1,721,039 research outputs found
The effects of Pennebaker’s writing technique on pregnancy rates, alexithymia and psycho-physical health in couples subjected to assisted reproductive treatment.
W.H.O. data report that 15-20% of couples suffer from fertility problems. Aim of this study was to assess the effects of Pennebaker’s writing technique on treatment success (pregnancy rates), alexithymia and psycho-physical health in couples subjected to an assisted reproductive treatment (ART). 79 women admitted for ART in a medical centre were randomly divided into two groups: an experimental one, where women wrote for three times about their deepest thoughts and emotions concerning the infertility experience, and a control group where women didn’t write. Women and men of both groups completed a socio-demographic questionnaire, the TAS-20 and SCL-90-R before and after the writing sessions. Separated analyses for groups of men and women were conducted. Regarding women, analysis showed a significant reduction in the TAS-20 “Difficulty Identifying Feelings” score (p=.01) and in the SCL-90R “Paranoid Ideation” score (p=.04), after writing. Reductions in the TAS-20 Total score (p=.06) and in the “Externally-Oriented Thinking” score (p=.01) were also found in the group of men whose wives wrote. 10 pregnancies in the experimental group versus 5 of the control group after ART were reported (p=.13). The rate of treatment success in couples who refused to participate in the study (0) was compared with total success of both experimental and control groups (15) and a significant difference was found (p=.04). Findings support the usefulness of the writing technique during ART in promoting emotional awareness and in reducing hostility and suspiciousness. A trend in the expected direction was found regarding treatment success and this is encouraging for the continuation of the work
La scrittura espressiva secondo Pennebaker nella procreazione medicalmente assistita: studio empirico su 118 soggetti
La letteratura internazionale evidenzia come diverse dimensioni psicologiche possono influenzare l’esito delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), rendendo necessario individuare metodi efficaci nella gestione dello stress e delle emozioni connessi all’esperienza. La tecnica della scrittura espressiva di Pennebaker, che sottolinea l'importanza dello scrivere di emozioni e vissuti legati ad un evento difficile, ha mostrato effetti positivi sulla salute psicofisica in diversi contesti di applicazione. L’obiettivo principale dello studio è quello di verificarne l’efficacia nello specifico contesto della PMA nei termini di: diminuzione dei punteggi di alessitimia e di disagio psicofisico, maggiore percentuale di esiti positivi delle procedure di PMA. Inoltre, sono state indagate eventuali differenze negli esiti delle tecniche di PMA tra i partecipanti alla ricerca e i pazienti che hanno rifiutato di parteciparvi parte.
Il campione reclutato (n=118; donne=79; uomini=39) è stato suddiviso tramite randomizzazione a coppie in: gruppo sperimentale, in cui le donne hanno scritto per tre volte delle emozioni connesse all’esperienza che stavano affrontando, e gruppo di controllo, in cui le donne non hanno scritto. Uomini e donne di entrambi i gruppi hanno compilato TAS-20 ed SCL-90-R. Nel gruppo sperimentale di donne i risultati mostrano una diminuzione significativa dei punteggi di Ideazione Paranoide del test SCL-90-R (p=.04) e dei punteggi di Difficoltà ad Identificare le Emozioni della TAS-20 (p=.01). Si riporta, inoltre, una diminuzione significativa dei punteggi di Pensiero Orientato all’Esterno (p=.001) e dei punteggi totali della TAS-20 (p=.03) nei partner delle donne sottoposte alla scrittura espressiva. Nel gruppo sperimentale il numero di esiti positivi delle tecniche di PMA è risultato essere doppio di quello ottenuto dal gruppo di controllo, 10 successi contro 5; tuttavia, la differenza non raggiunge la significatività statistica (p=.13). Emerge, invece, una differenza significativa tra il numero di successi delle tecniche di PMA riportati dal “gruppo partecipanti alla ricerca”, pari a 15, e quello riportato dal “gruppo rifiuto alla ricerca” pari a 0 (p=.04).
