197,619 research outputs found

    Dall'Europa ideale all'Europa pragmatica. I Trattati di Roma

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    I Trattati di Roma sono stati considerati, sin dal loro avvio, una sorta di passe partout verso l'integrazione politica del Continente e questa interpretazione ha continuato ad essere presente nei decenni successivi sino ad oggi. In realtà, pur nel permanere di 'forze profonde' che spingono verso l'integrazione continentale, i Trattati rappresentano una svolta nel processo d’integrazione europea. I profondi cambiamenti del contesto europeo e internazionale della metà degli anni Cinquanta – la morte di Stalin e l'avvio di un processo di distensione bipolare, la decolonizzazione – provocano ripercussioni importanti anche sulla strategia dell’integrazione europea, che vede l’affermarsi e il prevalere di un approccio funzionale, lontano dall'originale spirito monnetiano, che si concretizza in un’integrazione di carattere orizzontale, con la messa in comune di competenze molto allargate e con la creazione di istituzioni soprannazionali dai poteri molto limitat

    Traiettorie e traduzioni

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    Panoramica delle traiettorie degli Essais di Montaigne in Italia, con particolare attenzione ai contributi internazionali sull'argomento

    Materiali Organici p-Coniugati Chirali

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    The research conducted during the Ph.D. is divided into two main lines, both joined together by the key role played by chiral p-conjugated synthons within novel supramolecular systems. The first part involved the synthesis and utilization of 1,1'-binaphthylic derivatives. Starting from them, new chiral molecular cages capable of acting as chiroptical sensors for an important radioactive environmental pollutant (99TcO4-) were synthesized and studied (Chapter 2, in collaboration with Prof. Valeria Amendola, Pavia). The interaction between the cage and anion, mainly caused by hydrogen bonds, is transduced into a large modulation of the chiroptical signal.1 In chapter 3, in collaboration with Prof. Dominique Armspach (University of Strasbourg), new cyclodextrins "capped" with atropoisomeric 1,1'-biphenylic systems were synthesized. The process of chirality transfer from cyclodextrin (point chirality) to the biphenyl moiety (axial chirality) was investigated in detail, both in solution and in the solid state. The key role of intramolecular hydrogen bonds responsible for the efficient chirality transfer was demonstrated, and finally the temperature-dependent chiroptical activity of such systems was studied. The second research line involved the synthesis and utilization of triptycene synthons.2 New triptycene-fused quinacridone dyes were synthesized and studied, following our general strategy of merging nonplanar p-conjugated synthons and high-performance pigments (Chapter 4). Subsequently, after several unsuccessful attempts to resolve crucial chiral triptycene intermediates, such resolution was achieved by using chiral HPLC, in collaboration with the research group of Prof. Roberto Cirilli (chapter 5).2 Finally (chapter 6), in collaboration with Prof. Amendola's research group, new triptycene-fused benzimidazoles were synthesized. These derivatives were successfully used for the self-assembly via hydrogen bonding of chiral polymers consisting of triptycene-benzimidazoles and chiral (non-chromophoric) carboxylic acids. In this case, chirality is transferred via non-covalent interactions from simple chiral carboxylic acids to an equilibrating mixture (resulting from tautomeric equilibria) of triptycene/benzimidazole isomers. The resulting supramolecular structures proved to be capable of emitting circularly polarized light with glum dissymmetry factors up to 6*10-3. References and Pubblications 1) R. Mobili ±, G. Preda ±,S. La Cognata, L. Toma, D. Pasini, V. Amendola, Chem. Commun., 2022, 58, 3897–3900. 2) G. Preda, A. Nitti, D. Pasini, ChemistryOpen 2020, 9, 719–727. 3) A. Rosetti, G. Preda, C. Villani, M. Pierini, D. Pasini, R. Cirilli, Chirality, 2021; 33, 883–890.La ricerca condotta durante il dottorato è divisa in due filoni principali, entrambi accumunati dal ruolo chiave rivestito da sintoni -coniugati chirali all’interno nuovi sistemi supramolecolari. Il primo filone ha riguardato la sintesi e l’utilizzo di derivati 1,1’-binaphthylic. A partire da essi, sono stati sintetizzati e studiati nuove gabbie molecolari in grado agire come sensori chirottici per un importante inquinante ambientale radioattivo (99TcO4-) (capitolo 2, in collaborazione con la Prof.ssa Valeria Amendola, Pavia). L’interazione tra gabbia e anione, causata principalmente da legami a idrogeno, viene tradotta in ampio cambiamento del segnale (chir)ottico.1 Nel capitolo successivo, in collaborazione con il Prof. Dominique Armspach (Università di Strasburgo) sono stati sintetizzate ciclodestrine “cappate” con sistemi atropoisomerici di tipo 1,1’-bifenilico. Il processo di trasferimento di chiralità dalla ciclodestrina (chiralità puntuale) alla prozione bifenilica (chiralità assiale) è stato studiato in dettaglio, sia in soluzione che a stato solido. Il ruolo chiave dei legami legami idrogeno intramolecolari responsabili dell’efficiente trasferimento di chiralità è stato dimostrato ed infine la attività chirottica temperatura dipendente di tali sistemi è stata studiata. Il secondo filone di ricerca ha riguardato la sintesi e l’utilizzo di sintoni tripticenici.2 Sono stati sintetizzati e studiati nuovi coloranti triptycene-fused quinacridone, seguendo la nostra strategia generale che prevede la fusione di sintoni -coniugati non planari e pigmenti ad altre prestazioni. Successivamente (capitolo 5), dopo diversi tentativi di risoluzione falliti, la risoluzione di cruciali sintoni tripticenici chirali è stata ottenuta mediante utilizzo di HPLC chirale, in collaborazione con il gruppo di ricerca del Prof. Roberto Cirilli (Università La Sapienza, Roma).3 Infine, in collaborazione con il gruppo di ricerca della Prof. Amendola, sono stati sintetizzati nuovi derivati di tripticene/benzimidazolo. Tali derivati sono stati impiegati con successo per l’autoassemblaggio via legame a idrogeno di polimeri chirali costituiti da derivati tripticene/benzimidazolo e acidi carbossilici chirali (non cromoforici). In questo caso la chiralità viene trasferita tramite interazioni non covalenti da semplici acidi carbossibili chirali a una miscela in equilibrio (derivante da equilibri tauromerici) di isomeri tripticene/benzimidazolo. Le strutture supramolecoalri così ottenute si sono rivelate in grado emettere luce polarizzata circolarmente con fattori di disimmetria glum fino a 6*10-3. Referenze e Pubblicazioni 1) R. Mobili ±, G. Preda ±,S. La Cognata, L. Toma, D. Pasini, V. Amendola, Chem. Commun., 2022, 58, 3897–3900. 2) G. Preda, A. Nitti, D. Pasini, ChemistryOpen 2020, 9, 719–727. 3) A. Rosetti, G. Preda, C. Villani, M. Pierini, D. Pasini, R. Cirilli, Chirality, 2021; 33, 883–890

