305,194 research outputs found
Intense pedogenic development and large carbon contents in soils above the Pleistocene trimline (NW Italian Alps)
Most of the Alpine range was influenced by glacier movement or by intense erosive processes during Pleistocene glacial periods, which erased previously existing soils and landforms. Thus, most of the soils in the Alps began developing since at least the end of the Last Glacial Maximum (LGM). However, some surfaces located above the trimline (the upper limit reached by valley and cirque glaciers) still retain “old” morphologies and can be considered paleosurfaces, often covered by fossil or active periglacial features.
After having found very well developed Umbrisols hidden inside blockfields at 3030 m a.s.l. on the Stolenberg Plateau, Monte Rosa Massif – NW Italian Alps (Pintaldi et al. 2021a, 2021b, 2022), we explored other relict cryogenic landforms located above the Pleistocene trimline, such as blockfields and blockstreams, observing the soils hidden below the surface stone layers.
In most cases, we found extremely well-developed soils, such as Podzols with extremely thick E horizons or Umbrisols with A-Bh horizons up to more than 1-m thick. One of the most important properties was the large organic carbon content, up to 10-13% in soils located inside barren blockstreams and blockfields presently devoid of vegetation, at elevations between 1000 and 2950 m a.s.l..
The age of this organic matter is likely very old. For instance, inside the blockfield on the
Stolenberg Plateau (3030 m a.s.l.), the organic matter was up to 22 ka old, corresponding to the early retreat glacial phase after the LGM. The age and nature of the organic matter in the other soils is still being analyzed, and it will be able to give important information on past environmental condition in understudied high-elevation areas in the Alps
Genesi dei suoli nelle aree proglaciali del Monte Bianco: Miage e Pré de Bar = Soil genesis in the proglacial areas in Mont Blanc: Miage and Pré de Bar examples
Gli ambienti proglaciali dei ghiacciai di Miage e Pré de Bar, lasciati liberi durante l’arretramento dei ghiacci in periodi più o meno recenti, rappresentano due esempi estremamente diversi di sviluppo degli ecosistemi associato al cambio climatico. Le morene del ghiacciaio del Miage, in particolare, rappresentano uno dei rari esempi sulle Alpi di sviluppo dei suoli e della vegetazione su un’ampiezza temporale millenaria, a partire da 4000 anni fa circa. In particolare, la presenza di rocce metamorfiche in aggiunta al granito tipico del massiccio del Monte Bianco, rende il materiale più alterabile e i suoli si sviluppano in tempi molto rapidi, raggiungendo lo stadio maturo in poco più di 2000 anni (sulle Alpi, il tempo medio è di circa 5000 anni). La situazione è estremamente diversa nell’area proglaciale del Pré de Bar, dove il paesaggio rimane pressoche spoglio di vegetazione e i suoli estremamente poco evoluti per più di 190 anni.The proglacial environments of the Miage and Pré de Bar glaciers, deposited during ice retreat in more or less recent periods, represent two extremely different examples of ecosystem development associated with climate change. The moraines of the Miage glacier, in particular, represent one of the rare examples in the Alps of development of soils and vegetation over a millennial time span, starting about 4,000 years ago. In particular, the presence of metamorphic rocks in addition to the granite typical of the Mont Blanc massif makes the material more alterable, and soils develop very rapidly, reaching the mature stage in just over 2,000 years (in the Alps, the average time is about 5,000 years). The situation is extremely different in the Pré de Bar proglacial area, where the landscape remains almost free of vegetation and the soils extremely undeveloped for more than 190 years
La coesione sociale in Europa. Un'analisi ecologica e diacronica
