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Leggere il mondo. Il contributo scientifico di Bruno Egidi
Con il patrocinio dei sodalizi geografici italiani, per iniziativa dell’Università di Macerata, si è inteso condurre una riflessione sulla cospicua produzione geografica del prof. Bruno Egidi, per metterne in luce il percorso scientifico e i temi sui quali ha prodotto contributi particolarmente significativi. Il saggio ripercorre l’itinerario della ricerca di Egidi correlandolo all’evoluzione della ricerca geografica italiana, sostanziandosi anche nella ricostruzione della bibliografia (oltre 170 titoli). Il volume che comprende il saggio, curato dall’autore del saggio, ospita contributi dedicati a Egidi da geografi e altre personalità scientifiche. Propone inoltre una riflessione sulla teoria e prassi della didattica della Geografia, ambito di ricerca particolarmente frequentato da Egidi e ripropone infine una selezione dei Suoi scritti più significativi
Realtà e mimesi nello “specchio dell’Italia”. Geografia e paesaggi letterari delle Marche
Literary texts’ capabilities to make explicit the territorial structures are here tested with an attempt to go beyond the documentary level, trying to reach an interpretation that, together with the material features, would also take account of landscape’s deepest spiritual environments. This paper focuses on Marche region, using both prose and poetry texts. The research aim is to proceed toward a contextualization of landscape’s evolution, starting from the analysis concerning the modifications of economic, demographic, and town-countryside relationships that can be observed in the region called the “mirror of Italy”
Viaggiando tra orizzonti vecchi e nuovi. Dall’immaginario geografico alla conoscenza scientifica del mondo
Nella sfera del Coronelli. Il contributo cartografico alla congiuntura tra Venezia e le Marche
Immigrazione e imprenditorialità: una sinergia per il modello marchigiano
I flussi migratori in ingresso nelle Marche registrano un sorprendente potenziamento nel corso degli anni Novanta quando a quelli di più lunga data, con origine dai Paesi a sud del Mediterraneo si sommano i movimenti demici provenienti dall’Est europeo. L’anno 2000 si chiude enumerando oltre 35.000 immigrati presenti nella regione, un contingente umano dalle grandi potenzialità e aspirazioni. Il mercato del lavoro regionale ha reagito in maniera per molti versi contraddittoria, interpretando l’immigrazione come risorsa ma solo negli aspetti più deboli del tessuto produttivo, ossia riconoscendo agli immigrati un ruolo prevalentemente sostitutivo della manodopera locale nelle attività distinte dalle tre “d”: dirty, dangerous and demanding. L’aspirazione degli immigrati a condizioni lavorative migliori e meno stringenti si è pertanto concretizzata anche nel loro esordio come imprenditori, soprattutto in quei comparti che non richiedono particolari requisiti professionali come l’edilizia, il commercio al dettaglio e all’ingrosso, la ristorazione e i servizi di pulizia. L’analisi della tipologie di impresa create dagli immigrati evidenzia la predilezione per le forme più semplici e flessibili, quali le imprese individuali e le società di persone, forme che attestano pure una “imprenditorialità di lavoratori” piuttosto che una “imprenditorialità di capitali”. Tale processo coinvolge anche la componente femminile che, pur essendo ancora minoritaria, si va gradatamente affermando. Significative risultano infine le interazioni, mediate dall’imprenditoria degli immigrati, tra le il tessuto produttivo regionale e quello delle aree di provenienza degli immigrati stessi
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