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Pietro Delcorno: Rezension von: Miri Rubin (ed.): Modus Vivendi. Religious Reform and the Laity in Late Medieval Europe, Roma: Viella 2020
L'aspirazione verso una riforma religiosa, con l'implicita competizione per definirne il modello ideale, è tra gli aspetti più caratteristici degli ultimi secoli dell'Europa medievale, quantomeno in occidente. Superate ormai con decisione le letture teleologiche di tale fenomeno, negli ultimi decenni la storiografia si è addentrata sempre più nell'analisi di un'epoca dinamica e inquieta, segnata anche dal progressivo ampliamento della partecipazione dei laici nella ridefinizione (teorica e pratica) dei modelli di vita cristiani, del modus vivendi.
Il volume curato da Miri Rubin offre uno spaccato dell'attuale campo di indagine attraverso il lavoro di sette studiosi che accompagnano il lettore lungo un percorso che, pur non offrendo un quadro organico, si caratterizza tuttavia per la ricchezza delle fonti e la varietà dei contesti indagati
Predicare (contro) la sessualità nel tardo medioevo: frammenti di un discorso pubblico
Il saggio analizza il tema della sessualitá nel tardo medioevo (in particolare nel Quattrocento), con specifica attenzione alla dimensione comunicativa e sociale del tema
Mobilizing Objects and Money: Inventories of the Donations at the Origin of the Monti di Pietà
Monti di Pietà were first founded in the 1460s as public banks
whose aim was to provide citizens with solidaristic credit. In this institution, the interplay between the objects pawned and the small
money loans granted in exchange was vital and mediated by a wellorganized paper “ecosystem” of account books that served as written records and guarantees. In setting up the Monti, a specific type
of paper inventory played a crucial role, namely the list of donations
(either in money or in kind) made by different social actors. These
actors’ involvement (at times within choreographic ceremonies)
was crucial to create consensus and gather the initial capital for a
Monte. By focusing in particular on the rich documentation of the
archive of the Monte di Pietà of Padua, this article highlights three
key aspects of this type of inventory: how they traced the active involvement of several social groups in the city; how they recorded
objects in transition from personal/household use value to financial
value; how they served to build the memory of the “glorious” history
of the institution
«Et zostrabo tecum»: lo scontro tra Bernardino da Siena e Amedeo Landi: Note sull’edizione dei processi milanesi
Il recente volume Contro frate Bernardino da Siena: Processi al maestro Amedeo Landi (Milano 1437-1447), curato da Marina Benedetti e Tiziana Danelli, presenta un prezioso corpus documentario che permette di interpretare in forme nuove il conflitto, scoppiato a Milano, tra il predicatore e minore osservante Bernardino da Siena e il laico e maestro d’abaco Amedeo Landi. Lo scontro tra i due (e tra le reti che li supportano) si rispecchia in due opposti processi, costruiti da regie divergenti. L’inconciliabilità delle testimonianze mette in luce il pluralismo di opinioni e la vivacità dei dibattiti cittadini intorno a temi in cui piano religioso e piano politico si intrecciano profondamente, mostrando come le modalità di inserimento e reclutamento dell’Osservanza minoritica – e la predicazione tout court – potevano avere effetti destabilizzanti e polarizzanti nella vita di una città. Se vi è infatti un punto su cui concordano testimonianze altrimenti dissonanti è che quanto detto sul pulpito entrava nel vivo di un ricco e poliedrico dibattito cittadino, fatto di ascoltatori attivi e – a tratti – critici. Un dibattito che si svolgeva ovunque: nelle piazze, davanti e dentro casa, al Broletto o passeggiando in campagna, perfino «ad latrinam communem». Sottolineando l’importanza di tale dossier, l’articolo intende connetterlo con alcune linee centrali degli studi sulla predicazione tardo medievale (in particolare, il tema della ricezione da parte degli ascoltatori) e con gli altri testi che compongono la galassia delle fonti bernardiniane dove, in un gioco di specchi, processi, sermoni, testi agiografici si illuminano (e contraddicono) a vicenda.The recent volume Contro frate Bernardino da Siena: Processi al maestro Amedeo Landi (Milano 1437-1447), edited by Marina Benedetti and Tiziana Danelli, presents a valuable documentary corpus, which allows us to interpret in new forms the conflict, which broke out in Milan, between the preacher and observant Franciscan friar Bernardino da Siena and the layman and abacus master Amedeo Landi. The clash between the two (and between the networks that supported each of them) is reflected in two opposing trials, constructed by divergent ‘directors’. The irreconcilability of the testimonies highlights the pluralism of opinions and the liveliness of debates around issues in which the religious and political planes are deeply intertwined, showing how the establishment and the recruitment methods of the Franciscan Observance – and of preaching tout court – may have destabilising and polarising effects on the city life. Indeed, otherwise dissonant testimonies agree on this point: what the preacher said on the pulpit became part of a rich and multifaceted city debate that involved active and at times even critical listeners. Such a debate took place virtually everywhere: in the squares, in front of and inside homes, at the Broletto or walking in the countryside, even «ad latrinam communem». By emphasising the importance of this dossier, the article aims to connect it with some crucial lines of studies on late medieval preaching (in particular, the theme of listeners’ reception) and with the other texts that form the galaxy of sources about Bernardino, where, in a play of mirrors, documents of trials, sermons, and hagiographic texts illuminate (and contradict) each other
