1,720,988 research outputs found

    Transitions to sustainability, lifestyles changes and human well-being: cultural, environmental and political challenges (Transiciones hacia la sostenibilidad, cambios de estilos de vida y bienestar humano: desafíos culturales, medioambientales y políticos)

    No full text
    In this paper, we present a special issue of PsyEcology that contains a selection of papers submitted by registered participants to the 25th IAPS Conference, held in Rome, Italy, from 8–13 July 2018, under the theme ‘Transitions to sustainability, lifestyles changes and human well-being: cultural, environmental and political challenges.

    Teachers’ and preservice teachers’ implicit attitudes toward ethnic minority students and implicit expectations of their academic performance

    No full text
    During the last decade, the body of research investigating teachers’ implicit attitudes toward different student groups, particularly toward ethnic minority groups, has been consistently increasing. The Implicit Association Test (IAT) is the main test that is used for this research purpose. However, what has been neglected so far is the investigation of implicit expectations about ethnic minority students in terms of their academic performance. Thus, the aim of the current study was to employ the Relational Responding Task (RRT) in the educational context as this test allowed us to assess stereotypical expectations in a more holistic way than other implicit measures would allow. We administered the IAT to assess implicit attitudes and the RRT to assess implicit expectations in a sample of teachers and preservice teachers in Italy. We also administered a questionnaire to assess explicit prejudice. For 93 teachers and preservice teachers who worked on all three measures, their implicit attitudes toward and their implicit expectations about ethnic minority students were negative, whereas their explicit prejudice was low. We did not find any correlations between the different measures. The findings are discussed in terms of the reasons for the zero correlations, and the usefulness of considering an implicit measure for teacher expectations in future research is highlighted. In this vein, we might obtain deeper insight into the role that teachers play in the disadvantages ethnic minority students experience in school

    Dissimulazione emotiva e competenza sociale nell'età prescolare

    No full text
    [email protected] Simposio tematico a poster: Teorie della Mente DISSIMULAZIONE EMOTIVA E COMPETENZA SOCIALE NELL’ETÀ PRESCOLARE ANTONELLA BRIGHI, MARIA LUISA GENTA Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna Introduzione La competenza emotiva racchiude un ampio insieme di comportamenti appartenenti ad ambiti di esperienza molto diversi: si tratta infatti di una competenza molto complessa che implica elementi affettivi, valutazioni cognitive relative alle diverse situazioni ed alla propria esperienza emotiva, attribuzioni di intenzionalità al comportamento degli altri: vi è implicato, infatti, anche il riuscire a collegare le emozioni con i vari scenari entro cui si situano, afferrarne le ragioni, immaginarne le conseguenze. In alcuni casi, questo significa essere in grado di controllare l’espressione di sentimenti soggettivi, adottando consapevolmente espressioni emotive ‘di facciata’, o, come la definisce Saarni (1988) un “fronte emotivo” (emotional front), diverso dalle emozioni realmente provate. La discrepanza tra stato soggettivo e manifestazione esteriore delle emozioni si lega all’ambito più vasto della “gestione delle emozioni”, utilizzato in riferimento alla capacità di regolare volontariamente la propria esperienza emotiva monitorando il comportamento espressivo manifesto. Nell’infanzia, l’essere in grado di separare l’esperienza emotiva soggettiva dal comportamento espressivo manifesto permette al bambino di perseguire i propri scopi interpersonali ed emozionali, monitorando e ‘proteggendo’ l’immagine di Sé e gli effetti delle proprie espressioni emotive sull’interazione con gli altri. L’acquisizione di questo genere di competenza nella gestione delle emozioni presuppone anche buone capacità cognitive: la consapevolezza di se stessi e del proprio vissuto emozionale e un alto grado di controllo delle proprie strategie comunicative e sociali. Nella scelta delle emozioni che, deliberatamente, decidiamo di mostrare agli altri, gioca un ruolo importante la “teoria della mente” altrui, necessaria per immaginare o comprendere le aspettative dell’altro e selezionare le emozioni che possono essere esplicitate, sia in accordo alle “regole di manifestazione” sia in funzione del conseguimento di obiettivi sul piano sociale: “mentire o dissimulare implicano il fatto che il bambino possieda una conoscenza di se stesso, della propria mente e la conoscenza che gli altri hanno della sua mente. Questo pattern ricorsivo di conoscenza di sé e dell’altro forma le basi di una teoria della mente” (Lewis, 1993, p. 103). Nell’ambito scientifico delle teorie della mente esistono molti studi sulla capacità dei bambini di differenziare l’apparente dal ‘reale’, così come il nuovo ambito di indagine sulle bugie in età prescolare può contribuire ad illuminare i correlati cognitivi di questo tipo di abilità ( cfr. Battacchi, Battistelli, Celani, 1998). La capacità di regolare la manifestazione esteriore delle proprie emozioni in funzione dei propri obiettivi, all’interno di diversi scenari e partner nell’interazione sembra avere un ruolo centrale nel processo di adattamento sociale, poiché permette al bambino di adeguare in modo efficace le interazioni alle caratteristiche individuali degli altri. La ricerca sulla capacità di dissimulare le emozioni offre una prospettiva insolita, ma promettente, per esaminare la relazione tra teoria della mente, competenza sociale e competenza emotiva. Lo scopo del nostro lavoro è di indagare l’associazione tra status (popolare, rifiutato, neutro) nel gruppo dei pari e la capacità di dissimulare le emozioni, controllando un indicatore di rischio psicosociale quale il ruolo nel gruppo dei pari rispetto al fenomeno delle prepotenze. Metodo 37 bambini di 4 e 5 anni, individualmente, assistevano ad un filmato di 2 minuti in cui alcuni coetanei sconosciuti agivano come prepotenti, vittime o difensori nel corso di un gioco di finzione. Al termine si chie..

