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The Brussels I Recast Regulation and the Hague Convention on Choice-of-Courts Agreements: Convergences or Divergences?
Il contributo analizza le similarità e le difformità tra la Convenzione dell'Aja del 2005 e il Regolamento n. 1215/2012 e si interroga sulla problematicità della coesistenza di due strumenti che, nonostante l'auspicata convergenza, talvolta adottano soluzioni dissonanti
Convenzione di Vienna e diritto europeo
La Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di
beni mobili, conclusa a Vienna l’11 aprile 1980, rappresenta indubbiamente uno dei
maggiori successi conseguiti in sede di uniformazione del diritto. Nel presente lavoro si
vuole dare conto della talora problematica coesistenza tra la suddetta Convenzione,
quale corpus di regole uniformi mirante a disciplinare in modo omogeneo il diritto della
vendita internazionale di beni mobili su scala globale, e determinati settori del diritto
europeo.
Il primo capitolo dell’indagine de qua è incentrato sul rapporto tra la
Convenzione di Vienna, in quanto diritto uniforme a carattere universale, e
l’unificazione regionale del diritto privato in atto in Europa. La valenza globale della
normativa convenzionale e il riscontro che ha riscosso su scala mondiale sembrerebbero
escludere, negli ambiti disciplinati dalla stessa, che al diritto regionale “europeo” possa
essere attribuito un qualche spazio. In realtà, la Convenzione non solo ha un ambito di
applicazione geograficamente limitato, ma essa è altresì caratterizzata da un ben
circoscritto ambito di operatività sul piano sostanziale; sembrerebbe illogico, pertanto,
negare la legittimità di interventi di armonizzazione condotti su base regionale che
coinvolgono Stati non aderenti alla Convenzione o che riguardano aspetti della vendita
non regolamentati nel testo convenzionale. Quanto detto non deve però indurre a
ritenere che, nell’ambito territoriale e materiale di rilevanza della Convenzione, le
norme comunitarie di diritto privato suscettibili di incidere sulla disciplina dei contratti
di vendita internazionale di beni mobili siano inevitabilmente destinate a soccombere
dinanzi alla precettività delle disposizioni della normativa convenzionale. La tesi che si
svilupperà in questa sede evidenzia come gli Stati europei che hanno ratificato la
Convenzione di Vienna possano evitare tale effetto attraverso la dichiarazione di una
specifica riserva.
Nel secondo capitolo viene, invece, analizzato il rapporto tra la normativa
sostanziale contenuta nella Convenzione di Vienna e le norme europee uniformi di
conflitto rilevanti per i contratti di compravendita internazionale di beni mobili. La
ricerca compiuta si sforza di evidenziare come, a dispetto di alcune opinioni contrarie,
l’operatività della disciplina uniforme non permetta di escludere la rilevanza delle
norme di diritto internazionale privato. Ciò si evince non solo dal fatto che è la stessa
Convenzione a postulare, a determinati fini, il riferimento alle norme di conflitto del
foro, ma anche dal carattere non esaustivo della normativa convenzionale, dalla sua
natura dispositiva e dalla sua ridotta vincolatività per gli Stati contraenti che si siano
avvalsi di specifiche riserve.
La terza parte è dedicata all’interazione tra la Convenzione di Vienna e la
normativa regionale che ha unificato la materia della giurisdizione nello spazio
giudiziario europeo. Se questo tipo di indagine può apparire, prima facie, bizzara dal
momento che il profilo della giurisdizione chiaramente esula dall’ambito di
applicazione ratione materiae della Convenzione di Vienna, essa è pienamente
giustificata se si considera che alcune norme di diritto internazionale processuale
europeo impongono ai giudici nazionali, chiamati ad accertare la sussistenza della loro
competenza internazionale in base a determinati criteri di collegamento, proprio
l’impiego delle disposizioni convenzionali.
Nel quarto e ultimo capitolo, infine, la prospettiva muta e consente di apprezzare
la valenza della Convenzione di Vienna quale modello di riferimento nel processo di
edificazione del diritto privato europeo positivo e “metapositivo”.not availabl
The Brussels I Recast Regulation and the Hague Convention on Choice-of-Courts Agreements: Convergences or Divergences?
