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    UN POSTO DA ABITARE. DALLA CASA DELLA TRADIZIONE ALL'INCERTEZZA DELLO SPAZIO-TEMPO GLOBALE

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    «Dov’è la nostra casa, oggi?». Nella storia dell’Occidente, non era mai accaduto, prima d’ora, che questo interrogativo si ponesse come un problema generalizzato. Indizio di una fragilità crescente dei soggetti, di fronte al compito di definire il significato e i confini della propria collocazione nella realtà globale contemporanea. La principale difficoltà deriva dal fatto che, oggi, sembrano messe in discussione le due condizioni-chiave, che hanno sempre sostenuto i processi dell’abitare, nelle diverse forme in cui si sono fissati storicamente. La prima condizione è la capacità dello spazio fisico di delimitare e organizzare l’esperienza sociale e individuale, dandole un senso e una prospettiva di divenire. La seconda è la capacità del tempo di sostenere un’idea di trascendenza, posta a fondamento della lunga durata della società e del significato delle biografie. C’è un futuro per l’abitare, in un mondo privo di confini, culturalmente poliedrico, istituzionalmente indefinito? Il libro affronta questo interrogativo, spostando l’attenzione dalla dimensione del «non più», verso quella del «non ancora». Il «non più» delle certezze che si stanno perdendo, con il venir meno delle «case» del passato, da quella «comune», della tradizionale idea di patria, a quella «privata» della dimora di famiglia. Il «non ancora» di quelle che si possono costruire, grazie agli spiragli che si aprono all’esercizio della creatività umana, sulle ceneri degli assetti del passato: nuove forme di socialità, nuovi assetti istituzionali, nuovi modi per «sentirsi a casa» nel mondo

    Temporary Homes: A Case Study of Young People’s Dwelling Strategies in Northern Italy

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    The article explores the relationship between the concept of home as a “becoming,” and young people’s identity construction, in situations of residential instability caused by contemporary mobility. In line with the results of recent studies, the article argues that in some cases, this instability can be an opportunity to recreate the conditions of dwelling by transforming an anonymous space into a temporary home, which gets its meaning from the individual’s “ongoing personal project.” Drawing on a qualitative study which explored the temporal and spatial experience of young people in Italy, the article analyzes the narratives of a number of university students temporarily residing in the Lombardy region, highlighting the processes involved in recreating the feeling of being at home which take place in everyday life, by means of structuring domestic times and spaces, resignifying “objects” as “things,” negotiating household rules, and organizing care practices

    Lavoro e incertezza biografica

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    L’articolo prende le mosse dalla riflessione sociologica sulle trasformazioni strutturali – economiche, istituzionali e socio-culturali – in atto da tempo nelle società occidentali contemporanee, per sottolineare il legame esistente fra l’insieme di tali trasformazioni e i nuovi significati che il lavoro sta assumendo nella vita degli individui. In particolare, l’autrice sottolinea la natura ambivalente di tali significati, che si riflette nel concetto di incertezza biografica, proposto come chiave di lettura dell’esperienza individuale, oggi. Da ultimo, l’articolo mostra come la recente crisi economica globale contribuisca ad accentuare, non solo le disuguaglianze sociali, di genere, di generazione, ma anche l’ambivalente significato del lavoro, particolarmente nell’esperienza delle giovani generazioni

    Storie di normale incertezza

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    (testo quarta di copertina) Perché le persone hanno bisogno di raccontarsi? Percheé questo bisogno, oggi, sembra esprimersi a livelli tali da far dubitare che la nostra società sia malata di protagonismo? L’ipotesi del libro è che il bisogno crescente di raccontarsi derivi dal fatto che la narrazione è un modo per rispondere alle “sfide” dell’identità, nell’attuale società dell’incertezza. Oggi, le persone sono più libere che in passato di costruire un percorso di vita autonomo, ma sono anche più sole nella loro ricerca di senso, soggette al rischio di rimanere invisibili agli occhi degli altri. Raccontarsi è un modo per esplicitare il proprio percorso, attirare l’attenzione su di esso, stabilire una relazione, sollecitare qualche forma di riconoscimento: è un modo per essere certi di esistere, Come si racconta? La narrazione di sé implica sempre un interlocutore, si snoda su piani diversificati e prende forma grazie al gioco complesso della memoria. Il libro analizza questi aspetti, sottolineando le dinamiche comunicativo-relazionali che li caratterizzano. Che cosa si racconta e che cosa si fatica a raccontare? Nella parte finale, si presentano alcuni esempi di ricerche su tre punti nodali: l’incertezza biografica, di giovani e meno giovani; il divenire delle famiglie; l’esperienza della «normale» violenza quotidiana
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