1,726,072 research outputs found

    No.516 Pepper Provenzano

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    Transcript (19, 15 pages) of two interview bys Rob DeBirk with Pepper Provenzano on June 3 and 12, 2008Mr. Provenzano was born in Princeton, New Jersey. He discusses his experience as an environmentalist and as Founder of TreeUtah in Salt Lake City, Utah. He has lived in Arizona and California, and worked as a journalist for the Salt Lake Tribune. Mr. Provenzano also discusses some of the intricacies in forming an environmental nonprofit organization. He is married with children. Interview is part of the Utah Environmentalists Oral History Project. Interviewer: Rob DeBir

    Lo sviluppo locale e la marginalità di Castronovo di Sicilia

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    Un’economia marginale è un economia di scarsa importanza, fuori dal modello e dalle logiche di un’economia moderna e globalizzata..... ci possono essere economie marginali che seguono sentieri di sviluppo locale e diverso, ma non perciò irrilevanti o destinati necessariamente al fallimento”, così afferma Fabio Ronchetti sul Corriere Economia commentando il concetto di marginalità espresso da Vincenzo Provenzano. Il case study di Castronovo di Sicilia, effettuato con l’Associazione Politea, studia l’ipotesi cercando di decifrare, con il contributo di un gruppo di ricercatori quali Cristina Demma e Gaetano Maggio, le potenzialità e le criticità di un piccolo comune della Provincia di Palermo che, partendo dalle proprie risorse ambientali ed agricole, può arrivare a meccanismi di profondo cambiamento socio-economico di lungo periodo, in grado di riattivare i processi di sviluppo delle aree rurali siciliane anche all’interno di una nuova visione e partnership pubblico-privata

    Provenzano, Francisco

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    Provenzano, Joe

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    Provenzano, Rosa

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    Provenzano, Tony

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    Discussion of “Laboratory and field calibration of the Diviner 2000 probe in two types of soil” by J. Haberland, PhD, R. Galvez, C. Kremer, PhD, and C. Carter.

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    The authors deal with the quite interesting and actual problem of Diviner 2000 capacitance probe calibration and present some field and laboratory data obtained on two different layers (0-0.26 cm and 0.26-0.50 cm) of the same soil profile, characterized by different textural class. The importance of site-specific calibration of sensors used to monitor soil or plant water status assumes a particular relevance in semi-arid environments where the application of precision irrigation represents an appropriate management strategy aimed to achieve high values of water use efficiency (Cammalleri et al., 2013). Moreover in clay soils, physical properties are strongly influenced by soil water content (Provenzano et al., 2013), so that the correct measurement of this variable plays a key role to increasing crop yield and preserving water. However, these discussers would focus on some significant points to be corrected in the manuscript and some others that AA. should have been specified in the methodology and considered in the final discussion, as following specified, for the benefit of potential readers. The need to install adequately the access tube, aimed to ensure the contact between the tube and the surrounding soil, is not only to avoid preferential flow of water down the walls of the tube, as considered in the paper, but also to reduce air gap around the tube and to avoid rough measurements of scaled frequency, used to estimate soil water contents, whose values depend on the mutual proportion of soil, water and air in the soil volume investigated by the sensor. With reference to the second part of eq. (2) it is necessary to precise that the function w(SF) correctly results

    Arduengo Provenzano, Leon

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    Centro Asturiano membership record of Leon Arduengo Provenzano; Socio Number: 135737.https://digitalcommons.usf.edu/asturiano_membership/1407/thumbnail.jp

    "Ori, arienti, legni et altri istrumenti". Le Arti Minori in Santa Maria in Provenzano