    Milano e gli Essais, una storia ottocentesca

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    Il contributo indaga la presenza dell’opera di Montaigne nella cultura mila- nese ottocentesca, a partire da due versioni italiane degli Essais, pubblicate nel capoluogo lombardo nel 1831 e nel 1871. La prima di queste edizioni dei Saggi, che riprende in verità una tradu- zione in parte già pubblicata, permette di attraversare il mondo dell’editoria milanese, in grande sviluppo negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, e di seguire la carriera di un avventuroso editore di origine veneta, Nicolò Bettoni, che individua a Milano una promettente modernità – di mezzi, di gusti, di relazioni internazionali – in grado di ampliare in modo proficuo il suo pubblico di lettori. L’edizione dei Saggi che Bettoni propone, nel 1831, in cerca di ampio consenso, contribuisce a mettere in relazione tale moder- nità con l’opera cinquecentesca del bordolese, evidenziandone contenuti e forme in linea con il dibattito culturale coevo. L’indagine procede a latere degli intellettuali più frequentati dalla critica, presenti a Milano nel primo Ottocento e piuttosto spregiudicati nella lettura degli Essais – Francesco Lomonaco, per esempio, ma anche il giovane Foscolo –; si intende mettere in luce una zona più moderata della cultura milanese, riformista e di matri- ce cattolica, che coniuga istanze di autonomia politico-intellettuale con esi- genze rigorose di moralità e riconosce negli Essais – si tratta di vedere comee attraverso quali operazioni all’interno dell’atelier editoriale di Bettoni – un’opera di riferimento a forte vocazione didattica. La versione successiva – i Saggi pubblicati a partire dal 1871 – consen- te invece una breve esplorazione della cultura milanese post-unitaria: lo sguardo si sposta dall’ambiente editoriale e dai salotti letterari, ormai in lento declino nella città lombarda, a nuovi contesti culturali, anche di segno scientifico, in cui trova espressione una sorta di umanesimo moderno in grado di sostenere, a livello intellettuale quanto sul piano economico, la pubblicazione di una nuova versione degli Essais. Si ricongiungono saperi apparentemente distanti, che trovano spesso nella stessa persona punti di convergenza significativi, come nel caso del medico alienista Andrea Verga, lettore appassionato di Montaigne, amico e collaboratore stretto del tradut- tore di questa seconda versione, Natale Contini. Questa indagine offre innanzitutto delle traiettorie, come dal titolo ge- nerale della silloge, ricostruisce letture, curatele, collaborazioni, segue di- namiche interne a gruppi letterari e case editrici, nel tentativo di ascrivere queste due versioni degli Essais in un sistema letterario significativo per la cultura italiana del tempo, e, in una prospettiva europea, di singolare interesse per la riflessione critica consacrata a Montaigne; ci proponiamo di condurre in altra sede2, in modo ben più articolato, l’analisi linguistica delle singole traduzioni

