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Turismo e pubblicità: analisi dell'immagine turistica del Veneto
Lo studio sperimentale si propone di affermare il ruolo centrale che svolge la psicologia nell’ambito turistico, indagando l’importanza dell’elemento d’immagine. Il fine è di osservarne la capacità di influenzare tanto il processo decisionale di scelta di una destinazione quanto la destinazione stessa, coordinando il processo di promozione turistica.Nell’ambito turistico il concetto di immagine emerge in modo rilevante, poiché ciò che la nostra memoria richiama alla mente quando si deve decidere per una destinazione non è altro che l’immagine che ci siamo formati su di essa e che ci fa propendere o meno per l’acquisto di un’esperienza in quel luogo: «l’immagine è data dalle rappresentazioni mentali delle caratteristiche di un prodottopresso un determinato target» (Maeran, 2004, p.85).Con questa ricerca si intende proporre uno strumento per la misurazione della percezione dell’immagine turistica di una destinazione, per individuare quali aspetti della località in questione fungono da stimoli per la formazione di un’immagine unitaria del luogo.In particolare, si farà riferimento al Veneto, una delle regioni italiane più complete dal punto di vista turistico, poiché numerosi sono i poli di attrazione sui quali questa località può contare, soddisfacendo le molteplici esigenze della grande varietà di turisti che ogni anno la raggiungono. Si intende, quindi, rilevare quale sia l’immagine percepita del Veneto, individuando gli elementi che laportano ad essere, ancora oggi, una delle regioni più visitate d'Italia
La prima immagine: il nome. Una ricerca sulla percezione del nome degli alberghi
La ricerca prende spunto dallo studio sperimentale di Michaela Wanke, Andreas Herrman, Dorothea Schaffner (2007). Ciò che si intende indagare è l’impatto del nome degli hotel sulla valutazione degli stessi da parte dei clienti senza che questi ne abbiano mai usufruito. Si è proceduto con analisi statistiche e interpretazioni di tipo qualitativo: sono state raccolte le associazioni che i soggetti sperimentali assegnavano a ciascun nome di hotel in modo da osservare medie e frequenze tramite il test di Cochran. Successivamente l’analisi delle corrispondenze ha permesso di ordinare le associazioni e di collocarle sul piano delimitato dai due assi caratteristici dell’analisi, evidenziando un forte “effetto Guttman” che riduce i due assi ad un’unica dimensione in grado di spiegare la collocazione delle associazioni posizionate, sui vari quadranti, in cluster significativi per le interpretazioni
PSICOLOGIA ED IMPRENDITORIA: UN EXCURSUS SULLA TEORIA DELL'EFFECTUAL REASONING
Con questo contributo si vuole osservare il ruolo della psicologia delle organizzazioni nel settore dell’imprenditoria. Alcuni autori (Hisrich, Langan-Fox & Grant, 2007; Konrad & Pechlaner, 2011) hanno sottolineato l’esigenza di adottare metodologie e costrutti psicologici per gli studi legati all’entrepreneurship i quali, poiché multidisciplinari e complessi, risentono della necessità di individuare modelli e framework teorici condivisi, scale di misura validate e strumenti di indagine appropriati. Recentemente alcuni studi si sono focalizzati, perciò, sull’individuazione dell’expertise dell’imprenditore, più che sulla collezione dei suoi tratti e abilità.
Partendo dalla definizione di Mieg, 2001, alcuni autori hanno classificato l’expertise imprenditoriale come una “forma forte” di expertise, associata alle caratteristiche e abilità personali, come anche alla conoscenza che provengono da pratica ed esperienza ad alto livello (Sarasvathy, 2001a&b), e fortemente contestuale.
Questo ha portato all’individuazione di una teoria legata alla modalità di risolvere problemi e di prendere decisioni dell’imprenditore. Da sempre vista in prospettiva di un modello teorico denominato causal reasoning, divulgato e insegnato per la formazione dell’imprenditore, tale metodologia evolve verso la teoria dell’effectuation.
