1,720,993 research outputs found

    La valutazione del marchio con il metodo delle royalties

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    Il lavoro propone un caso di valutazione del bene immateriale marchio con il metodo delle royalties . Dopo aver inquadrato il problema valutativo, si descrive il criterio di stima adottato, si analizzano le variabili rilevanti e le modalità di determinazione delle stesse, si illustra l’applicazione del criterio prescelto sino al raggiungimento del risultato finale

    L’incremento della percentuale di partecipazione nel quadro del Principio Contabile Internazionale n. 28

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    Nel presente scritto si svolgono considerazioni in tema di rappresentazione delle partecipazioni in imprese collegate, dette anche “associate” (cioè in imprese su cui si dispone di un’influenza significativa), nel bilancio individuale e nel bilancio consolidato dell’impresa partecipante, nel quadro dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS). Il tema è regolato dal nuovo principio IAS 28 (omologato dall’Unione Europea in data 11 dicembre 2012) - Investments in Associates and Joint Ventures

    La valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto: alcuni problemi aperti

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    Illavoro tratta alcune specifiche problematiche derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto ai fini della valutazione delle partecipazioni. Esso si sofferma sulle seguenti questioni: - in quale momento il dividendo relativo ad una partecipazione valutata con il metodo del patrimonio netto debba essere computato in diminuzione ai fini della quantificazione della riserva non distribuibile ex art. 2426, comma 4, ultimo periodo c.c.; - in quali termini le diminuzioni patrimoniali, di competenza della società partecipante, derivanti da un piano di stock option realizzato dalla partecipata, debbano essere riflesse nel bilancio della partecipante che valuta la partecipazione con il metodo del patrimonio netto; - se, in presenza di più partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto, le plusvalenze rilevate per alcune debbano o possano essere compensate con le minusvalenze calcolate per altre ai fini della determinazione dell’importo da destinare a riserva non distribuibile ex art. 2426, comma 4, ultimo periodo c.c. Le questioni richiamate, in assenza di specifiche indicazioni normative, trovano risposte spesso non coincidenti da parte delle imprese che sono chiamate a declinare nella pratica il metodo del patrimonio netto

    La misurazione della performance d'impresa: tendenze in atto, problematiche e prospettive

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    L’articolo descrive anzitutto le tendenze in atto in tema di misurazione della performance, richiamando i principali limiti degli strumenti contabili e proponendo una sintetica analisi critica delle nuove misure di performance collegate alla teoria del valore. Il lavoro propone quindi alcune riflessioni in merito a quali tratti dovrebbero caratterizzare la misurazione della performance d’impresa, e ciò alla luce sia delle tendenze in atto in precedenza descritte sia degli orientamenti in proposito assunti dai principi contabili esteri e internazionali. La proposta si sviluppa affrontando le problematiche che la riconfigurazione della misurazione della performance d’impresa solleva. Tra i problemi analizzati, i principali sono: come rappresentare la formazione del reddito contabile; quali dinamiche di valore (beni materiali, immateriali, avviamento, ecc.) è opportuno che integrino il reddito contabile; come misurare le dinamiche dei valori in parola; in base a quali criteri considerare, eventualmente, la congrua remunerazione del capitale proprio investito nell’impresa. Il lavoro propone, per ciascun problema affrontato, alcune soluzioni di principio

    Risorse immateriali e bilancio di esercizio: criteri di rilevazione e categorie logiche

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    Risorse immateriali e bilancio di esercizio: criteri di rilevazione e categorie logich

