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    Vittima, offensore e comunità "pietre angolari" per un "ritorno all'umano" della giustizia penale

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    Il saggio contiene la proposta filosofica di un "ritorno all'umano" della giustizia penale, invocato da più, convergenti voci nel dibattito teorico internazionale ed interno, così come dal mondo della prassi, individuando quali "pietre angolari" di questa "rivoluzione copernicana" di taglio antropocentrico tre figure: la vittima, l'offensore, la comunità. La proposta viene messa in relazione con alcuni riferimenti concettuali classici e altri contemporanei, istituendo ponti fra approcci giusfilosofici di lunga tradizione nell'Ateneo veronese con prospettive di pensiero maturate in ambito anglosassone, e ambendo a porre in relazione tali riflessioni teoriche con iniziative e sollecitazioni provenienti dal mondo della prassi. La "polis" diviene dunque, nuovamente, una dimensione nella quale proposte riformatrici di portata globale possono trovare la loro "misura" per una sperimentazione visibile al cittadino e capace di proporre tangibili effetti

    Annotazioni sul dossier n. 19

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    Lo scritto rappresenta una risposta critica ad un precedente articolo pubblicato sulla rivista, e riguardante la compresenza di visioni alternative della restorative justice all'interno del medesimo paradigma giuspenalistico

    Il contributo di una prospettiva artistica alla trasformazione dei conflitti: suggestioni e riflessioni in margine alle proposte di tre Maestri del Peacebuilding

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    Abstract: This essay examines the contribution that ‘artistic insights’ can offer to the theory and practice of peacebuilding, thereby taking into account the reflections of two pioneers in the field, Howard Zehr and John William Cooley. The first Author – widely considered as the ‘grandfather’ of restorative justice – has often taken profit by his expertise as a photographer, which affected his perspective(s) on justice both at a theoretical and a practical level. Conversely, Cooley – whose vital contribution to the theory of civil mediation is mostly connected to binding it to (a classical approach to legal) argumentation – has reflected on the role of music in the theory and practice of mediation. He suggested, in fact, a parallelism between being a mediator and a musician (both considered as a performer and as a composer). Through different disciplines and metaphoric images, both Zehr and Cooley show how arts can help reflecting on the perspective and angle through which a justice process is understood, envisioned and put into practice. Abstract: Il saggio dedica l’attenzione al contributo di pensiero di due maestri del peacebuilding, Howard Zehr e John William Cooley, esaminando le riflessioni che entrambi hanno dedicato all’influenza che una determinata disciplina artistica ha avuto sul versante sia teorico che pratico del loro impegno nella pacificazione dei conflitti. Nel caso di Zehr, si considera il contributo che la fotografia ha avuto nel contesto della riflessione dell’Autore in tema di restorative justice; per quanto concerne Cooley – cui va riconosciuto il merito di aver riconnesso la metodologia della mediazione civile all’argomentazione, in particolare di matrice classica – si ripercorrono le riflessioni dell’Autore in tema di musica (e sul contributo che l’essere compositore ed esecutore può esercitare sulla sensibilità e sul metodo del mediatore stesso). Ne risultano alcuni spunti di pensiero utili a riflettere su come uno ‘sguardo artistico’ possa contribuire al mondo della pacificazione dei conflitti, influenzandone tanto le elaborazioni teoriche quanto i risvolti pratici

    ‘Or tu chi sei per giudicar con la veduta corta d’una spanna?” Giudizio, premio e pena nella Divina Commedia. Una lettura diacronico-interculturale

