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    Riqualificazione della caserma A. Ruffo. Progettazione di residenze

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    Il tema proposto riguarda la progettazione di residenze inserite nel progetto di riqualificazione dell’ex caserma A. Ruffo. L’area di progetto si trova nel IV Municipio, lungo la via Tiburtina e fa parte del Piano di Alienazione e Valorizzazione degli immobili militari. L’obiettivo principale di tale piano è quello di effettuare una importante ricucitura del tessuto urbano, attraverso un processo di rigenerazione del paesaggio. Si è scelto di progettare le residenze seguendo i principi della sostenibilità tecnologica e del comfort ambientale. Gli edifici ‘in linea’, sono orientati secondo l’asse eliocentrico rispetto alla latitudine di Roma. Le residenze sono costituite da quattro piani fuori terra e il piano terra rialzato è attrezzato per ospitare attività commerciali. Nel prospetto lungo, possiamo notare l’alternanza di spazi pieni e vuoti, che le rendono dinamiche e in continua trasformazione. Il cornicione bianco dei balconi, sembra non volere rispettare il proprio compito, sfuggendo alle regole e prosegue il suo percorso a zigzag nei piani successivi. Nel lato opposto, quello corto, troviamo invece una parete ventilata che ha come rivestimento esterno un vertical garden. Anche in questo caso la parete sembra continuare il suo andamento e divenire in copertura il giardino. Il roof garden è schermato da una struttura leggera, composta da elementi in legno lamellare, che spezza la rigidità formale dell’impianto per liberarsi in un segno dolce, dal profilo sinuoso

    Riqualificazione della caserma Ruffo

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    Il tema proposto per il progetto di tesi riguarda la Riqualificazione dell’ex caserma A. Ruffo sita nel IV Municipio di Roma, lungo la via Tiburtina. L’ area è inserita nel Piano di Alienazione e Valorizzazione degli immobili militari; la riqualificazione di tale area equivale a restituire alla città una porzione di cui era stata privata al fine di realizzare un’importante ricucitura urbana. Nel masterplan è possibile rintracciare lo sviluppo funzionale distribuito omogeneamente sul territorio. Il Forte diventa, quindi, l’elemento fondamentale del nuovo skyline. La porta di accesso, inserita in corrispondenza di via della Vanga è il landmark, che rende riconoscibile la nuova centralità urbana progettata. Il fulcro, da cui partono e in cui confluiscono tutti i percorsi, è la Piazza, pensata secondo il concetto della condivisione, nella quale ogni visitatore non è un semplice flâneur ma l’attore principale che vive a suo piacimento una piccola porzione di suolo. Sono stati studiati e approfonditi tutti gli aspetti legati all’ecologia del territorio sia nella scelta tecnologica degli involucri progettati che nel riuso di materiali per la progettazione degli spazi esterni. L’orientamento delle funzioni rispetta l’asse eliocentrico con riferimento alla latitudine di Roma, così da avere la maggior superficie di soleggiamento possibile. La tesi ha come obiettivo quello di poter sviluppare un progetto sostenibile che rappresenti il processo di rinnovamento dell’identità del luogo

    Progettazione di residenze nel quartiere Tiburtino

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    Il tema proposto riguarda la progettazione di residenze inserite nel progetto di riqualificazione dell’ex caserma A. Ruffo. L’area di progetto si trova nel IV Municipio, lungo la via Tiburtina e fa parte del Piano di Alienazione e Valorizzazione degli immobili militari. L’obiettivo principale di tale piano è quello di effettuare una importante ricucitura del tessuto urbano, attraverso un processo di rigenerazione del paesaggio. Si è scelto di progettare le residenze seguendo i principi della sostenibilità tecnologica e del comfort ambientale. Gli edifici ‘in linea’, sono orientati secondo l’asse eliocentrico rispetto alla latitudine di Roma. Le residenze sono costituite da quattro piani fuori terra e il piano terra rialzato è attrezzato per ospitare attività commerciali. Nel prospetto lungo, possiamo notare l’alternanza di spazi pieni e vuoti, che le rendono dinamiche e in continua trasformazione. Il cornicione bianco dei balconi, sembra non volere rispettare il proprio compito, sfuggendo alle regole e prosegue il suo percorso a zigzag nei piani successivi. Nel lato opposto, quello corto, troviamo invece una parete ventilata che ha come rivestimento esterno un vertical garden. Anche in questo caso la parete sembra continuare il suo andamento e divenire in copertura il giardino. Il roof garden è schermato da una struttura leggera, composta da elementi in legno lamellare, che spezza la rigidità formale dell’impianto per liberarsi in un segno dolce, dal profilo sinuoso

