185,323 research outputs found
Die Quaestiones des Stephan Langton über die Gottesfurcht, eingeleitet und herausgegeben von R. Quinto
L’articolo costituisce il primo esempio di analisi di tre delle Quaestione theologiae di Stephen Langton basata sull’intera tradizione manoscritta. Il lavoro è costituito da due parti. Pa prima parte consiste in un’introduzione filologica e dottrinale, mentre la seconda offre l’edizione di tre quaestiones di Stephen Langton dedicate al tema del timore di Dio (nn. 95, 96 e 97 nel catalogo generale delle Quaestiones). Le quaestiones sono trasmesse da 12 manoscritti, anche se, per varie ragioni, una sola questione (n. 96) è presente in tutti i testimoni, mentre le altre questioni sono trasmesse da 4 testimoni (q. 95) o da 6 (q. 97). L’analisi delle varianti presenti nei MSS si conclude con la proposta di uno “stemma codicum” per ciascuna questione. L’edizione è realizzata seguendo la guida offerta dagli “stemmata”. Oltre all’introduzione filologica l’articolo offre anche un’introduzione dottrinale. Caratteristico delle qq. 96 e 97 è il fatto che esse si aprono con una “declaratio terminorum” in cui vengono distinte sei “species timoris”. Questa divisione del timore ha il proprio punto di partenza nella dist. 34 del III libro delle Sententiae di Pier Lombardo, che distingue solo quattro specie. L’articolo mostra come la quadruplice distinzione di Pier Lombardo si sia formata a partire da testi della “scuola d i Laon”, rielaborati in alcune sentenze di Guglielmo di Champeaux, nella Media Glossatura ai Salmi di Gilberto Porreta e nella “Summa sententiarum”. Tra gli autori successivi a Pier Lombardo, la distinzione di sei specie è caratteristica del solo Stephen Langton, che la trasmetterà anche a Guglielmo di Auxerre
Predicazione e società nel medioevo: Riflessione etica, valori e modelli di comportamento / Preaching and Society in the Middle Ages: Ethics, Values, and Social Behaviour. Atti / Proceedings
Il volume raccoglie gli atti del XII Medieval Sermon Studies Symposium celebrato a Padova dal 14 al 18 luglio 2000. Contributi di L. Gaffuri, R. Quinto, C. Bologna, A. Monaci Castagno, G. Catapano, F. Cecchini, D.A. Bullough, M. De Reu, J. Goering, N. Giové Marchioli, A. Sulavik, C. Iannella, Nirit Ben-Aryeh Debby, L. Pellegrini, M. Debenedetti, J.D. Rasolofoarimanana, A. Saccon, F. Mosetti Casaretto, C. Legimi, L. Pamato, C. Delcorno, M. G. Bistoni, O. Visan
Il Barocco estremo di Francesco Fulvio Frugoni, ovvero l’arte contro i vizi del mondo, Presentazione al vol. di R. QUARANTA, «Con gli sproni ai piedi all’ingegno e al cuore». Studi su Francesco Fulvio Frugoni,
La poertica di F.F. Frugoni tra predicazione, moralismo ed estremismo barocc
"Teologia allegorica" e "teologia scolastica" in alcuni commenti all' "Historia scholastica" di Pietro Comestore
L’articolo prende spunto da alcune recenti iniziative editoriali che hanno ad oggetto l’Historia scholastica, opera principale di Pietro Comestore (attestato sino al 1178), per prendere in considerazione questo autore e la sua collocazione storiografica. Secondo M. Grabmann il Comestore, insieme a Pietro Cantore e Stefano Langton, formava la cosiddetta “direzione biblico-morale della teologia”, contrapposta ad un “versante teoretico” rappresentato da Ugo di San Vittore, Abelardo, Roberto di Melun, Pietro Lombardo e Pietro di Poitiers. Questa classificazione viene criticata in quanto sovrappone agli autori una contrapposizione che non trova riscontro nei loro testi e nemmeno nei generi letterari da essi praticati. Stefano Langton, ad esempio, oltre ad essere un grande esegeta, compose un commento alle Sententiae e molte “quaestiones” teologiche nelle quali mostra un uso molto raffinato di competenze derivate dallo studio delle arti del linguaggio; Pietro Comestore, oltre ad essere stato un allievo (o almeno un uditore) diretto di Pietro Lombardo, compose probabilmente un commento alle Sentenze