Sara D. Sarasvathy (2001) ha rilevato come ci sia stato un ribaltamento dell’ottica delle prospettive di strategie nel problem-solving e nel “pensiero imprenditoriale”; l’autrice definisce con effectual reasoning: “a sequence of non-predictive strategies in dynamic problem-solving that is primarily means-driven, where goals emerge as a consequence of stakeholder commitments rather than vice versa.
Young companies and entrepreneurs: a study on start-ups from a psychological point of view
Entrepreneurship evolves rapidly, involving economic structures of countries and setting new organizational parameters. In Italy, the phenomenon has blossom recently. The purpose of this first step of the research is exploratory: identify characteristics of young people who become entrepreneurs creating a start-up, in order to build a scale to investigate these characteristics, motivators, attitude for entrepreneurship and climate for entrepreneurship. To identify the characteristics of entrepreneurs in the start-up phase of their business, 11 entrepreneurs were interview via web (because of the common use of internet for "new generation" companies) and at incubator, a system that allows them to grow and supports their start-up phase. Interviews, from a bottom-up prospective, asked participants to tell their own experience. Analyses have been made by Atlas.ti 5.0
Crisi economica e outplacement: resistenze e possibili alleanze in un percorso di counseling relativo alla carriera
La legge Biagi definisce le attività di outplacement come supporti alla ricollocazione professionale, tali attività sono finalizzate a facilitare la rioccupazione attraverso la preparazione, l’accompagnamento e l’affiancamento durante il periodo di transizione.
L’intervento, che deve partire dalla comprensione del significato che le persone attribuiscono alla transizione dovuta alla perdita del lavoro, deve essere finalizzato a migliorare le capacità di ricercare nuove opportunità occupazionali e migliorare le capacità di fronteggiamento dell’impatto emotivo della perdita del lavoro (Chiesa, Pombeni, 2007).
Diversi sono i modi per dare supporto ad una persona in un percorso di counseling, compreso quello relativo alla carriera. Wojtasik (2000) propone cinque modelli sulle modalità di erogazione delle consulenze di orientamento che possono essere collocate in un continuum che parte da un approccio tecnocratico e termina con uno umanistico. Quale può essere il modello più funzionale in un percorso di outplacement? Quali gli atteggiamenti negativi, le resistenze che si possono manifestare durante il percorso di consulenza? Come stabilire un’alleanza funzionale? Per cercare di rispondere a queste domande presentiamo i primi dati ricavati da alcune interviste semi-strutturate (l’analisi testuale è effettuata ricorrendo ad Atlas. ti) rivolte a consulenti di outplacement che, con specificità diverse, si confrontano quotidianamente con le conseguenze della crisi economica
Become unemployed: how it affects the perception of work-life balance
The aim is collect information about the perception of work-life balance on a sample of unemployed, investigating, also, the meanings of work and the discrepancy between the phase of occupation and unemployment in order to observe the change of perception of time devoted to work-family balance in the absence of work and develop the most appropriate instrument to investigate these issues.
Ad hoc questionnaire was administered to 75 subjects. Items were taken from main scales that detect relevant factors in balancing work and family and proposed to the unemployed: Swing Scale (Geurts, et al. 2005), Carlson Scale (Carlson, et al., 2006), Clark Scale (Clark, 2001), Fisher Scale (Fisher, et al., 2009), items for unemployed from Boerchi, Garavaglia, Rustici (2006) and items for the meaning of work before and during unemployment.
T-test analysis showed significant differences in perception of meaning of work before and during the period of unemployment.
The new scale of reconciling work and family for the unemployed identified five factors, the first well-defined (24% of the variance). ANOVA and non-parametric analysis showed correlations with age, working hours, seniority, qualifications and familiar role of respondents.
The sample size (that is increasing) and the specifical origin of the sample cause the non-generalizability of data.
Areas of interest for training activities or support for mobile workers or unemployed by the policies of support to these workers, often abandoned.
