307,056 research outputs found

    Lo sviluppo locale e la marginalità di Castronovo di Sicilia

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    Un’economia marginale è un economia di scarsa importanza, fuori dal modello e dalle logiche di un’economia moderna e globalizzata..... ci possono essere economie marginali che seguono sentieri di sviluppo locale e diverso, ma non perciò irrilevanti o destinati necessariamente al fallimento”, così afferma Fabio Ronchetti sul Corriere Economia commentando il concetto di marginalità espresso da Vincenzo Provenzano. Il case study di Castronovo di Sicilia, effettuato con l’Associazione Politea, studia l’ipotesi cercando di decifrare, con il contributo di un gruppo di ricercatori quali Cristina Demma e Gaetano Maggio, le potenzialità e le criticità di un piccolo comune della Provincia di Palermo che, partendo dalle proprie risorse ambientali ed agricole, può arrivare a meccanismi di profondo cambiamento socio-economico di lungo periodo, in grado di riattivare i processi di sviluppo delle aree rurali siciliane anche all’interno di una nuova visione e partnership pubblico-privata

    MARGINALITÀ E BIOECONOMIA PER LO SVILUPPO REGIONALE

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    L'analisi dell'interazioni fra ecosistema e società assume un ruolo rilevante nello studio del sistema economico. La bioeconomia si riferisce ad un sistema che si fonda sull'uso intelligente delle risorse biologiche e rinnovabili provenienti dalla terra e dal mare come input industriali e della produzione di alimenti e mangimi. La bioeconomia, inoltre, comprende l'uso di rifiuti organici e di processi fondati su bioprodotti per un comparto industriale sostenibile. La Commissione Europa, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità , ha approvato la strategia per L' innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l'Europa, all'interno delle proposte operative di due iniziative della strategia Orizzonte 2020: “L'Unione dell'innovazione” e “Un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse”. La visione europea della bioeconomia prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. Il lavoro si propone di approfondire come la marginalità territoriale collegata alle disparità socio-economiche, possa essere elemento di vantaggio per la sfida proposta dalla bioeconomia in aree marginali che hanno le potenzialità di cogliere le possibilità offerte dalla strategia europea

    Modellistica agro-idrologica per la stima dei consumi traspirativi di colture Mediterranee e schematizzazione della funzione di stress idrico

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    I modelli di simulazione agro-idrologica permettono la schematizzazione dei fenomeni che si manifestano nel sistema suolo-vegetazione-atmosfera (SVA) su un ampio range di scale spaziali e temporali. Ogni singolo comparto del sistema è caratterizzato da comportamenti complessi dovuti, ad esempio, alle strategie adattative della pianta in risposta a condizioni di deficit idrico del suolo. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, nella stima degli attingimenti radicali e quindi dei consumi traspirativi effettivi, di cruciale importanza risulta la corretta schematizzazione della funzione di stress idrico, descritta in generale utilizzando coefficienti riduttivi della traspirazione potenziale in funzione del deficit idrico del suolo. La forma di tale funzione dipende, oltre che dalle proprietà idrauliche del suolo, anche dal tipo di risposta ecofisiologica della coltura al variare dello stato idrico del suolo. Il lavoro si propone di evidenziare come, per colture arido-resistenti quali l’olivo, la schematizzazione di una funzione di stress idrico di forma convessa (Rallo e Provenzano, 2013), può migliorare sensibilmente le stime dei flussi traspirativi ottenute con il modello di bilancio agro-idrologico proposto dalla FAO (Allen et al., 1998). D’altra parte, per la coltura dell’agrume che non presenta particolari comportamenti eco-fisiologici in risposta allo stress idrico, viene verificato come l’uso della originaria funzione di stress idrico, proposta nel quaderno FAO-56, fornisca una schematizzazione idonea alla corretta stima dei flussi traspirativi