e diverse “quaestiones” theologiche; Pietro Lombardo, d’altro canto, non fu solo l’autore delle Sentenze, ma anche (non meno di Gilberto Porreta) di commenti ai Salmi e alle Epistole di Paolo, nonché di sermoni. L’articolo cerca di mostrare la necessità di superare questa contrapposizione tra una teologia speculativa ed una orientata verso la pastorale, analizzando diversi prologi premessi a commentari sull’Historia scholastica di diversi autori insieme ad altri testi di contenuto analogo: due prologi di commenti all’Historia scolastica di Stefano Langton (uno pubblicato recentemente da M. Clark ed uno pubblicato alcuni anni fa da R. Quinto) ed uno al commento di Ugo di St. Cher; le “Allegoriae super tebernaculum Moysi” e il “De candelabro” di Pietro di Poitiers. Tutti questi testi mettono in opera una concezione tripartita delle società (laici/coniugati - clerici/eremiti/contemplativi – “rectores siue praedicatores”) e pongono in rilievo con grande insistenza la figura del “praelatus”, caratterizzata dal un’approfondita conoscenza della Scrittura e dal compito di predicare. L’autore conclude sottolineando che gli stessi autori hanno praticato tanto una teologia “speculativa” nutrita da un ricorso ampio a competenze logiche, quanto generi letterari più aperti all’uso di immagini (“teologia allegorica”). Entrambi questi ambiti, oltre ad essere praticati dagli stessi intellettuali, paiono rivolti anche allo stesso pubblico, un pubblico clericale che deve essere al tempo stesso istruito a cogliere l’unità fondamentale del messaggio biblico ed indotto per mezzo di un’elaborata parenesi ad abbracciare una forte spiritualità della “vita attiva”
Dalla discussione in aula alla Summa quaestionum theologiae di Stefano Langton: Testi sul timore di Dio dal ms. Paris, BnF, lat. 14526 ed Erlangen, Universitätsbibliothek-Hauptbibliothek, 260
L’articolo studia in particolare due collezioni di “quaestiones” teologiche contenute nei MSS Paris, BnF, lat. 14526 ed Erlangen, UB, 260, che contengono alcuni testi che si possono ricollegare all’insegnamento di Stefano Langton. Eccettuate due “quaestiones” che devono essere considerate a parte, si devono distinguere due collezioni: la prima conta 20 “quaestiones” e la seconda 65. Entrambe queste collezioni contengono due “quaestiones” che si succedono l’una all’altra e che sono dedicate al problema del timore di Dio. L’interesse particolare di queste due coppie di “quaestiones” consiste nel fatto che ciascuna coppia, considerata nel suo insieme, costituisce una trattazione completa dei problemi legati al dono del timore di Dio, articolate in questo modo: la prima questione contiene a) una “declaratio terminorum” che distingue sei specie di timore (solo la 4°, 5° e 6° sono “doni dello Spirito Santo); b) una prima discussione, dedicata al timore servile (quarta specie tra quelle distinte); la seconda questione invece contiene la discussione delle due ulteriori specie di timore-dono (‘timor initialis’ e ‘timor filialis’). La sezione dedicata al ‘timor servilis’ e quella dedicata alle altre due specie si aprono con la formula “Hodie quesitum est”. Questi dati sono interessanti perché essi ci possono far supporre che questi due testi siano il riflesso (ossia le “reportationes”) di una discussione effettivamente svoltasi in un’aula teologica, in due giorni successivi. Essi, inoltre, sono anche interessanti perché lo stesso schema (“declaratio terminorum” seguita da due discussioni sul timore servile e iniziale-filiale) si trova anche nelle “quaestiones” teologiche sul timore di Stefano Langton pubblicate nel 1992 da R. Quinto. Ciò porta un solido argomento per sostenere che anche le “Quaestiones theologiae” del Langton abbiano la loro origine in dispute effettivamente celebrate, che sono state successivamente rielaborate in misura maggiore o minore e raccolte in diverse collezioni. Un altro argomento per legare questi testi all’insegnamento del Langton è il fatto che in essi l’autore riconosce che l’enunciato “habere seruilem timorem est bonum” può avere diversi significati (e diversi valori di verità) a seconda che il predicato ‘bonum’ sia riferito al ‘timor seruilis’ in modo tale che, in questo sintagma, l’aggettivo abbia, rispetto al sostantivo, valore “sostantivale” oppure “aggettivale”. I testi delle due “quaestiones” di questa raccolta sono pubblicate in appendice