Rezension von: Michele Lodone: I segni della fine. Storia di un predicatore nell'Italia del Rinascimento (Roma: Viella 2021)
Recension
La Commedia nella predicazione dei frati minori (1365-1500)
A partire dalla seconda metà del Trecento, la Commedia inizia ad essere utilizzata nei sermoni composti e predicati da alcuni frati Minori; un fenomeno, questo, che cresce e si arricchisce di soluzioni innovative lungo tutto il Quattrocento. La forma più comune (ma non meno interessante) era quella di prelevare singoli versi o alcune terzine del poema, riadattandoli alle funzioni comunicative e mnemoniche della predicazione. Vi sono però predicatori che testimoniano un confronto più serrato con il testo dantesco, tanto da farne un elemento centrale – strutturante e teologicamente autorevole – di singoli sermoni o di ampi cicli di predicazione. La straordinaria fortuna di alcuni di questi sermonari, trasportati e copiati dai frati al di là delle Alpi, in particolare nel mondo tedesco, testimonia l’interesse per le invenzioni – e in alcuni casi i versi – della Commedia. Trasportate in un contesto linguistico e culturale diverso da quello italiano e mediate dalla voce dei predicatori, le idee di Dante iniziarono così a raggiungere un nuovo pubblico
‘E i miei denari che prestai a usura?’: Banchi dei pegni ed etica economica nel teatro fiorentino del secondo Quattrocento
In the second half of the fifteenth century, the Florentine confraternal theatre became a key space to convey religious education and political discourse. Ideas about economic ethics were presented to the audience by means of exemplar stories, which were memorable and emotionally engaging. The article investigates how money, credit and usury were represented on the stage by analysing five sacre rappresentazioni (religious dramas) in which the banks and pawnshops played a central role. Beside traditional Christian topics (e.g. almsgiving, transitory goods, divine providence), the polemical dimension of some plays emerges, as that was functional to the ongoing campaign against Jewish pawnbrokers. Moreover, the playwrights intentionally brought on the stage topics such as the corruption of justice, the conversion/expulsion of the Jews, and the elusive identity of the poor, thus contributing to redefine society
Politiche di misericordia tra teoria e prassi: Confraternite, ospedali e Monti di Pietà (XIII-XVI secolo)
Codificate sulla base della Scrittura e divulgate attraverso una pluralità di testi e immagini, le opere di misericordia fornirono a istituzioni e città un riferimento fondamentale nell’individuare bisogni primari e interventi esemplari della carità pubblica.
I saggi raccolti in questo volume si interrogano sulla trasformazione delle politiche di misericordia tra medioevo e prima età moderna. Grazie a un approccio multidisciplinare, il volume indaga come la misericordia venne declinata quale virtù politica, tesa a rendere meno feroce la società, mitigando il vivere comune in nome dell’ideale evangelico. La riflessione teologica e la retorica della carità servirono – non senza ambiguità − a catalizzare energie, a elaborare progetti sociali, a rendere riconoscibili e credibili antiche e recenti istituzioni, a sostenere politiche di soccorso e, anche, di controllo e disciplinamento. In nome della medesima carità si poteva infatti sia elargire un aiuto generalizzato, sia attuare un’attenta selezione, basata sull’idea che l’assistenza era un diritto riservato ad alcuni ma precluso a molti, giudicati indesiderati, pericolosi e viziosi
«Per smorbare quella città»: il nesso usura/peste in Bernardino da Feltre
L’agiobiografo che scrisse la Vita di Bernardino da Feltre racconta come, nel 1491 a Faenza, il frate si adoperò «per smorbare quella città da si gran peste», una pestilenza in quel caso metaforica, rappresentata dai rapporti tra ebrei e cristiani, combattuti dal pulpito non solo con la forza della parole, ma promuovendo e orchestrando la fondazione del Monte di Pietà cittadino.
Prendendo le mosse da questo episodio, l’intervento ripercorre alcuni sermoni e l’agiobiografia di Bernardino per investigare il significato profondo del nesso - complesso ma non casuale – che si istituisce tra peste (reale o spirituale, presente o incombente), lo stereotipo dell’ebreo usuraio e la fondazione dei Monti. Si mira così a mettere in luce i modelli agiografici e gli strumenti retorici della comunicazione di Bernardino da Feltre e del suo progetto di città, imbevuto al contempo di carità e minacce
Quaresimali ‘visibili’: Il serafino, il guerriero, il pellegrino
L'articolo investiga le strategie comunicative della predicazione quaresimale del tardo medioevo. Nell’elaborare questi complessi sistemi di predicazione, tra Trecento e Quattrocento vennero sviluppate innovative strategie comunicative. Tra queste nuove tipologie di sermonari spiccano quelli che si possono definire come Quaresimali ‘visibili’, costruiti cioè a partire da una sistematica sollecitazione dell’immaginazione degli ascoltatori, chiamati a vedere, con l’occhio della propria mente, quanto il predicatore presenta dal pulpito
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