    Crisi finanziaria, intervento pubblico e marginalità

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    L’economia dei flussi di cassa è il Leitmotiv di questi anni, e il denaro condiziona i comportamenti individuali e collettivi. Economie tradizionalmente solide entrano in crisi se non riscuotono la fiducia dei mercati, e le famiglie, come le imprese, difficilmente riescono a programmare il proprio futuro senza le risorse finanziarie occorrenti per le proprie attività. Nel complesso periodo che stiamo vivendo, è opinione diffusa che l’uscita dalla crisi economica derivi da cambiamenti epocali nell’organizzazione dei sistemi produttivi e finanziari nonché negli stili di vita, rivisitando il significato stesso di sviluppo economico. In tale contesto la marginalità finanziaria, intesa come vantaggio derivante da soggetti, attività e realtà economiche apparentemente trascurabili, diviene elemento positivo per lo sviluppo, non contrapposto alla globalizzazione, semmai ancora più interconnesso all’economia reale. Il volume presenta alcuni case studies con riferimento a tre diverse unità di analisi: il singolo individuo nell’ambito della microfinanza; la piccola e media impresa italiana e il suo specifico merito creditizio; i sistemi economici nel loro complesso, con particolare riferimento all’Unione Europea. Il filo conduttore è quel rapporto tra marginalità e sviluppo per il quale le attività finanziarie non devono mai trascurare né il loro legame con le attività reali, né un complessivo progetto di benessere ancorato alle dimensioni territoriali delle realtà economiche in divenire

    "Ori, arienti, legni et altri istrumenti". Le Arti Minori in Santa Maria in Provenzano

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    E’ pensiero comune ormai che per ricostruire le articolate vicende culturali e artistiche di ogni complesso storico, sacro o profano, sia indispensabile considerare tutti quegli elementi necessari per ottenere un visione reale e completa del panorama artistico e, quindi, anche per la collegiata di Provenzano sarà necessario prendere in esame pure le così dette “Arti Minori”, oggi con più attenzione definite “applicate”. La ricerca è stata assai complessa: ricomporre infatti la storia di queste opere possedute dalla collegiata di Provenzano (come per tutte le chiese) è risultato assai difficoltoso, visto che quanto oggi si conserva, sebbene assai interessante, non è altro che una minima parte di quell’ingente patrimonio raccolto nel corso di circa tre secoli. Basti per questo prendere in esame l’immensa mole di documenti e memorie conservate nell’archivio della collegiata, testimoni di uno illustre passato. E riunire e ordinare, per la prima volta, quanto oggi rimasto è risultato comunque alquanto complesso e impegnativo. Nonostante queste problematiche, i manufatti che attualmente si conservano in chiesa, luogo di espressiva religiosità e venerazione popolare, costituiscono comunque un corpus assai rilevante e degno di attenzione, tra i più interessanti e preziosi della città di Siena. Tra le opere più interessanti analizzate da Torriti figura in primis la mostra dell’altare maggiore: Il primo di marzo del 1662 fu deliberato che con alcuni ex voto e altri argenti di proprietà della chiesa fosse realizzato un ornamento per l’altare maggiore dove era esposto appunto il tabernacolo della Vergine. Tale ornamento furono probabilmente quei «cinque angioli d’argento che stanno intorno al tabernacolo della SS. Vergine», ordinati tra il 1667 e il 1668 all’orefice senese Giovan Battista Querci. In seguito la mostra dell’altare fu impreziosita con le due statue, in lamina d’argento con anima di legno, rappresentanti san Bernardino e santa Caterina, entrambi inginocchiati al di sotto della Vergine. Orna la testa della Vergine ancora oggi una corona in oro offerta dal prestigioso Capitolo della Basilica Vaticana e posta sulla testa della Madonna dal Cardinale Flavio Chigi il primo novembre del 1681, si tratta di un bellissimo esemplare di manifattura romana. Lo stesso Cardinale Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, fece omaggio alla collegiata, il primo luglio 1658, delle due lampade pensili che attualmente prendono posto davanti all’altare maggiore. I due manufatti, da ritenersi tra le opere più importanti e preziose custodite in Provenzano, sono in argento sbalzato, cesellato, traforato, inciso e fuso, e presentano al centro del corpo lo stemma Chigi. Sui pilastri del transetto prendono posto poi quattro angeli reggicandelabro in legno dorato, assai simili tra loro, poggianti su una mensola, rappresentati ad ali spiegate nel classico atteggiamento della ‘ponderatio’. Sono opera dello scultore e intagliatore senese Domenico Arrighetti detto “il Cavedone” (1562-1639), databili entro i primi decenni del XVII secolo. Al centro dell’altare prende posto poi uno splendido ciborio a forma di tempietto, in argento sbalzato, cesellato, parti in fusione e applicazioni in rame dorato, al centro figura lo sportello centinato sul quale è sbalzato il Cristo risorto. I documenti assegnano l’intera opera al maestro Sebastiano Campani Argentiere Senese, realizzata intorno al 1734. Tuttavia dai punzoni presenti nel solo sportello del ciborio risulta certo che Sebastiano Campani non poté essere l’esecutore del bellissimo Cristo dello sportellino, eseguito probabilmente da un altro orefice senese. Gli armadi custodiscono quindi i paramenti e le suppellettili liturgiche della collegiata. Tra queste, il più antico manufatto conservato attualmente in sacrestia sembra essere una pace in argento sbalzato e cesellato, attribuibile ad una bottega senese nei primi anni del XVII secolo, esposta pure nella Mostra dell’antica Arte Senese del 1904. Un altro splendido manufatto è il calice in argento dorato, custodito ancora oggi negli armadi della sacrestia, interamente decorato da filigrana d’argento dorata, trafilata liscia, applicata a giorno e granati rossi sfaccettati. Il calice fu mandato da Monsignor Flaminio Del Taia al suo nipote Sig.Lelio perché ne facesse dono alla collegiata di Provenzano. E’ un’opera di manifattura siciliana, probabilmente Messinese, dei primi decenni del Seicento

