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    La storiografia italiana e le migrazioni: metodologie, temi e parole

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    La storiografia italiana ha considerato le migrazioni come oggetto di studio solamente a partire dagli anni Settanta del Novecento. Quest’articolo intende analizzare le stagioni storiografiche che, da quel momento, hanno visto numerosi ricercatori ricostruire le vicende delle migrazioni italiane verso l’estero, delle migrazioni interne e, più recentemente, dei fenomeni migratori verso l’Italia. Assai più che in altri campi della ricerca, lo studio delle mobilità è stato costellato di relazioni tra storici, sociologi, geografi, antropologi, in uno sforzo comune verso l’interdisciplinarietà che è stato particolarmente importante per la storiografia. Si è così assistito all’acquisizione da parte degli scienziati sociali di metodologie, parole chiave e temi, che sono stati utilizzati nello sforzo di meglio comprendere le migrazioni storiche e contemporanee. Lo studio delle mobilità è oggi entrato definitivamente nell’accademia italiana, ma il suo rilievo nella storiografia delle società contemporanee appare ancora incerto.Italian historiography has approached migration as an object of study only since 1970s. This article aims to analyse how, since then, numerous scholars have reconstructed Italian migrations abroad, internal migrations and, more recently, migratory phenomena towards Italy. Much more than in other fields of research, the study of mobility has been full of exchanges between historians, sociologists, geographers, anthropologists, in a common effort towards interdisciplinarity which has been particularly important for historiography. In this way, social scientists have acquired methodologies, keywords and themes that have been used in an effort to better understand historical and contemporary migrations. The study of mobility has now definitively entered the Italian academy, but its relevance in the historiography of contemporary societies still appears uncertain

    Migranti italiani tra fascismo e antifascismo. La scoperta della politica in due regioni francesi.

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    Negli anni venti e trenta del novecento i migranti italiani in Francia dovettero confrontarsi con i tentativi di conquista delle forze fasciste e antifasciste. Gli immigrati furono oggetti e soggetti di fenomeni di politicizzazione che coinvolsero partiti, sindacati, associazioni italiane e francesi. Nella Lorena e nel Sud-Ovest, poli opposti per le loro caratteristiche politiche e sociali, si assistette a due forme di socializzazione antifascista completamente differenti con il prevalere delle correnti comuniste, anche grazie all'Unione Popolare Italiana, nella regione dell'est e il predominio socialista e democratico nell'area agricola tolosana. Gli stessi fascisti riuscirono a costruire, nel ventennio, ampie zone di consenso nelle due regioni, raggiungendo diverse migliaia di immigrati, attraverso la costituzione di fasci, Dopolavoro, Doposcuola, Case d'Italia. La contrapposizione tra fascismo e antifascismo si riverberò anche sulle associazioni combattentistiche, i gruppi sportivi, le società mutualistiche, i consorzi, le cooperative e persino sui sindacati francesi che accolsero, soprattutto in Lorena, numerosi immigrati. La partecipazione degli italiani alla vita politica rappresentò una fondamentale porta d'accesso alla sfera pubblica per i migranti che poterono così entrare in contatto con la società francese divenuta per molti di loro la nuova patria

    La stampa di emigrazione di "sinistra" in Europa

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    La stampa italiana di sinistra in Europa ha accompagnato le vicende delle migrazioni dalla penisola a partire dalla fine del XIX secolo. Già allora erano largamente diffusi periodici anarchici e nacque una stampa socialista molto attenta al problema della sindacalizzazione degli operai italiani e al rischio della concorrenza con i lavoratori autoctoni. Nel periodo tra le due guerre si assistette all’apogeo di questi periodici. La stampa antifascista si caratterizzò per la sua enorme varietà politica e culturale, interrogandosi su grandi questioni come quella del rapporto che i migranti italiani dovevano intrattenere con le società d’arrivo. Nel secondo dopoguerra il numero di periodici di sinistra diminuì nettamente, ma giornali – soprattutto comunisti – esistettero in diverse regioni d’Europa, accompagnando la stampa politica tradizionale al declino di questi anni, caratterizzati dalla rivoluzione informatica

    Le fratellanze comuniste italiane nella Francia degli anni trenta: dall’internazionalismo al regionalismo?

