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Le ultime lettere di Giovanni Pontano
La relazione di Florence Bistagne pone l'attenzione sul corpus delle lettere in volgare scritte da Giovanni Pontano nell'arco di tempo dal 1460 al 1503, in funzione dell'allestimento della prima edizione critica; ne discute i criteri ecdotici e le problematiche linguistiche calandole nel contesto culturale e storico
Follia e governo nel De Immanitate liber di Giovanni Pontano
La relazione illustra la prospettiva pedagogica del De immanitate di G. Pontano, mettendone in luce l'attenzione alla storia contemporanea e al tema della follia e della abalienatio rationis
Gli Hendecasyllaborum libri seu Baiae di Giovanni Pontano
Presentazione della prima traduzione integrale in tedesco degli Hendecasyllaborum seu Baiae di Giovanni Gioviano Pontano a cura di Tobias Rot
La Cappella Pontano
La funzione ideale, personale e sociale della Cappella Pontano alla luce dei Trattati delle Virtù Sociali dell'umanista
Il destino di un albero: agrumi e pratiche botaniche nel De hortis Hesperidum di Giovanni Pontano
La relazione delinea il quadro di riferimento culturale in cui si inserisce il poema De hortis Hesperidum di G. Pontano in relazione alla coeva letteratura di argomento georgico
Giovanni Pontano e gli Studia Humanitatis
La relazione illustra il ruolo degli studia humanitatis nella progetto sapienziale di Giovanni Gioviano Pontan
L'isotopia di Baia negli «Hendecasyllaborum libri» di Pontano
La raccolta sembrerebbe composta «in tempi diversi, ma non in un lungo periodo, probabilmente nel decennio 1490-1500», anni significativi per il Pontano, che si ritrova ad affrontare il lutto dell’amata moglie Adriana e ad assistere alla discesa di Carlo VIII a Napoli: di fronte all’avanzare della storia, al frammentarsi degli affetti e della realtà della corte, Pontano allestisce una «sozialerotische Utopie» che ha come scenario privilegiato le terme di Baia, luogo di ritiro mondano e di piaceri. Per questo, il titolo così come viene proposto dal Summonte individua quelli che Enrico Testa definirebbe i due «generatori di coerenza» del canzoniere: la scelta metrica, che privilegia l’endecasillabo falecio, e l’ambientazione baiana. L’endecasillabo getta il raffinato ponte con gli auctores classici, Catullo e Marziale, mentre Baia, più che uno scenario tangibile, è un «luogo poetico» al quale possono collegarsi per contiguità metonimica tutte le scene variamente dipinte dal Pontano, purché l’erotismo e la diffusa voluptas appaiano presenti e pervasivi
Joannis Joviani Pontani Opera omnia, soluta oratione composita Nomina librorum qui in hisse tribus partibus continentur, à tergo hujus paginae notatae reperiuntur
Comprend : Centum Ptolemaei Sententiae ad Syrum fratrem a Pontano è graeco in latinum tralatae, atque expositaeNumérisation partielle de reliur
Le fonti letterarie del De prudentia di Giovanni Pontano
Il De prudentia è un trattato di filosofia morale dall’apparente veste dialogica. Gli interlocutori Tristano Caracciolo e Francesco Puderico, incontrati dal Pontano nel sacellum dove era stata sepolta la moglie Adriana Sassone, restano muti per tutta la durata del dialogo. Infatti, l’unica vox loquens è quella del Pontano che espone le sue riflessioni sulla prudenza, supportando la sua argomentazione con exempla delucidanti tratti dalla storia passata o da quella a lui più vicina. L’autore dedica solo il III e il IV libro del trattato alla prudenza, mentre nel I e nel II libro sono rispettivamente affrontati i temi della felicità e delle virtutes in genere; il V libro, invece, è caratterizzato dalla giustapposizione di exempla prudentium virorum, vissuti nell’antichità o in epoche più recenti. L’attenzione è stata puntata, in particolar modo, sui libri III-IV e sulle auctoritates a essi legate. Fondamentale, ad esempio, è la presenza della riflessione tomistica nel IV libro del De prudentia. Anche se non è mai citato direttamente, il Santo infatti è seguito, oltre che nella struttura generale del libro e nella disposizione della materia, anche e soprattutto nell’individuazione e definizione delle species della prudenza e in buona parte delle virtutes ancillae prudentiae, individuate dall’umanista napoletano. In merito alle species prudentiae, da una lato c’è la ripresa aristotelica, dall’altro quella tomistica: il Pontano concorda con lo Stagirita nell’individuazione della prudentia domestica, civilis e legalis, che dal Santo d’Aquino è inglobata nella prudentia regalis e/o politica; al contrario, mutua direttamente dal Santo la definizione e l’individuazione di una prudentia militaris. Per quanto concerne, invece, le parti della prudenza, il Pontano ne individua ben ventidue. La definizione di buona parte delle virtutes individuate è mutuata dalla Somma Teologica del Santo d’Aquino
Raccontare la sconfitta: la battaglia di Sarno nel 'De bello Neapolitano' di G. Pontano
Il racconto della battaglia di Sarno narrato nel De bello Neapolitano dall’umanista Giovanni Pontano si prefigge, in linea con le prospettive della storiografia umanistica contemporanea, il fine di tramandare la memoria di un importante evento tattico e politico della storia presente attraverso i codici della storiografia classica, con la certezza di affidarlo in tal modo all’eternità. L’interpretazione del presente è, così, affidata dall’umanista a due filtri, uno macroscopico ed uno microscopico: il primo trasfigura il presente attraverso l’utilizzazione delle macrostrutture narrative e stilistiche della storiografia classica, che saranno canonizzate dall’umanista stesso, molti anni dopo la primitiva redazione della sua opera storica, nel suo dialogo intitolato Actius; il secondo, attraverso un sottile gioco allusivo di riutilizzazione di espressioni e stilemi della storiografia antica, completa la trasfigurazione in chiave classica appellandosi alla memoria letteraria dei colti lettori dell’opera. Il Pontano, inoltre, utilizza gli espedienti della retorica, soprattutto nei discorsi dei condottieri, per trasformare le vicende narrate in propaganda politica filo-aragonese. Il risultato ai nostri occhi rappresenta una preziosa mistione di cronaca e trasfigurazione che tocca il suoi momenti più alti proprio nel suo dialogo allusivo con le fonti antiche
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