In conclusione, i risultati sembrano suggerire l’utilità della scrittura espressiva secondo Pennebaker nel promuovere le competenze emotive ed il benessere psicofisico nel contesto della PMA. Non si riportato risultati significativi rispetto all’efficacia nel favorire il successo della PMA, probabilmente a causa della modesta ampiezza del campione. Ulteriori indagini saranno utili a confermare questi risultati preliminari
L’applicazione della tecnica della scrittura di Pennebaker nella fecondazione medicalmente assistita: indagine empirica su 54 coppie
Introduzione: L’O.M.S. stima che nei paesi industrializzati i problemi di fertilità riguardino il 15-20% delle coppie.
Obiettivo: Valutare gli effetti della tecnica di Pennebaker in un gruppo di coppie che intraprendono un percorso di procreazione assistita ipotizzando che l’elaborazione emotiva attivata dalla scrittura possa ottenere un effetto in termini di: diminuzione dei punteggi di alessitimia e di sintomatologia psicologica e maggiore successo nell’attecchimento dell’ovulo.
Metodologia: 54 donne nella fase iniziale del percorso di procreazione assistita sono state suddivise, tramite randomizzazione a coppie, in un gruppo sperimentale, che ha scritto per tre incontri dei sentimenti e pensieri connessi all'esperienza infertilità, e in uno di controllo, che non ha scritto. Le donne di entrambi i gruppi, ed i relativi partner (31 uomini), hanno compilato una scheda socio-anagrafica, la TAS-20, e l’ SCL-90-R prima e dopo gli intervento di scrittura.
Risultati e conclusioni: Analisi separate sono state condotte per i gruppi di donne e uomini. I gruppi sono risultati omogenei circa le variabili socio-demografiche prese in esame ed i punteggi iniziali ai test somministrati. Analisi preliminari mostrano rispetto alla TAS-20 una diminuzione significativa (p=.01) dei punteggi di “Difficoltà ad identificare le emozioni” nelle donne del gruppo sperimentale a seguito del lavoro di scrittura; nei punteggi “Totali” (p=.06) e di “Pensiero Orientato all’Esterno”(p=.01) nei partner delle donne che hanno scritto. Rispetto l’esito delle procedure mediche si riscontrano 8 successi nel gruppo sperimentale e 4 in quello di controllo, la differenza non è attualmente statisticamente significativa, a causa della limitata ampiezza del campione, ma mostra una tendenza nella direzione attesa. Sommando i successi ottenuti da gruppo sperimentale e di controllo e confrontandoli con quelli dei soggetti che hanno rifiutato di partecipare si riscontrano 12 successi contro 0. Si evidenzia anche in questo caso una tendenza (p=0.8) nella direzione attesa. I dati incoraggiano una prosecuzione del lavoro
Elaborare le esperienze difficili scrivendo: la tecnica della scrittura di James Pennebaker.
La tecnica della scrittura di James Pennebaker nasce dall'idea di creare uno strumento di intervento psicologico che abbia l'obiettivo di promuovere la salute delle persone attraverso l'elaborazione per iscritto degli eventi traumatici. In termini generali, la tecnica consiste nel far scrivere per diverse volte dei pensieri e delle emozioni connesse all’esperienza più traumatica della propria vita.
Il presente lavoro si pone l'obiettivo di descrivere la tecnica e sintetizzare l'ampia letteratura che attualmente ne documenta l'efficacia sulla salute delle persone, sia nella popolazione sana che in diversi gruppi clinici.
Vengono anche proposte delle indicazioni specifiche a seconda del contesto, delle condizioni cliniche e delle caratteristiche individuali dei soggetti a cui ci si rivolge, e vengono riportate possibili spiegazioni sul come e perché la tecnica funziona, nonché i suoi rapporti con la psicoterapia.James Pennebaker’s writing technique is derived from the attempt to create a psychological tool which aims to promote people’s health through a written form of processing traumatic events. Generally, in the expressive technique participants are asked to write, on several occasions, about one’s deepest thoughts and feelings connected to the most traumatic experience of their life.
