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Dall'Europa ideale all'Europa pragmatica. I Trattati di Roma
I Trattati di Roma sono stati considerati, sin dal loro avvio, una sorta di passe partout verso l'integrazione politica del Continente e questa interpretazione ha continuato ad essere presente nei decenni successivi sino ad oggi. In realtà, pur nel permanere di 'forze profonde' che spingono verso l'integrazione continentale, i Trattati rappresentano una svolta nel processo d’integrazione europea. I profondi cambiamenti del contesto europeo e internazionale della metà degli anni Cinquanta – la morte di Stalin e l'avvio di un processo di distensione bipolare, la decolonizzazione – provocano ripercussioni importanti anche sulla strategia dell’integrazione europea, che vede l’affermarsi e il prevalere di un approccio funzionale, lontano dall'originale spirito monnetiano, che si concretizza in un’integrazione di carattere orizzontale, con la messa in comune di competenze molto allargate e con la creazione di istituzioni soprannazionali dai poteri molto limitat
Altiero Spinelli e i movimenti per l’unità europea
Within the celebrations of the hundredth anniversary of the birth, the book studies the relationship between Spinelli and movements, associations, and men that fought in the post war period to the European unification. It is an impressive network of interpersonal connections, arising from the breadth and the duration of such efforts for Europe, which puts Spinelli at the centre of the process of unification of the Continent after World War II.
In the volume edited by Daniela Preda, the editor has published a critical introduction and a specific article on “The Congress of the European People”. It is a popular campaign, following the example of the Indian Congress of Gandhi, initiated by Spinelli, in collaboration with Mario Albertini, in Europe in 1957 and ended in the early Sixties. The aim of the campaign was the mobilization of all forces pro-Europe and the convening of a European Constituent Assembly
Preda, Marin
Marin Preda (1922-1980) è il più noto fra gli scrittori romeni del dopo guerra; ebbe grande successo il primo romanzo "Moromeţii"(I-1955; II-1967) e sullo sfondo del decennio staliniano l'ultimo romanzo "Cel mi iubit dintre pămînteni" (1980
Avanti adagio. I Trattati di Roma e l’unità europea
I Trattati di Roma segnano una svolta significativa nel processo d’integrazione europea. Nell’epoca della distensione e della decolonizzazione, si privilegia un funzionalismo di carattere orizzontale, non monnetiano. Elementi di continuità e discontinuità si intrecciano in un mosaico in cui convivono scelte rivoluzionarie e resistenze al cambiamento, lasciando l’Europa un problema aperto.
Il volume, dopo aver ripercorso le vicende che portano alla firma dei Trattati, soffermandosi sia sugli Stati che ne furono protagonisti sia sul metodo utilizzato, ricostruisce alcune delle politiche più importanti messe in atto, concludendosi con l’analisi del case study di Genova e Liguria
Milano e gli Essais, una storia ottocentesca
Il contributo indaga la presenza dell’opera di Montaigne nella cultura mila- nese ottocentesca, a partire da due versioni italiane degli Essais, pubblicate nel capoluogo lombardo nel 1831 e nel 1871.
La prima di queste edizioni dei Saggi, che riprende in verità una tradu- zione in parte già pubblicata, permette di attraversare il mondo dell’editoria milanese, in grande sviluppo negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, e di seguire la carriera di un avventuroso editore di origine veneta, Nicolò Bettoni, che individua a Milano una promettente modernità – di mezzi, di gusti, di relazioni internazionali – in grado di ampliare in modo proficuo il suo pubblico di lettori. L’edizione dei Saggi che Bettoni propone, nel 1831, in cerca di ampio consenso, contribuisce a mettere in relazione tale moder- nità con l’opera cinquecentesca del bordolese, evidenziandone contenuti e forme in linea con il dibattito culturale coevo. L’indagine procede a latere degli intellettuali più frequentati dalla critica, presenti a Milano nel primo Ottocento e piuttosto spregiudicati nella lettura degli Essais – Francesco Lomonaco, per esempio, ma anche il giovane Foscolo –; si intende mettere in luce una zona più moderata della cultura milanese, riformista e di matri- ce cattolica, che coniuga istanze di autonomia politico-intellettuale con esi- genze rigorose di moralità e riconosce negli Essais – si tratta di vedere comee attraverso quali operazioni all’interno dell’atelier editoriale di Bettoni – un’opera di riferimento a forte vocazione didattica.
La versione successiva – i Saggi pubblicati a partire dal 1871 – consen- te invece una breve esplorazione della cultura milanese post-unitaria: lo sguardo si sposta dall’ambiente editoriale e dai salotti letterari, ormai in lento declino nella città lombarda, a nuovi contesti culturali, anche di segno scientifico, in cui trova espressione una sorta di umanesimo moderno in grado di sostenere, a livello intellettuale quanto sul piano economico, la pubblicazione di una nuova versione degli Essais. Si ricongiungono saperi apparentemente distanti, che trovano spesso nella stessa persona punti di convergenza significativi, come nel caso del medico alienista Andrea Verga, lettore appassionato di Montaigne, amico e collaboratore stretto del tradut- tore di questa seconda versione, Natale Contini.
Questa indagine offre innanzitutto delle traiettorie, come dal titolo ge- nerale della silloge, ricostruisce letture, curatele, collaborazioni, segue di- namiche interne a gruppi letterari e case editrici, nel tentativo di ascrivere queste due versioni degli Essais in un sistema letterario significativo per la cultura italiana del tempo, e, in una prospettiva europea, di singolare interesse per la riflessione critica consacrata a Montaigne; ci proponiamo di condurre in altra sede2, in modo ben più articolato, l’analisi linguistica delle singole traduzioni
La rondine e la statua : Medee cinquecentesche
Il contributo analizza la fortuna del mito di Medea nelle lettere francesi del Cinquecento, a partire dalle suggestioni dell''umanesimo italiano, quali le traduzioni dal greco, i commentari, le voci mitografiche. L''analisi si sofferma in particolare sull''opera di Jean de la Péruse, la tragedia “Médée“ con cui il poeta partecipa al grande rinnovamento del teatro francese coevo. Lo studio puntuale della pièce testimonia la maturità intellettuale con cui La Péruse sa utilizzare più fonti, anche quelle iconografiche quali le illustrazioni dell''opera ovidiana e gli emblemi di Alciato. Da tale dialogo fecondo tra differenti codici e interpretazioni prende forma un personaggio seducente proprio per la sua complessa polisemia, un personaggio in grado di rispondere anche alle esigenze didattiche che questo teatro, nato e rappresentato nei Collèges, esige
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