    Editorial: where to raise happy and skilled children: How environment shapes human development and education

    No full text
    The abstract is not available since this article is an editorial introducing a collection of article

    Exploring the relations of executive functions with emotional, linguistic, and cognitive skills in preschool children: parents vs. teachers reports

    No full text
    This study investigated the executive functions (EF) of preschool children and their asso- ciations with emotional, linguistic, and cognitive skills, using parent and teacher reports. A total of 130 children aged 34 to 71 months participated. The preschool version of the Behavior Rating Inventory of Executive Function (BRIEF-P) was completed by both par- ents and teachers to assess behavioral difficulties in the use of EFs, while children were administered the Test of Emotion Comprehension (TEC), the Test of Language Evaluation (TVL), and the Coloured Progressive Matrices (CPM). Statistical analyses revealed signifi- cant differences between parents’ and teachers’ reports, with parents attributing to children more EF difficulties than parents. Children’s EF difficulties were negatively associated with emotion comprehension, language ability, and non-verbal intelligence, although correla- tions were stronger when using teachers’ reports. The value of using indirect measurement of preschoolers’ EF problems and the importance of adopting a multi-informant approach are discussed

    Espressione delle emozioni e relazioni tra pari al nido

    No full text
    L’osservazione microanalitica del comportamento interattivo nell’infanzia ha messo in luce, negli ultimi venti anni, forme di intersoggettività tra il bambino e i suoi partner centrate sulla condivisione, a livello preverbale, di affetti e significati riconducibili all’interazione tra le precoci competenze del bambino e la responsabilità emotiva del caregiver. La frequenza, la durata e l’intensità delle espressioni emotive prendono forma nel contesto dell’interazione faccia a faccia tra il bambino e i suoi caregivers (Stern, 1986) e il duplice ruolo del comportamento espressivo, indicatore di uno stato emotivo interno e contemporaneamente segnale sociale, viene costruito all’interno dello scambio interpersonale (Hinde, 1985; Saarni, 1998). Tradizionalmente, la funzione di agente socializzante è stata attribuita in modo quasi univoco alla madre, o, in alternativa, alle relazioni intrafamiliari, presupponendo un ruolo causale sulla competenza sociale, emotiva e cognitiva infantile. E’ nell’ambito della relazione con i genitori che hanno luogo i processi di “socializzazione emotiva”: poiché il bambino modula la propria risposta emotiva in funzione della risposta dell’adulto, il comportamento del caregiver diventa parte del contesto di esperienza del bambino, rappresentando una variabile fondamentale nell’influenzare sia la natura dell’emozione prodotta da un determinato evento-stimolo sia le modalità con cui l’espressione deve venire comunicata e manifestata. Denham (1998) ha proposto tre meccanismi di socializzazione delle emozioni, tra loro correlati: il modeling, il coaching e la contingency. Il modeling prevede che l’apprendimento avvenga attraverso le espressioni emotive vocali, verbali e comportamentali degli altri, anche senza un esplicito intento di insegnare qualcosa al bambino; il coaching prevede che l’apprendimento avvenga attraverso insegnamenti espliciti che le figure parentali o altri agenti rivolgono ai bambini in merito alle emozioni, stimolati da particolari eventi emotivi che coinvolgono il bambino. La contingency prevede infine che l’ apprendimento avvenga attraverso le reazioni che le figure parentali o altri agenti adottano di fronte all’espressione delle emozioni da parte dei