    Parigi

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    L'inquadramento tematico si basa sulla lettura del paesaggio urbano contemporaneo nel rispetto delle definizioni, delle modalità e delle finalità stabilite dalla Convenzione europea del paesaggio. Essa, fornendo una definizione univoca e condivisa, oltre a porre fine ad una serie innumerevole di interpretazioni, rivoluziona il concetto stesso di paesaggio, dando valore e rilevanza essenzialmente alla sua natura antropica: l'azione umana è assunta infatti come riferimento culturale, ambientale, sociale e storico. È in tale ottica che, prendendo in esame una vasta campionatura di città, nel volume si analizzano alcuni elementi e i diversi ambiti che caratterizzano e compongono il paesaggio urbano contemporaneo. Attraverso una lettura inusuale, che fornisce un ruolo importante e strategico alla percezione ed all'architettura in senso lato, si individuano ipotesi e strategie per il disegno del paesaggio futuro, in un rapporto di interconnessione tra ambiente, paesaggio e territorio. Concetti, descrizioni ed immagini sono volutamente separati in modo da facilitare la comprensione dei temi affrontati; le foto, raccolte e catalogate per città, forniscono al lettore una percezione di riflesso. Il tutto corredato da un'appendice che contiene le schede riassuntive sulle città più rappresentative. Un libro destinato anche ai non addetti ai lavori, nato con la finalità di fornire prospettive utili

    Saragozza, Giardino verticale e piazza pubblica

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    La pubblicazione raccoglie i saggi ed i casi studio che scaturiscono da una ricerca interdisciplinare sulle tematiche della sostenibilità, con particolare attenzione agli spazi urbani aperti. Le esperienze recenti di progettazione sostenibile dimostrano, ormai in modo incontrovertibile, che nel disegno, o nel ridisegno di un ambito urbano, si deve partire dagli spazi pubblici. La sostenibilità è declinata in termini di integrazione tra manufatti e spazi aperti e in relazione con il contesto territoriale, nel rispetto delle risorse naturali, in maniera tale che esse possano essere rigenerate naturalmente. I saggi prendono in considerazione i diversi aspetti che contribuiscono alla definizione della sostenibilità degli interventi, dal ruolo della vegetazione, con funzione tecnica, ecologica ed estetico-paesaggistica, alle tecniche dell'ingegneria ambientale; alle strategie funzionali di uso degli spazi pubblici per attivare flussi pedonali; all'importanza della partecipazione pubblica nel riconoscimento dell'identità dei luoghi; alla necessità di costruire nuovi spazi per l'uomo contemporaneo a partire dall'esistente con interventi di recupero e rigenerazione urbana, nel quadro filosofico delle teorie della "decrescita". I "casi studio" consentono di operare un'analisi sistematica degli spazi urbani aperti, secondo una ipotesi metodologica che prende in considerazione temi prestabiliti, senza risultare mai riduttiva nella definizione della qualità degli interventi. Le questioni analizzate e studiate potranno essere, in seguito, oggetto di confronto con i principali attori pubblici coinvolti nella progettazione e nella gestione del territorio, con il fine di definire le basi strategiche e le linee guida per valutare le potenzialità trasformative di contesti urbani significativi, utilizzando lo strumento del "progetto esplorativo"

    Parigi, "Passage 56"

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    La pubblicazione raccoglie i saggi ed i casi studio che scaturiscono da una ricerca interdisciplinare sulle tematiche della sostenibilità, con particolare attenzione agli spazi urbani aperti. Le esperienze recenti di progettazione sostenibile dimostrano, ormai in modo incontrovertibile, che nel disegno, o nel ridisegno di un ambito urbano, si deve partire dagli spazi pubblici. La sostenibilità è declinata in termini di integrazione tra manufatti e spazi aperti e in relazione con il contesto territoriale, nel rispetto delle risorse naturali, in maniera tale che esse possano essere rigenerate naturalmente. I saggi prendono in considerazione i diversi aspetti che contribuiscono alla definizione della sostenibilità degli interventi, dal ruolo della vegetazione, con funzione tecnica, ecologica ed estetico-paesaggistica, alle tecniche dell'ingegneria ambientale; alle strategie funzionali di uso degli spazi pubblici per attivare flussi pedonali; all'importanza della partecipazione pubblica nel riconoscimento dell'identità dei luoghi; alla necessità di costruire nuovi spazi per l'uomo contemporaneo a partire dall'esistente con interventi di recupero e rigenerazione urbana, nel quadro filosofico delle teorie della "decrescita". I "casi studio" consentono di operare un'analisi sistematica degli spazi urbani aperti, secondo una ipotesi metodologica che prende in considerazione temi prestabiliti, senza risultare mai riduttiva nella definizione della qualità degli interventi. Le questioni analizzate e studiate potranno essere, in seguito, oggetto di confronto con i principali attori pubblici coinvolti nella progettazione e nella gestione del territorio, con il fine di definire le basi strategiche e le linee guida per valutare le potenzialità trasformative di contesti urbani significativi, utilizzando lo strumento del "progetto esplorativo"

