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    Fokine, Nižinskij, Nijinskaja: tra evento scenico e Weltanschauung

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    L’articolo analizza e mette a confronto quattro capolavori dei Ballets Russes: Petruska di Fokine (1911), L’après-midi d’un Faune (1912) e Le Sacre du Printemps (1913) di Nižinskij e Les Noces di Bronislava Nižinskaja (1923), e constata che alcuni temi trattati sono comuni. Ma mentre nei primi tre lavori trapela ancora la convinzione dell’esistenza di un’epoca ideale o almeno di un’arte originaria perfetta, Bronislava Nižinskaja ha perso tale fiducia. Si percepisce in Les Noces un senso di rassegnazione che non si riscontra negli altri eventi scenici. Non a caso, in mezzo c’è stata la prima guerra mondiale e in Russia è esplosa una Rivoluzione in principio da tanti salutata con gioia, e dai cui risultati poi molti sono rimasti delusi

    La grande stagione del balletto russo. Fra Ottocento e Novecento: tradizione e avanguardia

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    Il volume focalizza l’attenzione sul balletto russo tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi trent’anni circa del Novecento, ossia sulla stagione straordinariamente vivace che va da Petipa e Ivanov fino ai Ballets Russes di Djagilev. L’autrice prende le mosse dall’importantissima produzione classica che vede la creazione di opere immortali come Il lago dei cigni o come La bella addormentata, ma anche dai riallestimenti russi, più o meno filologici, di capitali produzioni romantiche quali Giselle. Passando attraverso eventi di rilievo come I milioni di Arlecchino, arriva fino ai capolavori di Fokine, di Nižinskij e degli altri grandi coreografi ingaggiati da Djagilev. Elena Randi evidenzia come, fra il balletto più regolarmente classico e le innovazioni introdotte dalla compagnia di Djagilev, si scopra un’influenza notevole soprattutto di Petipa su Fokine, Nižinskij, Balanchine, pur con cospicue varianti. Il libro è suddiviso in tre capitoli di carattere tematico: Fra tecnica classica e ribellione al codice, Il mito dell’opera d’arte totale e Il nodo gordiano della trasmissione. Il terzo introduce la questione quanto mai spinosa del modo in cui le coreografie del passato (e specificamente quelle dell’epoca e dell’area geografica in oggetto) si siano tramandate fino a noi

    Di ruoli, di intenzioni, di sdoppiamenti e di regia, ovvero Purtroppo non si parla del Talismano ma di Marion de Lorme

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    L'articolo analizza la prima messinscena di Marion de Lorme (Parigi, Porte-Saint-Martin, 1831), di cui Victor Hugo è autore e regista

    François Delsarte: la scène et l'archétype

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    La monografia si occupa della concezione estetica di Delsarte, del suo metodo per l’arte attorica e delle influenze che il sistema ha esercitato nel campo della danza soprattutto primonovecentesca americana. Suggerisce inoltre l'idea che il pensiero dell’autore francese abbia ispirato, per motivi diversi, grandi registi e teorici del teatro come Stanislavskij e Craig

    "La madre ti era amica, ma la donna nemica"

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    Elena Randi analizza la messinscena del "Padre" di Strindberg per la regia di Massimo Castri, rappresentata per la prima volta nell'ottobre 2005. Randi si sofferma, fra l'altro, sul terzo ed ultimo atto per sostenere che Castri lo legge non in prospettiva naturalistica, ma secondo modalità simili a quelle dello Strindberg più tardo, quando i personaggi si offrono come proiezioni dell'io del protagonista

    Percorsi della drammaturgia romantica

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    Elena Randi analizza nove testi teatrali romantici di varia provenienza geografica: Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Spagna: Die Lustigen Musikanten di Brentano, Käthchen von Heilbronn di Kleist, Remorse di Coleridge, Cain di Byron, Telesilla di Leopardi, Le roi s'amuse di Hugo, Une Larme du Diable di Gautier, Don Juan di Zorrilla e L'Imagier de Harlem di Nerval e Méry. Il tema amoroso costituisce uno dei temi-guida delle pièces prese ad exempla. Talvolta l’esperienza amorosa è proposta come il mezzo per l’acquisizione della conoscenza più profonda (Kleist, Käthchen von Heilbroon, Gautier, Une larme du diable, Leopardi, Telesilla). In ogni modo, una costante dei lavori indagati è di affrontare più o meno manifestamente il problema della conoscenza. In tutti i casi, i testi prescelti celano un comune interrogativo: l’Ideale è rappresentato dal superamento definitivo della materia oppure dall’integrazione di corpo e spirito? Oltre a riflettere un dubbio d’ordine ontologico, la domanda riguarda la natura stessa del teatro, ineluttabilmente fatto della fisicità della messinscena, che autori come Gautier considerano indispensabile al conseguimento della perfezione, altri, come il Byron del Caino, percepiscono come un limite. Quale che sia, la risposta all’interrogazione indicata comporta un altro quesito, relativo alla natura e al raggiungimento dell’Ideale (in campo teatrale e non). Il libro si confronta con queste ed altre problematiche ad esse connesse così come si riscontrano nei testi-campione