bambini. In letteratura sono presenti le evidenze empiriche che portano a considerare i tre processi del modeling,del coaching e della contingency, adottati dai caregivers, come effettivamente rilevanti ai fini dell’apprendimento sociale dell’espressività emotiva. Negli ultimi anni, tuttavia, sono apparsi nella letteratura studi che hanno cercato di indagare in modo più approfondito il modo in cui anche il contesto sociale extrafamiliare influenzi l’esperienza e l’espressione emotiva, considerando ad esempio il ruolo dei pari e degli amici (von Salisch, 2001; Dunn & Hughes, 1998; Laurensen et alii, 1996). Nonostante la presenza dei pari fin dalle prime fasi dello sviluppo, in letteratura sono scarse le ricerche osservative che possano fare luce sui meccanismi attraverso i quali il gruppo dei pari influenzi la valutazione emotiva degli eventi e la manifestazione delle emozioni. Il nostro studio intende osservare le modalità di influenza reciproca tra pari nell’espressione delle emozioni tra i 24 e i 36 mesi, attraverso un’osservazione microanalitica dei comportamenti espressivi nel corso di un gioco strutturato e non familiare ai bambini. Metodologia Lo studio ha coinvolto 11 bambini (8 maschi e 3 femmine), osservati in coppia con un coetaneo nel corso di 5 minuti mentre cercavano di indovinare ed estrarre da una grande scatola chiusa (con due aperture laterali in cui infilare le mani) alcuni oggetti invisibili dall’esterno. La decodifica ha preso in esame le seguenti dimensioni: espressione facciale, direzione dello sguardo, azioni. La decodifica è stata effettuata ad intervalli consecutivi di 2 secondi, per tutta la durata della videoregistrazione. Risultati Sono state effettuate crosstabs sui comportamen..

    The Effects of Contact With Nature During Outdoor Environmental Education on Students’ Wellbeing, Connectedness to Nature and Pro-sociality

    No full text
    Experiences of contact with nature in school education might be beneficial for promoting ecological lifestyles and the wellbeing of children, families, and teachers. Many theories and empirical evidence on restorative environments, as well as on the foundations of classical pedagogical approaches, recognize the value of the direct experience with natural elements, and the related psychological and educational outcomes (e.g., positive emotions, autonomy, self-efficacy, empathy). In this work we present two studies focusing on the contact with nature in outdoor education interventions with primary and secondary school students in Italy. A questionnaire measuring connectedness to nature, psycho-physical wellbeing, pro-environmental attitudes, students' life satisfaction, pro-social behavior, empathy and anxiety was completed before and after the education program by the participants to the intervention group and by students of a control group. The students in the intervention groups (154 in study 1 and 170 in study 2) participated in environmental education programs consisting in guided activities in contact with the nature during four visits in one of two natural protected areas. The students in the control groups (253 in study 1 and 168 in study 2) attended the same schools as the intervention group but they were not involved in the environmental education program. The students in both the groups completed the questionnaire in the same weeks of the year. Findings show that taking part to the outdoor education program has positive outcomes on psycho-physical wellbeing, on connectedness to nature and on pro-social behavior of students in the intervention group, compared to the control group. The implications related to the effectiveness of outdoor education interventions and future directions of research and practice in environmental psychology and education are discussed
    corecore