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    Il discorso riportato ne La Corte del Capitanio di Nardò (1491): alcuni tratti sintattico-testuali

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    Il contributo evidenzia alcuni tratti linguistici di un registro giudiziario salentino risalente al XV sec.e caratterizzato dalla notevole presenza di stringhe di discorso riportato, contestualizzandolo nell'ambito della scripta cancelleresca del Quattrocento meridionale

    Il "Vocabolario dei dialetti salentini" e le "Postille e giunte" di Orazio Parlangèli

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    Nel 1958 Oronzo Parlangeli, nel saggio pubblicato sul numero 92 in «Rendiconti dell’Istituto lombardo - Classe di Lettere», intitolato "Postille e giunte al Vocabolario dei dialetti salentini" di G. Rohlfs, poco prima della pubblicazione del secondo volume del VDS e prima di quella del Supplemento del 1961, muove diverse critiche nei confronti dell’opera dello studioso tedesco che ha fornito alle lingue dell’estremo meridione quelle ben note opere lessicografiche tuttora rimaste insuperate. In particolare, Parlangeli non condivide la struttura stessa del vocabolario, riguardo alla scelta di comprendere un’area, quella della Terra d’Otranto, ben più ampia di quella delimitata dai criteri linguistici che separano i dialetti salentini da quelli chiaramente ascrivibili all’area barese. La critica prosegue sulla selezione delle fonti: si segnalano lacune a suo avviso imperdonabili, il ricorso dubbio a fonti segnalate ma di cui non si riscontrano voci che sarebbero dovute confluire nel VDS e altre sviste. Particolare rilievo acquisisce la questione relativa alla provenienza del "Libro di Sydrac" e diversi sono gli interventi relativi alle voci provenienti da quella che è la fonte più antica a disposizione, all’epoca nella sola edizione di De Bartholomaeis (1902). L’intervento si propone di offrire a) uno sguardo a posteriori sulle critiche mosse dal Parlangeli al VDS; b) un’indagine analitica dei suoi interventi relativi alle singole voci e alle aggiunte; c) una valutazione della misura in cui questi siano stati tenuti in considerazione da Rohlfs nella stesura del volume di Supplemento

    Sano e muto come un pesce. Comparazioni di grado e di analogia passate alla storia della lingua

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    Among the sayings, proverbs and maxims of classical literature collected by Erasmus of Rotterdam in the Adagiorum collectanea, there are several idiomatic expressions related to fish. Among them are two comparative expressions that have entered the Italian language and whose use is particularly important today: sanior es pisce / pisce sanior (“healthier than a fish”) and magis mutus, quam pisces / pisce magis mutus (“dumber than a fish”). The article aims to trace the linguistic history of these two stereotypical expressions from a semantic and structural point of view

    Modalità e temporalità a confronto: l’espressione della posteriorità nel salentino antico e moderno

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    Il contributo indaga l'uso di modi e tempi verbali nel salentino antico e moderno attraverso un'analisi diacronica, basata sui documenti antichi dell'area salentina, e sincronica, basata su un corpus di interviste costruito ad hoc. In particolare, vengono indagate le rese verbali nell'espressione della posteriorità e delle modalità deontica ed epistemica attraverso l'analisi di dati di prima mano

    Il discorso riportato ne "La Corte del Capitanio di Nardò" (1491): alcuni aspetti testuali e pragmatici

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    Il contributo evidenzia alcuni tratti linguistici di un registro giudiziario salentino risalente al XV sec.e caratterizzato dalla notevole presenza di stringhe di discorso riportato, in cui è la dimensione pragmatica degli insulti e delle ingiurie a conferire al testo una ricchezza lessicale e una sincerità linguistica non usuale nel contesto delle scritture cancelleresche meridionali

    La storia di un nome per antonomasia : Circe e le sue metamorfosi nella lingua italiana

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    Il valore archetipico della figura di Circe in quanto rappresentazione dell’eterno femminino nelle sue connotazioni più torbide e ambigue si riflette nella varietà degli usi per antonomasia legati al suo nome, che può dirsi corrispondere al più antico e famoso luogo letterario presso il quale si definisce quello spazio semantico negativo che la storia ha assegnato al mondo femminile. Il saggio si propone primariamente di restituire, nei suoi tratti più salienti, la storia semantica dell’uso antonomastico del suo nome nella lingua italiana (con particolare riguardo agli sviluppi per antonomasia vossianica), indagandone le attestazioni, il valore semantico che il nome assume in esse e il contesto storico-letterario a cui risalgono, tenendo così conto della storia culturale del mito e della sua evoluzione simbolica nei secoli, dalle origini fino alle moderne reinterpretazioni

    voce "ramo"

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