1,721,047 research outputs found

    La storia dell’arte e le sue fonti. Ragioni di un annuario

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    Il contributo spiega i criteri e le scelte critiche adottati per realizzare l'Annuario d'arte italiana 2022 promosso dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, sotto la direzione artistica di Gian Maria Tosatti. Il progetto nasce con l’obiettivo di presentare la discussione critica sull’arte prodotta in Italia nell’arco del 2022, attraverso la raccolta e lo studio delle recensioni critiche pubblicate nel corso dell'anno. La sezione principale del volume è infatti costituita da una raccolta di brani estratti dalla rassegna stampa sull’attività di artisti e curatori italiani pubblicata nel 2022 sulle riviste di settore. Il contributo motiva le ragioni di tale scelta e illustra gli obiettivi e la metodologia del progetto

    Tomaso Binga, alfabeti del corpo

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    Il contributo analizza la recente serie Alfabeto Monumentale realizzata da Tomaso Binga nel 2019, attraverso il confronto con il precedente lavoro verbo-visivo svolto dall'artista negli anni Settanta e in particolare con l'Alfabetiere murale del 1976

    Il trauma del domestico: video, performance e oggetto nell’opera di Silvia Giambrone

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    L'articolo analizza il significato politico della sfera domestica e delle relazioni interpersonali nella pratica artistica di Silvia Giambrone: riprendendo il concetto di “double allegiance” coniato da Susan Rubin Suleiman, il contributo esamina il dialogo che Giambrone, a partire dagli anni Duemila, intreccia con le opere della neoavanguardia italiana, in particolare con l’Arte Povera. La ricerca sulla qualità di soglia dell’epidermide, sul corpo e la sua impronta, sul valore contingente e performativo dell’oggetto condotta negli anni Sessanta da artisti come Penone, Fabro o Boetti viene riletta da Giambrone alla luce della teoria critica femminista in performance, video e sculture che esplorano le dinamiche di potere e i conflitti di genere sviluppati nell’ambiente domestico. Opere come Eredità, Borders o Translation mostrano affinità formali stringenti con le precedenti sperimentazioni poveriste ma, nella logica della ‘doppia fedeltà’, l’artista ne trasforma il senso secondo un’ottica che affonda le radici nel pensiero della differenza

    In forma di fotografia. Ricerche artistiche in Italia dal 1960 al 1970

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    Gli anni Sessanta si caratterizzano per una svolta decisiva nel rapporto tra arte e fotografia: quasi contemporaneamente numerosi artisti, differenti per età, posizione geografica e soprattutto per metodi e fini espressivi, si ritrovano accomunati da un ricorso massiccio al medium fotografico. Strumento ritenuto indispensabile per un rinnovamento linguistico, orientato sia a oltrepassare la poetica informale, sia a ridisegnare i confini della relazione tra la soggettività del fare artistico e l’oggettività del reale. Scopo del saggio è porre in evidenza il radicale mutamento avvenuto nel corso del decennio, periodo in cui non è più soltanto la fotografia a interrogarsi sulle questioni dell’arte, ma è l’arte stessa a incorporarla sempre più spesso, rendendo molto complesso stabilire un netto confine tra le due discipline. Spinti dalla volontà di un azzeramento emozionale della prassi artistica, molti autori trovano quindi nello statuto di analogon del reale, caratteristico della fotografia, uno strumento in grado di eliminare almeno in parte la contaminazione del coinvolgimento emotivo. Oltre all’imprescindibile approfondimento delle opere, il discorso si concentra anche sulla loro ricezione da parte della critica del periodo, riportando alcuni tra i contributi interpretativi più lucidi dell’epoca

    Mimmo Rotella. Reportages

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    A dieci anni dall’invenzione del décollage, Mimmo Rotella intraprende una nuova sperimentazione basata sulla riproduzione fotomeccanica delle immagini, dando avvio nel 1963 alla serie dei reportages. Decisivi nell’ambito del percorso dell’artista, questi riporti su tela emulsionata si configurano come evoluzione strettamente connessa e concettualmente affine al décollage. Rotella prosegue così la sua ricerca sul prelievo e sull’appropriazione dell’oggetto reale, utilizzando il medium fotografico come strumento e filtro per raffreddare l’emotività della prassi artistica, al fine di captare e «documentare» obiettivamente la realtà esterna indagata nei suoi processi comunicativi Incentrato su questa fase nodale della produzione di Rotella, il volume ne ripercorre filologicamente la storia rilevandone gli aspetti cruciali, analizzati alla luce del contesto artistico nazionale e internazionale

