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    Impius Aeneas? Didone, Enea, la pietas

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    Il contributo è una introduzione a brani scelti dal IV e dal VI libro dell'Eneide; affronta il tema - cruciale per i Romani - della pietas nelle sue varie declinazioni nel corso di quel I secolo a.C. che portò alla crisi della Repubblica. A dispetto di quanto comunemente i crede, la rappresentazione virgiliana della pietas (virtù del protagonista del poema) risulta non priva di contraddizioni

    5.Notturno; 6. "Io fui felice"; 7. "Io non volevo"

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    Testo, introduzione e traduzione di Verg. Aen. 4, 522-583; 642-705; 6, 434-47

    Quod sui non capit: la sintassi del dubbio e la constitutio textus (Aug. conf. 10,8,15)

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    Conf. 10,8,15 provides an example of a consecutive clause within a direct question; this is a rare syntactic pattern that nonetheless has some occurrences in classical or pagan authors like Cicero, Pliny the Elder, Tacitus. Because of its slightly illogical structure – a subordinate clause turns into an independent one – both scribes and scholars tended to emend the transmitted texts; as for Conf. 10,8,15, the presence of a similar syntactic pattern in a passage belonging to the same context (10,17,26) proves that this is an effective stylistic tool that aims to present doubt as a fundamental step in the ascent toward Go

    Cinna o Catullo? Un (possibile) addendum ai Fragmenta poetarum Latinorum

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    Nel XIX libro delle Origines, parlando dello ‘strophium’, Isidoro cita un frustulo di esametro che attribuisce a Cinna. Gli studiosi lo hanno però generalmente assegnato a Catullo perché suona quasi identico a 64, 65. Si può pensare tuttavia di essere di fronte a un esempio di quella imitatio/aemulatio fra sodales che è prassi frequente nella poesia latina. Nel caso, l’imitazione sarebbe opera di Catullo e il verso andrebbe ascritto alla Zmyrna

    Lucrezio, l'amore, e la funzione poetica: note a margine di uno studio recente

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    L'articolo prende le mosse da uno studio di L. Landolfi sul finale del IV libro del De rerum natura (Bologna 2013) e discute del ruolo della poesia in Lucrezio: l'uso particolare della metafora in questa sezione del poema (con una continua reductio dall'improprium al proprium, dal metaforico all'analogico che è funzionale alla de-mitizzazione del fenomeno amoroso) contribuisce a far luce non solo sulla poetica didascalica lucreziana, ma in generale sulla critica del poeta epicureo a esperienze a lui contemporanee, in primis quella catulliana. L'eros è dunque trattato da Lucrezio non solo come un problema etico ma anche e soprattutto come un problema letterario. Oltre a riaprire la questione del rapporto cronologico fra Catullo e Lucrezio, l 'articolo individua anche una possibile memoria saffica (fr. 130,1s. V.) nella genesi di 4,1119

    Il punto e l'eterno: Seneca, Agostino e il lessico del tempo

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    In their meditation on time, Seneca and Augustine seem to share many words and images; nevertheless, an in-depth analysis of many of them (from punctum to extendo, from verbal compounds with dis- to colligo) detects a wider technicalization in Augustine’s lexicon and proves the incompatibility between his perspectives and Seneca’s ones. According to the Stoic philosopher the appropriation of time allows the wise man the means for becoming like God, while Augustine states that it is precisely the time that marks every human being as a frail, transitory God’s creature. However, as a Christian, Augustine acknowledges that time is central in the divine plan of salvation; therefore in his Confessions Augustine too, like Seneca in the De breuitate uitae and Epistles, ends up inviting his readers to a new consideration of time

    Narrare memoriter, temporaliter dicere. Racconto e metanarrazione nelle Confessioni di Agostino

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    Più che l’archetipo del ‘genere’ autobiografico, le Confessioni di Agostino sono un esempio straordinario di riflessione sul narrare, sul come e perché tanto la parola umana, quanto quella divina, entrino a far parte di un racconto. Per la prima volta, si mettono qui sistematicamente a confronto le categorie della narratologia (narratore, narratario, istanza narrativa spaziale e temporale, focalizzazione, metadiegesi) con le considerazioni ‘teoriche’ e la prassi narrativa delle Confessioni stesse. A cinque capitoli, scanditi dai passi dell’opera di maggior interesse metanarrativo, fanno seguito tre Appendici che privilegiano l’analisi linguistica: la prima nella forma di un commento al proemio programmatico del libro X; le altre due in quella di un ‘sondaggio’ lessicale sui temi del tempo e della conversione

    Theodore D. Papanghelis, Stephen J. Harrison, Stavros Frangoulidis (ed.), Generic Interfaces in Latin Literature: Encounters, Interactions and Transformations. Trends in Classics - Supplementary Volumes, 20. Berlin; Boston: De Gruyter, 2013. Pp. ix, 478. ISBN 9783110303681. $182.00. Reviewed by Bruna Pieri, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna ([email protected])

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    Discussione dei contributi contenuti in un volume sulle intersezioni fra diversi generi letterari nella letteratura latina; i risultati di questo volume sono messi a confronto con le principali tendenze della critica e della teoria della letteratura latina nell'ambito dei generi letterari; particolare rilievo è dato ai casi di studio della X ecloga virgiliana e delle Confessioni di Agostin

    "Retorquebas me ad me ipsum": Seneca, Agostino e alcuni lessemi di conversione.

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    Il contributo studia l’uso agostiniano di alcuni lessemi appartenenti al campo semantico della introspezione e della conversione. Alcuni sono piuttosto rari ( ‘resculpere’, ‘recogitatio’ il nomen agentis ‘conversor’ ), altri ( come ‘retorquere’, ‘sibi displicere’, ‘convertere’, ‘conversio’, ‘recordatio’ ), pur se sfruttati anche da altri autori pagani o cristiani, dimostrano una particolare consonanza con il modello senecano. Gli ‘aggiustamenti’ lessicali e sintattici operati da Agostino confermano però la grande distanza fra l’aspirante stoico e il dottore della grazia

    Cantor Euphorionis. Due note a Cinna (frr. 6 e 13 Blänsdorf)

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    By comparing the adverbial expression paulo post in Cinna fr. 6,2 Bl.2 with some details of Ovid’s account of Myrrha’s story in Metamorphoses, it is possible to state the position of the distich within the lost epyllion. In fr. 13 Bl.2 it would be preferable to print cummi instead of cummis; and the fragment should be ascribed to Zmyrn
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