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    LA GOVERNANCE DEL MERCATO DIGITALE EUROPEO

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    Abstract. Nel contesto degli “spazi di dati”, il saggio indaga il problema del rapporto tra potere di autonomia dei privati e regolamentazione dei poteri pubblici nella governance del mercato digitale europeo. Delineate le diverse premesse teoriche e implicazioni operative dei più recenti indirizzi di pensiero, il saggio ricostruisce le linee evolutive del sistema nella chiave della dicotomia personamercato, ponendo in luce la progressiva accentuazione del momento pubblicistico sia sul versante della disciplina sui dati (DGA e DA) sia sul versante del diritto del mercato (DSA e DMA). Di fronte alla molteplicità di interessi in gioco nel governo del mercato digitale e dell’IA, l’A. propone una rilettura della relazione tra libertà individuali e interessi generali in coerenza con il sistema costituzionale, imperniato sulla tutela del valore della persona e dei suoi diritti di libertà, e sul favor dell’autoregolazione dei privati nel quadro della sussidiarietà.Abstract. In the context of “data spaces”, the essay explores the relationship between the autonomy of private individuals and the regulation of public powers in the governance of the European digital market. After outlining the various theoretical premises and operational implications of the most recent theories, the essay reconstructs the evolutionary lines of the system in terms of the person-market dichotomy. The essay highlights the increasing emphasis of public power regulation in both data regulation (DGA and DA) and market law (DSA and DMA). Given the multitude of interests at stake in the governance of the digital market and AI, the author suggests a reinterpretation of the relationship between individual freedoms and general interests in line with the constitutional system, centered on protecting the value of individuals and their rights to freedom as well as promoting the private self-regulation within the framework of subsidiarity

    "Utilità sociale e autonomia privata": l'insegnamento di un Maestro

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    Alla luce delle premesse metodologiche delineate nell’opera di Mario Nuzzo “Utilità sociale e autonomia privata” del 1975, il saggio indaga il problema del rapporto tra autonomia privata e legge nella recente evoluzione legislativa segnata dal Green Deal europeo e dalle modi- fiche degli artt. 9 e 41 Cost. Di fronte alla complessa regolamentazione “net-zero”, la distinzione tra il potere di autonomia privata e il contratto, come atto nel quale si esprime il potere di auto- nomia, orienta l’analisi della rimodulazione dell’area dell’autonomia privata nel nuovo testo dell’art. 41 Cost. e delle sue conseguenze operative sul piano del giudizio di legittimità costituzio- nale degli interventi legislativi nel settore privato e nel quadro dei parametri di valutazione degli atti di autonomia privata. Mutato l’assetto dei rapporti pubblico-privato, nel recente quadro legi- slativo del piano d’azione dell’UE per la finanza sostenibile, si assiste a un graduale ampliamento degli spazi di regolamentazione dei privati nella specificazione del concetto di sviluppo sostenibi- le. Sul piano della realizzazione degli interessi di rilievo generale in esso riassunti, le formule uti- lità sociale e sviluppo economico sostenibile individuano l’essenza della missione propria delle fondazioni di origine bancaria, soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali, nel quadro costi- tuzionale della sussidiarietà orizzontale. In light of the methodological premises outlined in Mario Nuzzo's 1975 work “Utilità sociale e au- tonomia privata”, the essay explores the relationship between the private autonomy and the law in the recent legislative evolution marked by the European Green Deal and the amendments to Arti- cles 9 and 41 Const. In relation to the challenging “net-zero” regulation, the distinction between the private autonomy and the contract - as the act in which the former is expressed - drives the analysis of the area of private autonomy, as reshaped in the new text of Art. 41 Const., and its ap- plicative consequences, both in the context of judgment on the constitutional legitimacy of legisla- tive interventions in the private sector and in the framework of the parameters for evaluating con- tracts. Following the changes occurred in the public-private relationship, the recent legislative framework of the EU action plan on sustainable finance marks a gradual widening of the spaces for private regulation in the specification of the sustainable development concept. In terms of real- ization of the general interests summarized in such concept, the social utility and sustainable eco- nomic development identify the essence of the mission pursued by the foundations of banking origin, as subjects of the organization of social freedoms, within the constitutional framework of horizontal subsidiarity

    Fondazioni di origine bancaria, sussidiarietà e adattamento dei territori: una rilettura civilistica della climate governance

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    ABSTRACT. Di fronte all’evoluzione della regolazione sovranazionale in tema di climate change, a livello UE e globale cresce l’attenzione sul divario tra i flussi finanziari per il clima e la necessità di intensificare gli sforzi di adattamento agli impatti degli eventi climatici estremi, rafforzando le strutture di governance. In vista di un complesso bilanciamento degli interessi idoneo ad assicurare risultati di efficiente tutela della persona e competitività economica nel quadro dell’assetto costituzionale del rapporto tra poteri pubblici e autonomia privata (artt. 41 e 118, co. 4, Cost.), il saggio indaga nuovi spazi delle Fondazioni di origine bancaria (Fondazioni) nell’azione di adattamento al clima, delineando una proposta di rimodulazione del sistema di governance di cui al recente Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) e verificandone la validità in termini di coerenza normativa e di efficienza del sistema. In chiave storico-comparativa, l’indagine trae sostegno nelle esperienze più significative che nell’ordinamento statunitense dei primi decenni dello scorso secolo hanno segnato la storia dell’impegno filantropico a supporto delle conoscenze tecnico-scientifiche necessarie per una pianificazione territoriale attenta ai rischi climatici. Il rinnovato scenario della climate philanthropy orienta, infine, l’individuazione delle ricadute teoriche e applicative della Carta delle Fondazioni e del “senso” ad essa attribuito dalla dottrina civilistica nel quadro costituzionale della sussidiarietà sul piano delle strategie d’intervento che definiscono l’azione delle Fondazioni per il clima. L’indagine rileva come i principi di territorialità e di armonico contributo ai processi di sviluppo economico-sociale del territorio rafforzino il ruolo di tali enti nella sfida, affatto nuova, dell’adattamento climatico delle comunità locali
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