80 research outputs found

    Campi di concentramento e industrializzazione. Il gulag siberiano di Magadan e la repressione del dissenso nella Russia staliniana

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    After the launch of the Five-Year Plan, the economic policy of the USSR and its regime changed. Overturning the Marxist theses, Stalin theorized the escalation of the class struggle as the full realization of socialism was approaching. This policy shift and ideological revision triggered the repression of the prosperous peasantry, kwown as kulaks. Forced industrialization required the mobilization of the workforce and new economic resources for the purchase of machinery on the international market. Both these problems were faced and partly resolved through the colonization of Siberia, which was very rich in raw materials for export, and the use of the forced labor of prisoners, locked up in special labor camps. The city of Magadan, built in the Siberian Far East, responded to all these needs.Dopo il lancio del piano quinquennale, la politica economica dell’URSS e il suo regime cambiano. Ribaltando le tesi marxiste, Stalin teorizzò l’escalation della lotta di classe sulla via della piena realizzazione del socialismo. Questo cambiamento di politica e la revisione ideologica innescano la repressione dei contadini benestanti, conosciuti come kulak. L’industrializzazione forzata richiede la mobilitazione della forza lavoro e nuove risorse economiche per l’acquisto di macchinari sul mercato internazionale. Entrambi questi problemi furono affrontati e in parte risolti attraverso la colonizzazione della Siberia, ricchissima di materie prime per l’esportazione, e il ricorso al lavoro forzato dei prigionieri, rinchiusi in appositi campi di lavoro. La città di Magadan, sorta nell’estremo oriente siberiano, rispondeva a tutte queste esigenze

    I socialisti a Roma "città aperta" fra resistenza armata e rinascita sindacale

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    Il saggio riconsidera il ruollo dei socialisti nella Resistenza a Roma, mostrando come non fosse affatto marginale.Durante l'occupazione nazista, il socialista Bruno Buozzi, già segretario della CGdL quando il fascismo conquistò il potere avviò delicate trattative pern ricostituire il sindacato, impegnandosi affinché rimanesse unitario, comprendendo anche cattolici e comunisti. A Roma "città aperta" occupata dai nazisti, ogni forma di disobbedienza acquisì i caratteri di una opposizione, una vera resistenza che sotto l'accorta regia di socialisti e comunisti, si tradusse in sabotaggi, attentati, azioni di disturbo per rendere la vita impossibile al nemico. IN seguito ad una delazione Bruno Buozzi fu arrestato e vani risultarono i tentativi della Resistenza romana di liberarlo, anche ricorrendo alla corruzione dei vertici nazisti. Mentre la V Armata dell'esercito Usa entrava a Roma da sud, i nazisti fuggivano da nord e poco fuori Roma il camioncino con alcuni prigionieri, fra cui Buozzi, si fermò e i prigionieri furono assassinat

    Esuli italiani in Francia durante il fascismo

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    Pietro Neglie, docente di Storia contemporanea all’Università di Trieste, ci parla del periodo compreso fra il 1922 e il 1925, quando circa un milione di lavoratori italiani approdò in Francia per due distinti motivi: emigrazione economica ed esilio politico. Anche in quest’ultimo caso, a meno che non si trattasse di dirigenti politici o sindacali stipendiati, l’esule era allo stesso tempo “migrante economico”

    La stagione del disgelo. Il Vaticano, L’Unione Sovietica e la politica di centro sinistra in Italia (1958-1963)

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    In che modo disgelo e centro sinistra sono correlati? In questo lavoro si analizza e si ricostruiscono le posizioni e il ruolo della Dc, del Vaticano, di Mosca rispetto l'allargamento a sinistra (Psi). Agli interrogativi proposti, si tenta di rispondere con l'ausilio di documentazione inedita raccolta negli archivi russi. Da essi risulta una sorprendente attività di scambio e contatti fra governo italiano e sovietico al fine di creare i presupposti di una nuova politica estera italiana, non sempreall'interno della logica dei blocchi. Emerge altresì con nettezza un insieme di contatti fra il capo del Cremlino e la Santa Sede

    Ital'yanskaya kommunisticheskaya partiya v piriod grazhdanskoy voyny (1943-1945) [Italian communist party during the Civil War (1943-1945)]

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    The article addresses the most controversial topic of italian history - 1943-1945. In national historiography, the coverage of this period is influenced by italian communist historiography, which linearly covers this period as the triunpal procession of the Resistance Movement. Thi article analyzes the complex set of relationship between various political forces after the overthrow of MUssolini and the formation of the Italian Social Republic. The article analyzes the complex relationships in the communist movement, gives the author's assessment of the Salerno Tur

    Giorgio Benvenuto. Un riformista intramontabile nella storia della Prima Repubblica

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    Negli anni Cinquanta l’Italia vive un intenso sviluppo economico, ma i salari degli operai sono insufficienti a garantire una vita dignitosa. Il movimento sindacale è investito direttamente da questi cambiamenti ed in breve diventa il soggetto protagonista di una intensa stagione di lotte, con punte di estrema violenza. Il vento del cambiamento investe anche la Chiesa: papa Giovanni XXIII sale al soglio Pontificio nel 1958 e avvia un profondo rinnovamento, mentre negli Usa diventa presidente il cattolico John Kennedy, il quale lancia il Paese in una competizione pacifica con l’Urss sul terreno culturale e scientifico ed avvia così il disgelo. Da qui si dipana il lungo cammino attraverso il terrorismo, il collasso del sistema sovietico, il primo governo a guida socialista, che ci conduce alla crisi della Prima Repubblica. Lo percorriamo insieme ad un protagonista di quella fase: Giorgio Benvenuto, storico segretario generale della Uil e, per un trimestre, del Psi investito da “tangentopoli”

    Gli armeni in Italia: emigranti per bisogno, profughi per necessità. La diaspora dopo i grandi massacri e il genocidio

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    Il problema delle minoranze nazionali alla ricerca di un proprio spazio territoriale,uno specifico ambito istituzionale ed economico, una dimensione statuale propria indipendente e sovrana, si pose con forza già dopo il primi conflitto mondiale, la cancellazione di quattro imperi e la nascita di tanti nuovi stati nazionali. In particolare, l’area di contatto fra gli imperi austro-ungarico e Ottomano fu quella più travagliata da contrasti di varia natura difficilmente riconducibili a sintesi, se non ricorrendo a soluzioni arbitrarie che per il modo in cui vennero assunte per la loro stessa natura, prefigurarono le condizioni “ideali” per alimentare anziché sopire tensioni secolari. La diaspora armena iniziò allora e toccò molti paesi, in particolare si diresse verso gli Usa, destinazione comune a tante altre popolazioni che fornivano la manodopera necessaria che consentì a quel paese di avviare un processo di industrializzazione, di modernizzazione e sviluppo economico unici per velocità, efficienza e profondità. L’esodo armeno fu determinato dai massacri turchi a cui le grandi potenze assisterono inerti e gli stessi armeni non seppero opporre resistenza, tanto meno sviluppare un’azione preventiva anche a causa delle profonde differenze interne, oltre che per un sentimento di lealtà verso l’Impero che non avrebbe mai fatto immaginare simili misure

    Doveva morire? L'attentato di Zaniboni a Mussolini: fra verità e menzogne

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    L'articolo si basa prevalentemente su documenti di archivio; la bibliografia sul tema specifico praticamente conta solo un volume. Nell'articolo si ricostruisce il contesto nel quale maturò l'idea di un attentato, le modalità della sua organizzazione e del tentativo di metterlo in atto. Quindi si offrono alcune ipotesi interpretative
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