alla non esistenza. I verbi che forniscono un perfetto del tipo 2 sono, perciò, telici e biargomentali; ovviamente, poiché i verbi telici monoargomentali – quelli, cioè, che, come "morire", designano una modificazione dello stato del soggetto – non vengono in causa: questi sono, di norma, media tantum, che non hanno il perfetto. Concluderemo, allora, che alla base dei due tipi di perfetto sta la medesima funzione di significare lo stato del soggetto; e mostreremo che le differenze dipendono dalla semantica verbale, quale appare nella struttura logica sottostante. E, precisamente:
1) i verbi inaccusativi – largamente rappresentati dai media tantum – non hanno perfetto, poiché la rappresentazione dello stato del soggetto è incorporata nel lessema verbale.
2) I verbi inergativi non incorporano un predicato di stato. Il solo modo per convertire in stato il processo rappresentato da un verbo inergativo (per esempio "gridare", etc.) è rappresentarlo come una proprietà metacronica del soggetto, come una sua qualificazione. Lo stesso vale per i verbi biargomentali a bassa transitività (per es. "contenere"). «Se in una data lingua» – ha scritto recentemente Lazard (2002: 165) – «una deviazione dal prototipo è riflessa nella morfosintassi, questa costruzione mostra alcune proprietà comuni alla costruzione monoattanziale». La deviazione dal prototipo è, appunto, quella dei verbi a bassa transitività.
3) I verbi biargomentali telici, ad alta transitività (per es. "distruggere") incorporano nella struttura logica un predicato di stato, il cui argomento è l'oggetto superficiale. Il perfetto di questi verbi promuove l'oggetto a soggetto: produce, perciò – si veda l'esempio di φθείρω – una sorta di alternanza causativa col presente attivo e rappresenta l'evento come uno stato del soggetto.
Questo studio comprende anche alcune osservazioni sulla relazione – anticamente simmetrica – fra perfetto e ingiuntivo, sull'inserimento del perfetto – in sanscrito più avanzato che in greco – nel sistema dei tempi e sui suoi rapporti col medio, conseguente alla diffusione del medio oppositivo
The Representation of Word Meaning in the Brain: the case of Lexical Semantics/Referential Semantics Distinction. Evidence from Semantic Dementia
The accusative of respect in Ancient Greek: animacy hierarchy, semantic roles and event type
In the present paper, we address the function and the distribution of the so-called “accusative of respect” in ancient Greek, from Homer to the fifth century B.C.E. We show that the accusative of respect, which involves an inalienable possession relationship, represents a strategy to promote the most animate argument of the construction (i.e., the possessor) to the subject position and, consequently, to align syntactic roles and case marking with animacy hierarchy. Moreover, we show that a common principle underlies the distribution of the accusative of respect among different types of predicate and that this principle relies on specific semantic dimensions
Come la scelta genera la norma. Contraddizioni nel vocalismo gallipolino
Il sistema vocalico salentino è scisso: pentavocalico, di tipo siciliano, a sud; eptavocalico, di tipo napoletano, nel Salento settentrionale. Nella parte occidentale del Salento centrale, i due tipi coesistono, con distribuzione irregolare. Gallipoli conosce ambedue i tipi e, inoltre, la dittongazione metafonetica (napoletana) di E breve. Il vocalismo di tipo siciliano è il più antico, risalendo all'interferenza col greco bizantino. L'introduzione del vocalismo e della metafonia napoletani avrà prodotto varianti, all'inizio libere e diastratiche, che hanno incrinato la norma antica. Le condizioni che governano la distribuzione del vocalismo eptavocalico e della dittongazione di E breve non sono state chiarite. Il vocalismo di tipo napoletano non può dipendere dalla struttura sillabica, come pur si è creduto: anche chi ha sostenuto questa tesi è stato, poi, costretto a parlare, senza spiegarle, di "eccezioni". In questo lavoro, si propone un'ipotesi nuova: la diffusione nel lessico gallipolino del vocalismo napoletano e della dittongazione metafonetica di E breve ha seguito un percorso non caotico, ma ordinato, corrispondente al progressivo espandersi di una "categoria naturale", nel senso di Rosch & Mervis. I lessemi che partecipano a queste innovazioni sono legati da "somiglianza familiare" (family resemblance): nessuno presenta un tratto comune con tutti gli altri, ma ognuno condivide almeno un tratto con un altro. Il modello connessionista cui si ispira questa ipotesi mostra il progressivo costituirsi di una regola in un processo graduale non necessariamente destinato a concludersi. Le forme nuove, memorizzate all'atto della loro introduzione, si organizzano in una categoria governata da una regola applicata al taxon sovraordinato, che consente, o almeno facilita, la loro produzione automatica. Quella che all'inizio era scelta si stabilizza progressivamente come norma
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