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    Le didascalie grafiche nella didattica di Alberto Manzi

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    Sappiamo quanto la formidabile capacità comunicativa di Alberto Manzi fosse caratterizzata e non poco corroborata dall’uso sapiente e sistematico di variegati mezzi espressivi, verbali e non-verbali. Di questi ultimi, in questa sede, trattiamo di quelli non-verbali e in particolare del mezzo espressivo del disegno, molto usato dal maestro Manzi nei suoi insegnamenti: erano insegnamenti, quelli televisivi, rivolti per lo più a una larga fetta della popolazione italiana ancora poco o per nulla alfabetizzata in un’Italia che stava risollevandosi economicamente e socialmente dai duri tempi postbellici, e che pure tentava un’allargata operazione culturale di modernizzazione

    Sguardi pedagogici sul rapporto tra bisogno e motivazione

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    I più attuali orientamenti pedagogici invitano a importare negli ambienti socioeducativi l’idea–guida secondo cui i processi di apprendimento non sono sinceramente funzionali senza una profonda e autonoma spinta motivazionale, di cui non si deve trascurare la pregnanza del fondamento biologico

    Pedagogia del gioco: otium versus lavoro?

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    Il gioco come strumento educativo-formativo non sia necessariamente destinato a confliggere con i luoghi socio-regolativi dell’attività prima scolastica e poi lavorativa, soprattutto quando si consideri l’infanzia dotata di una mente attiva in grado di apprendere (deweyanamente) attraverso l’esperienza diretta dell’oggetto cognitivo, nell’ottica dell’imparare facendo e in contesti educativo-didattici in cui il fare è legato al lavorare e al correlato supporto pedagogico della scuola-laboratorio, il cui intento principale è di unire teoria e pratica, la mente e il braccio

    La scrittura di Pasolini: liriche passioni educative

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    La scrittura di Pier Paolo Pasolini (sia materiale sia letteraria) ci fa intendere quanto egli fosse intuitivo e anticipatore, in qualche modo avanguardista rispetto a una educazione culturale dell’inclusione che all’epoca in cui egli visse era ancora in gran parte sopita

    Le odierne criticità della "pedagogia bianca"

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    Si ipotizza, in questa sede, che l’ambito formativo tradizionale della scuola, cui da generazioni siamo abituati, possa attingere alcune sue linee–guida da un pensiero e un fare educativi ancorati a vecchie idee, molte delle quali, per quanto si pensi che siano superate, in realtà incidono ancora molto profondamente, spesso in modo “subdolo”, sotterraneo, nella formazione dei bambini e ragazzi, rischiando di inibirne le notevoli, quanto innate potenzialità autorealizzative e creative

    Ricercare e costruire il sapere

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    Visto che le conoscenze, una volta apprese, diventano quasi subito inadeguate, è importante abituare gli studenti a gestire autonomamente la qualità della loro formazione, adeguandola a una realtà in continua trasformazione, anche se per farlo è necessario che imparino a valutare e controllare tutti i passaggi regolatori dell’intero processo, mostrando di possedere una reale competenza metacognitiva. La disponibilità ad apprendere rappresenta un nodo centrale che non interessa più il solo percorso scolastico: questa disponibilità cognitiva è sempre più necessaria, auspicando da più parti che diventi una sorta di “seconda natura” (come la chiama Gardner) in grado di accompagnare il soggetto per tutto il corso della vita. Il modello della ricerca–azione offre una considerevole libertà nelle scelte da compiersi circa l’approccio metodologico ritenuto più idoneo per un dato ambiente fisico e relazionale o una specifica situazione problematica

    Motivarsi alla realizzazione

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    Per approfondire ulteriormente il concetto di motivazione, bisognerebbe per prima cosa intendersi sui possibili significati dell’espressione “motivazione umana”. Questo concetto, per quanto ampiamente sviscerato in campo psicologico, in questa sede dovrà essere osservato da un’angolazione più propriamente pedagogico–educativa, spostando l’asse del discorso su contenuti più complessi e al contempo specifici per la contemporanea presenza di più variabili presenti immancabilmente nello specifico campo (teorico e pratico) dell’educazione

    La “pedagogia bianca” oggi

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    Si ipotizza, in questa sede, che l’ambito formativo tradizionale della scuola, cui da generazioni siamo abituati, possa attingere alcune sue linee–guida da un pensiero e un fare educativi ancorati a vecchie idee, molte delle quali, per quanto si pensi che siano superate, in realtà incidono ancora molto profondamente, spesso in modo “subdolo”, sotterraneo, nella formazione dei bambini e ragazzi, rischiando di inibirne le notevoli, quanto innate potenzialità autorealizzative e creative

    Teoria e prassi peritale dell'anonimografia

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    Il saggio cerca sinteticamente di mettere in luce i possibili processi di formazione di accadimenti mentali tipici di chi offende l’altro mediante l’illecito, prima ancora che legale, psicorelazionale (o sociale) dell’anonimografia: l’azione anonimografa va infatti a toccare la sfera intercomunicazionale, i rapporti tra le persone e quindi un particolare processo, probabilmente disturbato, di comunicazione interpersonale

    Educare al gesto grafico

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    Bisogna partire dal presupposto teorico (e facilmente osservabile sul piano prassico) secondo cui il gesto grafico – nella sua dimensione di scarabocchio e, in seguito, di disegno spontaneo come pure in quella di scrittura – è destinato a cambiare continuamente, sia per effetti evolutivi (il gesto da scarabocchio si trasforma in disegno e/o in scrittura, quando l’individuo a una certa età si trova dinanzi a un bivio) sia per determinati effetti psicofisici; questi ultimi (che in questa sede non saranno più di tanto approfonditi) possono essere fisico-meccanici, ambientali, organici o psicologici (cioè legati alle specifiche peculiarità tipologiche e caratteriali dello scrivente, che può cambiare perché ha più stili grafico-gestuali o perché è tendenzialmente umorale ovvero per la presenza di più o meno acute psicopatologie, o più semplicemente per spirito pragmatico, adattandosi ai mutamenti ambientali in modo prassico)
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