170,333 research outputs found
Establishing a National Cardiac Amyloidosis Network: the case of Italy
Negli ultimi 10 anni molte cose sembrano cambiate in tema di amiloidosi. Due esempi: nel principale centro del Regno Unito dedicato alla cura dell’amiloidosi, il National Amyloidosis Centre (NAC) di Londra, il numero di diagnosi di amiloidosi da transtiretina (ATTR) ha avuto un andamento esponenziale dal 2008 ad oggi2. Per quanto riguarda in particolare la forma “wild-type”, il numero di nuove diagnosi per anno è stato mediamente di 120, sino a raggiungere un valore complessivo nel 2019 di 711. Se si considera il più grande registro internazionale dedicato alla ATTR (il registro THAOS) e si limita l’analisi ai Centri che arruolavano pazienti già ai suoi inizi (nel 2007), si osserva un aumento dei casi da 176 a 2176
EXPLORER-HCM: il mavacamten nel trattamento della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva sintomatica
N
Lo studio SHIFT
Background. Lo scompenso cardiaco cronico è associato ad un’elevata mortalità e morbilità. Elevati valori di
frequenza cardiaca a risposo rappresentano un fattore di rischio di outcome avverso. Scopo dello studio è stato
valutare se una riduzione della frequenza cardiaca, ottenuta mediante l’impiego dell’inibitore selettivo del
nodo del seno ivabradina, possa influenzare l’outcome dei pazienti affetti da scompenso cardiaco.
Metodi. In questo studio randomizzato, controllato verso placebo, in doppio cieco, a gruppi paralleli, erano
eleggibili i pazienti con scompenso cardiaco sintomatico, frazione di eiezione ventricolare sinistra ≤35%, in
ritmo sinusale con frequenza cardiaca ≥70 b/min, con almeno un’ospedalizzazione per scompenso cardiaco
nei precedenti 12 mesi ed in trattamento medico stabile con betabloccante quando tollerato. I pazienti sono
stati randomizzati al trattamento con ivabradina alla dose target di 7.5 mg 2 volte al giorno o placebo. Sia i
pazienti sia gli investigatori non erano a conoscenza del tipo di terapia assegnata. L’endpoint composito primario
includeva le morti cardiovascolari e le ospedalizzazioni per peggioramento dello scompenso cardiaco.
L’analisi è stata eseguita secondo il principio “intention to treat”.
Risultati. Sono stati arruolati 6558 pazienti, di cui 3268 randomizzati a ricevere ivabradina e 3290 placebo.
I dati disponibili per l’analisi hanno riguardato 3241 pazienti del gruppo ivabradina e 3264 pazienti del
gruppo placebo. La durata mediana del follow-up è stata di 22.9 mesi (IQR 18-28). Nel gruppo trattato con
ivabradina l’endpoint primario si è verificato nel 24% (n=793) dei pazienti vs il 29% (n=937) di quelli del
gruppo placebo (HR 0.82, IC 95% 0.75-0.90, p<0.0001). Tali effetti sono stati determinati principalmente
dalle ospedalizzazioni per peggioramento dello scompenso cardiaco [16% (n=514) con ivabradina vs 21%
(n=672) con placebo; HR 0.74, IC 95% 0.66-0.83, p<0.0001] e dai decessi per scompenso cardiaco [3%
(n=113) con ivabradina vs 5%(n=151) con placebo; HR 0.74, IC 95%0.58-0.94, p=0.014]. Nel gruppo ivabradina
è stata osservata una minore incidenza di eventi avversi gravi rispetto ai pazienti del gruppo placebo
(3388 vs 3847 eventi, p=0.025). Bradicardia sintomatica è stata riscontrata nel 5% (n=150) dei pazienti
trattati con ivabradina vs l’1% (n=32) dei pazienti randomizzati a placebo (p<0.0001). Disturbi visivi (fosfeni)
sono stati riportati nel 3% (n=89) dei pazienti del gruppo ivabradina vs l’1% (n=17) del gruppo placebo
(p<0.0001).
Conclusioni. Questi risultati evidenziano l’importanza di una riduzione della frequenza cardiaca ottenuta
mediante ivabradina ai fini del miglioramento dell’outcome clinico nei pazienti con scompenso cardiaco, nonché
confermano che la frequenza cardiaca esercita un ruolo rilevante nella fisiopatologia di questa sindrome
Massive Pulmonary Embolism with Acute Coronary Syndrome-like Electrocardiogram Mimicking Acute Left Main Coronary Artery Obstruction.
not availabl
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