Dalla fine del secolo scorso, l’epoca del capitalismo del benessere come lo conosciamo è in declino. Molte tendenze contemporanee sembrano avere messo in difficoltà il modello sociale di sviluppo caratteristico dei Paesi europei. Ovviamente, i cambiamenti cui ci riferiamo non hanno riguardato solo l’economia, ma hanno avuto importanti conseguenze sociali. Così come sono state importanti le politiche perseguite dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali nel concorrere a ridisegnare la mappa del mondo contemporaneo. Il presente lavoro, lungi dal voler esaurire in modo definitivo il dibattito al riguardo, intende fornire un contributo sullo stato dell’arte di un concetto quale quello di coesione sociale, tema da sempre frequentato nella letteratura sociologica. In generale, gli interrogativi della nostra ricerca possono essere sintetizzati nella maniera che segue. Ci chiediamo: in quali Paesi i modelli normativi e culturali che regolano il vivere sociale sono entrati più in crisi? Nel gioco di cause endogene ed esogene di mutamento permane una differenziazione fra nazioni oppure vi sono spie di convergenza? Va l’Europa verso un unico modello o i modelli nazionali continuano a riflettere le specifiche condizioni locali del mercato, degli assetti del welfare e degli orientamenti normativi e culturali condivisi? Ci sono indizi che fanno pensare che, sulla scia dei processi di trasformazione che hanno cominciato a prendere piede in Europa negli anni ottanta del secolo scorso, il concetto di coesione sociale e le strutture sociali abbiano cambiato di segno? E, più in particolare, dove si posiziona l’Italia rispetto a questo complesso di alternative? Possono sembrare delle domande oziose, e forse lo sono, ma certamente sono delle domande necessarie per individuare i principali cambiamenti sociali, economici e politici verificatisi nell’ultimo ventennio e per dare concretezza storica ai processi, agli andamenti e risultati che hanno messo in moto e caratterizzato il processo di crisi e trasformazione che cercheremo di analizzare
Saving lives at sea. Le ONG di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale: migrazioni, pratiche umanitarie e immaginari di solidarietà
Dal 2014, l’intervento di Organizzazioni Non Governative nelle attività di ricerca e soccorso (d’ora in poi SAR NGOs – Search and Rescue Non Governmental Organizations) nel Mediterraneo centrale ha messo in discussione le politiche migratorie europee – ancorate a processi di securitizzazione ed esternalizzazione delle frontiere, riportando l’agency dei migranti e i diritti umani al centro del dibattito sulle migrazioni e promuovendo, al contempo, riflessioni sul ruolo della solidarietà in processi più ampi di mutamento sociale. Quali sono i processi sociali e politici alla base dell’intervento della società civile nel Mediterraneo centrale? Qual è il ruolo delle ONG che fanno ricerca e soccorso nelle questioni legate alla migrazione nel complesso contesto geopolitico del Mediterraneo centrale?
Esplorando le narrazioni, gli immaginari e le pratiche che caratterizzano e definiscono le operazioni di salvataggio in mare delle ONG, attraverso interviste in profondità condotte con soccorritori e soccorritrici che fanno parte di diverse organizzazioni, con questa ricerca ci si è proposti di indagare i processi sociali e politici alla base dell'intervento della società civile nel Mediterraneo centrale, esaminando in particolare i significati che gli attori coinvolti attribuiscono alla propria azione in mare anche e soprattutto in relazione ai concetti teorici di umanitarismo e solidarietà (politica). Oltre alla dimensione operativa e umanitaria, che definisce fortemente l’identità delle SAR NGOs, assumendo talvolta caratteri controversi, emerge anche una forte dimensione politica, sebbene concepita in modo diverso dalle diverse organizzazioni. I cambiamenti storico-politici che hanno interessato il fenomeno dalle sue origini fino ad oggi ne hanno profondamente modificato i connotati contribuendo a una costante metamorfosi del fenomeno stesso. Inizialmente nate “dal basso”, quasi spontaneamente, collocandosi tuttavia molto presto all’interno di un quadro istituzionale ben definito e in piena collaborazione con gli attori istituzionali coinvolti – le guardie costiere, i governi nazionali così come pure gli attori europei, le ONG del Mediterraneo centrale hanno poi dovuto affrontare un contesto via via sempre più ostile in cui l’avviarsi di un forte processo di criminalizzazione ha portato a una costante necessità di trasformazione e riadattamento delle pratiche da loro messe in atto. Dalla forte professionalizzazione e burocratizzazione del settore fino ai tentativi di ri-politicizzare la propria azione mettendo in atto azioni più orientate alla solidarietà politica, le ONG che fanno ricerca e soccorso in mare si costituiscono come attori ibridi in cui è possibile individuare diverse tipologie di azioni legate a contesti valoriali che spaziano dall’umanitarismo classico, ai diritti umani fino alla solidarietà politica
Analisi della mobilità del voto alla Camera. I saldi nel confronto 2013-2018