    Aree marginali e sviluppo locale: Il Parco dei Monti Sicani

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    Il lavoro analizza, nell’ambito dello sviluppo locale, la materialità del territorio intesa come sua ricchezza endogena in funzione della ricchezza dei luoghi ivi presente. A tal fine il lavoro analizza la recente istituzione in Sicilia del Parco dei Monti Sicani inserito all’interno di una vasta area interna della Sicilia, comprendente dodici comuni e che soffrono di evidenti criticità come la distanza geografica ed economica dai maggiori centri dell’Isola, il progressivo spopolamento e l’assenza di giovani, le debolezze del mercato del lavoro sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta. Oggetto dell’analisi è quello, invece, di associare a questa marginalità un’accezione positiva, fonte di opportunità e sviluppo per i territori tramite la valorizzazione delle risorse locali, quali il patrimonio naturalistico e paesaggistico. In quest’ambito nel Parco si materializza una nuova definizione di identità ed appartenenza , una marginalità positiva per un comprensorio che presenta giacimenti ambientali e di risorse naturali fino ad oggi non osservati e poco utilizzati. Il lavoro, quindi, presenta le potenzialità del nascente Parco intese come nuove opportunità e i diversi costi, benefici e rischi derivanti dalla recente costituzione che si trova nella fase della sua zonizzazione e perimetrizzazione

    Quantificazione del merito creditizio e costo del denaro per le imprese italiane: caratteristiche e simulazioni spaziali in Italia

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    L’economia dei flussi di cassa è il Leitmotiv di questi anni, e il denaro condiziona i comportamenti individuali e collettivi. Economie tradizionalmente solide entrano in crisi se non riscuotono la fiducia dei mercati, e le famiglie, come le imprese, difficilmente riescono a programmare il proprio futuro senza le risorse finanziarie occorrenti per le proprie attività. Nel complesso periodo che stiamo vivendo, è opinione diffusa che l’uscita dalla crisi economica derivi da cambiamenti epocali nell’organizzazione dei sistemi produttivi e finanziari nonché negli stili di vita, rivisitando il significato stesso di sviluppo economico. In tale contesto la marginalità finanziaria, intesa come vantaggio derivante da soggetti, attività e realtà economiche apparentemente trascurabili, diviene elemento positivo per lo sviluppo, non contrapposto alla globalizzazione, semmai ancora più interconnesso all’economia reale. Il volume presenta alcuni case studies con riferimento a tre diverse unità di analisi: il singolo individuo nell’ambito della microfinanza; la piccola e media impresa italiana e il suo specifico merito creditizio; i sistemi economici nel loro complesso, con particolare riferimento all’Unione Europea. Il filo conduttore è quel rapporto tra marginalità e sviluppo per il quale le attività finanziarie non devono mai trascurare né il loro legame con le attività reali, né un complessivo progetto di benessere ancorato alle dimensioni territoriali delle realtà economiche in divenire

    TENDENZE REALI E FINANZIARIE DEL BACINO MARMIFERO DI CUSTONACI E I PROCESSI DI COLLABORAZIONE E COMPETIZIONE DELLE IMPRESE LOCALI