    Roma, MAXXI

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    La pubblicazione raccoglie i saggi ed i casi studio che scaturiscono da una ricerca interdisciplinare sulle tematiche della sostenibilità, con particolare attenzione agli spazi urbani aperti. Le esperienze recenti di progettazione sostenibile dimostrano, ormai in modo incontrovertibile, che nel disegno, o nel ridisegno di un ambito urbano, si deve partire dagli spazi pubblici. La sostenibilità è declinata in termini di integrazione tra manufatti e spazi aperti e in relazione con il contesto territoriale, nel rispetto delle risorse naturali, in maniera tale che esse possano essere rigenerate naturalmente. I saggi prendono in considerazione i diversi aspetti che contribuiscono alla definizione della sostenibilità degli interventi, dal ruolo della vegetazione, con funzione tecnica, ecologica ed estetico-paesaggistica, alle tecniche dell'ingegneria ambientale; alle strategie funzionali di uso degli spazi pubblici per attivare flussi pedonali; all'importanza della partecipazione pubblica nel riconoscimento dell'identità dei luoghi; alla necessità di costruire nuovi spazi per l'uomo contemporaneo a partire dall'esistente con interventi di recupero e rigenerazione urbana, nel quadro filosofico delle teorie della "decrescita". I "casi studio" consentono di operare un'analisi sistematica degli spazi urbani aperti, secondo una ipotesi metodologica che prende in considerazione temi prestabiliti, senza risultare mai riduttiva nella definizione della qualità degli interventi. Le questioni analizzate e studiate potranno essere, in seguito, oggetto di confronto con i principali attori pubblici coinvolti nella progettazione e nella gestione del territorio, con il fine di definire le basi strategiche e le linee guida per valutare le potenzialità trasformative di contesti urbani significativi, utilizzando lo strumento del "progetto esplorativo"

    Espacios públicos y dimensión informal de la vida urbana en Quito

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    Il presente studio prende in esame gli spazi pubblici urbani della città di Quito, attraverso una chiave di lettura che mette in relazione le caratteristiche dei luoghi, con le dinamiche d'uso e la percezione individuale e collettiva dei fruitori. Attraverso un lavoro di schedatura sistematica degli spazi urbani, si è costruito un quadro tassonomico di riferimento. Si desume un uso informale dei dei parchi pubblici, che vengono popolati dagli abitanti nei giorni di festa, per trascorrere del tempo all'aria aperta. Quello che appare molto rilevante è come, in assenza di forti contenuti formali, degli spazi adibiti a prato con qualche alberatura, si trasformino in spazi vissuti dove la comunità locale interagisce e compie attività. La città informale si auto-organizza attraverso usi spontanei degli spazi, seguendo istanze dal basso e rispondendo a bisogni contingenti in maniera adattativa. Se la creazione di spazi pubblici orientati al consumo e di strutture mono-funzionali specializzate e segregate hanno creato una nuova geografia della esclusione sociale nella città occidentale, gli spazi pubblici di Quito (che rappresenta un caso di metropoli “povera”) attraverso usi imprevedibili e spontanei, risultano essere spazi di socializzazione vera, dove è possibile coltivare relazioni con la comunità. Lo studio delle pratiche informali può essere un utile riferimento nelle metropoli occidentali, per l'attuazione di tattiche urbane e pratiche di rigenerazione dello spazio pubblico dal basso, che prendono come riferimento la vita quotidiana degli spazi ordinari.The present study examines the urban public spaces in Quito, through a reading key that connects the characteristics of the places, with the dynamics of use and the individual and collective perception of the users. Through the systematic mapping of urban space with cards, a taxonomic reference framework was built. You can observe an informal use of the public parks, which are populated by the inhabitants on holiday days, to spend time in the open air. What appears very remarkable is that, in absence of strong formal contents, simple surfaces used on a lawn with few trees, they become living spaces where local community interacts and performs activities. The informal city self-organizes through the spontaneous use of spaces, following instances from the bottom and responding to contingent needs in an adaptive manner. If the creation of consumer-oriented public spaces and specialized and segregated mono-functional structures have created a new geography of social exclusion in the western city, Quito's public spaces (which is a poor metropolis case) characterized by unpredictable and spontaneous uses, are socialization spaces where it is possible to cultivate a true relationships with the community. The study of informal practices can be a useful reference in Western metropolises, for the implementation of urban tactics and bottom-up regeneration practices, taking into account the everyday life of ordinary space