The present work aims to describe the writing technique and to summarize the broad literature that provides evidences of its effectiveness on health in both general and clinical populations. Specific recommendations about settings, clinical and individual participants’ characteristics are given. A set of possible explanations for the writing paradigm’s effectiveness and its relationship with psychotherapy are also reported
Applicazione della tecnica della scrittura in 20 coppie durante un percorso di fecondazione assistita
Introduzione: Nei paesi industrializzati problemi di infertilità riguardino circa il 15-20% delle coppie.
Obiettivi: valutare gli effetti della tecnica della scrittura di Pennebaker in un gruppo di coppie che si sottopongono a fecondazione assistita ipotizzandone un effetto in termini di diminuzione dei punteggi di alessitimia e di maggiore probabilità di gravidanza.
Metodologia: il campione di 20 coppie (con età dai 26 ai 50 anni), in procinto di iniziare un percorso di fecondazione in vitro, è stato suddiviso tramite randomizzazione a coppie in un gruppo sperimentale, le cui donne sono state sottoposte alla tecnica della scrittura su eventi positivi ed aspettative future, e in uno di controllo, che non ha scritto. Uomini e donne di entrambi i gruppi hanno compilato la 20-item Toronto Alexithymia Scale (TAS-20) prima e dopo gli interventi.
Risultati e conclusioni: L’ANOVA per misure ripetute mostra che nelle donne del gruppo sperimentale si verifica una diminuzione dopo la scrittura sia dei punteggi totali alla TAS-20 (da m= 56.1 a m= 45.8; p=.00) che di quelli di Difficoltà ad Identificare i Sentimenti (DIS; da m= 21.7 a m= 16.8; p=.00) e di Pensiero Orientato all’Esterno (POE; da m= 18.7 a m= 15.6; p=.03), rispetto alle donne del gruppo di controllo. I partner delle donne che hanno scritto, nonostante non siano stati sottoposti direttamente all’intervento di scrittura, hanno ottenuto anch’essi una diminuzione significativa sia dei punteggi totali alla TAS-20 (da m= 52.1 a m= 45.3; p=.00) che di quelli dei fattori DIS (da m= 15.0 a m= 13.1; p=.05) e POE (da m= 22.8 a m= 18.6; p=.00), rispetto ai controlli. Rispetto all’esito della fecondazione assistita si sono avuti 2 successi nel gruppo sperimentale a fronte di 1 nei controlli. I dati non consentono una verifica di validità statistica ma appaiono incoraggianti rispetto ad un ampliamento del lavoro. Di particolare interesse è l’effetto della scrittura non solo sulle donne che hanno scritto ma anche sui loro partner. Possiamo ipotizzare che un maggior contatto con le emozioni nelle donne che scrivono migliori la comunicazione con il partner influenzandone la capacità di regolare le proprie emozioni
Offrire risposte dove emerge la domanda: lo psicologo di base nell’assistenza sanitaria primaria
Spesso l’intervento clinico avviene o su disturbi ormai conclamati (quindi tardivamente), o attuando programmi di prevenzione in assenza di qualunque domanda, pratica di ridotta utilità e non priva di rischi. E’ noto d’altra parte come almeno il 50% delle richieste che le persone rivolgono ai medici di Medicina Generale, dietro la proposta di un sintomo somatico, esprimono disagi di tipo relazionale/esistenziale, spesso in fasi molto precoci, in cui l’intervento potrebbe essere breve ed agevole: non sempre però il medico è in grado di offrire una risposta, e quindi finisce per ricorrere all'effettuazione di analisi e alla somministrazione di farmaci di cui per primo riconosce la dubbia utilità. Una risposta mediante invio ad uno psicologo appare problematica data la difficoltà ad identificare sia i pazienti da inviare che modalità di invio opportune. L’accettazione di un invio da parte del paziente appare comunque poco probabile, nel momento che il contatto con uno psicologo è tuttora gravato da forte stigmatizzazione sociale.