Le elezioni politiche del 2018 sono state caratterizzate da alcune significative novità rispetto al panorama elettorale dei periodi pre- cedenti. Anche se raffrontate con la tornata più recente, quella del 2013, le consultazioni del 4 marzo hanno visto l’avvento di un si- stema partitico pienamente tripolare, con l’ascesa del Movimento 5 Stelle, divenuto prima forza politica italiana, e l’avvento di un nuovo sistema elettorale con la dismissione definitiva del controver- so “Porcellum” e l’adozione del cosiddetto “Rosatellum” in grado di reintrodurre una parziale adozione del sistema maggioritario. I due aspetti principali del voto, dunque, sono presenti nella scalata del Movimento 5 Stelle (d’ora in poi M5S) verso la guida del paese e nell’aumento notevole (all’interno del centrodestra) della Lega guidata da Salvin
Stocks, origin, and future trajectories of hidden soil organic carbon in paleosols of blockfields in the high alpine permafrost region
Permafrost is warming because of global temperature increase, which alters the carbon cycle in these environments. While research has primarily focused on arctic permafrost, we are lacking data on the timing and magnitude of potential C accumulation and release in the alpine permafrost zone. These environments contain blockfields on mountain tops (>2900 m) with and without patterned ground, which are mainly vegetation free and therefore thought to be free of soil organic carbon (SOC). Motivated by the fact that coarse and fine material separates with freezing and thawing, we aimed to test whether alpine blockfields without vegetation are indeed SOC-free or whether they contain hidden carbon which might represent a CO2 source upon climatic warming. By sampling vegetated soils at the same or slightly lower elevation, we wanted to test how SOC stocks in blockfields will develop under climate warming in the near future.
On four mountain tops (2900 to 3200 m a.s.l.) in the periglacial zone of the Eastern Swiss and NorthWestern Italian Alps, we removed up to onemeter-deep thick stone layer and excavated eleven soil profiles. While one location was completely vegetation free, the three other locations were influenced by active patterned ground with non-vegetated and sparsely vegetated patches within the same blockfield.
At each site, we found dark and fine material beneath a stone cover of a few decimetres up to a meter. Preliminary results of the vegetation free location show a hidden SOC stock of 0.8 to 1.1 kgC·m-2 and narrow CN ratios of 9.0 to 10.1. Bulk soil 14C dating revealed an age of 4,000 to 12,900 years right beneath the stone cover (0-20 cm) and at greater depth (>80 cm) respectively. In agreement with our finding, Pintaldi et al. (2021)
observed “hidden” SOC stock beneath active patterned ground on a mountain top plateau in North-West Italy.
There are two possible origins of the hidden carbon: 1) soot deposition by natural and anthropogenic processes throughout the Holocene and 2) carbon accumulation during warmer climatic conditions during the early to middle Holocene
ZUDY, LA GATTA CON DISURIA: ALLORA E’ UN TIMOMA !
È descritto il caso di un timoma diagnosticato in un gatto europeo femmina di 15 anni e 4.5 kg di peso portato alla visita in regime di pronto soccorso per disuria insorta da circa 24 ore. L’esame delle urine dimostrava la presenza di un’infezione urinaria sostenuta da abbondanti batteri coccoidi e filamentosi, pur in assenza di un corrispondente reperto infiammatorio. L’esame ecografico dell’addome non evidenziava alterazioni. Il quadro radiografico ed ecografico del torace evidenziava una massa radiopaca a carico del mediastino cranio-ventrale determinante lo spostamento dorsale della trachea. Sulla base di questi primi riscontri venivano posti in diagnosi differenziale linfoma timico, timoma, chemodectoma, cisti branchiale, tiroide ectopica, tumori delle paratiroidi, granuloma e ascesso. Lo studio TC del torace evidenziava una massa di 3 cm di diametro nel mediastino craniale che improntava il bordo craniale del cuore comprimendo atrio e ventricolo destro. La lesione appariva eterogenea prima e dopo la somministrazione di MDC iodato non ionico a 800 mg/kg e.v. Venivano eseguite biopsie TC guidate con ago sottile 22 G e con tru-cut da sottoporre ad esame citologico ed istopatologico. L’esame citologico (colorazione May Grünwald-Giemsa) evidenziava scarsa cellularità del campione e discreta componente ematica. La popolazione cellulare prevalente era rappresentata da piccoli e medi linfociti, accanto ai quali erano osservabili rari mastociti, macrofagi ed eosinofili, che, pur nell’assenza di una evidente componente