    Presentazione

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    Traduzione dal francese degli scritti di Hadewijch d’Anversa, Margherita Porete e Beatrice di Nazareth

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    Traduzione dal francese degli scritti di Hadewijch d’Anversa, Margherita Porete e Beatrice di Nazareth, all'interno dell'Antologia di scritti mistici che precede il dramma di Alberto Preda ispirato a Meister Eckhart "è lo spirito che soffia

    Gli Essais in altra lingua: Traiettorie europee di Montaigne

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    ‘Gli Essais in altra lingua‘ indicano nella traduzione dell’opera di Montaigne l’oggetto dell’indagine a cui sono dedicati i contributi di questo volume, che spaziano in più contesti linguistici – segnatamente tedesco, inglese, spagnolo e italiano – e in più secoli, dalla prima traduzione italiana del 1590 alle versioni tedesche del XVIII secolo, fino a quelle pubblicate a Milano lungo tutto l’Ottocento. Due linee direttrici complementari sostengono la ricerca: la prima propone l’analisi dei testi e delle singole scelte traduttive, tese innanzitutto a valorizzare la ‘scrittura’ dell’écrivain bordolese e a collocare i suoi Essais all’interno di un’ideale biblioteca linguisticoletteraria di matrice europea; la seconda esplora le cosiddette ‘traiettorie’ del testo e delle sue traduzioni all’interno di un poli-sistema culturale che riguarda parte consistente dell’Europa e che interessa strategie editoriali, politiche linguistiche, istituzioni e società. Nonostante il carattere specificamente nazionale delle singole traiettorie europee degli Essais, esistono punti di convergenza mobili, ‘passerelle’ che travalicano la diversità dei contesti geografici, politici, culturali, e depotenziano quella sorta di illisibilité che accompagna nei secoli l’opera di Montaigne. La traduzione è esercizio di ascolto e restituzione, di misura della conoscenza di sé e dell’altro, indagarla in modo approfondito offre una riflessione importante sul piano diacronico quanto su quello sincronico dell’ermeneutica montaignana: le traduzioni valorizzano la polisemia degli Essais, palesano elementi che nell’originale restavano silenti e lo fanno spesso per vie inattese, operando scelte, sostituzioni, negoziazioni non solo necessarie ma anche rivelatrici di una cultura europea, en mouvement

    Surface Reconstruction From Point Cloud using a Semi-Lagrangian Scheme with Local Interpolator

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    We propose a level set method to reconstruct unknown surfaces from point clouds, without assuming that the connections between points are known. We consider a variational formulation with a curvature constraint that minimizes the surface area weighted by the distance of the surface from the point cloud. More precisely we solve an equivalent advection–diffusion equation that governs the evolution of an initial surface described implicitly by a level set function. Among all the possible representations, we aim to compute the signed distance function at least in the vicinity of the reconstructed surface. The numerical method for the approximation of the solution is based on a semi-Lagrangian scheme coupled with a local interpolator. In particular, we resort to a multi-linear interpolator and to a Weighted Essentially Non-oscillatory one, to improve the accuracy of the reconstruction. An analysis of the parameters employed in the model is given, focusing in particular on the effect of the curvature regularization, and on the presence of noisy data. Special attention has been paid to the localization of the method and to the development of fast algorithms that run in parallel, resulting in faster reconstruction and thus the opportunity to easily improve the resolution. Numerical tests in two and three dimensions are presented to evaluate the quality of the reconstruction and the efficiency of the algorithm in terms of computational time

    Evaluation of the response to therapy of neoplastic lesions

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    The introduction of an evaluation standard for the response to therapy of neoplastic lesions is necessary not only for the standardisation of clinical research protocols, but also to allow the objective and transferable management of the oncology patient in routine clinical practice. The international criteria that define how to evaluate a neoplastic disease and to determine its response to treatment were first introduced in the 80s by the WHO and have been recently updated with the new RECIST criteria defined by broad consensus of European and U.S. oncology organisations and published in 2000. The new criteria, especially those related to lesion measurement are substantially different from the previous criteria, they are simpler and easier to use, but present some problems that should be brought to the attention of radiologists who must adjust them with the common sense and balance of judgement resulting from our practice. These problems refer above all to certain types of lesions (such as cystic, bone and nodal metastases), to the method for measuring the maximum diameter, to the use of contrast agents and to the frequency of follow-up examinations, with consequent effects on radioprotection and workloads. In any case, the radiologist who examines a patient with neoplastic lesions and compares the examination results with previous images, should make sure the report does not contain vague language, that the maximum diameters of the lesions are always indicated and that any morphological and/or contrast enhancement changes are described: the report should enable clinicians to make a complete evaluation of the condition and of disease progression, for a global management of the oncology patient
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