Viene quindi descritta un’iniziativa, attuata dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute della Sapienza di Roma, di inserimento di psicologi specializzandi negli studi di Medici di Medicina Generale, nel consueto orario di ambulatorio, in copresenza con il medico. Questa pratica ha permesso di realizzare un approccio olistico e precoce al disagio presentato, senza la necessità di una richiesta specifica da parte del paziente. In un piccolo numero di casi, è stato proposto ed attuato un approfondimento più formale con lo psicologo in tempi e spazi separati. I casi clinici sono stati sempre discussi tra i due professionisti e supervisionati in riunioni almeno quindicinali da un docente della Scuola.
Finora l'esperienza, che dura da 14 anni, ha coinvolto 18 psicologi specializzandi, per 3 anni ciascuno, in studi medici di Roma e centri limitrofi; ha mostrato di essere del tutto fattibile, pur richiedendo un certo periodo di "rodaggio " tra le due figure professionali. I pazienti hanno accolto con molto favore la presenza dello psicologo e, come atteso, hanno adottato spontaneamente un approccio molto più ampio al proprio disagio. In due casi in cui è stato possible avere i dati, si è registrata una sensibile diminuzione della spesa farmaceutica, rispettivamente del 17 e del 14%. Una vignetta clinica illustra come la scoperta e la narrazione di una difficile situazione di vita presente dietro un sintomo somatico non solo abbia portato alla risoluzione del sintomo stesso, ma abbia facilitato l’attraversamento di una importante fase del ciclo di vita da parte di una adolescente.Clinical intervention often takes place either on patent disorders - that is, very late - or by implementing prevention programmes in the absence of any request, this practice being of reduced usefulness and not devoid of risks. It is well known, on the other hand, that 50% of requests brought to family physicians, though expressed as physical symptoms, often derive from relational/existential problems, often at a very early stage, when intervention would be short and easily feasable: quite seldom, however, is the physician in a condition to meet this demand adequately, and so ends up prescribing clinical investigations and drug treatments the usefulness of which the physician herself finds strongly doubious. Progressive differentiation between medicine and psychology makes co-operation through referral to a psychologist quite problematic, in terms of both which patients are referred and the modalities of referral. Acceptance of psychological referral is in any case difficult, due to the social stigma that still surrounds contact with mental health operators.
The paper reports an experience implemented by the postgraduate Health Psychology School of the Rome University ‘Sapienza’, entailing joint, direct co-operation between primary care physicians and psychologists through the psychologist’s presence in the doctor’s office during consultations. Such an arrangement allows direct access to a psychologist’s listening and intervention in the absence of any filter and without the need for a formal request on the
patient’s part, so overcoming the fear of social stigma. In a small number of cases, more formal consultation with the psychologist was proposed. This setting allowed an exploration of the meaning of any complaint brought by patients (physical or mental) in the context of the individual’s past and/or present relational situation, in a very early phase.