Il contributo analizza le similarità e le difformità tra la Convenzione dell'Aja del 2005 e il Regolamento n. 1215/2012 e si interroga sulla problematicità della coesistenza di due strumenti che, nonostante l'auspicata convergenza, talvolta adottano soluzioni dissonanti
Forum destinatae solutionis e Regolamento (CE) n. 44/2001: alcuni spunti innovativi dalla giurisprudenza di merito
Il contributo illustra le problematiche connesse all'individuazione (a fini giurisdizionali) del luogo di consegna dei contratti di compravendita internazionale di beni mobili, evidenzia le divergenze riscontrabili al riguardo nella giurisprudenza e suggerisce l'adozione di un'interpretazione quanto più possibile autonoma
Lis alibi pendens in International Commercial Arbitration
The occurrence of parallel proceedings involving the same dispute and the same parties in international commercial arbitration is a well known phenomenon. In order to prevent the undesirable effects of the proliferation of proceedings (namely the risk of lengthy and costly proceedings and the risk of irreconcilable decisions), different tools can be deployed. The analysis of the techniques most frequently employed to address this problem shows that many of the procedural mechanisms available are ill-suited, given the specificity of international commercial arbitration. This contribution argues that a pro-arbitration approach in dealing with the lis pendens issue should be embraced and formulates a specific proposal in this respect
The Incapacity Defence under art. V(1)(a) of the New York Convention
Under art. V(1)(a) of the New York Convention, an award may be refused recognition and enforcement if “[t]he parties to the agreement referred to in article II were, under the law applicable to them, under some incapacity”. The provision at stake raises a number of questions with regard to its meaning, scope and functioning. By taking into consideration the legislative history of the incapacity defence and the interpretative rules of the Vienna Convention of the Law of Treaties, this paper aims at sheding light on issues that are often overlooked in case law. On the one hand, it argues that reference to the personal law of the parties should be construed as requiring courts to fall back to their choice-of-law system in order to supplement the incomplete conflict of laws rule provided by the uniform regime. On the other hand it suggests that, at the stage of characterization, the concept of capacity should be interpreted restrictively
I Principi dell'Aja sulla scelta della legge applicabile ai contratti commerciali internazionali: mero esercizio di stile o strumento utile in ambito europeo?
La possibilità di scelta della legge applicabile ai contratti costituisce una delle pietre angolari del diritto internazionale privato europeo. Alla luce di ciò, si potrebbe essere indotti a credere che i Principi dell'Aja sulla scelta della legge ai contratti commerciali internazionali recentemente adottati dalla Conferenza internazionale di diritto internazionale privato dell’Aja non abbiano una particolare utilità in ambito europeo. Il presente contributo mira a dimostrare l'infondatezza di tale tesi. La poliedricità funzionale dei Principi, da una parte, e la mancanza di esaustività della disciplina europea, dall'altra, inducono ad apprezzare la significatività e la potenziale rilevanza dei Principi anche all'interno dell'Unione
Forum Selection under the Hague Convention on Choice of Court Agreements - A European Perspective
After a long period of legislative and judicial reluctance to accept the idea that the determination of jurisdiction – a matter traditionally reserved to the sovereign – could be influenced by the will of the parties, the acceptance of party autonomy as a basis for jurisdiction in civil and commercial disputes has progressively gained impetus in the international arena. This book analyzes the legal framework governing the enforcement of choice of court agreements provided by the 2005 Hague Convention from an EU perspective, and argues that the overlaps between the regimes currently in force in the European Union may lead to results that are not always predictable, coherent and consistent
Norme di applicazione necessaria come limite all’accesso alla giustizia arbitrale internazionale?
La progressiva affermazione di una piena fungibilità tra giustizia arbitrale e giustizia statuale nell’esercizio della funzione giurisdizionale ha determinato un notevole ampliamento del novero delle controversie transnazionali deferibili ad arbitri. In molti ordinamenti quasi tutte le dispute commerciali sono considerate arbitrabili e vi è un sostanziale self-restraint da parte dei legislatori nazionali nell’avocare ai giudici nazionali la risoluzione di controversie di tale natura. In contro-tendenza rispetto ad un atteggiamento di tendenziale favor arbitrandum, in alcuni Paesi europei, tuttavia, si è evidenziata una certa resistenza ad ammettere che, in relazioni a determinati rapporti contrattuali, la giurisdizione delle corti statuali possa essere derogata a favore di arbitri esteri allorché la devoluzione in arbitrato appaia suscettibile di determinare la disapplicazione di norme di applicazione necessaria (di derivazione europea). Il presente contributo analizza criticamente tale approccio
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