1,721,020 research outputs found
17. Raffaelli (Renato), Rapprezentazioni della morte
Cassimatis Hélène. 17. Raffaelli (Renato), Rapprezentazioni della morte. In: Revue des Études Grecques, tome 104, fascicule 497-499, Juillet-décembre 1991. pp. 608-609
Esercizi plautini
Il volume, che esamina sotto vari aspetti il teatro di Plauto, si divide in tre parti. La prima è dedicata ai prologhi, analizzandone le caratteristiche a partire dal tipo di personaggio che li pronuncia. Tra i risultati acquisiti, si può segnalare una nuova ipotesi circa il passaggio dal prologo di tipo espositivo di tipo plautino a quello di polemica letteraria di tipo terenziano. La seconda parte è dedicata all’esame di singole commedie plautine (Aulularia, Captivi) o a loro singoli aspetti (le agnizioni nell’Epidicus, l’episodio della parete forata nel Miles, ecc.): si tratta di veri e propri’esercizi di lettura’, caratterizzati in ogni caso dalla novità della prospettiva da cui di volta in volta l’analisi prende avvio e si sviluppa. La terza parte comprende note di ambito più circoscritto e puntuale: testuali, esegetiche, stilistiche, oppure rivolte ad aspetti della fortuna teatrale moderna di alcuni luoghi plautini. A fondamento di tutti questi ‘esercizi’, in ogni caso, è l’intento di affiancare sempre, all’indispensabile strumentazione filologica, la più vigile attenzione per la natura teatrale dei testi esaminati
Don Giovanni tra antropologia e filologia. Nuove ricerche
La vicenda di Don Giovanni, che affonda le sue radici in diffusi racconti popolari e prende corpo nella prima parte del Seicento con il Burlador de Sevilla di Tirso de Molina, si basa su due personaggi fondamentali: il trasgressore e il morto vendicatore. E la trama si dipana essenzialmente attraverso due inviti a cena: il primo, rivolto dal vivo al morto, e il secondo, rivolto invece, in ricambio, dal morto al vivo. È la seconda cena quella in cui si cela il senso profondo di tutta la vicenda: esiste infatti un tabu, diffuso nelle culture e nelle epoche più svariate, che mette in guardia i vivi dal pericolo di toccare il cibo dei morti e di mangiare insieme a loro. Chi mangia coi morti, secondo queste credenze, è destinato a non potersi più separare da essi e ad appartenere per sempre al loro mondo. Andando alla cena del morto, dunque, il trasgressore Don Giovanni compirà l’estrema sua trasgressione. Nel libro, partendo da Omero e dall’Inno a Demetra e passando per una costellazione di altri testi, antichi e moderni, in cui si parla di inviti e di cene dei morti, si compie un percorso che, attraversando questi temi, porta direttamente al nucleo del mito moderno di Don Giovanni
"Ei c'è senza sputare". Per l'esegesi di Pietro Aretino. "Sonetti sopra i 'XVI' modi, 10, 13
- …