The use of a scale for the work-life balance in unemployed workers and the integration with the perception of meaning of work
Dal turismo di massa allo slow tourism: la rappresentazione sociale nei giovani
Lo slow tourism, inteso come nuova filosofia di viaggio, costituisce uno stile di viaggio che consente al turista di entrare in sintonia con se stesso e con l’ambiente che lo circonda riappropriandosi del tempo, evadendo dallo stress e dai ritmi frenetici della vita quotidiana. Si basa su una nuova consapevolezza che porta ad un’esperienza più profonda e coinvolgente che consente di costruire delle interazioni più proficue con le comunità locali e con i compagni di viaggio.
La transizione dal turismo di massa allo slow tourism costituisce un interessante excursus su cui si focalizza la ricerca. Si intende, infatti, rilevare quali rappresentazioni sociali siano presenti nei giovani e quale sia la consapevolezza delle caratteristiche di un’esperienza di vacanza di tipo slow, paragonata ad altre modalità turistiche.
Il presente contributo propone una ricerca condotta su un campione di studenti universitari di Padova che indaga il fenomeno dello slow tourism in termini di rappresentazione sociale.
In base alla metodologia proposta da Le Bouedec (1986) sono distinte tre componenti delle rappresentazioni sociali: l’informazione (l’insieme delle conoscenze e delle opinioni relative al turismo slow), il campo di rappresentazione (la struttura delle relazioni di somiglianza o di differenza tra i concetti associati all’oggetto), l’atteggiamento (disposizione affettiva nei confronti dell’oggetto)
Resilienza e self efficacy per affrontare la perdita del lavoro
Il presente contributo si propone di affrontare le conseguenze della disoccupazione nell’ottica della psicologia positiva. La mancanza di lavoro può portare le persone a uno stato di disagio profondo. Il disagio psicologico non è solo una questione individuale: l’impatto negativo può estendersi all’intera famiglia danneggiando il rapporto che il disoccupato ha con gli altri e il modo di affrontare i problemi comuni. La disoccupazione comporta uno stato di abbattimento generale che produce un progressivo senso di impotenza; si crea così un circolo vizioso tra ridotte opportunità e diminuito livello di aspirazione. La letteratura sulla resilienza ha cercato con successo di individuare cosa caratterizza gli esseri umani resilienti, quali sono i fattori protettivi e i percorsi che permettono l’avvio di processi positivi quando si incontrano condizioni di vita eccezionalmente critiche o si è messi di fronte ai difficili problemi della quotidianità e la perdita del lavoro ne costituisce sicuramente un evento rilevante. L’attenzione è rivolta ai processi psicologici che, prendendo l’avvio dalle qualità resilienti, consentono la risoluzione positiva dell’evento critico o per usare le parole di Richardson (2000) consentono una “reintegrazione resiliente”. In particolare il nostro studio riguarda i costrutti di resilienza e self efficacy: verranno presentati e discussi i dati relativi ad un campione di disoccupati che si rivolgono ad un Centro per l’impiego
Contratto psicologico "tipico" e "atipico": conseguenze sul piano individuale e organizzativo.
Le relazioni che coinvolgono persone e organizzazione possono essere considerate come un rapporto di scambio reciproco, in cui vengono prese in considerazione le aspettative e gli obblighi di entrambi gli attori coinvolti. Tale scambio, di tipo psicologico, trova una spiegazione in quel concetto chiamato contratto psicologico. La ricerca si propone di osservare la natura del contratto psicologico in lavoratori “tipici” e “atipici” e le associazioni con costrutti di fiducia organizzativa, affective / normative commitment, POS, soddisfazione lavorativa, la percezione di precarietà di vita e il continuance commitment. In questa ricerca si è dimostrato come la tipologia di contratto lavorativo influenzi in modo preponderante la natura del contratto psicologico che, a sua volta determina differenti conseguenze sia sul piano individuale che organizzativo
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