The experience, beginning in 2000, has until now involved 18 psychologists for a period of 3 years each: it appeared as entirely feasible, though requiring several months for adaptation; patients have welcomed the presence of the psychologist and, as expected, took a broader approach in reporting their distress. In two cases where data were available, a substantial (17% and 14%) reduction of drug prescription on part of the physician was recorded. A clinical vignette shows how disclosure of a difficult life situation, initially expressed as a physical symptom, not only brought to resolution of the symptom itself, but also facilitated crossing an important stage of the life cycle in an adolescent
Giving words to emotions: the use of linguistic analysis to explore the role of alexithymia in an expressive writing intervention
Expressive writing techniques are methods focusing on written emotional expression that require people to write about traumatic or difficult experiences, with the objective of promoting an elaboration of these events. The general aim of the study is to investigate the influence of alexithymia, a deficit in emotional regulation processes, on the effects of an expressive writing intervention, analyzing the writing protocols through the use of the Linguistic Inquiry and Word Count (LIWIC) and Referential Process (RP) linguistic measures via IDAAP software. Thirty-five women undergoing an assisted reproductive treatment participated in the study and filled out a sociodemographic questionnaire, the 20-item Toronto Alexithymia Scale. They also underwent three session of writing, following a request that they write about their emotions regarding their current situation. The women enrolled were divided into two groups: low alexithymia and high alexithymia, comprising individuals with a TAS-20 total score lower or higher than the mean, respectively. Analyses within the groups during the three writing sessions revealed that the women with low alexithymia reported a greater number of words expressing affectivity, sadness and future perspective, whereas no significances in the high alexithymia group emerged. Moreover, when analysing differences between the groups, high-alexithymia women reported lower scores in RP indexes and fewer words expressing sadness, future perspectives and we verbal. In conclusion, these preliminary findings may confirm the hypothesis that alexithymia affects the effectiveness of expressive writing through a difficulty in becoming involved in the writing process and a lack of symbolizing processes
Construction and preliminary validation of a picture task for the evaluation of emotional competence in children from 4 to 8 years based on the alexithymia theory
Alexithymia is defined as a difficulty in recognizing and describing one’s emotions, characterized
by constricted imaginal processes and externally oriented thinking. During the last ten years several
studies have investigated the relationship between alexithymia and health in childhood and adolescence, confirming that alexithymia could be defined as a risk factor for pathology also during
development. Research in the field is currently constrained by the scarcity of instruments for the
assessment of alexithymia in children. The objective of the present study is to create and validate a
task for the evaluation of emotional competence in children from 4 to 8, based on the construct of
alexithymia. Specifically, the task aims to evaluate childrens’ abilities in identifying and describing
emotions, and in imagining a fantasy story on an emotional topic. In a first part of the task children
are asked to choose among 4 pictures, representing 4 basic emotions (happiness, fear, sadness,
angry), the emotional expression of a character represented in a situation. Children are also asked to
describe what is happening in the images and to tell a story on the emotion investigated. A second
part of the task evaluates in a similar way 4 complex emotions (loneliness, envy, shame, guilt). The
interviewer assigns a score for two dimensions: Ability in Identifying and Describing Feelings and
Imaginal Processes. The task was administered to 100 children recruited in kindergarten and
elementary schools of Rome, during school time, with the presence of a teacher. Preliminary results
showed no relationships between the two dimension scores and the children’s age and gender. A
significant correlation was found between the Ability in Identifying and Describing Feelings score
and the Imaginal Processes score (r=.62; p=.02). Results appear to confirm a possible application
and evaluation of the alexithymia construct in children from 4 to 8 years
Come e dove si rivolgono gli italiani per il disagio esistenziale e psicofisico: un sondaggio su 1000 soggetti
È stato realizzato un sondaggio sulla diffusione del disagio psicofisico in Italia e sull’utilizzo dei servizi ad
esso deputati per comprendere come gli italiani affrontino il disagio. È stata indagata, inoltre, l’opinione
degli intervistati circa la possibilità di usufruire di un’assistenza psicologica con un livello di accessibilità
paragonabile a quella della medicina di base. Materiali e Metodo: per valutare gli aspetti oggetto di indagine
è stata realizzata una intervista strutturata somministrata telefonicamente ad un campione di 1,000 soggetti
rappresentativo della popolazione italiana con età superiore a 18 anni. Risultati: il 60% degli intervistati ha
affermato di aver attraversato momenti di vita difficili negli ultimi anni (riguardanti famiglia, lavoro e salute)
e il 67% del campione ha riportato diverse problematiche psicologiche o “psicosomatiche” (mal di testa,
depressione, ansia insonnia). Circa il 65% del campione dichiara che tali problematiche hanno influenzato la
propria vita. Tuttavia, solo il 41% di chi ha riportato problematiche di diversa natura ha consultato un
professionista. Tra chi ha consultato qualcuno il 25.9% ha consultato il medico di medicina generale, il
30.4% medici specialisti, il 19.3% psicologi, l’11.9% neurologi, il 4.8% psichiatri. Il 62% del campione
totale ha espresso parere favorevole circa la presenza di uno psicologo nello studio del medico di famiglia.
