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EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI CALA DI TRANA
L’area costiera tra Porto Liscia e il Golfo delle Saline (Frau, 2005; DeMuro e Pusceddu, 2010a) è caratterizzata da coste basse e rocciose alternate a profonde baie.
Le baie di Porto Liscia, Porto Puddu, Cala di Trana, Mezzo Schifo (La Sciumara) e Golfo delle Saline (DeMuro e Bartole, 2010; Bartole e DeMuro, 2009, 2011, 2012) racchiudono modesti corpi sabbiosi di fondo baia talvolta alimentati da torrenti stagionali (Fadda e Pala, 1992), quali:
• il Riu Scopa (principale corso d’acqua che sfocia nella baia di Porto Puddu);
• il Riu Surrau (dopo un percorso di 11,9Km, sfocia nella Rada di Mezzo Schifo) che alimenta la spiaggia di La Sciumara presso l’abitato di Palau;
• altri piccoli corsi d’acqua, per apporti e lunghezza, sono il Riu Ruizzoni e il Riu Mannu, questi alimentano rispettivamente le spiagge e le aree umide costiere tra la Rada di Mezzo Schifo ed il Golfo delle Saline
“EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DEL GRANDE PEVERO”
EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI LA COLBA
L’area tra Rena Majori e Capo Testa (DeMuro e Pusceddu, 2010a) è caratterizzata da coste rocciose prevalentemente in falesia o ripe d’erosione, intervallate da piccole spiagge di fondo baia (Porto Pitrosu, Porto Quadro, Cala Sambuco, ecc.).
I bacini idrografi ci dei principali corsi d’acqua (Fadda e Pala, 1992), che alimentano le spiagge sopra elencate, si sviluppano essenzialmente sul basamento granitico e sui prodotti del suo disfacimento; solo nell’ultimo tratto, localmente, interessano i depositi sabbiosi delle dune costiere. In prossimità del promontorio di Capo Testa insistono sulle litologie calcareo-arenacee del terziario.
I corsi d’acqua sfociano in mare solo in occasione delle piene più importanti, durante le quali, tuttavia, immettono grandi quantità di materiale.
Le spiagge ricadenti in questo tratto di fascia costiera sono estremamente dinamiche e soggette a modificazioni stagionali molto marcate, sia dal punto di vista morfologico, sia dal punto di vista granulometrico composizionale (DeMuro et alii, 2002a,b; DeMuro, 2003). Queste modificazioni sono naturalmente in stretta relazione all’intensità e alla direzione del moto ondoso e, in definitiva, dipendenti dalle condizioni meteo-marine generali delle Bocche di Bonifacio (DeMuro, 1990a; Brambati e DeMuro, 1992a,b). La spiaggia di La Colba (Rena di Ponente e Rena di Levante) costituisce un tombolo, impostato in epoca quaternaria, che collega la costa sarda all’Isola di Capo Testa.
La spiaggia di La Colba (Rena di Ponente – Comune di Santa Teresa Gallura) è situata sull’istmo che unisce il promontorio di Capo Testa alla costa sarda (vedi immagine aerea). L’area di retrospiaggia è caratterizzata da una zona dunare che si estende fino all’estremità sud-orientale dell’istmo.
La spiaggia ha una lunghezza di 400m, un’ampiezza massima della zona di spiaggia asciutta (area tra la battigia e il piede della duna) di 30m e un’ampiezza della zona dinamica di spiaggia sommersa di 70m (DeMuro, 1990b; DeMuro et alii, 2004).
Inoltre l’area sommersa della baia, oltre la zona dinamica di spiaggia sommersa, è occupata principalmente da fondali rocciosi da affioranti a subaffioranti (DeMuro e Orrù, 1998), colonizzati anche da fanerogame marine quali Posidonia oceanica (L.) Delile (Carta dei macro-indicatori dell’area di La Colba) (Ministero dell’Amiente e della Tutela del Territorio, 2002; Pusceddu, 2003).
