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    Migration and Development. Reflections on an Ambivalent Relationship

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    Nowadays the Migration and Development relation is becoming a kind of “mantra” (Faist 2008) a real “discourse of development” (Grillo, Stirrat 1997) connected, as it is, with other discourses stressing community, civil society, self reliance, and, sometimes problematically, profitable investment. However, from the perspective of African hometown associations, especially those developed in France, such a connection displays a longer story. Already at the beginning of the 80’s Malian and Senegalese organisations embarked on micro-development projects aimed at their country of origin in sub-Saharan Africa (Daum 1998). Codevelopment projects, it was argued, should be ‘decentralised’, their primary movers, and the locus of their activities, are not states, but localities: local states and places, the people who inhabit them, and the institutions of civil society (NGOs, associations etc) they have created. Codevelopment circles also stress the importance of dialogue with migrants and their organisations. Their legitimate interests in the development process, it is argued, should be recognised and they should be encouraged to become ‘development actors’, dissolving the developer/developed distinction (Lavigne-Delville, 1991: 196; Quiminal 1991). What distinguishes codeveloppement from the transnational activities of migrant hometown associations is the involvement of a variety of local institutions and actors ‘here’ (regional and municipal authorities, NGOs, and associations, based locally in Europe but representing particular villages or clusters of villages where migrants originate, with funding from the state, or the EU), and counterparts (local authorities, NGOs, village associations etc) ‘there’, in the South. These activities may represent an original strategy signalling a refusal to break with countries of origin while seeking integration. However, Do these reflect the real demands of migrants or the logic of European planners, politicians, and social practitioners involved in the implementation of migration policies? This is an aspect that applied as much as academic research should always explore, moved from a healthy skepticism (Grillo, Riccio 2004). However, although one should be cautious towards a celebratory as much as pessimistic views towards co-development, a methodological opportunity needs to be recognized: by involving so many social actors, this field of research represents a laboratory for the study of such a complex and ambivalent social process, as is transnational migration. Ideally the student of migration should be working simultaneously on three fronts: with the institutions of the receiving society, among migrants themselves, and in the sending society (Grillo 1985). Therefore, it is important to combine a transnational approach with the need to bridge a divide in the studies of migration, which have tended to consider either the characteristics of an immigrant community or the characteristics of the society incorporating it. With this aim, the study of migrants’ translocal codevelopment projects represents a methodological solution to study social change (De Sardan 1995) by focussing on the interaction between the institutions of the receiving contexts, migrants’ transnational practices and the economic and socio-cultural transformations of the sending context (Riccio 2007)

    Mobilità: incursioni etnografiche. Introduzione

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    La mobilità umana anima sempre più il dibattito pubblico, ma senza una riflessione approfondita in grado di restituire il punto di vista dei diretti interessati, oltre che i molteplici fattori che ruotano intorno alle effettive esperienze soggettive di migrazione. Guardare alle migrazioni attraverso la più ampia prospettiva della mobilità costituisce un’innovazione metodologica importante. Le ricerche qui raccolte ne forniscono un ancoraggio etnografico, valorizzando il vissuto e le biografie dei protagonisti

    Interculture sezione Antropologia culturale

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    La sezione di antropologia intende proporre contributi empirici e teorici che si distinguano per una particolare vocazione all'analisi delle pratiche quotidiane in molteplici contesti socio-culturali e in diversi ambiti delle politiche pubbliche: dalle migrazioni alla scuola, dalla città all'ambito clinico, dai servizi socio-sanitari alle politiche dello sviluppo e ambientali. Con queste premesse, la sezione intende arricchire la comprensione di vari fenomeni contemporanei, rendendo chiaro il contributo distintivo dell'antropologia nell'analisi della diversità culturale, nella capacità critica di interrogare il senso comune e nell'esplorazione dei processi di cambiamento e dei rapporti di forza all'interno di differenti arene sociali e politiche

    Filippo Lenzi Grillini, L’Antropologia in azione. Esperienze etnografiche in America latina e Italia fra riflessioni metodologiche e prospettive applicative, CISU, Roma, 2019

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    La pubblicazione della seconda edizione ampliata e revisionata di Antropologia in azione ci fornisce una preziosa opportunità di riflessione sul rapporto tra teoria e applicazione del sapere antropologico. Il libro di Filippo Lenzi Grillini fornisce un articolato percorso ricco di spunti e interessanti argomentazioni che interrogano l’applicazione dell’antropologia sociale nel suo complesso. Basandosi su una profonda conoscenza della letteratura antropologica contemporanea e su una sofisticata rivisitazione della sua esperienza professionale decennale come ricercatore e consulente in progetti di vario tipo, l’autore imbarca il lettore in un viaggio che intreccia storie personali e professionali, contesti americani e italiani, spostandosi dalle perizie sulle terre indigene in Brasile alla lotta per la terra dei Mapuche in Cile, dai monitoraggi di progetti e interventi formativi in Italia, fino ad una ricerca etnografica su committenza sul gioco d’azzardo. Il filo rosso, che si dipana tra le diverse parti che compongono il testo, è costituito dalla constatazione di come la continua negoziazione a cui l’antropologo è costantemente richiamato quando impegnato sul campo caratterizzi tanto le esperienze di ricerca fondamentale, quanto altre esperienze professionali come quelle di consulenza. Attraverso il suo percorso professionale l’autore mostra, con intelligente riflessività, l’importanza di dedicare riflessioni approfondite al rapporto di ogni antropologo con il contesto in cui interviene. La postura di negoziazione si rivela cruciale nel muoversi tra gli attori nell’arena, ma anche tra i diversi posizionamenti dello stesso antropologo nei confronti delle persone con cui lavora. Tra lo Scilla del ruolo di “portavoce” (advocacy) di una determinata comunità e il Cariddi del consulente identificato all’istituzione in questione (embedded) Lenzi Grillini evoca un ruolo di mediazione: “una mediazione in cui l’antropologo può sfruttare la sua posizione centrale fra due poli: l’istituzione committente da un lato, il gruppo, la comunità o gli attori sociali al centro dell’indagine dall’altro. Spesso tale mediazione si trasforma in una sorta di interpretariato in entrambe le direzioni, che si traduce nel fornire spiegazioni su due mondi e due realtà di cui l’antropologo ha generalmente una conoscenza approfondita.