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    E’ pensiero comune ormai che per ricostruire le articolate vicende culturali e artistiche di ogni complesso storico, sacro o profano, sia indispensabile considerare tutti quegli elementi necessari per ottenere un visione reale e completa del panorama artistico e, quindi, anche per la collegiata di Provenzano sarà necessario prendere in esame pure le così dette “Arti Minori”, oggi con più attenzione definite “applicate”. La ricerca è stata assai complessa: ricomporre infatti la storia di queste opere possedute dalla collegiata di Provenzano (come per tutte le chiese) è risultato assai difficoltoso, visto che quanto oggi si conserva, sebbene assai interessante, non è altro che una minima parte di quell’ingente patrimonio raccolto nel corso di circa tre secoli. Basti per questo prendere in esame l’immensa mole di documenti e memorie conservate nell’archivio della collegiata, testimoni di uno illustre passato. E riunire e ordinare, per la prima volta, quanto oggi rimasto è risultato comunque alquanto complesso e impegnativo. Nonostante queste problematiche, i manufatti che attualmente si conservano in chiesa, luogo di espressiva religiosità e venerazione popolare, costituiscono comunque un corpus assai rilevante e degno di attenzione, tra i più interessanti e preziosi della città di Siena. Tra le opere più interessanti analizzate da Torriti figura in primis la mostra dell’altare maggiore: Il primo di marzo del 1662 fu deliberato che con alcuni ex voto e altri argenti di proprietà della chiesa fosse realizzato un ornamento per l’altare maggiore dove era esposto appunto il tabernacolo della Vergine. Tale ornamento furono probabilmente quei «cinque angioli d’argento che stanno intorno al tabernacolo della SS. Vergine», ordinati tra il 1667 e il 1668 all’orefice senese Giovan Battista Querci. In seguito la mostra dell’altare fu impreziosita con le due statue, in lamina d’argento con anima di legno, rappresentanti san Bernardino e santa Caterina, entrambi inginocchiati al di sotto della Vergine. Orna la testa della Vergine ancora oggi una corona in oro offerta dal prestigioso Capitolo della Basilica Vaticana e posta sulla testa della Madonna dal Cardinale Flavio Chigi il primo novembre del 1681, si tratta di un bellissimo esemplare di manifattura romana. Lo stesso Cardinale Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, fece omaggio alla collegiata, il primo luglio 1658, delle due lampade pensili che attualmente prendono posto davanti all’altare maggiore. I due manufatti, da ritenersi tra le opere più importanti e preziose custodite in Provenzano, sono in argento sbalzato, cesellato, traforato, inciso e fuso, e presentano al centro del corpo lo stemma Chigi. Sui pilastri del transetto prendono posto poi quattro angeli reggicandelabro in legno dorato, assai simili tra loro, poggianti su una mensola, rappresentati ad ali spiegate nel classico atteggiamento della ‘ponderatio’. Sono opera dello scultore e intagliatore senese Domenico Arrighetti detto “il Cavedone” (1562-1639), databili entro i primi decenni del XVII secolo. Al centro dell’altare prende posto poi uno splendido ciborio a forma di tempietto, in argento sbalzato, cesellato, parti in fusione e applicazioni in rame dorato, al centro figura lo sportello centinato sul quale è sbalzato il Cristo risorto. I documenti assegnano l’intera opera al maestro Sebastiano Campani Argentiere Senese, realizzata intorno al 1734. Tuttavia dai punzoni presenti nel solo sportello del ciborio risulta certo che Sebastiano Campani non poté essere l’esecutore del bellissimo Cristo dello sportellino, eseguito probabilmente da un altro orefice senese. Gli armadi custodiscono quindi i paramenti e le suppellettili liturgiche della collegiata. Tra queste, il più antico manufatto conservato attualmente in sacrestia sembra essere una pace in argento sbalzato e cesellato, attribuibile ad una bottega senese nei primi anni del XVII secolo, esposta pure nella Mostra dell’antica Arte Senese del 1904. Un altro splendido manufatto è il calice in argento dorato, custodito ancora oggi negli armadi della sacrestia, interamente decorato da filigrana d’argento dorata, trafilata liscia, applicata a giorno e granati rossi sfaccettati. Il calice fu mandato da Monsignor Flaminio Del Taia al suo nipote Sig.Lelio perché ne facesse dono alla collegiata di Provenzano. E’ un’opera di manifattura siciliana, probabilmente Messinese, dei primi decenni del Seicento
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