121,999 research outputs found

    Veretto and Ricca Families

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    Photograph shows group portrait of members of the Veretto and Ricca families: (l. to r sitting): Mike Veretto - born in Italy and came to the U. S. at age 16; Johnny Ricca and Mike Ricca who were brothers.''(L. to r.: standing): Mary Ricca Veretto (wife of Mike Veretto); woman and boy in center are unidentified; and Susie Ricca Veretto (wife of Ernest Veretto)

    Dal villaggio globale alla capanna

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    Il Convegno Internazionale Sguardi sulle città in trasformazione, che ha avuto luogo il 7 aprile 2011 presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, costituisce una delle molteplici iniziative a carattere scientifico e culturale intraprese dal Laboratorio di Ricerca sulle Città negli ultimi anni. L’ideazione del tema è maturata all’interno di un lavoro di ricerca che si propone l’obiettivo di raccogliere il contributo di studiosi di diverse discipline e di diversi paesi per disegnare un panorama delle città e delle sue trasformazioni il più possibile composito e articolato. Complessivamente, in questa giornata di studi, senza avanzare la pretesa di aver esaurito un tema tanto vasto, si è svolto un attento esame di alcune significative realtà urbane, individuandone non solo le caratteristiche storiche, urbanistiche e architettoniche, ma anche le implicazioni sociologiche, letterarie e filosofiche. La sinergia dei contributi ha dato luogo a un dibattito molto ricco che ha coperto un ampio ventaglio di prospettive, spaziando dall’Estremo Oriente all’Europa, fino al Brasile, passando per l’India, Singapore, Dubai, Istanbul, Toronto e New York. In varie parti del mondo la città, fin dalla sua fondazione, costituisce lo scenario nel quale le vicende storiche determinano continue trasformazioni, a volte radicali, che rappresentano notevoli sfide alla realtà e all’immagine della città stessa. Infatti la città non è solo un ente materiale, un insieme di costruzioni stratificate nel tempo e nello spazio, ma è prima di tutto il riflesso di un complesso sistema di relazioni simboliche che in quel contesto materiale si sono depositate

    Introduzione a Storia dell'Arte Giapponese. Genealogia dei capolavori in una prospettiva comparata

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    Con la pubblicazione del presente volume si pone finalmente rimedio a una lacuna della storiografia artistica e dell’editoria non solo italiana che da troppo tempo attendeva di essere colmata. La sua ambizione è infatti quella di offrirci una storia dell’arte giapponese, cioè molto più di un repertorio, per quanto completo e articolato, di nomi e dati cronologici relativi al suo poco conosciuto (specialmente in Italia) ambito di riferimento. Lo sforzo dell’autore di abbattere definitivamente gli ostacoli che si frappongono ad una adeguata comprensione dell’arte giapponese, lungi dal fondarsi sulla ricerca di presunte e ineffabili matrici “orientali” del suo oggetto di studio per affrontarlo in una sfera di intangibile autonomia metodologica, trova al contrario il suo punto d’appoggio proprio nella grande eredità degli studi storico-artistici fioriti in Europa centrale a cavallo degli ultimi due secoli, ed in particolare nella lezione wölffliniana di una stilgeschichte declinata sull’orizzonte transtorico e transgeografico di categorie formali universali. Ecco allora succedersi, nella storia dell’arte giapponese delineata da Tanaka entro i campi cronologici intenzionalmente sfalsati rispetto alle omologhe periodizzazioni occidentali, una fase iniziale “arcaica” del periodo Asuka, seguita da quella “classica”del periodo Nara, cui fa seguito la fase “manierista” del medio periodo Heian, e poi ancora il “barocco” del periodo Kamakura, fino al “romanticismo” di età Muromachi e Momoyama e al “giapponismo” del periodo Edo. Questa articolata impostazione storiografica spiega anche l’ampio spazio che l’autore dedica in premessa alle questioni metodologiche che vi si trovano implicate, anch’esse rivelatrici di uno sforzo interpretativo che distacca notevolmente questo lavoro da quello di altri storici dell’arte giapponesi

    Tokyo città aperta, capitale del XXI secolo. Ritratto di una città-racconto

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    Né storicamente premoderna né propriamente moderna, ma ormai “transmoderna”, come l’ha definita Berque, la città giapponese, e Tokyo su ogni altra, ha già prefigurato negli scorsi decenni l’evoluzione che sta rendendo ovunque obsolete alcune millenarie categorie dell’urbanistica occidentale: la gerarchia tra centro e periferia, l’articolazione dello spazio urbano in zone funzionali distinte e specializzate, il paradigma della “città ideale” sottratta all’accidentalità del tempo e dello spazio. Tokyo, la città “al cui centro c’è il vuoto” (Barthes), intorno al quale, fin dai tempi di Edo, si è strutturata una multi-città policentrica e reticolare, può essere già classificata come una “metapolis”, inclusa a sua volta in una “Ecumenopolis” globale, dove, sul modello delle reti neurali ed informatiche, si sono infrante tutte le discontinuità che separavano i confini e le identità territoriali. Un processo consapevolmente teorizzato dai “metabolisti” di Kenzō Tange negli anni ’60 del secolo scorso, ma che affonda le sue radici nelle categorie più profonde della sensibilità spaziale giapponese. Ne possiamo cogliere ulteriori riflessi attraverso l’opera letteraria di Nagai Kafū, dove si rivela fino in fondo la “logica del luogo” che fa di Tokyo stessa un racconto, una trama di continue transizioni, una città delle situazioni irriducibile a qualunque forzata unità prospettica