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    Abstract The following contribution offers a legal-philosophical perspective on Dante Aligheri’s conception of judgement, punishment and reward in the Divine Comedy. Dante’s Commedia offers several opportunities for philosophical reflection on justice-related themes, starting from the consideration that in all the three works, Inferno, Purgatorio and Paradiso ‘rewards and punishments’ are threatened by the divine. The first aim of the essay is to reflect on how Dante connects human behavior and the metaphysical consequences related to personal responsibility. This leads to an investigation of the models of justice that underlie the Divine Comedy’s system of punishment and reward. If, on the one hand, there is a predominant retributive type (Inferno and Paradiso) marked by definitive consequences, the Commedia makes space for an idea of punishment as amends (in the Purgatorio), in which suffering is expressed as a processual movement towards a purification. Here, proportionality marked by the mirror-idea of ‘contrappasso’ assumes a different meaning and purpose than in the Inferno, where condemnation marks all modification. If Dante shows the feasibility of representing such an idea of justice, and the possibility of understanding that it depends on some kind of reason, specifically God’s Reason, there nevertheless remains an incommensurability between God’s Justice and human justice. The architecture of Inferno, Purgatorio and Paradiso, therefore, does not depict a model that human societies are meant to reflect or imitate, but rather appears as a reminder that there is an ultimate Ratio that will have the final say in a complex, yet mysterious, balance between mercy and justice. This consciousness consequently raises an ancient and yet still pertinent question regarding the kind of justice that human beings, in their structural limitedness, are invited to research and apply along their mortal paths. Keywords: Dante Alighieri, Divine Comedy, Paradiso, Purgatorio, Inferno, Punishment, Prize, Retribution, Making amends, Restoration of balance. Abstract Il presente contributo offre alcune riflessioni filosofico-giuridiche sulla concezione di giudizio, pena e premio nella Divina Commedia, interrogandosi su come il Sommo Poeta connetta il comportamento umano alle conseguenze metafisiche collegate alla responsabilità personale. Questo conduce a investigare quali modelli di giustizia siano sottesi al sistema di punizioni e premi descritto nella Divina Commedia. Se, da un lato, prevale un criterio di stampo retributivo (evidente nell’Inferno e nel Paradiso), caratterizzato da conseguenze definitive, la Commedia contempla anche un modello riconducibile al concetto di emenda, visibile nel Purgatorio. Qui la proporzionalità afflittiva, sempre iscritta nel rispecchiamento del contrappasso, assume un significato e uno scopo differenti rispetto a quanto accade nell’Inferno, perché si tratta di una sanzione non definitiva e dotata di una processualità orientata alla purificazione salvifica dell’anima. La rappresentabilità di un’idea divina di giustizia, la possibilità di coglierne la ratio quale partecipazione all’ordine cosmico, non deve far cadere tuttavia nel rischio di perdere di vista l’incommensurabilità che sussiste fra giustizia umana e giustizia divina, che nel Paradiso in particolare evidenzia la sua trascendenza. Il complesso e misterioso bilanciamento fra misericordia e giustizia, nella dimensione ultimativa e ultraterrena, è quindi ambito che non compete alla limitata ragione umana e ciò vale come monito a non costituire una giustizia terrena che si pretenda ‘traduttiva’ o ‘imitativa’ di quella divina. Keywords: Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Purgatorio, Inferno, Punizione, Premio, Retribuzione, Fare ammenda, Ripristino dell’equilibrio

    Giustizia Dialogica. Luci ed Ombre della Restorative Justice

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    In un momento in cui viene da più parti sottolineato lo stato di crisi che investe la giustizia penale nei presupposti e nelle prassi applicative, stanno suscitando sempre maggiore interesse le proposte della Restorative Justice: una corrente di pensiero che, pur con diverse articolazioni, pone l'accento sulla dimensione riparativa della pena. Rivendicando una maggiore attenzione alla lesione che il reato ha concretamente posto in essere, e quindi anche alle persone direttamente coinvolte, la Restorative Justice propone un netto cambiamento di prospettive nel modo di intendere la sanzione e la sua determinazione. Essa rappresenta anzitutto un invito a ripensare la ragion d'essere, le finalità e i limiti della risposta al reato, mettendo in discussione molti dei presupposti di pensiero che hanno caratterizzato la visione moderna e contemporanea della giustizia penale. Questo studio intende innanzitutto offrire una presentazione della Restorative Justice, ricostruendone gli elementi costitutivi, i principali modelli applicativi e le origini culturali; esso inoltre sottopone a vaglio critico alcuni luoghi comuni intorno ai quali si costruiscono le principali argomentazioni proposte dai sostenitori del paradigma restorative. Quest'ultima analisi mira a verificare la reale unitarietà di tale teoria e a far emergere concetti e strutture argomentative che permettano alla Restorative Justice di collocare la sua carica propositiva entro una cornice filosofica rigorosa

    Art and conflict transformation. Conflict transformation as an art. An introduction to the issue 1/2021 of Mediares

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    the following contribution briefly examines the relationship between art and peacebuilding, considering both the role of art in the reflection and in the practice of transforming conflict, and the possibility of framing conflict transformation within an artistic activity. The article briefly introduces also to the other contributions that were included in the issue 1/2021 of Mediares, thereby serving as an ideal introduction to the number

    A 'Discarded Image'. Rediscovering Vico's Lesson as a topical Heritage for the contemporary Reflection on Law and Justice

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    Giambattista Vico’s philosophy offers very interesting and stimulating arguments now that – in the ‘post-modern’ age – we can critically outline and experience the outcomes (and the failures) of modernity.Underrated, and probably also misunderstood, by many of his contemporaries – for his critical approach towards several aspects of the evolving modern thought at the beginning of Enlightment – Vico (1668-1744) developed, through a‘solitary’ although not isolated path, a diverse and original philosophy, deeplyrelated with the humanistic tradition of classical thought.Such a view nowadays appears to be for many aspects alternative to the modernvision, and, for that reason, rich of interesting suggestions for the contemporaryreflection, also in the field of legal philosophy

    Prefazione

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    Prefazione del volume che raccoglie ed elabora ulteriormente gli atti di omonimo convegno, a presentazione di un progetto di alta rilevanza sociale nell'ambito della giustizia penale veronese

    Annotazioni sul dossier del n. 19

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    Risposta argomentata in merito ad alcune osservazioni critiche contenute in un articolo pubblicato nel precedente numero della rivista
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