    La misurazione della performance d ́impresa. Strumenti e schemi

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    Il tema della misurazione della performance d’impresa sta attraversando un momento di profondo ripensamento. Ciò è dovuto a diverse circostanze. In primo luogo, l’ineluttabile trascorre del tempo ha fatalmente determinato un naturale "invecchiamento" dei tradizionali modelli di misurazione dei risultati aziendali. L'osservazione dei mercati finanziari in cui si negoziano i capitali delle imprese, con il tempo divenuti più efficienti e dunque più considerati nell’orientare le scelte degli operatori economici, ha evidenziato comportamenti spesso non correlati con i tradizionali indicatori di performance. A ciò si aggiunga che negli ultimi due decenni sono stati oggetto di ripensamento e di ridefinizione anche i fini dell’impresa. Un ruolo importante in questa ottica è stato giocato dalla teoria del valore. Ancorché non da tutti condivisa, tale teoria ha inevitabilmente messo in discussione la significatività delle misure di performance già consolidate nella dottrina e nella prassi. Anche gli organismi esteri ed internazionali preposti alla emanazione dei Principi Contabili hanno cominciato a pensare a nuove configurazioni della perfomance d'impresa. Diversi documenti sono così stati dedicati al tema della financial performance. Su questo sfondo, il presente lavoro affronta, nel primo capitolo, i tradizionali strumenti di misurazione della performance d’impresa, ed in particolare il reddito di esercizio ed i flussi finanziari. La prospettiva di analisi è quella di evidenziarne la significatività ed i limiti rispetto all’apprezzamento della performance. Il secondo capitolo è dedicato allo studio delle misure di performance collegate alla teoria del valore. L’obiettivo è ancora quello si sottolineare i pregi e i limiti di tali indicatori, sia sul piano concettuale che operativo. L’analisi si indirizza quindi sulle tendenze in tema di financial performance emergenti dai principi contabili esteri ed internazionali (terzo capitolo). Il quarto capitolo si propone di saldare la prospettiva “finanziaria”, che ispira la teoria del valore e gli indicatori che da questa discendono, con quella “contabile”, espressione ancora del retaggio che deriva dal reddito di esercizio e delle tendenze in tema di financial performance. L’obiettivo è quello di abbozzare una proposta di riformulazione del concetto di risultato di periodo su cui riflettere

    Le risorse immateriali. Profili di rilievo nelle determinazioni quantitative d ́azienda

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    L'informazione diffusa, le competenze specifiche, le conoscenze trasfuse nell'organizzazione imprenditoriale: queste le basi fondamentali delle 'risorse immateriali'. E di particolare rilievo è il nesso tra queste variabili critiche per il successo dell'impresa e il vantaggio competitivo sostenibile, i differenziali di redditività e la creazione di valore. Si approfondiscono, in termini quantitativi, le modalità di espressione delle risorse immateriali, si indaga il grado di visibilità nel bilancio di esercizio, si analizzano i diversi criteri di valutazione, si esamina la rilevanza nei momenti più significativi della vita aziendale come la quotazione in borsa ed eventuali crisi

    La valutazione del portafoglio contratti nelle aziende di leasing e negli istituti di credito a medio termine

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    Il portafoglio contratti di pertinenza di una data azienda costituisce un bene idealmente cedibile e, pertanto, suscettibile di autonoma valutazione. Tale bene, anche in relazione all’aspetto ora affermato (la trasferibilità), presenta i requisiti propri dei beni immateriali specifici [Brugger, 1989] . Da ciò discende che la stima del capitale economico dell’azienda cui il portafoglio contratti fa capo dovrebbe opportunamente riflettere il distinto apprezzamento dell’intangible in parola. Affinché sia giustificata la complessa stima autonoma di un bene immateriale occorre che esso costituisca il principale (o uno dei principali) asset dell’azienda oggetto di valutazione. Con riguardo al portafoglio contratti, ciò accade tipicamente nelle aziende di leasing e negli istituiti di credito a medio termine. Per queste aziende, il portafoglio dei contratti di finanziamento presenta significativi tratti comuni, cosicché il processo di stima da seguire è sostanzialmente il medesimo. Occorre infatti ricordare che sia le aziende di leasing che gli istituti di credito a medio termine si caratterizzano per la relativa eterogeneità delle forme di raccolta e da processi di impiego piuttosto uniformi nel loro profilo tecnico, con una elevata concentrazione delle durate dei finanziamenti erogati. Ciò premesso, si procede all’esame del problema della valutazione del portafoglio contatti di una azienda di leasing (la Esse S.p.A.) nel quadro della stima del capitale economico della medesima azienda . Va osservato che l’impostazione nel seguito descritta può essere seguita, con alcuni opportuni adattamenti, anche ai fini della stima del capitale economico degli istituti di credito a medio termine. Considerato che il valore economico di Esse risiede essenzialmente nel portafoglio contratti in essere alla data di riferimento della stima, la valutazione viene condotta impiegando come criteri di stima due metodi ordinati ad integrare il valore patrimoniale della società, espresso in termini reali, con la stima autonoma del valore del portafoglio contratti di pertinenza della medesima . La prospettiva assunta è quella statica: il portafoglio contratti viene apprezzato quale portafoglio “chiuso”, prescindendo cioè dalle capacità di rinnovo e di crescita del medesimo implicite nell’organizzazione aziendale. Oltre ai criteri menzionati viene utilizzato il metodo reddituale puro. Tale ultimo criterio, proiettando lungo un orizzonte temporale indefinito il flusso di reddito medio-normale atteso, di fatto apprezza, in linea di principio, anche le capacità di rinnovo e di crescita nel tempo del portafoglio di pertinenza dell’azienda considerata

