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    New Concept of Historical Indoor Microclimate - Learning From the Past for a More Sustainable Future

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    AbstractHistorical architecture is a long time studied subject in Europe. We know building techniques, materials and problems linked to the decay about most of it, and even solution for the restoration project, depending on the goal of the restoration itself and the intended usage. A less studied aspect of Historical architecture is their historic microclimates: researches currently carried on in the Department of Architecture of Università di Bologna aim specifically to study this field of architecture, considering it highly relevant to accomplish the goals of any restoration intervention. Thanks to monitoring campaigns, we have data related to three distinct buildings, different in their construction times, typology, location and techniques used. These data show that historical microclimates guaranteed by these architectures are surprisingly overlapping to the parameters considered, nowadays, appropriate to conserve them and the historical patrimony they contain

    Ongaro, Massimiliano

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    Massimiliano Ongaro (1858-1924), allievo di Boito e Beltrami, sovrintendente a Venezia per quasi due decenni, fu uno dei protagonisti della lunga stagione della tutela in laguna prima e dopo il Primo Conflitto Mondiale. Autore di numerosi interventi, a lui si devono studi storici su edifici di grande rilevanza, quale ad esempio il Palazzo Ducale di Venezia

    Alois Riegl

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    Alois Riegl è stato senza dubbio uno dei pensatori più originali e sistematici, nel non ampio campo della teoria del restauro. Il suo contributo, rimasto a lungo ignoto nel nostro Paese, ha segnato un passaggio fondamentale rispetto alle non sempre lineari e cristalline teorie di gran parte degli autori che lo hanno preceduto. La sua teoria dei valori, basata su una costruzione teorica di eccellenza, riferita all'intero campo della testimonianza documentaria umana, ha fornito un impalcato di eccezionale qualità per collocarvi quello che Riegl stesso definisce, nella sua pubblicazione più nota al riguaro, il Culto Moderno dei Monumenti. Nel contributo in oggetto, vengono messi in luce i passaggi fondamentali della teoria riegliana, mettendo in particolare luce i passaggi e le influenze (di molto successive) del pensiero del grande pensatore austriaco sulla cultura del nostro Paese

    Alfonso Rubbiani, l’operatività “differita”. Case, palazzi, città: i progetti e le realizzazioni “condivisi”/1

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    Alfonso Rubbiani, personaggio di centrale rilevanza nella vicenda architettonica di Bologna tra Ottocento e Novecento, non si è limitato ad operare nella sua epoca, attraverso la consulenza sui più importanti lavori di restauro dell'epoca; egli, attraverso la costituzione dei Comitati per Bologna Storico-Artistica, ha dato vita ad una istituzione che ha segnato la vita culturale e l'atteggiamento verso la tutela del patrimonio architettonico cittadino a decenni dalla sua morte. Nel contributo, attraverso l'esame di alcune vicende, ritenute particolarmente significative, si cerca di dimostrare quale sia stato tale apporto e quanto a lungo esso sia durato

    Max Dvorak

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    Max Dvorak, allievo e successore di Alois Riegl nella carica di curatore del patrimonio storico artistico dell'Austria-Ungheria, partendo dalle teorie del Maestro sviluppa un approccio singolare alla questione della tutela del patrimonio dell'architettura. Nel suo volume intitolato Katechismus fur Denkmalpflege introduce per la prima volta un approccio basato sull'analisi dei rischi a cui possono andare incontro i monumenti, ponendo la questione della tutela come un dovere etico, ma anche motivato da vantaggi di varia natura che la conservazione del patrimonio storico-architettonico può garantire alla collettività

    Sustainability between economy and culture. Restoration, re-construction and "reuse" in some post-world war II cases in Germany (East and West)