L’area di Capo Testa rientra nei Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) della Provincia di Olbia -Tempio con il codice identificativo “NATURA 2000”: ITB010007
“EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI CALA BRANDINCHI”
L’area costiera di San Teodoro è caratterizzata, come il resto delle spiagge a Sud di Olbia, da importanti aree umide (stagni e lagune) sempre presenti a ridosso dei litorali sabbiosi.
Queste aree umide sono alimentate da torrenti stagionali tra cui spicca il Riu Teodoro che sfocia, dopo un percorso di 13,9Km su litologie granitiche e metamorfi che, nell’omonimo stagno presso il centro abitato di San Teodoro e drena una superficie di 32,4Kmq (DeMuro et alii, 2010; Batzella et alii, 2011a,b). In realtà il torrente fino alla metà dell’800 era denominato Riu Sa Canna e sfociava poco più a S, in località Padula di Lu Rattale, quando venne deviato per alimentare di acque dolci la peschiera all’interno dello stagno (Fadda e Pala, 1992).
L’area costiera di San Teodoro, dal 1997, è inserita nel territorio dell’Area Marina Protetta (A.M.P.) di Tavolara e Punta Coda Cavallo, come zona di riserva parziale di classe B e C. Tale area risulta essere inserita, con lo Stagno di San Teodoro, anche tra i Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) della Provincia di Olbia -Tempio con il codice identificativo “NATURA 2000”: ITB010011
EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI LE SALINE
L’area costiera di Olbia è caratterizzata dall’alternanza di coste rocciose e grandi baie impostate prevalentemente su linee tettoniche di estensione regionale.
Le coste vengono definite a rias, termine preso in prestito dalla Galizia spagnola. il Golfo di Cugnana, il Golfo di Marinella e il Golfo di Olbia rientrano in questa classificazione: si tratta sostanzialmente di valli fluviali, a forte controllo tettonico, che sono state interessate dai complessi processi erosivo/deposizionali collegati alle regressioni/trasgressioni marine di epoca quaternaria.
Il Golfo di Olbia costituisce una ria più vasta di quelle circostanti ed al suo interno sfociano diversi corsi d’acqua tra cui i principali sono il Riu de Seligheddu ed il Fiume Padrongiano.
Riu de Seligheddu: è un corso d’acqua di 13,1Km con andamento W-E all’interno di un bacino di 44,4Kmq che si sviluppa principalmente su coperture alluvionali recenti e solo in parte, nel primo tratto del suo corso, scorre sulle litologie del basamento Paleozoico. Il fiume Padrongiano: è il maggiore corso d’acqua compreso tra il Fiume Liscia ed il Riu Posada, ha una lunghezza di 39,4Km tra Monte Niddoni (1.231m) e la Ria di Olbia dove sfocia con un delta a più lobi unico in Sardegna. Il suo corso si sviluppa con direzione WSW-ENE su rocce granitiche, metamorfi che e sulle proprie coltri alluvionali (Fadda e Pala, 1992). I litorali a S del Golfo di Olbia sono caratterizzati dalla presenza di piccole pianure alluvionali costiere caratterizzate dalla presenza di importanti aree umide (stagni e lagune), estese a volte per diversi chilometri quadrati, come si riscontra a monte del Lido delle Saline
EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI CALA CIACCARO
Le isole dell’Arcipelago di La Maddalena sono collocate nell’area delle Bocche di Bonifacio (Bartole e DeMuro, 2009, 2011, 2012; DeMuro e Bartole, 2010), da un punto di vista geomorfologico sono caratterizzate da coste prevalentemente rocciose, intervallate da modeste insenature al cui interno sono racchiusi limitati corpi sabbiosi di fondo baia alimentati stagionalmente da ruscelli e torrenti (DeMuro e Pusceddu, 2010a).
I sedimenti che compongono le spiagge, oggetto del presente studio, sono caratterizzati da sabbie, ghiaie e ciottoli provenienti dalla disgregazione delle rocce che affiorano nei bacini idrografici a monte, e dalla componente biogenica/bioclastica il cui apporto è da mettere in relazione all’erosione, al trasporto ed alla sedimentazione innescata da onde e correnti (Pusceddu, 2009). Il bilancio sedimentario positivo di queste piccole spiagge viene garantito, inoltre, dall’immissione di sedimenti bioclastici, prodotti principalmente nella prateria di Posidonia oceanica (Bua, 2005, 2008). Si tratta prevalentemente di sedimenti composti dai resti scheletrici della fauna bentonica (Batzella, 2010; DeMuro et alii, 2010a,b).