    Un confronto sulle città storiche tra Italia e Giappone: conservazione e trasformazione

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    Il filo conduttore che lega gli interventi qui raccolti, al di là delle distanze evocate da nomi di città e di relatori tanto lontani per appartenenza geografica, è proprio quello della responsabilità storica nei confronti di una memoria millenaria che occorre mettere in salvo, se non si vuole che un tema già da anni entrato nel dibattito scientifico, quello della “fine della città” come modello storicamente determinato di aggregazione umana, si trasformi nel giro di poche generazioni in una realtà di fatto anche per il patrimonio urbano ereditato dal passato. E ciò non solo e non tanto, ormai, per la fragilità complessiva dell’oikos di cui anche la città, come “seconda natura”, fa parte, nella civiltà nata proprio con l’urbanesimo moderno; ma per una minaccia assai più insidiosa, perché immateriale, che reca in sé l’omologazione di tempi e spazi del mondo “a una dimensione” in cui viviamo: la perdita di identità dei luoghi. Una perdita tanto più evidente, per quanto riguarda i luoghi urbani, quanto più ci si sforza di immobilizzare e mettere al riparo il tempo pietrificato delle città storiche dall’eterno presente che scorre nel villaggio globale

    The Aesthetics and Poetics of the Image in Japanese Culture. An Example from the Literary Tradition: Yukiguni [Snow Country]

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    The novels of Yasunari Kawabata (1899–1972) have no well-constructed plot, but rather a series of situations that emerge directly from images, in a sort of concrete visual thought that overshadows the storyline. Yukiguni [Snow Country], his masterpiece, is known for its elliptical style. It consists of a series of impressions. The writer chose to omit all specific points of reference in order to maintain an evocative, rather than an assertive, register. Some images create a very expressive atmosphere. Snow Country comprises a series of visions generated poetically that communicate certain impressions, and it illustrates a quasi-cinematic mode of writing with images or painting with written words

    Six reasons for rejecting an industrial survey paper

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    Context: Despite their importance in any empirically based research program, industrial surveys are not very common in the software engineering literature. In our experience, a possible reason is their difficulty of publication. Goal: We would like to understand what are the issues that may prevent the publication of papers reporting industrial surveys. Method: In this preliminary work, we analyzed the surveys we conducted and extracted the main lessons learned in terms of issues and problems. Results: Most common critics posed to industrial surveys are: lack of novelty, limitation of the geographic scope and sampling issues. Conclusions: Most objections that led to reject a survey paper actually are not easy to overcome and others are not so serious. These objections could restrain researchers from conducting this type of studies that represent an important methodological asset. For these reasons, we think that reviewers should be less severe to judge survey papers provided that all the limitations of the study are well explained and highlighte

    La tradizione estetica giapponese. Sulla natura della bellezza

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    L’indagine del volume si incentra sull’esame di alcune idee estetiche del Giappone tradizionale che non sono state oggetto di analisi teoretiche sistematiche, ma hanno trovato espressione in concrete pratiche di vita e attività artistiche concepite come vere e proprie “vie” di perfezionamento spirituale. Il saggio si compone di due parti: nella prima si pongono le premesse per indagare le idee-patrimonio dell’arte e della cultura estetica nipponica; la messa a fuoco di alcuni principi cardine che affondano le loro radici nella sensibilità “classica” giapponese contribuisce a illuminare taluni tratti della visione del mondo estremo-orientale. Nella seconda parte si analizzano alcune significative idee estetiche, la cui peculiarità è di non essere mai state organizzate in un sistema organico, forse perché troppo ovvie o troppo “vissute”. Proprio nello spirito di tale dimensione esistenziale la struttura del libro segue un percorso non lineare, dettato essenzialmente da libere associazioni, ispirandosi al genere classico zuihitsu – letteralmente “seguire il pennello”, ovvero pensieri in libertà, non necessariamente legati da nesso logico. Lungo questo percorso si sviluppano poi ulteriori diramazioni innescate da quei punti di congiunzione con il pensiero filosofico ed estetico occidentale che si offrono all’intuizione nella prospettiva di un’ermeneutica comparata che costituisce un aspetto specifico di questo lavoro

    Sulla poetica di Nagai Kafū. Omotopie, diegesi, metatesi: dalla città al racconto

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    Attraverso l’opera letteraria di Nagai Kafū è possibile cogliere alcuni aspetti fondamentali della sensibilità spaziale giapponese, dove si rivela fino in fondo quella «logica del luogo» che fa della città di Tokyo un racconto, una trama di continue transizioni, una «città delle situazioni» irriducibile a qualunque forzata unità prospettica. Alcune idee dell’arte e dell’estetica tradizionale giapponese si trovano a fondamento di questo ordine urbano così singolare. In particolare l’idea di "ma" offre una straordinaria porta di accesso a un’indagine sul senso della spazialità in Giappone

    Sulla via del tè fino alla villa imperiale di Katsura e le sue risonanze in Occidente: per un’ermeneutica della dis/continuità transculturale

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    The Katsura Imperial Villa has had a profound influence on modern Western architecture. In order to understand the reasons for this, we need to study in greater depth the historical interconnections between Japanese arts and the “Way of Tea”, for which the villa stands as the most complex monument and, at the same time, take a hermeneutical, transcultural approach, which can offer an additional methodological perspective based on the Japanese concept of kire-tsuzuki(a discontinuous continuum)
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