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    L’obiettivo che si intende perseguire è l’analisi del settore marmifero in Sicilia, con particolare riferimento al sistema di Custonaci, una delle realtà maggiormente rappresentative del comparto lapideo in Sicilia e che in letteratura è stato analizzato per verificarne elementi di natura distrettuale. Il comparto marmifero è insieme a quello agroalimentare, uno dei pochi settore orientati alla internazionalizzazione. Nell’ultimo decennio, tuttavia, a causa dell’influenza esercitata dai conflitti medio orientali e dal rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro, il comparto ha attraversato una profonda crisi, aggravata da fattori strutturali quali l’eccessiva frammentazione dell’offerta, la mancanza di programmazione e di coordinamento dell’attività da parte degli operatori, l’insufficienza di infrastrutture a supporto delle attività produttive, la bassa sensibilità nei confronti dell’innovazione tecnologica e il limitato livello di capitale umano impiegato nel settore. Il lavoro intende dimostrare la necessità della creazione di un sistema di rete consolidato tra le imprese al fine di superare le criticità che attualmente gravano su di esse. In particolare, nel bacino lapideo di Custonaci, il tessuto imprenditoriale appare caratterizzato da un’elevata frammentazione territoriale che determina un elevato grado di concorrenzialità e un basso grado di collaborazione, fattori che hanno ridotto significativamente la redditività del settore. Al fine di individuare possibili linee di intervento che consentano di superare le problematiche che gravano su questa realtà, la presente ricerca effettua un’analisi di carattere sia quantitativo che qualitativo delle principali caratteristiche strutturali, economiche e finanziarie di un campione rappresentativo di 25 imprese dell’area, localizzate nei comuni di Custonaci, Erice e Valderice. L’analisi quantitativa, effettuata a livello sia individuale che aggregato, si basa sull’esame dei dati di bilancio delle 25 imprese selezionate ed ha lo scopo di esaminare le loro performance economiche e finanziarie, unitamente al loro grado di capitalizzazione. L’analisi qualitativa è stata effettuata attraverso un’attività di ricerca sul campo e l’applicazione delle tecniche della social network analysis. L’attività di ricerca sul campo è stata realizzata, in particolare, attraverso interviste dirette e la somministrazione di un questionario costituito da 67 domande, volte ad esaminare le caratteristiche tecniche delle imprese locali, il grado di collaborazione interaziendale, il livello di capitale umano, il mercato di riferimento, il grado di internazionalizzazione, il rapporto con il sistema bancario, i fattori critici di successo e le principali problematiche del sistema. Tale analisi è volta, principalmente, a verificare l’esistenza di un network consolidato di imprese all’interno di questa realtà e il grado di integrazione verticale e/o orizzontale raggiunto dalle imprese locali. I risultati di questa indagine confermano la necessità, avvertita dalle stesse imprese, di instaurare forme di cooperazione solide e stabili all’interno del sistema, in un’ottica di collaborazione competitiva, unitamente ad una maggiore collaborazione con le Istituzione Pubbliche. Questi cambiamenti organizzativi potrebbero consentire un significativo miglioramento nella programmazione dell’attività, necessario per superare le problematiche che affliggono il settore. In tale ambito, il capitale sociale, inteso come “insieme delle relazioni, delle norme e dei valori condivisi che facilitano la cooperazione fra gruppi o persone” ‐ secondo la definizione elaborata dall’OCSE ‐, assume una valenza strategica per la sopravvivenza e la crescita di questo comparto

    A Critical Discourse Analysis of Cases of ELF Reformulation of European and Italian Legal Texts on Migration.

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    The present chapter focuses on a parallel corpus of legal texts from the EU and the recently issued Italian legal text dealing with Migration, the so called “Decreto Sicurezza bis” (“Safety Decree”), of June 2019, and it aims to point out the textual difficulties arising from the interpretation of such legal documents. This is all the more true if we think of the technical limitations and practical difficulties that reading a legal text may pose to a layperson using English as a lingua franca (ELF). Unlike previous studies dealing with the same topic of Immigration (Provenzano 2008), here the focus is on a small corpus from the EU and an Italian text, with the aim of defining cultural similarities at the level of text production. Furthermore, the texts are also relevant to the receivers and, yet, they are often likely to cause unintelligibility. Hence, both the EU texts and the Italian one are here submitted to a process of reformulation, as preliminary to the translation stage, in order to make them more accessible to international receivers (Widdowson 1984)

    I vizi nella forma e nel procedimento amministrativo : fra diritto interno e diritto dell'Unione europea

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    Lo studio ha ad oggetto la questione relativa ai vizi di natura formale e procedimentale, analizzando la questione sia nel diritto amministrativo dell'Unione europea, sia nell'esperienza nazionale. Con riferimento a quest'ultima, in particolare, si ripercorrono le tappe che hanno condotto all'introduzione nella legge sul procedimento amministrativo dell'art. 21-octies. A tale norma sono dedicati il quarto e il quinto capitolo, nei quali si analizzano le diverse problematiche che da essa conseguono
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