L’intera area dell’Arcipelago di La Maddalena, è inserita nel territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e rientra nei Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) della Provincia di Olbia -Tempio con il codice identificativo “NATURA 2000”: ITB010008
EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI CALA PORTESE
Cala Portese (Comune di La Maddalena) è una delle principali baie dell’Isola di Caprera. Situata a NE di Punta Rossa risulta esposta a venti e all’ondazione del I quadrante.
All’interno della baia di Cala Portese sono rilevabili tre spiagge separate da piccoli promontori rocciosi (DeMuro e Pusceddu, 2010a). Procedendo da W verso E si sviluppano rispettivamente con una lunghezza di 200m, 40m e 90m per una ampiezza massima della zona di spiaggia emersa (area tra la battigia e il piede della duna) di 25m, 7m e 10m; la zona dinamica di spiaggia sommersa si estende per massimo 280m.
Nelle spiagge di maggiori dimensioni la retrospiaggia è caratterizzata da una limitata zona dunare. L’area rientra nei Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) della Provincia di Olbia-Tempio con il codice identificativo Natura2000: ITB010008 “Arcipelago di La Maddalena”
EVOLUZIONE RECENTE, REGIME, ASSETTI, CRITICITÀ, TENDENZA DEL SISTEMA SPIAGGIA DI PORTO LISCIA
L’assetto morfosedimentario dell’areale costiero tra Porto Pozzo e Porto Puddu risulta fortemente legato all’assetto passato ed attuale del Fiume Liscia ed alle interazioni tra la posizione della foce ed il livello medio mare del Quaternario (Bua, 2008; Tocco, 2008; DeMuro e Pusceddu, 2010a; Bartole e DeMuro, 2009, 2011, 2012; DeMuro e Bartole, 2010).
Il Fiume Liscia è uno dei maggiori corsi d’acqua della Sardegna settentrionale, nasce nel massiccio del Limbara (1.359m) e sfocia nell’omonima spiaggia dopo un percorso di 64Km (Fadda e Pala, 1992).
Il bacino ha un’estensione di 562Kmq, si sviluppa con un prevalente orientamento S-N ed è quasi totalmente impostato su rocce granitiche, escludendo la parte centrale del bacino in cui affiorano rocce scistose appartenenti al complesso metamorfico paleozoico.
Lungo il corso del Liscia, nella parte iniziale del suo percorso ed in quella finale, si possono incontrare tutta una serie di morfologie tipiche degli affioramenti granitici (serre, tor, inselberg e tafoni).
Per una migliore descrizione il bacino può essere suddiviso in due porzioni:
- La prima, altimetricamente più elevata, compresa tra la sua origine e la confluenza con il Riu Badu Pitrosu (Riu Platu), ha una superficie di 268,4Kmq. In quest’area il reticolo idrografico si presenta complesso e cambia configurazione da pinnato a dendritico fino a sub-dendritico.
- La seconda, dal Riu Badu Pitrosu alla foce, ha una superficie di 156,8Kmq. In questa parte del bacino il corso del fiume è stato sbarrato da una diga alta 69m, che forma un invaso di 104 milioni di mc, posto a 180m sul livello del mare (località Calamaiu – Comune di Luras), impostato sugli affioramenti scistosi. L’invaso è stato realizzato tra il 1958 e il 1962 ed è stato portato a massimo regime solo nel 2005. Il fiume, a valle dello sbarramento, incontra il suo maggior affluente (il Riu Bassacutena), il corso d’acqua poi prosegue in direzione S-N fino alla foce sulla spiaggia di Porto Liscia, dove forma una vasta area umida e un delta sottomarino (DeMuro et alii, 2000a,b,c,d; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, 2002; Pusceddu, 2003; DeMuro et alii, 2003; DeMuro, 2004; DeMuro et alii, 2004; DeMuro et alii, 2007; Pusceddu, 2009; DeMuro et alii, 2011a,b)
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