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    Now You See It, Now You Don't: Performing Literature in Transition

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    Now that the book-based technology of literature is critically mutating, literary studies have the chance to look again at the material interfaces mediating its writing and reading performances. This historical juncture is bringing to light the contingent and performative nature of the literary as event. I propose to stage the encounter between text and matter, literature and contingency in three sites where the literary emerges and demerges as a property not inherent in an object but emergent in a relation: digitization; affect in reading; writing performance in contemporary art. My theoretical assemblage joins affect theory with Rancière’s promise of radical equality heralded by the “aesthetic regime”. I am looking for the non-specific heteronomy of the literary and its suppressed links with event, affect, aisthesis. My starting and end points are in Norwich, where Rory Macbeth has copied the text of Thomas More's Utopia on the walls of a condemned building. Displaced and unreadable, it is the perfect resting ground where to start re-reading the ‘literary’

    Dialogo su questi strani tempi

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    Dialogo curato dall'autore con Cristian Loiacono, Elisa Arfini e Paola Di Cori su due volumi pubblicati nella collana Altera (ETS, Pisa) sulla controversa contemporaneità delle teorie queer e femministe

    Piccolo teatro profano. Intorno a una pratica di laboratorio di teatro in lingua straniera.

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    In questa riflessione porto la mia attenzione su una pratica di laboratorio che unisce il teatro all’apprendimento delle lingue straniere e che da dodici anni ha occupato in modo sempre più rilevante il tempo della mia didattica universitaria. Nonostante le battaglie vinte per rendere tale attività riconosciuta come offerta formativa istituzionale, l’economia dei crediti che regola il lavoro dei docenti e degli studenti contiene e determina solo imperfettamente il lavoro che vi viene prodotto. L’oscillazione tra lavoro e non lavoro, economia dei crediti ed economia dell’evento, istituzionalizzazione e precarietà dimostra come questa pratica produca una serie di duplicità il cui senso collettivo merita di essere esplorato. In particolare, la mia riflessione su questo teatro non professionista e “profano” (prendendo in prestito il termine usato da Alan Read) verte su due piccole e potenti evidenze: la produzione di un orario condiviso da tutti (una politica del tempo), e lo studente non-attore e non parlante nativo sulla scena (una produzione di potenza a partire dall’imperfezione). Il progetto, ora attività formativa e piccolo festival, si chiama TiLLiT e si svolge presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli
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