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    Il concetto di sostenibilità, attorno al quale oggi tutto l'universo dell'architettura pare ruotare, in modo a volte parossistico, non rappresenta di certo, nella tradizione storica dell'edificare, una novità. Sono noti gli esempi, riferiti alla tradizione costruttiva dell'Uomo, da sempre attenta ad un riuso quanto più possibile virtuoso delle risorse materiali che sono già state rese disponibili. La riflessione sull'uso di questo termine, però, pare sempre più spesso soffermarsi esclusivamente sugli aspetti energetici ed economici del fenomeno, tralasciando di valutare che ciò che risulta sostenibile energeticamente ed economicamente può esserlo molto meno rispetto alla tutela di altri valori: architettonici, artistici e anche di semplice testimonianza storico-materiale; ovviamente se non si mantiene alto il livello dell'attenzione ad una visione culturale più ampia. Si tratta, a parere di chi scrive, di un atteggiamento inaccettabile, foriero di grandi rischi per quel patrimonio e dal quale vanno prese evidenti distanze. L'atteggiamento ideologico risulta, in questo senso, decisivo. Il gruppo di ricerca bolognese sta da tempo lavorando su questi temi, temi che, ad esempio, si incrociano strettamente con quelli della valutazione dell'impatto impiantistico sulle fabbriche storiche. In questa prospettiva, pare fornire spunti utili alla riflessione teorica la rilettura di alcune esperienze, a livello tecnico e storico, riferite alla Germania postbellica, che rendono con chiarezza di quanto possano variare le declinazione del concetto di sostenibilità nel campo della tutela del patrimonio architettonico, a partire semplicemente dal variare delle premesse ideologiche. Nelle esperienze illustrate, infatti, gli atteggiamenti teorici posti alla base degli interventi tecnici influiscono sostanzialmente nel fissare i limiti di ciò che è accettabile e sostenibile, determinando il livello dell'"accettabilità della perdita" o del sacrificio di particolari aspetti di testimonianza culturale, storica, artistica associati agli oggetti; ciò in rapporto ai vantaggi di uso di risorse che ne derivano alle comunità. Queste variazioni sono ancora più significative per il fatto che si verificano in un orizzonte culturale omogeneo, solo spezzato da un confine fittizio, quello che, fino al momento della riunificazione, nel 1990, separava la Repubblica Federale Tedesca (ovest) dalla Repubblica Democratica Tedesca (est). I casi che si illustreranno sono, da una parte alcuni noti casi di restauro di edifici storici bavaresi: l'Alte Pinakothek di Monaco (1953-1957), restaurata dall'architetto Hans Döllgast, la cui ricostruzione/restauro fu accompagnata da un acceso dibattito tra chi propendeva per la completa demolizione e chi invece, come Döllgast, proponeva di conservarne i resti, in un'ottica anche di riuso sostenibile delle risorse materiali; e, dall'altro, in un panorama molto distante, le vicende che portarono alla perdita di alcuni edifici storici, tra i quali la Sophienkirche a Dresda e della Chiesa dell'Università di Lipsia.The concept of sustainability, around which today seems to rotate the entire universe of architecture, sometimes so paroxysmal, isn't certain something new in the building's historical tradition. There are known examples, referred to the building traditions of man, always careful to reuse virtuously as much as possible from the material's resource, which have already been made available. However, the reflection on the use of this term seems more and more often to dwell exclusively on energy and economic aspects of the phenomenon, neglecting to consider that, what is sustainable in terms of energy and costs, can be much less than the protection of other values: architectural, artistic and even of a mere historical-material witness; obviously if you don't try to maintain a high level of attention to a broader cultural vision. In this writer's opinion, it's an unacceptable attitude, a harbinger of great risk to the cultural heritage and from which are to be taken distances. In this sense, the ideological stance is crucial. The Bologna's research team has been working for a long time on these themes, which, for example, intersect closely with those of the evaluation of installations on historical buildings. In this perspective, it seems to provide useful insights to the theoretical re-reading of some experiences, both technical and historical, relating to post-war Germany, which make clear how they can change the declination of the concept of sustainability in the field of the protection of the architectural heritage, starting simply by changing ideological presuppositions. In the described experiences, the theoretical attitudes at the basis of technical operations substantially affect in setting the boundaries of what is acceptable and sustainable, determining the level of '"acceptable loss" or the sacrifice of particular aspects associated with objects, as cultural, historical or artistic values; this in relation to the advantages in terms of use of resources, which come from the community. These changes are even more significant by the fact that they occur in a homogeneous cultural horizon, broken only by a fictitious boundary, which, up to the time of reunification in 1990, separated the Federal Republic of Germany (West) from the German Democratic Republic (east). The cases illustrated are, on the one hand some well-known cases of restoration of historic Bavarian buildings: the Alte Pinakothek in Munich, restored by architect Hans Döllgast (1953-1957), whose reconstruction/restoration was accompanied by a heated debate between those who tended to its complete demolition and who, as Döllgast, sought to preserve the remains, also in view of the sustainable reuse of material resources ; the Glyptothek, long remained as a ruin, restored by Josef Wiedemann during the Sixties with re-used bricks; and, on the other hand, in a far landscape, the events that led to the loss of some historic buildings, including the Church of St. Sophia (Sophienkirche) in Dresden and the Church of the Leipzig University