Conclusioni: Emerge, in Italia, un sottoutilizzo dei servizi di salute mentale in situazione di difficoltà. Si
evidenzia altresì la tendenza ad interpretare e trattare il disagio mentale in termini biologici-organici. La
presenza di uno psicologo nell’assistenza primaria, con un accesso facilitato, riceve ampia approvazione.The paper reports a study investigating the prevalence of psychophysical distress as well as the use of mental
health services in Italy in order to explore how Italian people face psychological problems. The population’s
opinion about a possible psychological service as part of primary care was explored. Materials and Method:
A specific interview was constructed and was administered by telephone to a total of 1,000 subjects,
representative of the Italian population, aged 18 and over. Results: An average of 60% of the total sample
reports experiencing life hardships in the last years (concerning family, work and health); an average of 67%
of respondents reports some psychological and/or psychophysical symptom (headache, depression, anxiety,
insomnia, etc.). About the 65% of the sample believes that these problems influence their life. Nevertheless
only 41% of the sample who report these kind of problems did consult some kind of health professional.
People who had consulted some specialist had chosen: family physician (25.9%), medical specialist (30.4%),
psychologist (19.3%), neurologist (11.9%), psychiatrist (4.8%). 62% of the total sample expresses a positive
opinion about the presence of a psychologist in the family physician’s office. Conclusion: The study
suggests that in Italy the use of mental health services in the presence of significant distress is very limited.
A trend to treat mental health problems in a biological and physical way is apparent. The presence of a
psychologist in primary care received wide approval as a possibility of easier access
“La tecnica della scrittura di Pennebaker nella fecondazione assistita: studio empirico su 34 soggetti”
Introduzione: L’O.M.S. stima che nei paesi industrializzati i problemi di infertilità riguardino il 15-20% delle coppie.
Obiettivo: valutare l'effetto della tecnica di Pennebaker nel contesto della fecondazione assistita ipotizzando l'efficacia della scrittura espressiva nella diminuzione dei punteggi di alessitimia e nella maggiore probabilità di gravidanza.
Metodologia: Il lavoro prevede un campione di 100 donne. Vengono riferiti i risultati relativi a 34 donne (con età dai 29 ai 43 anni), che nella fase iniziale del percorso di procreazione assistita sono state suddivise, tramite randomizzazione a coppie, in un gruppo sperimentale, i cui soggetti hanno scritto per tre incontri dei sentimenti e pensieri connessi all'esperienza infertilità, e in uno di controllo, che non ha scritto. Le donne di entrambi i gruppi hanno compilato una scheda socio-anagrafiche e la TAS-20 prima e dopo gli interventi medico e di scrittura.
Risultati e conclusioni: L’ANOVA per misure ripetute mostra che nelle donne del gruppo sperimentale si verifica una diminuzione dopo la scrittura sia dei punteggi totali alla TAS-20 (da m= 53.4 a m= 47.5; p=.00) che di quelli di Difficoltà ad Identificare i Sentimenti (DIS; da m= 20.1 a m= 16.7; p=.00) e di Pensiero Orientato all’Esterno (POE; da m= 19.05 a m= 17.1; p=.03), rispetto alle donne del gruppo di controllo i cui punteggi rimangono stabili. Tuttavia i punteggi iniziali alla TAS-20 risultano più alti nel gruppo sperimentale (p=.00) il che può aver influito sui risultati: le donne che mostravano minore capacità di contatto con le proprie emozioni hanno beneficiato della promozione delle capacità cognitivo-emozionali attivata dalla scrittura. Rispetto all’esito delle procedure mediche sono stati riscontrati 4 successi nel gruppo sperimentale a fronte di 2 nei controlli, ma il risultato non è statisticamente significativo per l’esiguità dei numeri. Tuttavia i dati appaiono incoraggianti rispetto ad una continuazione del lavoro
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