    Altra misura. Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni '70

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    Il contributo analizza i legami tra arte, fotografia e femminismo nel contesto culturale dell'Italia degli anni Settanta. Lo scritto prende in esame le opere di fotografe e artiste vicine ai movimenti di liberazione della donna, come Cloti Ricciardi, Marcella Campagnano e Paola Mattioli e di artiste che, pur non avendo percorso la strada della militanza, hanno riflettuto su temi legati alle nuove istanze politiche espresse dal femminismo, come Libera Mazzoleni o Nicole Gravier

    Gastone Novelli e le bandes dessinés. Alle origini dei Viaggi di Brek

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    Il contributo prende in esame la storia de "I viaggi di Brek" di Gastone Novelli, libro di fumetti pubblicato nel 1967 per l’editore Bruno Alfieri. Il fumetto è per Novelli un fertile terreno di sperimentazione, in cui convergono le sue riflessioni sul linguaggio, sugli incroci fra pittura e scrittura, l'esperienza nel teatro sperimentale e l’interesse per le nuove istanze espresse dalla cultura beat. Il saggio analizza la struttura, la storia editoriale e il contesto artistico entro cui il libro di Novelli vede la luce, al fine di approfondire un episodio poco indagato del lavoro dell'artista. Quali sono i motivi che spingono Novelli ad accostarsi al linguaggio delle bandes dessinées e con quali criteri lo fa? E soprattutto, in che rapporto si pone l’esperienza de "I viaggi di Brek" con la sua ricerca grafica e pittorica? Sono questi gli interrogativi a cui si è cercato di dare risposta in questo scritto, pensato per accompagnare, a oltre cinquant’anni dalla prima pubblicazione, la nuova edizione de "I viaggi di Brek" promossa dalla Fondazione Echaurren Salaris in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli

    Autorotella. Autobiografia di un artista

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    Il volume è la riedizione dell'autobiografia di Mimmo Rotella, pubblicata nel 1972 da Sugar Editore, arricchita con un nuovo apparato iconografico composto da circa novanta foto conservate presso l'archivio della Fondazione Mimmo Rotella

    Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta

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    Negli anni Settanta si stringe il connubio tra arte, fotografia e femminismo in Italia: pur muovendosi all'interno del difficile contesto artistico, istituzionale, sociale e politico del nostro Paese, le artiste femministe danno vita a un processo di riappropriazione del corpo, della sessualità e della sua rappresentazione simbolica, ricorrendo al particolare statuto indicale della fotografia. Proprio in quanto strumento comunemente ritenuto trasparente, il medium fotografico è impiegato per evidenziare l'ideologia sottesa ai rapporti di potere che segnano la relazione tra uomo e donna, mostrando l'illusorietà di qualsiasi visione neutra della realtà attraverso pratiche di decostruzione del linguaggio mediatico. Il libro ripercorre l'esperienza della militanza artistica femminista partendo dall'analisi delle opere, dei contesti espositivi e delle teorizzazioni fotografiche dell'epoca, ponendo in luce storie spesso rimaste ai margini del sistema dell'arte. L'attenzione è rivolta a sperimentazioni che mirano a sconfessare la presunta universalità e la naturalità delle pratiche discorsive maschili: opere che condividono il medesimo sguardo sessuato sul mondo e la stessa volontà di ripensare l'arte, evidenziando come le connotazioni di genere non pervadano soltanto l'ambito dell'informazione, della comunicazione e della cultura alta, ma siano connaturate al linguaggio stesso

    Wilhelm von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants

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    L’opera del fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden (1856-1931), personalità tra le più originali emerse a ridosso fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, è riletta attraverso lo studio di fonti d’epoca, documenti inediti e scritti autografi. Il libro, oltre a ripercorrere la sua sperimentazione, dai ritratti, ai paesaggi, alle scene di genere, ai nudi maschili en plein air che l’hanno reso celebre, indaga le ragioni della sua odierna fortuna critica. Il rinnovato interesse per Gloeden, diffusosi negli anni Settanta e tuttora vitale, si lega infatti all’affermarsi del concetto di postmoderno, che diventa una chiave di lettura essenziale per l’interpretazione della sua ricerca. Il citazionismo, la teatralità e i travestimenti, insieme all’espressione di uno sguardo omoerotico, hanno contribuito a rendere l’opera di Gloeden un punto di riferimento importante per molti sviluppi dell’arte dalla seconda metà del Novecento a oggi
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