    Pittura vivente. Jean-Georges Noverre e il ballet d'action

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    Il volume si occupa del principale coreografo del ballet d'action settecentesco, Jean-Georges Noverre

    Una quête en travesti: Gautier, "Une Larme du Diable"

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    Elena Randi analizza la commedia gautieriana "Une Larme du Diable" concentrandosi sulla quête percorsa da due dei personaggi, cioè dalle sorelle Alice e Fiordiligi. Centrale è il tema del legame tra corpo e spirito, com'è noto fortemente presente nella poetica gautieriana

    Consciousness and Inspiration in the Delsartean Theory

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    Elena Randi indaga l’influenza rivestita dell’idéologie sul pensiero di François Delsarte. O, meglio, rileva la distanza rispetto a Cabanis e Destutt de Tracy e la prossimità con l’“eresia” idéologique rappresentata soprattutto da Maine de Biran e Dégerando. Secondo Elena Randi, lo studio delle loro teorie potrebbe aver costituito un elemento d’ispirazione relativamente alla compresenza di una componente dinamica e cosciente e di un’altra passiva e inconsapevole nel metodo d’arte attorica elaborato dal maestro francese, metodo che l’articolo delinea nelle caratteristiche principali. Lo studio si basa essenzialmente su materiali inediti conservati nella Delsarte Collection della Louisiana State University di Baton Rouge, dove Randi ha condotto una parte rilevante delle sue ricerche

    V. Hugo, "Angelo, tyran de Padoue". Edizione [critica] complanare e fonti per lo studio della prima messinscena, a cura di Elena Randi, con la collaborazione di Simona Brunetti, Franco Benucci, Barbara Volponi, Gessica Scapin

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    In questo volume si propone un'Edizione Critica di "Angelo, tyran de Padoue" di Victor Hugo. Ma anche qualcosa di più, e per spiegarlo occorre fare una premessa. Nei primi mesi del 1835 debutta alla Comédie-Française "Angelo, tyran de Padoue", il cui allestimento è curato dal drammaturgo stesso. Il volume studia nei dettagli questa prima rappresentazione di "Angelo" ed offre i materiali utili ad analizzarla o, quanto meno, alcuni tra i più importanti: oltre alla trascrizione dell’autografo, del copione del suggeritore e della princeps proposti in edizione critica complanare, cui va aggiunta l’ultima redazione autoriale (pubblicata nel 1882), sono messe a disposizione del lettore la descrizione della mise en scène stampata in un periodico dell’epoca, una scelta di recensioni della prima, la riproduzione di schizzi e bozzetti di scenografie e costumi. Fondamentale per l’esame dello spettacolo del 1835, in particolare, è il testo del manuscrit du souffleur, risultato delle scelte di Hugo e dotato dell’autorialità necessaria per essere incluso tra le versioni di un’edizione critica. Il libro contiene inoltre uno studio sull’allestimento d’esordio di "Angelo" e un corposo apparato critico-filologico, che dal confronto tra diversi materiali arriva a dedurre una serie di notizie rilevanti sull’autografo e soprattutto sul copione. Ad Elena Randi spettano la cura dell'intero volume, il progetto scientifico e il censimento delle fonti. Le spetta inoltre, nello specifico, la cura del testo del copione del suggeritore; ha scritto l'"Introduzione storico-critica" (pp. 1-39), il paragrafo relativo alle versioni del 1835 di "Angelo" (pp. 41-49), la sezione "2. La complanare" (pp. 64-71) e tutte le parti dedicate al copione del suggeritore nella "Premessa filologica" (pp. 85-120) e nell'"Apparato critico-filologico" (pp. 375-449). A Randi si devono inoltre la trascrizione delle recensioni (pp. 477-527) e le premesse alla "Mise en scène" e alle recensioni (pp. 471-472 e 477-478)
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