    Ville Venete. Restauro e valorizzazione nel secondo decennio del XXI secolo

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    Le ville venete, dopo un lungo periodo di fortuna che, dal secondo dopoguerra, aveva condotto agli inizi del XXI secolo ad un aumento dei finanziamenti pubblici e privati, destinati alla loro conservazione; finanziamenti che erano cresciuti man mano, con la crescita dell'interesse verso questo patrimonio, estesissimo e di grandissimo interesse; con la riduzione delle risorse disponibili, conseguenza della crisi economica che ha colpito duramente anche il nord-est del Paese, sono divenute spesso fonte di problemi per chi le possiede, siano essi enti pubblici o privati. Il contributo mostra tre casi esemplari, di ville appartenenti ad istituzioni pubbliche o a privati, di valorizzazione: villa Contarini Simes a Piazzola sul Brenta, di proprietà dell'Istituto Ville Venete; Villa Franceschi a Mira, oggetto di una intelligente politica di valorizzazione a fini ricettivi-turistici; Villa Barbaro a Maser, uno dei più importanti monumenti tra quelli riferiti ad Andrea Palladio

    La Malatestiana machina per tramandare i libri

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    La Biblioteca Malatestiana assicura da oltre cinque secoli la conservazione di un ampio patrimonio di manoscritti e di codici, garantendo le migliori condizioni per la conservazione dei materiali che li compongono. Lo studio ha chiarito, attraverso un monitoraggio microclimatico interno durato oltre 6 mesi, quali siano i fattori che assicurano che tale obiettivo sia raggiunto: ragioni che ristanno nei criteri che il progettista Matteo Nuti si è imposto in fase di ideazione della architettura e nella gestione della sala, assicurata fin dall'inizio da un corpo di custodi che si sono passati di generazione in generazione il know how relativo all'apertura tutt'altro che casuale delle numerose finestre. Si può senz'altro affermare che il Patrimonio dell'Umanità è costituito in misura uguale dalla parte materiale (muri, volte, coperture, intonaci, plutei...) e dalla competenza del personale là impegnato

    Restauro e cantieri. Conoscere, progettare, fare, gestire. Il Restauro tra saperi disciplinari e pratiche di cantiere e gestione

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    Il saggio introduce gli Atti del II Convegno della SIRA-Spocietà scientifica Italiana di Restauro dell'Architettura, tenutosi a Bologna a settembre 2018. Durante i due giorni di lavoro, suddivisi in gruppi tematici e poi in sessioni plenarie, i partecipanti hanno cercato di fare il punto sulla situazione della ricerca e della didattica nel campo del restauro poste a confronto con i processi reali di governo del patrimonio costruito di rilevanza culturale, in una prospettiva “civica ed educativa”, come recita lo statuto di SIRA. l confronto, infatti, intendeva mettere in luce quali fossero i rapporti tra coloro che operano nell’Università e quanti si muovono in quello che è convenzionalmente definito il suo ‘intorno’, cercando di fare emergere i diversi modi e le varie forme (talvolta problematiche e persino conflittuali) di tali complesse e non sempre evidenti o esplicite interazioni. Il mondo accademico non può, infatti, chiudersi in sé stesso e chi ricerca e insegna nell’ambito del restauro – ma certo non solo – deve costantemente confrontarsi con i molti altri attori e protagonisti dei processi di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio costruito, non esclusivamente monumentale. L'incontro era articolato in 5 macro-sezioni: 1. Conoscenza; 2. Programmazione e finanziamenti; 3. Committenze e patrimonio; 4. Realizzazione degli interventi; 5. Tutela, pratica, codici e norme, poi articolate in 11 sotto-sezioni sulla base dell’esame degli abstract pervenuti

    Il restauro dell'Oratorio di Piazza a San Felice sul Panaro attraverso gli attivi approvativi: nuovi paradigmi di ortodossia?

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    Negli ultimi anni si è assistito ad una forte oscillazione nei pareri su progetti espressi dalle Soprintendenze; in tale oscillazione, paiono aver ripreso corpo concezioni del restauro che, apparentemente, appartenevano al passato, con un forte rilancio dell'idea della conservazione (o, come in questo caso, ricostruzione) della forma piuttosto che della conservazione della materia e della sovrapposizione di nuovi strati contemporanei chiaramente leggibili. Il contributo ripercorre, attraverso l'illustrazione degli atti approvativi, la vicenda della ricostruzione post-sisma 2012 di un piccolo edificio chiesastico a San Felice sul Panaro
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