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Immagini della rivolta tra XIV e XVII secolo. Fonti storiche, modelli narrativi
Il rapporto tra immagini e storia, nella duplice prospettiva dello studio delle immagini come documenti del passato e del loro ruolo nell’ambito della ricostruzione di avvenimenti storici, rimanda a una tradizione consolidata e variegata, a partire dagli studi di Haskell sulla funzione delle testimonianze visive come «fonti storiche e chiavi di accesso a epoche remote». Ed è lungo tale sentiero che il volume vede intrecciarsi gli interessi di storici della cultura, storici della società e della politica, e storici dell’arte in senso stretto, nel comune intento di confrontare e far convergere i diversi filoni di ricerca. Il risultato di questo esperimento è un testo nel quale le singole discipline dialogano costantemente, nel continuo sforzo di affinare i differenti “attrezzi del mestiere”, al di là di ogni steccato: l’unica linea guida del percorso è, volutamente, il parametro cronologico, in un arco temporale che va dal tardo medioevo alla contemporaneità
«Extrema pauperitas et maxima miseria». Spunti per una storia economica e sociale di Lagosanto in età moderna.
Studi in onore di Paola Ricci. Convegno di studi per i mille anni di Lagosanto: 1 marzo 2014 - Ferrara, Palazzo Bonacossi
«Extrema pauperitas et maxima miseria». Spunti per una storia economica e sociale di Lagosanto in età moderna
Indagine storica su un centro del delta ferrarese che va ad affiancarsi alle ricerche sulla storia pomposiana e comacchiese
La storia e le immagini della storia. Prospettive, metodi, ricerche
Il rapporto tra immagini e storia, nella duplice prospettiva dello studio delle immagini come documenti del passato e del loro ruolo nell’ambito della ricostruzione di avvenimenti storici, rimanda a una tradizione consolidata e variegata, a partire dagli studi di Haskell sulla funzione delle testimonianze visive come «fonti storiche e chiavi di accesso a epoche remote». Ed è lungo tale sentiero che il volume vede intrecciarsi gli interessi di storici della cultura, storici della società e della politica, e storici dell’arte in senso stretto, nel comune intento di confrontare e far convergere i diversi filoni di ricerca. Il risultato di questo esperimento è un testo nel quale le singole discipline dialogano costantemente, nel continuo sforzo di affinare i differenti “attrezzi del mestiere”, al di là di ogni steccato: l’unica linea guida del percorso è, volutamente, il parametro cronologico, in un arco temporale che va dal tardo medioevo alla contemporaneità
L’aristotelismo abortito. Il segretario, il principe, lo Stato nel Cinquecento
Nel corso del sedicesimo secolo la figura del segretario viene posta al centro di una prima ampia riflessione teorica in tutta Europa e in Italia. Numerosissimi gli studi per comprendere il carattere ibrido di questa funzione, in un secolo, come il Cinquecento, in cui le professionalità iniziano a profilarsi e a definirsi in rapporto a quella macchina burocratica che sarebbe presto divenuta propria dello “Stato moderno”.
Il volume tenta di mettere a fuoco l’expertise che il segretario del Cinquecento poteva fornire in materia di politica culturale, sondare il margine di manovra, di libertà che gli è concesso dai principi, soprattutto considerando la statura intellettuale di alcuni segretari, che furono, a loro volta, collezionisti e committenti, promotori e patrocinatori di artisti e altri letterati. Il ruolo e il posto del segretario è definito con maggiore chiarezza per realtà come la Spagna e la Francia, dove la macchina del sistema “statale” centralizzato è ormai avviata; lo stesso non si può dire della penisola italiana, dove non casualmente il dibattito è più vivo.
