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Per una rilettura di Thuc. I 22,1
According to the methodological issues set out at Thucydides I 22,1 the speeches in his text are
restored by the author, not mere rhetorical exercises. Thucydides writes them to reproduce the
deep and core of willing and political ideas of the orators. So, the speeches show Thucydides’
true interpretation of deeds and war. He thought to find out the truth, but his truth is only a
relative one
Proverbi in Aristofane
The proverbs used by Aristophanes are here studied under two points of view. On the first hand, the history of the tradition of the proverb, the author studies Aristophanes' texts which transmit for the first time the proverb or reveal its original meaning, as well as cases which ought to be included in a previous tradition, eventually spread from a famous locus classicus. On the second hand, the interpretations done by Aristophanes himself, he studies the variations, in particular: inserts in specific context, re-utilisation in a paroduic key, restablishment of a realistic interpretation, additions, textual change
Rec. Greta Hawes, Myth on the Map. The Storied Landscapes of Ancient Greece,
Si tratta di un libro estremamente interessante, il cui pregio
non consiste tanto negli interrogativi che risolve, quanto in quelli che suscita (ad
es., quali sono i confini fra mito e storia o dove finisce la tradizione locale e inizia
quella panellenica, o come fa una comunità a riconoscersi in diversi miti di
fondazione, o quali sono i meccanismi attraverso i quali la memoria collettiva si
impadronisce di un evento e lo trasforma?). Inoltre, al di là di inevitabili singoli
punti di dissenso, esiste un fondamento metodologico che non si può non condividere:
per comprendere con precisione i testi è necessario rivolgersi a diverse
discipline, come, ad es., la storia, la filologia, la storia delle religioni e la geografia.
Per questo motivo, la lettura di questi contributi è estremamente istruttiva
non solo per gli studiosi del mito e della geografia antica, ma anche in vista di
un’approfondita interpretazione dei passi trattati
Sul Lexicon Vindobonense
Il cosiddetto Lexicon Vindobonense è molto importante per la cultura bizantina, e di esso ci sono due diverse redazioni. Dell'edizione di Augusto Guida qui si discutono: 1. l'idea che siano entrambe dello stesso autore, 2. la possibilità di adottare un nuovo sistema di segni diacritici
Riusi di proverbi latini nella cultura italiana
Nella cultura italiana, ai più diversi livelli, ampio è l’uso di
espressioni proverbiali latine: notevole è ad es. il loro impiego da
parte di Manzoni nei Promessi Sposi, anche a indicare la separazione
fra le classi sociali, e in tutta la letteratura dell’Ottocento esse sono
particolarmente frequenti. Nel Novecento si nota la volontà da
parte di molti autori di ridare forza a frasi ormai divenute troppo
comuni e che hanno perduto l’efficacia originaria; esse si ritrovano
soprattutto in autori dotti come Umberto Eco, ma – in particolare
negli anni ’50, ’60 anche in espressioni artistiche popolari, come i
film della Commedia all’Italiana. Un capitolo a parte costituisce
infine l’utilizzo da parte della classe politica, più o meno dotta
Rec. Hesychii Alexandrini Lexicon, I: Α-Δ, ed. alteram cur. I. Cunningham
Si prende spunto dall’edizione di Esichio di Latte– Cunningham) per evidenziare alcuni
problemi che l’editore di questo lessico deve affrontare. Si mostra così come questa opera, senza dubbio
bibliograficamente aggiornata e messa a punto da uno studioso di prim’ordine, dotato di notevole acribia e senso critico,
rappresenti un passo in avanti rispetto a quelle precedenti, ma d'altra parte si analizzano con precisione i condizionamenti dovuti
all’adozione dei criteri, ormai non più attuali, di Latte
Dizionario delle sentenze latine e greche
Sarebbe facile affermare che il proverbio è una breve e lapidaria espressione tradizionale che – spesso avvalendosi di immagini, metafore e giochi fonici – esprime un insegnamento etico e le cui radici affondano nella sapienza popolare, che l’adagio è un’espressione simile al proverbio, ma dal sapore meno vividamente popolare, che l’apoftegma è invece una frase celebre di un grande personaggio, che la sentenza è un’espressione che contiene in poche parole un insegnamento morale, ma la cui origine non è popolare bensì dotta e letteraria, che la massima è un’espressione che ha le caratteristiche della sentenza, ma è più ampia, più filosoficamente elaborata, e infine che l’aforisma è un originale pensiero di un pensatore, Chi però partirà dalla lettura dei testi si accorgerà subito della complessità della questione e di quanto i confini tra questi termini siano fluidi: in particolare, non è possibile con precisione distinguere tra una tradizione sapienziale dotta e la «sapienza dei popoli», Questo lavoro è una raccolta critica non di proverbi o sentenze antiche, ma di quei proverbi e di quelle sentenze che hanno avuto seguito nella tradizione europea: per ognuno si traccia una storia, che costituisce la base per ogni ulteriore appriofondimento
Osservazioni in margine al carme 86 di Catullo
According to Catullus (carm. 86) Quintia is good-looking but not formosa,
because there is not any mica salis. It is useful to see it in the light of the proverbial
opposition between beauty and wit. Lesbia only has both these qualities
Rec. Ursula and Warren Kirkendale, Hesiod’s Theogony as Source of the Iconological Program of Giorgione’s ‘Tempesta
Si tratta di una proposta interpretativa articolata, complessa, per
certi versi accattivante, ma senza dubbio ardita: se l’identificazione del giovane
con Esiodo può essere un’ipotesi plausibile, e, di conseguenza, la pietra e la donna
che allatta andrebbero intese alla luce della Teogonia, meno convincente è a mio
avviso il tentativo di instaurare una corrispondenza biunivoca fra ogni particolare
e un preciso elemento del testo esiodeo, un’operazione che non può non sembrare
spesso solo altamente congetturale.
Piuttosto sarebbe importante, ammesso che l’argomento del dipinto sia quello
supposto da U.-W. K., chiedersi quale fosse il messaggio che il quadro veicolava;
in altri termini, la rappresentazione in chiave simbolica della Teogonia esiodea
doveva avere un significato o religioso o politico o morale o comunque ideologico:
nel nostro caso questo fondamentale quesito resta, purtroppo, senza risposta.
In fondo l’interpretazione di Settis, che pure non è condivisibile per tutti i motivi
lucidamente esposti da U.-W. K., aveva il pregio di fornire un senso religioso nella
rappresentazione del peccato, della sua punizione e della degenerazione umana
simboleggiata dal fratricidio di Caino; la nuova proposta rischia invece di apparire
un mero esercizio erudito, infarcito di cervellotici simboli, e la pretesa di Giorgione
di presentarsi come un nuovo Apelle non mi sembra risolva tale problema.
Rimane, comunque, la constatazione che non si può studiare seriamente la nostra
cultura senza un’approfondita conoscenza dell’antichità classica
Claudia Brunello, Storia e paideia nel Panatenaico di Isocrate («Studi e ricerche», 31), Roma (Sapienza Università) 2015
A parte una serie di osservazioni critiche e contributi originali su singoli punti, si esprime l'apprezzamento per un lavoro accurato e intelligente, che, basandosi sull’idea di una primaria funzione didattica, sa fornire risposte convincenti a quelli che sono i maggiori problemi riguardanti la figura e l’opera isocratea
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