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    Negli anni trenta i comunisti italiani formarono in Francia alcune organizzazioni regionali con l’obiettivo di conquistare le masse immigrate presenti nel paese, sottraendole al controllo dei consolati fascisti. Il regionalismo rappresentò un elemento di assoluta novità per i comunisti che, sino a quel momento, erano rimasti ancorati all’internazionalismo. La scelta di formare le fratellanze fu la risposta alla penetrazione fascista tra i migranti e rappresentò il frutto di una revisione ideologica profonda da parte del PCI. Il saggio ripercorre le vicende delle numerose fratellanze e cerca di individuare le radici culturali e politiche del loro successo in alcune comunità regionali. Il regionalismo comunista, secondo l’autore, non frenò l’integrazione dei migranti alla società francese, ma rappresentò al contrario una forma di mobilitazione che favorì l’ingresso di alcuni di loro sulla scena pubblica

    “Fresh Water Triumphs”: The Italian American Wine Industry’s Struggle against Prohibition in California

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    In the early decades of the 20th century, California faced the progress of the Prohibition movement. The rise of the dry front was parallel to the development of the winemaking business and of the arrival of Italian immigrants in the state. Italian winemakers, being concerned that the winegrowing business might be damaged by the Prohibition movement, started to organize. Andrea Sbarboro, founder of the Italian Swiss Colony, was one of the most prominent anti-prohibitionist in California. He committed himself to defending wineries and vineyards; his views were reported in articles and pamphlets. Sbarboro was not alone in his struggle against Prohibition. In San Francisco his words were echoed by Il Monitore Californiano, an Italian-American journal openly supporting the winemakers. Italians of California generally presented wine as a product of culture, consumed in countries such as Italy and France, where it was held as a key element of tradition and nutrition. Their opposition to the prohibition laws was not only due to the interests of the industry, but was also a cultural statement, therein promoting the consumption of wine instead of teetotalism as the solution to the perceived problem of alcohol in the United States. Even if the struggle against Prohibition was unsuccessful, the Italian-Americans of California contributed to the development of a new wine culture, largely based on a positive idea of Italy

    «L’emigrazione antifascista dal Friuli tra le due guerre»

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    Recensione di: «L’emigrazione antifascista dal Friuli tra le due guerre» Storia Contemporanea in Friuli, xlv, 46, 2016, pp. 9-198, €16

    Operai italiani in una regione di frontiera. Storia delle migrazioni italiane in Lorena (1890-1939)

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    L’articolo analizza le migrazioni italiane in Lorena a partire dalla fine del XIX secolo sino allo scoppio della seconda guerra mondiale, esaminando le modalità degli arrivi e la composizione sociale dei migranti. Particolare attenzione è rivolta al contributo degli italiani allo sviluppo dell’industria siderurgica nella regione e ai rapporti con la classe operaia francese che si caratterizzarono per la forte oscillazione tra tensione e solidarietà. L’articolo ricostruisce il ruolo dei sindacati in una regione di frontiera, spesso considerata particolarmente favorevole all’integrazione degli immigrati italiani, nella convinzione che tale integrazione non sia stata frutto di un particolare spirito regionale, ma delle condizioni storiche, culturali e politiche della Lorena

    Gli emigranti italiani in Francia durante il fascismo e il ruolo dei missionari cattolici

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    During the 1920s and 1930s, Italian missionaries in France faced the increasingly pervasive presence of the fascist regime in the country’s Italian communities. Despite some disagreements with the Italian consulates, the priests shared with Fascism the defense of the migrants’ Italianness, thus attracting toward them the hostility of anti-fascists and French authorities. The Italian missions and the fascist regime, particularly during the 1930s, built a real alliance which guaranteed both sides to maintain their autonomy and found its raison d’être in the defense of the emigrants from the dangers of Frenchization and secularization

    Percorsi di politicizzazione degli immigrati in due regioni francesi (1922-1939)

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    Il saggio presenta alcune riflessioni sull'accesso alla politica degli immigrati italiani in due regioni francesi, sul loro rapporto con i partiti e i sindacati italiani e francesi, con la rete associazionistica e con i Consolati italiani
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