Della molteplicità di situazioni italiane il volume intende rendere conto, presentando figure segretariali provenienti da contesti diversi e attive lungo tutto l’arco del secolo: da Bernardo Dovizi da Bibbiena e Goro Gheri, all’inizio del secolo, alle più tarde esperienze di Bonifacio Vannozzi e Francesco Angeloni, fino al caso eccezionale del musicista Alfonso Fontanelli
L’invisibile che tutto vede. Il modello politico del principe in incognito nel Rinascimento
Paradossalmente, la visibilità del Principe è data piuttosto dalla sua invisibilità; ed è proprio l’invisibilità del Principe che il Convegno ha seguito e indagato, l’epifania del Principe nella negazione-di-sé. La sua scansione cronologico-tematica segue per capi salienti e momenti eccellenti le evoluzioni della figura del Principe nelle diverse accezioni e manifestazioni, verificando tematiche ma ponendo anche problemi inediti e innovativi
Il volume raccoglie gli atti del Convegno Il principe in-Visibile, tenutosi a Mantova il 27-30 novembre 2013, un simposio che si è posto l’obiettivo di unificare gli approcci disciplinari dedicati al tema del principe mediante uno sguardo unitario: quello della presenza fisica del sovrano e della sua manifestazione pubblica o semipubblica, talora diretta, ma molto più spesso indiretta perchè affidata a prodotti letterari, artistici, architettonici o effimeri che fungono da alias e avatars del potere rendendolo visibile e immanente nella società e nella città nel momento stesso in cui egli si nega a tutela della propria maiestas. Come il Convegno, il presente volume non è organizzato per aree disciplinari separate, ma ha voluto porre in dialogo e a reciproco confronto le differenti discipline scientifiche secondo una scansione cronologica che va dal Medioevo sino al tardo Rinascimento
Alfonso II d’Este alla campagna in Ungheria (1566). Spese di guerra, spese di rappresentanza
Étudier le financement et la logistique des croisades revient à s’intéresser aux moyens dont disposent les puissances civiles et ecclésiastiques, au Moyen Âge, pour venir à bout d’une entreprise complexe, qui doit être portée dans la durée et en concertation avec des partenaires qui souvent, sur d’autres terrains, sont concurrents, voire ennemis. D’une certaine manière, parce qu’elle touche à la question des finances royales ou pontificales et à celle des moyens militaires, terrestres et maritimes dont disposent les princes et les cités, la problématique du présent volume n’est pas sans rapport avec celle, ô combien féconde depuis plus d’une trentaine d’années, de la genèse de l’État « moderne ».
Mais l’ouvrage en donne un aperçu en grande partie inédit. À travers une série de cas choisis dans toute l’Europe, les auteurs s’attachent à analyser la mise en oeuvre pratique de l’esprit pragmatique et de la pensée administrative qui habitent les entrepreneurs de croisade à la fin du Moyen Âge. Il s’agit d’une réhabilitation : l’historiographie traditionnelle a souvent considéré les croisades tardives comme de simples rêveries passéistes ou comme des leurres destinés à influencer le cours des discussions diplomatiques entre souverains chrétiens. En dépit des tentatives avortées et de quelques sanglants échecs, elles appellent un tout autre jugement et une reconsidération : les contributions réunies ici témoignent des limites mais aussi de l’ambition des opérations déployées, à la fin du Moyen Âge, au nom de la défense de la chrétienté
Échanges d’hommes et de «biens». Réseaux diplomatique entre les Guises et les cours italiennes à l’époque du cardinal Charles de Lorraine
Prélat d’Etat, ayant joué un rôle central dans la vie politique, diplomatique, religieuse et culturelle du XVIe siècle en France et en Europe, Charles de Guise, cardinal de Lorraine, a été pendant longtemps l’un des personnages les plus maltraités par l’historiographie. Hors de toute intention apologétique, une révision s’imposait, permise par quelques travaux fondateurs, principalement d’origine anglo-saxonne, afin de comprendre la complexité d’un personnage à bien des égards énigmatique, ainsi que son évolution voire ses revirements.
Le présent volume réunit vingt-cinq contributions de chercheurs français et étrangers, attentifs à éclairer la personnalité et l’action du cardinal de Lorraine par de nouveaux documents et une plus juste périodisation. Leur objectif a été de mieux estimer le rôle du cardinal de Lorraine dans les débats religieux et la réforme de l’Eglise et de mettre en évidence les permanences et les évolutions de ses conceptions, ainsi que de comprendre son action politique et diplomatique sur le théâtre européen comme à la cour de France, dans le cadre d’une monarchie en pleine évolution et d’un Etat en faillite, et enfin de révéler les formes et la richesse d’une commande artistique et littéraire originale et novatrice. L’ouvrage est attentif à la diversité des terrains d’action : ville et archevêché de Reims, Champagne et Lorraine, pays européens, liens privilégiés avec l’Italie
Maîtresses et mères. Les concubines face à la continuité dynastique dans les cours italiennes de la Renaissance
Etudes historiques et littéraires sur la place et le statut des maîtresses et des favorites du Moyen Age à l'époque moderne abordant notamment l'instrumentalisation de ces femmes dans les sociétés de cour, leurs stratégies afin de s'établir et de consolider leur statut, leurs conditions de vie entre réussites et échecs, et leur réception dans la littérature et dans la mémoire collectiv
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