    Mobilità. Incursioni etnografiche

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    La mobilità umana anima sempre più il dibattito pubblico, ma senza una riflessione approfondita in grado di restituire il punto di vista dei diretti interessati, oltre che i molteplici fattori che ruotano intorno alle effettive esperienze soggettive di migrazione. Seguendo diversi contributi di ricerca etnografica, il lettore si muoverà dall’analisi degli immaginari migratori del Senegal, al ruolo delle case e alla tensione tra mobilità e immobilità in Etiopia; spostandosi verso l’Europa, incontrerà le difficili esperienze dei migranti maliani in Spagna nell’era della crisi economica e i confini interni all’Italia attraversati dai migranti ghanesi; la migrazione dal sub-continente indiano verrà esplorata sia nell’analisi delle relazioni di genere e inter-generazionali interne alla diaspora panjabi, sia nelle ambivalenti esperienze di (im)mobilità dei migranti bangladesi a Roma. In tutti i casi, i protagonisti sono le persone, le loro aspirazioni, i loro desideri e i loro vissuti

    L’“effetto specchio” delle migrazioni africane sui servizi e il sistema accoglienza in Italia

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    Oltre a presentare l’architettura di questo fascicolo di Antropologia, si sottolinea l’importanza di conferire alle persone migranti, nel nostro caso dall’Africa in Italia, il riconoscimento di una soggettività politica. Si ritiene impellente la necessità di prendere seriamente in considerazione le loro prospettive sul sistema di servizi e di accoglienza della società nel suo complesso ritenendole capaci di divenire “critica culturale”

    Antropologie dell’applicazione e uso sociale delle discipline demoetnoantropologiche

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    Intervento all'interno del forum sul carteggio Colajanni-Seppilli che ricostruisce l'evoluzione della Società Italiana di Antropologia Applicata e ne discute alcuni aspetti rilevant

    Narrare ed elaborare coralmente l’invisibile in migrazione e oltre. Rita Finco (a cura di), Esperienze di cura in migrazione. Forme dell’invisibile e narrazioni possibili: l’orizzonte etnoclinico, postfazione di Jean Pierre Dozon, Ombre Corte, Verona 2022

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    Si tratta della recensione di un approfondito dialogo, animato da interrogativi, tra esperienze cliniche e di ricerca aperte alle ambivalenze, che conduce il lettore in un percorso attraverso storie differenti, contesti diversi (clinici, formativi ecc.) e varie prospettive interpretative accomunate dal comune impegno a misurarsi con molteplici forme dell’invisibile nella vita socio-culturale e come attivatore della cura in particolare, soprattutto quando riesce ad essere narrato o in qualche modo rappresentato. Questo volume “polifonico”, come le Autrici dell’introduzione (Cima e Finco) amano chiamarlo, emerge dal convegno bergamasco Forme dell’invisibile. Esperienze di cura nella migrazione del 2019, organizzato congiuntamente dal laboratorio “Saperi situati” dell’Università di Verona e dal Centro di formazione, ricerca e mediazione (Fo.R.Me) della Cooperativa Impresa Sociale Ruah che ha organizzato ed ospitato l’incontr

    Esplorare la mobilità con la mobilità. Sfide metodologiche per le etnografie multisituate delle migrazioni

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    Nel tentativo di cogliere pienamente sia i nessi "glocali", sia le molteplici esperienze di movimento umano nello spazio (migrazioni, turismo, cooperazione internazionale, dislocazione dei processi produttivi) all’interno delle società contemporanee, si sono sviluppati approcci mobili come le ricerche multi-situate, in cui il campo etnografico viene costruito seguendo le persone, ma anche i loro legami familiari e sociali, i loro investimenti, le rimesse economiche e sociali oltre che i progetti politici o di sviluppo (Marcus 1995; Hannerz 2001). Avvalendosi di esempi etnografici, nel saggio si mostrerà come queste prospettive metodologiche si adattino bene all’analisi degli spostamenti nello spazio. Contemporaneamente, verranno discusse anche le criticità e le sfide che l’estensione del campo etnografico comporta. Più che sullo spazio si focalizzerà l’attenzione sulla variabile tempo, che risulta necessariamente importante da gestire per compensare alla dispersione “centrifuga” dell’esplorazione multi-locale. In particolare si evidenzieranno le ricadute fruttuose di ricerche che garantiscano missioni ripetute, in modo da plasmare un’etnografia multi-sito come “spirale virtuosa” (Riccio 2011), in cui ogni passaggio si nutre di quello precedent

    Conversazione con Umberto Pellecchia

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    Il testo discute in modo corale tra gli autori e l'interlocutore dell'ìintervista alcune questioni cruciali sul tema della ricerca nella cooperazione internazionale, nelle migrazioni e nell'intervento sul campo della salute. Attraverso l'analisi di un percorso professionale specifico si allarga lo sguardo a questioni metodologiche e inerenti la didattica della disciplina antropologica
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