epiteliale, orientavano la diagnosi verso il timoma piuttosto che verso una neoplasia linfoide. L’esame istopatologico delle biopsie metteva in evidenza un tessuto discretamente vascolarizzato costituito dalla proliferazione diffusa di piccoli-medi linfociti di aspetto maturo, nel cui contesto si rilevavano occasionali aggregati di cellule irregolarmente poligonali con abbondante citoplasma eosinofilo e granulazioni bluastre, tendenti alla cheratinizzazione e disposte concentricamente a formare strutture simili ai corpuscoli timici di Hassal. Veniva formulata la diagnosi di timoma prevalentemente linfocitico, supportata dalla conferma immunoistochimica della natura epiteliale degli aggregati concentrici (CKAE1/AE3 +) e dal fenotipo T della componente linfoide (CD3 +). Sul riscontro di tale diagnosi, pur in assenza di segni clinici riferibili a myasthenia gravis (debolezza, rigurgito), si procedeva, in vista del probabile intervento chirurgico, a completare la stadiazione con la determinazione del titolo sierico di anticorpi anti-recettori postsinaptici per l’acetilcolina (AChRAb); il titolo anticorpale ottenuto (< 0.30 nmol/L ) permetteva di escludere le complicazioni relative alla sindrome paraneoplastica mio astenica. Gli accertamenti finora condotti permettevano pertanto una diagnosi definitiva di timoma linfocitico, con stadiazione clinica II, sottostadio P0. A distanza di 30 gg dal momento della presentazione si procedeva all’intervento di escissione chirurgica della massa mediastinica. A 2 mesi di distanza veniva effettuato un monitoraggio completo (profilo ematobiochimico, esame urine, radiogramma del torace, esame ecocardiografico) che escludeva qualsiasi complicazione successiva all’intervento. L’interesse del caso presentato risiede nella coesistenza di elementi di tipicità e atipicità. Tra gli ultimi il motivo di presentazione (disuria per infezione urinaria), verosimilmente in relazione allo stato di immunodepressione indotto dalla interferenza tumorale con la funzionalità dei linfociti. Tra i primi, assai più numerosi, l’età avanzata, il decorso cronico e con scarso corredo di sintomi, la struttura macroscopica della massa (capsulata / cavitata), il tipo istologico. Si enfatizza il ruolo della citologia nel fornire un orientamento diagnostico, la correlazione con il sempre necessario esame istopatologico e l’utilità della diagnostica per immagini
Humus forms affect soil susceptibility to water erosion in the Western Italian Alps
Soil erosion depends mainly on its intrinsic vulnerability (soil erodibility), which is represented by the K factor of the RUSLE equation. Soil erodibility is strictly related to soil structure, which depends mostly on soil particle-size distribution and organic and inorganic binding agents. Soil erodibility can be estimated through soil aggregate stability measurements. However, the effects of different humus forms on soil erodibility and aggregate stability
are poorly understood. In this study, we evaluate the influence of different humus forms on these parameters, and consequently on soil susceptibility to erosion. In the Western Italian Alps, 67 sites were selected on different substrata under common forest vegetation types. In all sites, soil profiles and humus forms were described and classified. Soil samples from the upper mineral horizons (A or E) were analysed (SOM content, water aggregate
stability that measures aggregates loss) and soil erodibility K factor was calculated. The results showed that surface mineral horizons in soils with Mor humus were the most susceptible to erosion because they had the greatest values of K and aggregates loss, and their surface mineral horizons were characterized by the lowest SOM content. Conversely, surface mineral horizons in soils with Amphi, which had the greatest SOM content, were the least susceptible to erosion, as demonstrated by the lowest K values and limited aggregates loss. Mull and Moder forms showed intermediate behaviours. Despite a similar SOM content as Mulls, Moders showed a slightly greater aggregates loss. At low SOM content, the aggregates loss increased but it varied significantly among the humus forms. In Moders, SOM variations induced large changes in aggregates losses while Amphi forms were the least influenced by SOM. These results show that the intrinsic characteristics of humus forms, derived from the biological factors to which they are associated, influence soil erodibility and aggregate stability and consequently soil susceptibility to water erosion
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