La constitution du texte des "Quaestiones theologiae"
Dopo oltre 15 anni dalla pubblicazione di una monografia quasi interamente dedicata a ricostruire la tradizione manoscritta delle “Quaestiones theologiae” di Stefano Langton, quest’articolo mette a frutto le informazioni che si sono potute raccogliere grazie a diverse edizioni di singole “quastiones”. Spiega innanzitutto quale sia la posizione occupata dalle “Quaestiones” nel quadro dell’intera produzione teologica dell’autore, chiarendo che: 1) la Summa magistri Stephani Cantuariensis archiepiscopi “Breves dies hominis” contenuta nel MS Bamberg, Staatsbibliothek, Patr. 136 (e in altri 5)è spuria e non può essere attribuita a Langton; 2) la “Summa magistri Stephani” contenuta nel ms. Cambridge, St. John’s Coll. Library, C7, ff. 147r-170v (e parzialmente in altre tre copie) è un’opera autentica, ma va distinta dalle “Quaestiones theologiae”, trasmesse da 13 MSS in diverse collezioni che non possono essere ridotte ad una collezione fondamentale o più antica, dalla quale le altre abbiano preso origine. Le singole questioni sinora studiate sono trasmesse in un numero variabile di testimoni, che va da uno solo a 12/13. Quando le singole “quaestiones” sono trasmesse da diversi MSS, esse lo sono spesso secondo differenti versioni. Dopo aver illustrato diversi casi di trasmissione, espressi in “stemmata codicum” molto differenziati, l’articolo perviene a proporre un modello di tradizione manoscritta che deve essere presa in considerazione in differenti occasioni: in alcuni casi, l’unica possibilità per dar conto delle varianti testuali presenti nei diversi testimoni consiste nell’ipotizzare l’esistenza di un archetipo che, dopo essere stato copiato in un primo momento della sua esistenza, abbia subito delle alterazioni (dovute sia a guasti materiali, sia a tentativi di correzione, sia a interventi volontari miranti a “migliorare” il testo da un punto di vista redazionale); lo stesso archetipo, dunque, è stato copiato una seconda volta (o ancora altre volte) dando origine a successivi subarchetipi che incorporano alterazioni significative del testo. L’articolo conclude proponendo una corretta prassi editoriale da applicare in questi casi, che può consistere a) nel mantenersi fedeli allo stato più antico dell’archetipo, respingendo le varianti successive in apparato, oppure b) nel pubblicare diverse redazioni come testi indipendenti. In appendice vengono pubblicati i risultati delle ricerche più recenti sulla datazione dei manoscritti dell’opera, le quali consentono di affermare che l’insieme delle “quaestiones” ha avuto origine in dispute celebrate prima che Langton venisse consacrato Arcivescovo di Canterbury il 17 giugno 1207
Volume XXXI di «Medioevo. Rivista di storia della filosofia medievale»
Numero monografico della rivista «Medioevo» sulle virtù nella tarda antichità e nel Medioevo, con contributi di G. Catapano, R. Dodaro, I.P. Bejczy, R. Saccenti, M. Verweij, Z. Kuksewicz. Sono inclusi un indice dei nomi e un indice dei manoscritti
Romanzieri liguri e imprese editoriali nel Seicento (con documento d'archivio sulla censura della Vergine Parigina di F.F. Frugoni
Le edizioni dei romanzi b arocchi liguri e i casi del "Calloandro" di G.A. De Marini e della "Vergine parigina" di F.F. Frugon
Giovanni Sagredo, L'Arcadia in Brenta
L'inizio della raccolta novellistica barocca come anticipazione dei principali temi del volume e con un confronto con le grandi raccolte cinque-seicentesch
- …