    Il controllo delle valutazioni di conferimento di azienda nelle SRL: obbligo o facoltà

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    Il presente scritto si pone come obiettivo quello di analizzare la disciplina codicistica prevista per i conferimenti nelle società di capitali, con particolare attenzione alla fase del controllo delle valutazioni contenute nella relazione di stima, richiesta agli amministratori del soggetto conferitario. Dopo una breve descrizione del quadro normativo di riferimento (§ 2), si analizzano le principali differenze normative tra i conferimenti in S.p.A. e quelli in S.r.l. con riguardo al tema in esame (§ 3). Ai §§ 4 e 5, si illustra poi la posizione della dottrina, giuridica e economica, in merito al controllo delle valutazioni in caso di operazioni di conferimento in S.r.l. al fine di comprendere se trattasi di un obbligo o di una mera facoltà. Da ultimo, al § 6, si espongono le conclusioni raggiunte

    Gli intangibili in bilancio. Comunicazione e rappresentazione

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    Il volume sviluppa il tema della valorizzazione degli intangibili, tema sul quale si è aperto un ampio dibattito nella letteratura economico-aziendale e nella pratica professionale. Nel volume, l’analisi è articolata su due piani ben distinti: il processo di comunicazione e la rappresentazione in bilancio. L’analisi dell’articolazione della comunicazione della gestione dei beni intangibili è affrontato sulla base di un ampia ricerca empirica che ha avuto ad oggetto 192 bilanci di società quotate nel mercato borsistico italiano. In pratica sono stati esaminati i bilanci di tutte le società quotate, industriali e commerciali. Per esigenze di omogeneità, sono stati esclusi dall’indagine gli intermediari finanziari, le società immobiliari, le compagnie di assicurazione e le holding pure. La ricerca – frutto dell’impegno congiunto dei ricercatori dell’istituto Amministrazione di Finanza e Controllo dell’Università Bocconi e di professionisti della società PriceWaterhouseCoopers – si è concretizzata nella messa a punto di una “griglia di analisi” finalizzata a censire, sia nel profilo dell’esistenza che in quello della completezza, le informazioni sugli intangibili contenute nel bilancio. L’analisi non è stata limitata ai soli prospetti di sintesi, ma ha interessato anche la nota integrativa e la relazione sulla gestione. In altri termini, è stato indagato l’intero sistema delle informazioni di bilancio delle imprese che compongono il campione oggetto della ricerca. La “griglia” utilizzata per l’analisi è stata elaborata tenendo conto sia delle indicazioni sulla disclosure degli intangibili fornite dai Principi Contabili Italiani, Internazionali e Statunitensi, sia dei più recenti suggerimenti proposti dalla letteratura economica. Lo studio identificando sostanzialmente tre modelli comportamentali. Quello delle imprese che consapevolmente assumono la decisione strategica di bene informare, che vedono cioè nella comunicazione un driver del valore da coltivare e sviluppare; quello delle imprese che considerano la comunicazione come un fatto privato e le associano effetti potenzialmente negativi e, da ultimo, quello delle imprese che, secondo l’Autore, comunicano senza sapere di comunicare, che, cioè, forniscono informazioni in modo disordinato, senza seguire sistematiche logiche comunicazionali
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