    Qualità del paesaggio contemporaneo

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    La Convenzione Europea sul paesaggio fornisce una definizione secondo cui l’ “Obiettivo di qualità paesaggistica designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro contesto di vita". Un paesaggio è di qualità se viene percepito tale dalle popolazioni che lo vivono. Il valore deriva dalla qualità degli elementi percepiti e dalla rarità del paesaggio, che combinate insieme, lo definiscono compiutamente. Quando infatti si analizza un paesaggio bisogna tenere distinte qualità e rarità, per poi combinarle in un giudizio di valore. Il paesaggio di qualità deve contenere in sé i caratteri di sensibilità, rarità e valore. Si può ritenere che la sensibilità di un paesaggio dipenda dai seguenti requisiti: integrità, qualità scenica, rappresentatività, naturalità, interesse storico; quanto più alta è la sensibilità del paesaggio tanto più alto è il suo valore, poiché quelli sopra elencati sono di fatto indicatori di qualità. Il concetto di sensibilità sembra essere qualcosa di congenito con il paesaggio, la qualità invece necessita di un’espressione di apprezzamento che questa rinvia sempre alla preferenza di chi esprime il giudizio. La parola “qualità” del paesaggio richiama anche il concetto di impatto sull’ambiente: un paesaggio è di qualità in proporzione a quanto è capace di sopportare gli effetti che tale impatto ha senza subire un deterioramento al suo valore. Un paesaggio che possiede la capacità di “assorbire” gli impatti negativi determinati da cambiamenti e trasformazioni del territorio, può essere definito di qualità. Per valutare un paesaggio si possono quindi utilizzare una serie di indicatori che ne definiscano la qualità. Parlare di indicatori di qualità è sempre questione complessa e controversa, non solo gli aspetti scientifici ma anche quelli socio-economici hanno un ruolo non trascurabile per il risvolto economico connesso alla percezione della qualità del paesaggio

    Meetingarden

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    Il progetto [MEETINGARDEN] scaturisce dalla volontà di ristabilire un equilibrio che al giorno d’oggi è andato perduto, l’incontro. Proprio nell’ambiente esterno, come nel balcone, si genera un luogo con caratteristiche prettamente sociali. Lo scorrere del tempo rappresenta la minaccia con la quale il fruitore è costretto a combattere, proprio per questo si è pensato di realizzare un luogo all’aperto dove alla base debba esserci la comunicazione. I fruitori riacquisiscono un luogo familiare come il balcone, vivendolo in maniera completamente nuova e differente grazie all’apertura dei sensi. Questo avviene attraverso l’interazione tra uomo e natura. Lo scopo è quello di migliorare lo spazio del balcone offrendo la possibilità di nuove suggestioni, l’utente quindi non è un semplice flâneur che osserva in maniera distaccata il paesaggio ma bensì è l’attore principale che partecipa al dialogo. Gli elementi naturali presenti nel balcone generano un’atmosfera di serenità e benessere grazie alla percezione olfattiva e visiva che essi rilasciano. Per la proposta si è pensato di realizzare una scena in cui siano presenti due sedute poste l’una di fronte l’altra per far si che avvenga il dialogo e quindi generare l’incontro. La natura posizionata all’interno di contenitori aperti serve come ponte di collegamento tra gli utenti. La struttura intera diventa così l’ambiente dedicato a chi ne usufruisce. I contenitori pensati in moduli rettangolari alternati hanno ognuno differenti dimensioni e tematiche, legate alla natura e alla quotidianità come ad esempio l’utilizzo di piante aromatiche (rosmarinus officinalis) che producono diverse sensazioni. Si è cercato di sperimentare l’unione tra realtà e astrazione attraverso l’elemento naturale. Lo studio si è basato sull’identificazione di una serie di parole chiave come: luogo, comunicazione, paesaggio, percezione, benessere, identità, incontro, amore, condivisione, natura. Tutte queste parole cercano di trovare sinergie continue tra di loro generando un modo alternativo di vivere il balcone
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